Pubblichiamo di seguito le risposte ai quesiti delle/i lettrici/ori che sono giunti in redazione sino al 7 settembre 2006, affinché possano essere di aiuto a qualche altra persona che si trovasse nelle medesime condizioni, ma per ragioni di privacy abbiamo reso noto solo il nome e l'età di chi ci scriveva. Per una più rapida e semplice consultazione, ogni quesito riporta la data nella quale è stato inviato. Risposta a Ferdinando, 49 anni - 07 settembre 2006 Risposta ad Alberto, 68 anni - 06 settembre 2006 Risposta a Paola, 25 anni - 04 settembre 2006 Risposta a Tiziana, 25 anni - 30 agosto 2006 Risposta a Silvia, 22 anni - 28 agosto 2006 Risposta ad Antonella, 29 anni - 27 agosto 2006 Risposta a Domenico, 29 anni - 27 agosto 2006 Risposta a Cinzia, 23 anni - 24 agosto 2006 Risposta a Debora, 30 anni - 22 agosto 2006 Risposta a Paola, 37 anni - 19 agosto 2006 Risposta a Roberto, 50 anni - 18 agosto 2006 Risposta a Luca, 25 anni - 17 agosto 2006 Risposta a Stella Chiara, 19 anni - 16 agosto 2006
Dopo la morte di mio suocero, 2 anni fa, mia moglie è cambiata, con stati depressivi, generando una crisi tra noi, e vive di alti e bassi. Le do fastidio, è irrequieta con i figli, cerca di evadere dalla realtà (la casa, per esempio). Sono 4 mesi che non abbiamo rapporti definendo il bene come se fossi un fratello. Cosa devo fare?
Ferdinando, questa crisi va inserita nel contesto più generale della relazione con tua moglie; nella tua domanda non ti soffermi a descrivere come vivevi il rapporto prima di questa rottura, né espliciti a fondo i sentimenti che provi adesso nei confronti di tua moglie. Non si tratta solo di cosa devi o è giusto fare ma anche di cosa vorresti fare, di quali siano i tuoi desideri a proposito, perché il punto di partenza da cui iniziare a muoversi è proprio questo.
Mia figlia è in depressione da circa tre anni. Si è affidata alle cure di uno psicologo di Faenza (RA) ma purtroppo peggiora continuamente. Va da una clinica all'altra, la intontiscono di medicinali, ogni tanto le vengono delle crisi epilettiche. Attualmente non abita con noi e viene seguita dai Servizi Sociali. Non sappiamo più come o cosa fare per farla guarire. Ora ha quasi 33 anni, è diventata grassa (oltre 80 kg), sembra incinta ma non lo è. Resto in attesa di un Suo gradito consiglio ed anche se la Sua clinica è in grado di risolvere questa situazione. Ringraziando anticipatamente, porgo cordiali saluti.
Alberto, la guarigione dalla depressione è un procedimento delicato e lungo e va affrontata, nei casi gravi, in equipe, ovvero con il supporto di diversi esperti professionisti, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri. Mi sento di dirti di non scoraggiarti e non smettere di cercare le cure che ti sembrano più adeguate per tua figlia, anche se so bene come è difficile stare vicini alle persone depresse e quanto sia frustrante, dopo aver ricercato le migliori cure per loro, vedere che queste non hanno gli effetti desiderati.
Buongiorno e grazie in anticipo per l'attenzione che porrà al mio quesito. Cercherò di essere sintetica: circa 5 anni fa la prima sensazione di ansia in mezzo alla gente dopo il primo stressante anno di lavoro. Dopodichè consulto uno psicologo della USL. Sembrava tutto risolto in quanto il problema era la mia insicurezza, paura di staccarmi dalla famiglia e dalle sicurezze poiché sono sempre stata molto attaccata ai miei genitori ed ho sempre avuto paura che gli accadesse qualcosa. Fino ad oggi ho avuto qualche attacco di forte ansia con conseguente circolo vizioso e paura di andare alla posta, al supermercato e soprattutto di andare in ferie. Oggi sono sposata e ho fatto molti progressi, cerco di non limitarmi in niente perchè questo mi farebbe stare peggio, ma ho un piccolo problema che non riesco a risolvere. In qualsiasi momento, probabilmente quando sono più tesa o ho l'ansia del lavoro, basta una parola, un pensiero o vedere qualcosa che mi ricordi il passato, l'infanzia o la routine dei periodi ansiosi che mi viene un'improvvisa paura e perdo il controllo dei miei pensieri, e penso che non riuscirò mai a guarire completamente. Ci sono anche volte in cui faccio un lungo sospiro e mando subito via la paura prima che mi entri in circolo. Vorrei sapere come comportarmi e soporattutto se impegnandomi a respingere la paura un giorno la potrò superare. Grazie tante.
Cara Paola, respingere la paura serve per ritagliarsi uno spazio di serenità e per aprire il tema della riflessione su di essa, altrimenti si rischia di vivere continuamente in fuga dalla paura stessa e questo non può che aumentare il senso di ansia.
Mi sembra che tu ti senta proprio così, cioè costantemente impegnata a costruire un muro di difesa totalizzante dal passato e dalla paura. Il punto è che non possiamo separarci completamente da ciò che siamo stati: se uno stimolo semplice, come una parola o un ricordo, è sufficiente a suscitare una paura così forte e improvvisa come la descrivi tu, allora è necessario cercare di assumere un atteggiamento di tolleranza nei confronti delle emozioni negative che provi, con la consapevolezza che fanno parte della vita stessa, accettarle, e riprendere un percorso di riflessione su queste per cercare di dare loro un senso. Penso che, se proprio in questo periodo della tua vita, si fanno risentire le ansie dei tempi passati è perché proprio ora, le tematiche della lontananza/vicinanza dalla tua famiglia di origine diventano più sensibili in corrispondenza con i progressi che hai fatto, con il tuo matrimonio e la maggiore autonomia che stai acquisendo, cercando di costruirti una famiglia tutta tua.
Ho un grande problema: la Gelosia. Sono attualmente fidanzata con un ragazzo più piccolo di me. Ho concluso una relazione di 4 anni da circa 4 mesi, ed è da 4 mesi che sto insieme ad un altro ma in tutti e due i casi soffro di questa malattia chiamata gelosia. Vorrei sapere da Lei se è possibile guarirne, se sia possibile riuscire a non pensare ed immaginare sempre possibili tradimenti, non solo fisici, ma anche emotivi. Vorrei inoltre sapere se questo mio continuo indagare nelle situazioni, porti inevitabilmente alla realizzazione dei propri sospetti. In conclusione, sarebbe meglio non guardare dietro l'angolo? Come si fa?
Da quanto mi scrivi, si nota che investi molto sul tuo fidanzato, tanto che non riesci a distogliere il pensiero dal sospetto di suoi possibili tradimenti. La gelosia corrisponde ad un bisogno di controllo totale che è inesauribile e porta con sé angoscia. Questa necessità di controllo dipende dalla scarsa stima di sé, dall'incessante bisogno di conferme che non si soddisfa mai, anche se il sospetto non è suffragato da fatti reali. Allora bisogna cominciare a riflettere sulle incertezze relative a se stessi, più che su quelle relative al proprio compagno, e a lavorare sulla propria autostima.
Infine, la "realizzazione dei propri sospetti", di cui parli, intesa come "profezia che si autorealizza" è da mettere in relazione all'inesauribile bisogno di certezze che, proprio in virtù della sua inesauribilità, rende impossibile trovare conferme definitive di non essere tradita e rende più facile invece trovare conferme sul tradimento.
Buongiorno, sono fidanzata da un anno con un ragazzo della mia stessa età. Vorrei sapere come mai sono così troppo gelosa di lui. Purtroppo, sono gelosa se lui guarda anche siti porno su Internet, che so che è normale ma di dà fastidio comunque, mi dà fastidio anche se, per esempio, lui si scrive con altri amici, se parla con una ragazza o se la guarda per un po' e anche del fatto che tra un po' andrà a fare il militare e ci saranno altre ragazze. Lui non è geloso di come lo sono io di lui. Nelle relazioni precedenti però non sono mai stata così mentre di lui, devo essere sincera, non ho piena fiducia e ho sempre paura. Come mai mi comporto così? E come faccio a vincere questa cosa? Vorrei stare più tranquilla ma non ci riesco, pensi che addirittura questa estate quando siamo partiti con i genitori ero gelosa del fatto che lui spesso stava con la madre e ci parlava in modo scherzoso, a me questa cosa dava fastidio. Come mai? Potrebbe spiegarmi questi miei atteggiamenti? Grazie e distinti saluti.
Cara Silvia, la tua lettera mi ha trasmesso l'idea che tu abbia bisogno di esercitare un forte controllo sul tuo ragazzo: questo potrebbe dipendere da una tua insicurezza di fondo. Mi spiego, è come se in lui cercassi delle certezze, dei punti di riferimento che ti possano sostenere. Ma queste certezze le devi cercare dentro di te e non all'interno della coppia. Probabilmente anche se lui fosse sempre insieme a te, tu continueresti comunque a sentirti insicura. L'investimento sull'altro non può essere il modo giusto per costruirsi una propria autostima. Mi parli poi della scarsa fiducia che nutri nei confronti del tuo ragazzo. Forse questa persona è diversa da quelle che hai conosciuto e frequentato in precedenza, magari è più sicuro di se stesso e per questo può essere per te destabilizzante averlo al tuo fianco. In passato può essere che tu abbia ricercato relazioni con ragazzi che ti davano un maggior senso di stabilità, forse perché meno autonomi dell'attuale ragazzo, e per questo per loro non hai provato la gelosia che provi nei suoi confronti.
Gentile Dottore, la mia domanda è la seguente: cosa spaventa un uomo di 45 anni in una donna di 29? Premetto che ho avuto una relazione di 2 anni con una persona di questa età e sono stati 2 anni di tira e molla, forti dichiarazioni da parte sua ma anche da tanta, troppa forse paura.
Mi sembra che il tuo focalizzarti così tanto sulla differenza di età tra te e il tuo compagno sia un modo per ricercare un alibi. Quello che intendo dire è che tendi a distanziarti dalla storia, ad attribuire a cause esterne il fallimento della vostra storia. La relazione si fa in due, è una dinamica che richiede l'intervento di entrambe le parti per mantenersi in vita. Ti invito pertanto a non concentrarti unicamente sulle paure del tuo compagno, ma a ragionare su quanto entrambe, e quindi anche tu, siete stati disposti a mettere o a non mettere in gioco nel corso della vostra storia. Solo così potrai veramente capire le ragioni che hanno influenzato le vostre scelte e che hanno determinato l'andamento del vostro rapporto.
Ho problemi a relazionarmi con altre persone, tranne che se si tratta di lavoro. Questo mi capita anche con i miei familiari, praticamente sono anni che non conduco una vita sociale attiva. Cosa ne pensa?
Nella tua lettera mi fornisci pochi elementi per spiegarmi la tua situazione. In ogni caso penso di poterti dire che se nell'ambiente lavorativo riesci a relazionarti con altre persone è perché questo contesto non ti richiede di esporti profondamente né di mostrare aspetti più intimi della tua personalità ma solamente di trattare argomenti "neutri" e poco coinvolgenti sul piano emotivo. Nel lavoro, inoltre, ognuno di noi ha un ruolo definito dall'esterno, punti di riferimento e una struttura determinata entro cui muoversi, diversamente dal privato in cui la propria identità va costruita da soli.
Nella vita privata, poi, la difficoltà è grande perché relazionarti richiederebbe di metterti in gioco in prima persona, di offrire agli altri qualcosa di più profondo, personale ed emotivamente più carico di quanto non lo sia una normale riunione di lavoro. A tal proposito mi riaggancio alla prima frase della mia risposta: anche in questo caso, e cioè nel momento in cui si è presentata l'occasione di parlare di te, hai preferito non sbilanciarti troppo, dandomi soltanto le informazioni strettamente necessarie e non permettendomi di conoscerti di più. Mi sento quindi di suggerirti di non ricercare punti di riferimento sintetici e artificiali (che ad esempio ti possono essere offerti dall'ambiente di lavoro) per cercare di costruirti una tua identità e una tua dimensione relazionale, ma di lavorare su quelli familiari per quanto scarsi ed incerti possano essere.
Gentile Dottore, avrei un vecchio problema di cui parlare. Sono ormai una donna, ma diversi anni fa, all'età di circa 9 anni, una persona ha abusato di me, e lo ha fatto per circa 7 anni. Questa persona è un mio cugino, di 2 anni più grande di me. Non ho mai avuto il coraggio di parlarne con nessuno, fino al mese scorso; ne ho parlato con un'amica più grande di me e non so perchè
l'ho fatto, perchè proprio con lei e soprattutto perchè dopo così tanto tempo. Il problema che ora mi affligge è che non faccio altro che pensare a quanto mi è accaduto, prima che ne parlassi con la mia amica non ci pensavo, o almeno lo facevo raramente, ma ora qualsiasi cosa mi riconduce al passato. La domanda che vorrei porre è la seguente: Come posso fare a superare quanto accaduto? Non credo possa riuscire a dimenticarlo (dovrei soltanto perdere la memoria, credo), ma vorrei
almeno evitare di pensarci, dato che ora mi capita spesso in una giornata. Sarebbe meglio parlare con uno specialista? Ma non credo che ne avrei il coraggio, mi vergogno; è per questo che ho pensato di parlare con lei, ma tramite Internet è tutto più semplice! Spero in una sua risposta. Grazie.
Cara Cinzia, la tua situazione è piuttosto delicata e proprio per questo andrebbe affrontata con uno specialista (anche se è più difficile che via Internet). Sicuramente la brutta esperienza che ti è capitata non può essere cancellata, ma sicuramente può essere rielaborata e superata. Il fatto che tu l'abbia esplicitata ad un'amica per la prima volta dopo tanti anni da quando si è verificata, potrebbe indicarti che è arrivato il momento giusto per affrontarla e che sei finalmente pronta per fronteggiare il tuo passato. Sono sicuro che, così come hai trovato il coraggio di sfogarti con un'amica, troverai la forza di rivolgerti ad uno specialista e di superare il sentimento di vergogna, che peraltro è assolutamente normale in persone che hanno vissuto esperienze analoghe.
Salve, sono in attesa di separazione e ho due bambine meravigliose di 3 e 4 anni. Le scrivo per farle sapere che sono in una fase di depressione. La mia vita passata non è stata decisamente idilliaca. Ho avuto problemi di droga e di alcol. Tengo a sottolineare che non faccio più uso di stupefacenti da molti anni e nel periodo che va dal 2000 al 2005 (il periodo in cui mi sono sposata e ho convissuto con il mio ex marito) ho vissuto in maniera assolutamente normale. Nel 2005 è venuta a mancare mia madre (papà era deceduto nel '98) e da questo momento sono inziati i problemi. Il mio ex se ne è andato dopo 2 mesi dalla morte di mia madre lasciandomi sola con le bimbe. Sola, spiazzata, con 2 bimbe e un passato piuttosto "pericoloso", sono ricaduta nella spirale dell'alcol. A marzo di quest'anno ho conosciuto un uomo che all'inizio (forse per la mia voglia di cambiare vita e tornare ad essere serena) mi ha fatto capire determinate cose. Lui sa tutto di me ma con il passare del tempo quella serenità che avevo quando l'ho conosciuto si è andata lentamente spegnendo. Lui nonostante tutto è ancora insieme a me. Lo so che mi ama ma io sono completamente su un altro pianeta. Ogni tanto mi capita nuovamente di bere qualcosa e le lascio immaginare la situazione che si crea. Ecco, questa è la mia situazione. Vorrei sapere se la mia depressione è dovuta a tutta questa serie di circostanze negative che sono scoppiate tutte insieme e se il fatto di bere possa influire su questa cosa. Io so perfettamente di non essere alcolizzata ma il dover ricorrere qualche volta all'alcol mi fa pensare. Se fosse in grado di darmi un piccolo consiglio gliene sarei grata. Spero un giorno di poterle riscrivere una lettera completamente diversa da questa. Grazie per la sua cortese attenzione.
Dalle tue parole mi sembra che il fatto che tu beva e il tuo passato "pericoloso" non siano tanto la causa dei tuoi problemi, quanto una conseguenza o meglio uno strumento per affrontarli. L'alcol sembra essere per te un appiglio nei momenti di difficoltà, l'unico modo per fronteggiare le situazioni che ti creano disagio. Forse non disponi di strumenti alternativi per adattarti e fronteggiare situazioni complesse e per questo ricorri allo strumento più immediato e facile da procurarsi per sfuggire alla realtà. A tratti la tua lettera mi trasmette un senso di rassegnazione e di impotenza, come se subissi passivamente gli eventi della vita, stentando nel porti verso di essi con un atteggiamento proattivo. La serenità è qualcosa che va conquistata e costruita, imparando a tollerare le frustrazioni che spesso la vita ci impone. Al contrario, mi sembra che tu subisca le situazioni e non riesca a gestire le responsabilità. Prova a rovesciare la prospettiva e inizia a guardare alle responsabilità non solo come una cosa negativa ma anche come aspetti caratterizzanti la vita e come possibile fonte di soddisfazione. Non è un percorso facile, spesso difficile da affrontare da soli, per cui potrebbe essere per te interessante confrontarti e discutere dei motivi della tua depressione con uno specialista.
Caro Dottore, il mio quesito non ha niente di straordinario in sé, dicono che ciò che sto sentendo faccia parte del gioco della vita. Mio marito, dopo circa 16 anni (fra fidanzamento e matrimonio) d'amore, inframezzato dalla frequentazione di numerose prostitute, si è ultimamente invaghito di una cinese clandestina (oltretutto già sposata in Cina e con un figlio). Dopo vari interrogatori da parte mia, è scoppiato in un pianto frenetico, e mi ha confessato l'innamoramento verso questa ragazza (32 anni) conosciuta a Prato. Gli ho fatto da psicologa per circa 4 gg. in casa, nei quali piangeva a dismisura, invocando il suo nome e quanto gli mancava. Ad un certo punto, vedendolo così a pezzi, gli ho preparato una valigia e l'ho mandato da lei. E' tornato la mattina dopo, piangendo, e dicendomi che gli mancavano la casa e me (che nel frattempo, vede come una mamma-sorella-amica), allora abbiamo "riprovato" ad uscire insieme e a vedere di ridare un senso a questo matrimonio (io sento di amarlo, nonostante tutti i tradimenti e questa ultima storia), ma mi ha confessato che la pensa continuamente, che lei gli dà emozioni forti e che per me nutre solo tanto affetto. Al momento siamo separati (lui è andato a vivere a casa dei suoi). La madre mi dice che in fondo al suo cuore lui mi pensa e che l'altra c'è da poco più di tre mesi, mentre io ci sono da 16 anni. Sta seguendo anche una terapia con una psicologa, perchè adesso si è convinto che la causa di tutte le sue azioni sono io che l'ho sempre tenuto legato a me, nonostante, a suo dire, non lo amassi. Ho avuto persino il coraggio di voler incontrare la rivale, mi sono forse voluta fare male, per vederli assieme. Ho visto che lui la guarda come un ragazzino innamorato, e lui stesso mi ha confessato, nel viaggio di ritorno, che gli sembrava di avere presentato la fidanzatina alla mamma (cioè io). La sua psicologa, tempo prima che andasse via di casa, mi aveva proposto di iniziare una terapia di coppia. Mi chiedo, quale moglie riuscirebbe a fare una terapia di coppia, consapevole ormai che il marito ami un'altra. Mi sento ferita, delusa, vuota, eppure sento di amarlo e di essere gelosa, mi dia un consiglio lei, se crede.
Al di là dell’ultimo episodio che mi racconti in relazione alla ragazza cinese frequentata da tuo marito, mi colpisce il fatto che tu abbia trascorso 16 anni sopportando i continui tradimenti del tuo compagno. Sembra quasi che tu abbia accettato tutto ciò piuttosto che perdere tuo marito. In parte sei tu stessa a rispondere ai tuoi dubbi e incertezze rispetto a questo rapporto: dici, infatti, di essere consapevole che tuo marito non ti ami più. Piuttosto che perderlo definitivamente però sei disposta a organizzargli il viaggio per la Cina, prendendoti cura di lui come farebbe una madre, ruolo che peraltro è lui stesso a riconoscerti. Essendo ancora innamorata di lui, tendi a negare l'evidenza (così come l'hai negata per 16 anni) pensando che piuttosto che non averlo del tutto sia preferibile averlo a metà. Hai quindi sacrificato il tuo ruolo di moglie, per la paura di perdere il legame con tuo marito. Mi sembra quindi che in tutto questo tempo ti sia mancato il coraggio di affrontare la situazione e di prendere atto della sofferenza che provavi concentrandoti e impegnandoti affinché lui fosse felice ma finendo col trascurare te stessa e le tue esigenze di moglie. La paura di perdere il legame ti ha portato a non essere più una moglie ma ad avere un ruolo di madre.
Egregio Dottore, da 3 anni soffro di crisi d'ansia e di panico, causa stress lavoro. La mia cura medicinale a piccole dosi giornaliere è composta da Deniban, Cipralex, Xanax 0.25 e Esilgan 2mg per la notte. I miei problemi più fastidiosi sono quello intestinale, in quanto con ansia, stanchezza e nervosismo ho continue scariche diarroiche, non sempre, ma spesso, e con le stesse patologie soffro di acufene, più sono stressato e più il fischio all'interno della testa si accentua. Cosa ne pensa? Grazie.
Caro Roberto, leggendo la tua domanda ho notato più di tutto che descrivi molto bene i sintomi e le cure mediche dei tuoi disturbi ma mi dici poco sui problemi che li provocano, accennando solo brevemente ad una "causa stress lavoro". Assumere i farmaci può essere un forte aiuto per curare i sintomi e può essere ancora più efficace se, nel contempo, si impara a conoscere il problema che li provoca. Prova a riflettere su cosa ti stressa; su cosa, invece non ti stressa; su quando senti che i sintomi diventano più fastidiosi e forti.
Concentrarsi sul problema di fondo è il miglior modo per cercare di capire come risolverlo, potresti anche scegliere di farti affiancare, in questo percorso, da uno specialista, esperto in crisi d’ansia e di panico, da cui poter ricevere degli utili suggerimenti per fronteggiare lo stress.
Buonasera, scusate la mia intrusione, ma avrei bisogno di un consiglio su come andare avanti o su come magari riconquistare la mia donna. Tutto iniziò 6 mesi fa, quando conobbi questa ragazza che dimostrò da subito un amore platonico. Dormivamo insieme nella mia casa, stavamo sempre insieme, ma io, almeno nei primi mesi, non ho dimostrato tutto quell'amore e quel convolgimento nella storia che stavo vivendo. Le nostre famiglie si conoscevano e si sono frequentate per un po'. Più si andava avanti e più lei mi ripeteva che io ero troppo freddo e che l'amore che provavo per lei non era una cosa corrisposta, almeno da parte mia. Più si andava avanti però e più mi accorgevo che questa donna era entrata nel mio cuore e ne ero veramente innamorato, sentimento mai provato prima di adesso. Le ho dimostrato che ero cambiato, se ne accorta anche lei del mio cambiamento nel dimostrarle che ero e sono veramente innamorato di lei. Una settimana fa circa lei mi ha detto che non era più innamorata di me, che non provava più niente per me. Mi ha lasciato dicendo che è inutile andare avanti visto che lei non prova più niente per me. La cosa mi sembra impossibile, perchè il sentimento verso una persona non può cambiare in così poco tempo, dove poi soprattutto noi facevamo progetti di nozze... tutto mi sembra un incubo. Non faccio altro che piangere e pensare a lei e ai nostri giorni passati insieme, non mi sembra ancora vero. Sono profondamente innamorato di questa donna, non so come fare, io vorrei tornare con lei per dimostrarle che episodi di freddezza di rapporto nei suoi confronti non esisteranno più. Provo a mandarle sms o mms d'amore con frasi dolci, dicendole che impazzisco per lei, provo a chiamarla, ma lei non mi risponde. Mi potete dare qualche consiglio su cosa fare o come potrei riconquistarla? Sto malissimo. Grazie.
Caro Luca, purtroppo non sono in grado di darti un consiglio su come riconquistare la tua ragazza perché dipende solo da lei decidere se tornare indietro. Posso però suggerirti di cercare di non rimanere legato al passato, di non continuare a nutrire speranze verso qualcosa che potrebbe essere irrealizzabile, ma di concederti la possibilità di guardare al futuro. Mi rendo conto quanto possa essere doloroso quanto ti sto dicendo, soprattutto visto che, come tu stesso dici, è stata la prima volta in cui sei stato veramente innamorato. Per la prima volta hai investito molto su una relazione, hai creduto in essa e ti sei impegnato affinché tutto funzionasse per il meglio, ma ne sei rimasto deluso. E’ normale che tu fatichi ad accettare questa nuova condizione e che voglia sfuggirvi, ma devi anche pensare a quanto potrebbe essere per te dannoso continuare a cullarti nella speranza di poter riconquistare questa ragazza e di costruire un futuro con lei. Cerca quindi di cogliere tutto quanto di buono ti ha dato quest'esperienza, che sicuramente ti ha permesso di crescere, cambiare e avere un atteggiamento più maturo e responsabile nel vivere la relazione di coppia, e di sfruttarlo positivamente nelle relazioni future.
Gent.mo dott. Giuseppe Ferrari le scrivo per chiederle aiuto. Sono una giovane ragazza che a quanto pare non sa più chi è veramente. Infatti, ultimamente sto intraprendendo una storia con una ragazza, nonostante nel mio passato abbia avuto solo ed esclusivamente storie con dei ragazzi. Questa nuova storia inizialmente non mi spaventava e così, come si suol dire, sono partita in quarta, ma ora che lei ha deciso di trasformare questa situazione in una "storia seria" io mi ritrovo a fare mille passi indietro! Non riesco a capirmi, non riesco a far chiarezza dentro di me e tutto questo mi rende triste, perchè non voglio far del male a me stessa né tanto meno a lei. Attendo con ansia una sua risposta. Cordiali saluti.
Le tue parole mi hanno fatto pensare che questa storia ti abbia inizialmente coinvolto per la sua poca concretezza, per il fatto che potesse rappresentare un diversivo, forse un gioco, o comunque qualcosa che valesse la pena sperimentare. Ora che questa situazione potrebbe trasformarsi in una "storia seria" non riesci più a capire chi sei veramente. La tua tendenza a partire in quarta nell'affrontare questa storia deriva forse dal desiderio di provare sempre nuove esperienze e nell'affrontarle con entusiasmo. Quello che mi colpisce è il fatto che tu dica che è lei a volerla trasformare in una storia seria. Queste parole trasmettono la sensazione che tu non sia realmente coinvolta come protagonista attiva nella storia. Dalla tua frase sembra quasi che tu voglia tirarti fuori dal desiderio che la relazione evolva in qualcosa di più profondo. Forse ciò che ti blocca non è tanto la paura di non sapere cosa scegliere, quanto il timore di poter perdere qualcosa imboccando un'unica direzione e rinunciando così alla possibilità di tenerti aperte più possibilità.