Un fiore per ogni emozione

Il linguaggio dei fiori ha radici lontane. Nella mitologia, nella Bibbia, come nelle favole è sempre possibile scovare un accenno a questo o a quel fiore ed al suo specifico significato. Un'opera completa sull'argomento fu portata in Europa nel '700 da Carlo II di Svezia, che poi si diffuse in ogni paese. Nonostante l'ampia scelta di contenuti e forme, gli innamorati non hanno mai avuto dubbi a tal proposito: la rosa è il fiore simbolo dell'amore per antonomasia. Ogni persona romantica, innamorata dei fiori e della vita che essi rappresentano con il loro sbocciare profumato, sa bene che ogni fiore possiede un proprio linguaggio simbolico. La maggior parte dei fiori, tuttavia, ha significati diversi per popoli e culture diverse: il fior di loto, ad esempio, è tipico della cultura religiosa e filosofica indiana, soprattutto buddista; mentre il bianco e candido giglio della religione cristiana.
Il linguaggio silenzioso dei fiori si diffuse durante l'epoca vittoriana e, da Oriente ad Occidente, nel corso dei secoli, ha rappresentato il mezzo migliore per trasmettere precisi messaggi, per cui regalare un fiore è anche un modo elegante e diretto per comunicare con la persona amata e dare forza all'espressione di un sentimento. I fiori hanno mille significati e possono essere pertanto utili nel momento in cui non si riescono a trovare le parole, quando si vuole comunicare uno stato d'animo, esprimere un'emozione o manifestare il proprio affetto o amore verso qualcuno. Ci sono fiori adatti ad ogni occasione: per dichiararsi, per esprimere passione, possesso e gelosia, tenerezza, etc. Per non sbagliare, ecco una piccola guida al linguaggio dei fiori.

Margherita: "ci devo pensare, abbi pazienza"
Pianta appartenente alla famiglia delle compositae. Un'usanza diffusa nel Medio Evo ci tramanda un preciso significato: la richiesta di tempo per riflettere quando si è particolarmente confusi riguardo al proprio sentimento nei confronti del/della partner. Nella tradizione cattolica significa invece "bontà d'animo".

Orchidea: "sei molto sensuale"
E' considerato da secoli un fiore afrodisiaco: elisir d'amore, pozioni magiche e ricette contro la sterilità venivano preparate con le radice o gli steli di orchidea. Simboleggia dunque sensualità, ma anche lusso, fascino e ricercatezza. Le orchidee sono vere e proprie opere d'arte della natura che sbocciano in pieno inverno. Vengono coltivate per la spettacolare bellezza dei loro fiori dal profumo delicatissimo e dai petali vellutati. Simbolo della raffinatezza e del lusso, si regalano per riconoscere ed ossequiare la sensualità e l'eleganza. Hanno anche un notevole valore ornamentale e, coltivate in appositi vasi o cestini sospesi, possono creare in casa un angolo verde molto suggestivo.
Peregrinazioni infinite, esborsi in danaro di proporzioni inverosimili, litigi, gelosie... Sono alcune delle follie che questa pianta è riuscita a scatenare subito dopo la sua scoperta nelle foreste tropicali. Un interesse quasi morboso (da parte di ricercatori, nobildonne e innamorati galanti) indubbiamente dovuto alla bellezza dei fiori, ma anche alla loro rarità e alla difficoltà di coltivazione. E' così alto il suo potere di seduzione che essa continua imperturbabile a comunicare raffinatezza, lusso, eleganza. A differenza di altri fiori, che possono portare i nostri messaggi anche ad amici e conoscenti, è difficile pensare di dedicare un'orchidea ad altri se non ad una donna bellissima ed affascinante, che suscita in noi un'ammirazione senza pari. Donare un'orchidea è un'ammissione di totale dedizione: significa confessare di avere i sensi in subbuglio, unitamente ad un sentimento di rispetto, quasi di venerazione.

Anemone: "ti sento lontana"
Divinità della corte di Chloris (la dea dei fiori), Anemone catturò il cuore di Zefiro (il vento di primavera) e di Borea (la tramontana). Chloris, ingelosita, trasformò Anemone in un fiore condannato a schiudersi precocemente sotto le violente carezze dei venti. Così vuole la mitologia greca, che in effetti prende spunto dalla notoria caducità dei petali dell'anemone: un fiore bellissimo, ma che dura poco. Il suo nome, non a caso, viene dal nome greco anemos, cioè vento. Oggi, in riferimento alla sua fugace presenza, simboleggia i sentimenti effimeri, il senso di abbandono e l'amore tradito, ma anche la speranza e l'attesa.
Regalarlo equivale a dire: "non sono cieco, vedo che mi trascuri e vorrei che tu tornassi a me". Una richiesta che può essere riferita alla dolce metà, ma anche ad un amico, ad un fratello, o persino ad un figlio. Il significato di tristezza misto a speranza è confermato anche da numerose leggende cristiane in Terra Santa, dove gli anemoni crescevano numerosi, di colore rosso fuoco e profumatissimi: secondo la tradizione, questi fiori spuntarono dalle gocce del sangue di Cristo cadute ai piedi della croce. Nell'Ottocento, e fino ai primi decenni del Novecento, l'anemone è stato un fiore di gran moda in Europa, per poi essere sostituito da altre varietà più esotiche.

Iris: "c'è un messaggio per te"
Sebbene sia splendido e facilmente identificabile, l'iris è incappato nella singolare sorte di essere continuamente confuso con il giglio. Il giglio francese, per esempio, cioè quello che compariva sullo stemma dei re transalpini, altro non è che un iris. La storia narra che Luigi VII (re di Francia dal 1137), uscito vittorioso da una battaglia, abbia voluto fare di questo fiore il suo emblema perché il campo su cui si era svolto il conflitto ne era letteralmente invaso. Il popolo, allora, lo soprannominò fleure-de-Louis (fiore di Luigi), ma a causa della pronuncia contratta diventò ben presto fleur-de-lys, cioè fiore di giglio. Lo stesso errore viene commesso, per ragioni non chiare, anche in Italia: il nome botanico del giglio di Firenze, infatti, è Iris florentina. L'iris non a caso compare nello stemma della città perché cresce copiosamente nei campi che la circondano.
Nonostante il destino sfortunato questo fiore trasmette messaggi positivi: va regalato per comunicare che ci sono novità o buone notizie nell'aria, oppure per fare gli auguri a chi sta per intraprendere qualcosa di importante. Attenzione però all'iris giallo, che va regalato in casi molto particolari... il suo significato infatti è "ardo di passione per te".

Rosa: "ti confido un segreto"
La rosa è una sorta di vocabolario vegetale. A seconda del colore o della specie, infatti, può portare un'infinità di messaggi diversi. Prima di conoscerli, però, è doveroso soffermarsi sul significato più importante, che accomuna questi fiori: universalmente la rosa è simbolo del segreto, delle cose da non rivelare o da trattare con la massima discrezione. I suoi petali infatti sovrapposti in modo concentrico, si raccolgono in un bocciolo centrale che in molte varietà non si schiude mai del tutto: un piccolo e delicato scrigno che non deve essere forzato per nessuna ragione. Non a caso, la rosa ancora chiusa incarna la castità femminile, mente quella aperta simboleggia le bellezza effimera della gioventù.
Per quanto riguarda i colori ed i loro significati: il rosso è il vero amore, mentre il rosso cupo è il lutto; il giallo la gelosia e l'infedeltà, ovvero il declino dell'amore; il bianco la purezza (l'amore puro e spirituale); il rosa l'innocenza e l'amicizia. La rosa arancio invece indica fascino; quella di color corallo il desiderio; la rosa di Natale pace e tranquillità; la rosa muschiata bellezza capricciosa; mentre quella di color rosa scuro è simbolo di gratitudine; quella di color rosa pallido è gioia; la rosa color pesca è amore segreto. Ed ancora, la rosa a fiore variegato simboleggia l'amore tradito; la rosa canina l'indipendenza; la borracina la bellezza ed il capriccio; la cappuccina lo splendore; la cannella la maturità precoce; la bengala la morale solida; la rosa della Cina il desiderio di riconciliazione. La rosa tea celebra la gentilezza della donna amata, mentre la multiflora è un augurio di fecondità. Infine la rosa Banks dice: "sei bella nel sorriso e nel pianto" e la muschiata: "mi piaci ma sei capricciosa".

Tulipano: "ti amo"
Nessuno vuol togliere alla rosa rossa lo scettro di regina degli innamorati, però la letteratura parla chiaro: il fiore simbolo delle dichiarazioni d'amore, cioè quello che inequivocabilmente significa "ti amo", è il tulipano. Il sultano delle Mille e una notte ne lasciava cadere uno rosso ai piedi di una donna dell'harem per farle capire che era la prescelta. Ma una leggenda popolare sostiene, al contrario, che erano le odalische a lanciarli oltre le sbarre dell'harem per mandare messaggi al fidanzato perduto. Comunque sia, in tutto il mondo il tulipano parla d'amore. Forse perchè la leggenda più antica che lo riguarda (di origine persiana) sostiene che il fiore sia nato dalle gocce di sangue di un giovane suicidatosi per una delusione amorosa.
Attualmente, comunque, il suo significato non allude a relazioni sfortunate, bensì a quelle più equilibrate e perfette. Un'interpretazione diffusissima, ma in netta contrapposizione con altre credenze (meno in uso) che lo vedrebbero invece incarnare i sentimenti scostanti. Si tratta di voci difficili da conciliare, ma in fondo non c'è rischio di sbagliare: l'amore più duraturo non è forse quello fatto di mille capricci e vicendevoli inseguimenti?

Giglio: "per la tua purezza d'animo"
E' un genere di fiore del quale si conoscono quaranta specie. Il più famoso è il "Lilium Candidum" che, nel linguaggio comune è detto "giglio" o giglio di Sant'Antonio, fiore bianco rappresentato insieme a questo Santo in moltissimi dipinti. E' anche comune presso le nostre latitudini il "Lilium Tigrinum", a sfumature rosa, gialle e piccole macchie nere e il "Lilium Regale", bianco con sfumature rosa oppure gialle. Il lilium è originario dell'Oriente e simboleggia l'innocenza, la verginità e il candore. Altero, di forma plastica e candido (il suo nome deriva dal celtico li, che significa bianco), il giglio è originario della Siria e della Palestina, dove è stato protagonista di numerose credenze di ispirazione religiosa. Non a caso è il fiore prescelto dal cristianesimo per simboleggiare la purezza della Madonna. Una leggenda narra, tra l'altro, che Maria abbia scelto il suo sposo proprio perché lo aveva notato tra la gente con un giglio tra le mani: questo spiegherebbe perché Giuseppe è spesso raffigurato con un bastone da cui sbocciano dei gigli bianchi.
Nel linguaggio dei fiori, però, il significato di purezza e castità (che pure permane) è superato da quello di dignità e nobità nell'atteggiamento e nell'animo: regalare un giglio significa dunque sottolineare il nostro apprezzamento per queste virtù, oppure invitare qualcuno a recuperarle. In amore è il fiore ideale da donare ad una donna fiera, onesta e di grande classe, per dirle: "sei la mia regina". Il giglio, inoltre, ha un profumo persistente, che non mancherà di far pensare spesso al suo donatore. Per evitare però che il pensiero si tramuti in risentimento, è bene asportare gli stami del fiore: macchiano in modo indelebile.

Ciclamino: "ti tengo d'occhio"
Le numerose leggende che gravitano intorno a questo fiore delicatamente profumato sono per la maggior parte incentrate sul liquido velenoso contenuto nelle sue radici tuberose: un tempo si pensava addirittura che le donne in gravidanza dovessero evitare di passare vicino ai ciclamini, perchè l'influsso della loro linfa nefasta le avrebbe fatte abortire. Altre credenze sostenevano invece che questo veleno, correttamente dosato, fosse il miglior antidoto contro i morsi di serpente e i malefici. Come spesso accade per le leggende popolari, si tratta di dicerie infondate, ma che prendono spunto dal vero: un tempo, infatti, quando ancora non era così scontato distinguere i vegetali commestibili da quelli intossicanti, molti provarono a cibarsi delle piccole "cipolle" che fanno parte dell'apparato radicale del ciclamino, e i risultati a livello intestinale non furono dei migliori. Gli unici a potersene nutrire senza minimanente risentire (non a caso, ne sono ghiottissimi) sono i maiali, tanto che la pianta è popolarmente definita "panporcino". Simbolicamente, proprio a causa dei timori che ha suscitato in passato, il ciclamino trasmette messaggi di diffidenza e di scarsa fiducia. Può essere un invito a migliorare o anche un avvertimento "minaccioso" verso chi non si sta comportando bene.

Camelia: "nutro stima per te"
Quando nel 1848 fu dato alle stampe il celebre romanzo "La signora delle camelie" di Alexandre Dumas figlio, il fiore preferito della sfortunata protagonista ebbe una diffusione improvvisa in tutta Europa: le nobildonne lo portavano appuntato al cappellino o alla scollatura, mentre gli scapoli irriducibili lo usavano come "richiamo" infilandolo nel bavero della marsina. Con l'andare del tempo e il mutare dei costumi, però, l'interesse per la camelia andò scemando: dalle foglie della camelia sinensis, come forse non tutti sanno, si ricava una delle bevande più bevute nel mondo, il tè, e questo, per almeno quarant'anni, fu l'unico utilizzo che ne venne fatto. Fino agli anni Trenta, quando la moda dei giardini romantici non potè richiamare in voga questo fiore spettacolare.
Il significato che gli viene attribuito nel linguaggio dei fiori è il senso di stima e di ammirazione verso qualcuno: un simbolismo dovuto al portamento dei petali che, impassibili e consistenti, ricordano le persone solide, di spessore, che vanno dritte per la propria strada. Quelle persone delle quali cui si pensa che avranno grande successo nella vita. È una dedica importante tra amici, innamorati e, perché no, anche tra colleghi di lavoro.

Viola: "ti penso intensamente"
Il significato delle viole è molto conosciuto. Per essere ricordati, il fiore da regalare è la "viola del pensiero". Citata anche da Shakespeare che attribuì al fiore virtù di filtro d'amore, pozione che fece innamorare la regina delle fate. Rappresenta anche la potenza del pensiero amoroso.

Papavero: "il mio amore si è assopito"
Anticamente era il simbolo del sonno. Il dio Morfeo veniva infatti rappresentato con un fascio di papaveri fra le braccia. Simboleggia l'oblio, il sonno dei sensi e del cuore.

Dalia: "ma quanto sei instabile!"
In Europa, quello delle dalie fu un successo annunciato. I botanici del Seicento, infatti, ne furono entusiasti prima ancora di averle potute toccare con mano, grazie ai disegni inviati dagli esploratori del Nuovo Mondo. Per circa un secolo questi fiori rimasero appannaggio di pochi e si fecero ammirare solo sulla carta, fino a quando, agli inizi del Settecento, le prime radici tuberose fecero la loro comparsa nelle regioni mediterranee. La diffusione fu immediata e, almeno inizialmente, prese due strade diverse: quella delle serre, naturalmente, ma anche quella delle cucine. Le numerose ricette del tempo testimoniavano infatti i più disparati tentativi di rendere appetitosi i tuberi radicali, ma con scarsissimi risultati (pare che abbiano un gusto pessimo). Ben più fortuna ebbe invece la via dei giardini, dove le dalie comparivano numerose e in sempre nuove versioni: la grande variabilità della specie favorì infatti la creazione di infinite cultivar, diverse nel colore, nella forma dei fiori e nel portamento della pianta.
La più antica varietà è stata chiamata Dalia variabilis: è da questa, probabilmente, ma anche dalle caratteristiche di tutta la famiglia, che trae origine il significato simbolico di mutevolezza e, dunque, d'instabilità. Il messaggio che porta questo fiore è quindi: "sei volubile, i tuoi sentimenti sono poco coerenti, cambi idea troppo facilmente".

Primula: "sei il mio primo amore"
Viene anche denominata "primavera" perchè è il primo fiore della stagione. E' simbolo di gioventù, spensieratezza, primo amore.



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