Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Il 27 gennaio di sessantacinque anni fa il mondo entrò ad Auschwitz, prendendo atto del più efferato genocidio della Storia della civiltà moderna.
Si calcola che la follia nazista fece sei milioni di vittime, soprattutto Ebrei, ma anche Rom, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geoa, Polacchi, Comunisti, e altre etnie e categorie oppresse e considerate inferiori da un regime fanatico e totalitario.
La Shoah (termine ebreo che significa “catastrofe, disastro”) coinvolse giovani, anziani, bambini, intere famiglie, e si sviluppò in diverse fasi, interessando tutta l’Europa, Italia compresa, tra il 1938 e il 1945.
Inizialmente si privarono gli Ebrei dei diritti civili, poi vennero espulsi dalla Germania, e successivamente compressi in ghetti circondati dal filo spinato e controllati da guardie armate.
Poi, mentre le Einsatzgruppen rastrellavano Russia e Ucraina massacrando ogni oppositore del Regime Nazista, Hitler decise di attuare la “definitiva risoluzione della questione ebraica” ordinando la deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento in Polonia con il conseguente massacro nelle camere a gas.
Il 27 gennaio del 1945 il mondo cambiò per sempre, e l’Umanità, smarrita per tanta efferatezza, dovette prendere coscienza di essere complice di un omicidio di massa che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.
Tutto questo è storia, la Shoah viene raccontata nelle Scuole, spiegata ai ragazzi, e il Giorno della Memoria è stato istituito appositamente per far si “che non si dimentichi”.
Per non dimenticare le vittime, per non dimenticare i sopravvissuti, per non dimenticare di quanto odio sia capace l’essere umano, in nome di convinzioni false e utopiche.
C’è una parte di storia che però spesso non viene raccontata, forse perché data per scontata, forse perché sembra inutile cercare di trovare qualcosa di buono nell’orrore che ha devastato per decenni la coscienza collettiva.
Eppure è fondamentale sapere che nonostante tanta crudeltà, ci sono stati migliaia di uomini e di donne che si sono sacrificati per aiutare i perseguitati, persone che hanno vissuto nell’ombra senza attendersi riconoscimenti o ringraziamenti particolari, ma che hanno rischiato, e spesso perso tutto, vita inclusa, solo per un gesto di altruismo.
Sono i Giusti, l’altra faccia dell’Olocausto, eroi loro malgrado, guidati da generosità e buon cuore, uomini e donne come noi, che hanno saputo fare la differenza.
Il termine Giusto è tratto da un passo della Bibbia che afferma “chi salva una vita salva il mondo intero”, ed è stato utilizzato da Israele per definire tutte quelle persone che hanno contribuito ad aiutare e a salvare le vittime del genocidio.
La tradizione ebraica vuole che in ogni momento della storia dell’umanità ci siano 36 Giusti.
Non sappiamo chi sono e neppure loro sanno di esserlo. Sono persone che lottano contro le ingiustizie, senza pretendere nulla in cambio. Che vivono nell’ombra, che soffrono per le sofferenze altrui. E’ grazie a loro che Dio non distrugge il Mondo.
Nel 1953 il Parlamento Israeliano ha creato un’Istituzione per la ricerca di queste persone, insignite del titolo di “Giusti tra le Nazioni”. Un importante riconoscimento per le migliaia di persone che anche solo con piccoli gesti hanno saputo contrastare l’orrore nazista.
Leggo alcune biografie, le loro storie commuovono.
Come quella di Lorenzo Perrone, operaio piemontese inviato per lavoro ad Auschwitz, dove per caso incontra Primo Levi, suo connazionale. Lorenzo si prende cura di lui, procurandogli vestiario e medicine, offrendogli amicizia. Primo Levi ammise che fu grazie a Perrone che trovò la forza di resistere e di sperare. Quella di Carl Lutz, diplomatico Svizzero che riuscì a trasferire in Palestina 10.000 bambini e a salvare circa 8.000 Ebrei grazie alla sua integrità e ad un’incredibile abilità politica.
Furono migliaia, uomini e donne, poveri, ricchi, imprenditori, politici, impiegati, di qualsiasi nazionalità e credo religioso. Molti di loro vennero scoperti, e uccisi, dal Regime. I sopravvissuti, pur non dimenticando, non ne parlano, poiché considerano le loro azioni giuste e normali, non eroiche e straordinarie.
E proprio per questo il 27 gennaio il nostro pensiero e il nostro ringraziamento andrà anche e soprattutto a loro. Per ringraziarli di darci l’opportunità di non dimenticare che l’Essere Umano è anche capace di compiere gesti grandiosi e disinteressati, non solo barbarici ed empi.
Vorrei ricordare una bellissima poesia di Bertolt Brecht, grande drammaturgo tedesco che denunciò la follia della guerra con alcuni versi che ricordano che l’Uomo ha sempre la possibilità di scegliere. Peccato che spesso lo dimentichi.
Generale, il tuo carro armato
Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
L’uomo può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
FONTI: www.gariwo.net
http://it.wikipedia.org/wiki/Shoah









