Segnalazioni alla Redazione

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Non solo. Potrai anche rispondere ad una lettera pubblicata in questa rubrica, con tue osservazioni, notizie utili, etc. utilizzando il modulo dei commenti in fondo alla pagina...

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ENI Divisione GAS & Power: l'odissea infinita per la richiesta di un rimborso

 

Buongiorno, da quasi 8 mesi sono in attesa di un rimborso da parte di ENI che mi aveva inviato e addebitato a luglio una bolletta per luce e gas di importo esorbitante (930 euro circa) in quanto, essendo un nuovo cliente, non potevo effettuare le letture dei contatori. Malgrado la mia richiesta di bloccare la bolletta, l'importo di 930 euro mi fu addebitato sul conto corrente tramite RID bancario. Successo ciò richiesi a fine luglio (il 27 luglio 2009) il rimborso della cifra errata (dopo aver effettuato la lettura del gas), senza voler aspettare i conguagli. A fine luglio mi è stato detto che ENI avrebbe avuto 6 mesi di tempo per il rimborso. Per tale motivo ho inviato da fine luglio fino a febbraio almeno 5-6 fax in cui chiedevo e sollecitavo il rimborso, oltre ovviamente a effettuare decine di telefonate al call center di ENI. Il giorno 13 dicembre 2009 finalmente mi è stato autorizzato il rimborso, che mi è stato comunicato con una lettera datata il 13 gennaio 2010, in cui si diceva che mi avrebbero restituito 550 euro. Nonostante i miei ripetuti fax di reclamo e telefonate al call center ENI, ad oggi ancora non ho ricevuto alcun rimborso, nè tramite bonifico come da me richiesto, nè tramite un assegno. Chiedendo spiegazioni al call center non mi sanno dare alcuna spiegazione in merito alla mia pratica non sapendo cosa dire e non sapendo cosa stia succedendo, se non dirmi che sollecitano il rimborso, cosa evidentemente inutile. Ai miei fax di reclamo non si sono mai degnati di rispondere. Stufo della situazione, il 19 febbraio 2010 ho deciso di fare ciò che avrei dovuto fare molto prima, cioè inviargli una raccomandata con ricevuta di ritorno, in cui li intimavo di pagarmi il rimborso, altrimenti avrei agito contro di loro tramite un’associazione dei consumatori. Così ho fatto e anche Altroconsumo (associazione da me scelta tra le varie) ha provveduto attraverso il suo ufficio legale a sollecitare il rimborso e chiedendo spiegazioni in merito al ritardo. Nonostante ciò, ancora non ho ricevuto i soldi spettanti, né sono stato almeno contattato per avere delle spiegazioni per questa situazione che trovo davvero vergognosa. Poi mi capita di girare per Milano e di leggere la pubblicità di questo periodo: "IL RISPETTO E' UNA PAROLA INDISPENSABILE"… mi sento davvero preso in giro, perché per quanto capisco ENI non ha la minima idea di cosa significhi avere rispetto per i propri clienti.

Segnalazione di Fabio del 6-04-2010 - Potenza
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ENI Divisione GAS & Power: un'altra odissea infinita


Vorrei raccontarvi la mia odissea da quando mi hanno cambiato il contatore del gas (che non ho richiesto io). Il 23/04/2008 un addetto dell'ENI è venuto a cambiare il contatore del gas, e fin qui tutto normale.
Non ho mai ricevuto la fattura di chiusura del vecchio contatore e a luglio in prossimità dell'emissione della fattura ho inviato la lettura del nuovo contatore. Il 29/07/2008 l'ENI Divisione GAS & Power ha emesso la fattura ma con una lettura riferita ancora al vecchio contatore. Fiducioso ho pagato la fattura e pensavo che nella successiva fatturazione le cose tornassero alla normalità. Quindi il 24/11/2008 in prossimità sempre della lettura comunico la lettura del contatore, ma ahimè questa volta non arriva nessuna fattura. Il 10/01/2009 contatto il numero verde per sentire a che punto erano con l'emissione della fattura e l'operatore invece mi comunica che non risultava nessun cambio di contatore e per di più ancora risultava il vecchio contatore. Comunico tutti i dati compresa la matricola del contatore e la lettura e l'operatore mi assicura che in 20 giorni riceverò la fattura. Il 19/02/2009 richiamo il numero verde per sentire se la fattura è stata emessa ma l'operatore mi dice che non è stata emessa nessuna fattura e provvede a fare il sollecito con priorità alta prendendo di nuovo tutti i dati compresa la lettura del contatore. Richiamo il 04/03 il 16/03 il 20/03/2009 ed in quest'ultima telefonata l'operatore mi comunica che ha fatto di nuovo il sollecito riprendendo di nuovo tutti i dati compresa la lettura del contatore ed entro aprile verrà emessa la fattura. Ovviamente non ricevo nulla nemmeno nel mese di aprile e il 19/05/2009 richiamo nuovamente il call center per avere notizie dell'emissione della fattura e vengo a sapere che la fattura ancora non è stata emessa e l'operatore fa di nuovo un sollecito della pratica sempre riprendendo i dati compresa la lettura del contatore. Il 26/05/2009 chiamo nuovamente il call center per verificare se la fattura è stata emessa e l'operatore che mi risponde mi comunica che il 29/05/2009 verrà emessa la fattura (Evvivaaaa!!! Finalmente mi dicono anche una data!!!)... Mah... Il 15/06/2009 non vedendo arrivare niente per posta chiamo il call center e scopro che la fattura non è stata emessa nemmeno il 29/05...
Ma allora ma che devo fare per far emettere una fattura di un servizio che voglio pagare?!? Chiedo all'operatore se c'è un ufficio da contattare per risolvere la cosa e mi viene risposto che ci sono solo i negozi in francising dove mi posso rivolgere e spiegare l'accaduto e vedere se loro possono fare qualcosa.
Insomma da aprile 2008 ad oggi ancora sono in attesa di ricevere la fattura. Un'odissea che ancora continua...

Segnalazione di Fabrizio del 15-06-2009 - Roma
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Problemi con i gestori H3G e Vodafone


Sono l'amministratore di una società che ultimamente ha riscontrato problematiche con gli operatori della rete mobile.
Avevo un contratto con la H3G S.p.A. (tre), forse l'ho ancora, non saprei... nel mese di dicembre mi sono vista la fattura maturare di circa il 50%, questa maggiorazione è stata causata dal traffico internet.
Ho immediatamente contestato la fattura per posta a/r per e-mail e in ultimo telefonicamente, poiche' ho ricevuto un preavviso di risoluzione contrattuale.
Premessa: le fatture ricevute successive a quella in oggetto di contestazioni sono state regolate con regolare addebito rid, comunque non risucendo a trovare con la società H3G S.p.A. una giusta risoluzione della controversia ho deciso di cambiare operatore telefonico e passare a Vodafone.
Anche qui non sono stata poi tanto fortunata, in quanto per delle sim ho ottenuto la portabilità da gestore Tre a Vodafone, per le altre la Tre ha proceduto alla disattivazione.
Mi chiedo, il contratto con la H3G S.p.A. è soltanto uno con unica fattura, perché delle sim sono state portate in Vodafone e altre sim no? A seguire, avendo provveduto al regolare pagamento delle successive fatture emesse dalla H3G S.p.A. e comunque pur restando in una situazione di contestazione e successivamente regolato anche la stessa fattura contestata mi ritrovo ad aver perso le mie numerazioni? Posso fare una diffida alla H3G S.p.A affinche' mi vengano ripristinate le mie numerazioni?

Segnalazione di Francesca del 04-06-2009 - Pomezia
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Denuncia di violazione delle norme sull'utilizzo di immagini su Google Street View


Premetto che non conosco il linguaggio giuridico e quindi scriverò come viene, sperando che il concetto si capisca.
Fatta questa premessa, mi chiamo Antonio ho 40 anni e sono felicemente sposato da 16 anni, ho 2 figli e fin qui tutto bene, anzi fino a una settimana fa tutto bene, perché è da una settimana che sto attraversando un periodo particolare della mia vita e con la presente intendo segnalare quello che mi è capitato.

Circa una settimana fa, mia moglie incuriosita della novità di Google Street View si è cimentata a fare una passeggiata virtuale per le strade di Napoli. Gira di qua e gira di là, ha girato (cliccato) su di una strada e ha notato il mio ciclomotore parcheggiato sotto ad un palazzo, alzando il mouse e puntandolo verso l'alto ha trovato la sorpresa, me affacciato al balcone con una signora, la cosa fin qui è anche bella in quanto immortalato su Google.
Ma proprio questo è il problema, perché io su quel balcone non ci dovevo stare, a causa di seri problemi e di svariati litigi familiari.
Mia moglie stupita da quello che aveva visto, ha fatto una ricerca più certosina per risalire alla data certa della ripresa di queste immagini, e visionando dei manifesti ha potuto constatare che era il mese di aprile.
Certa del periodo in cui ero stato immortalato, si è sentita tradita, in quanto era proprio il periodo preciso che attraversavamo questa saga familiare, e per rispettare le sue decisioni eravamo venuti ad un accordo e avevamo stabiliti dei patti: gli avevo promesso di non frequentare più quella casa e di evitare completamente di andarci, cosa che io però facevo di nascosto.
Ma questo fino a quando, a mia insaputa, sono stato fotografato nel momento sbagliato, al posto sbagliato e con la persona sbagliata, ritrovandomi online senza aver mai dato alcun consenso, con delle foto panoramiche scattate proprio a livello della strada. Per questo ho chiesto l'intervento delle autorità preposte per ottenere la disattivazione, nonché la rimozione delle immagini sul programma Google, perché questa situazione mi ha provocato dei seri danni sia morali che economici: morali per la rottura e i litigi con mia moglie, ed economici perché sono stato messo fuori da casa e da una settimana sto in albergo.
In assenza di una comunicazione, ovvero di un riscontro della mia segnalazione procederò per vie legale, affinché possa tutelare i miei diritti.

Segnalazione di Antonio del 03-04-2009 - Napoli
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Cultura e posti di lavoro


Pierluigi Pizzi, il regista degli allestimenti miliardari, auspica che 6000 persone perdano il lavoro. L'articolo apparso sulle pagine de "Il Resto del Carlino" il 17 novembre u.s. definisce "provocatoria" la soluzione auspicata dal regista stesso: licenziare 6000 dipendenti delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane per risolvere i problemi di scioperi, deficit di bilancio, tagli alla cultura etc... io invece credo che qualunque persona di buon senso la definirebbe "scandalosa" oppure "immorale".
clicca qui per leggere l'articolo
E questo non soltanto perchè, specialmente in momenti di crisi economica, auspicare che 6000 famiglie rimangano per strada è oltremodo di cattivo gusto e fuori luogo, ma soprattutto perchè, nel caso specifico, a rendere scandalosa l'infelice uscita è il famoso "pulpito" da cui viene la predica.
Chiunque bazzichi anche solo marginalmente il mondo della lirica sa bene da sempre che Pizzi è famoso nel mondo come uno dei registi più dispendiosi, lussuosi, pretenziosi che esistano. Invece di permettersi di sentenziare su materie che ignora, come le mensilità di un lavoratore, perchè Pizzi non rende pubbliche le cifre dei costi dei suoi ultimi 10 anni di allestimenti, le cifre dei suoi cachet, le cifre degli onorari dei tre o quattro assistenti che i teatri pagano perchè lo aiutino a montare uno spettacolo, i costi dei materiali con cui sono costruiti i suoi grandi tendaggi di seta, i suoi costumi di vera pelle scamosciata, le sue carrozze piene di stucchi e lavorazioni dorate, i suoi veri merletti, le sue autentiche monete antiche, le migliaia di attrezzi scenici che ha fatto costruire e poi ha deciso di non usare, i suoi veri velluti; perchè Pizzi non scrive sui giornali quante produzioni allestisce in un anno nei teatri che ora vorrebbe far chiudere? Perchè non ci dice se all'estero è pagato come in Italia?
Io lavoro al Teatro Regio di Torino, il mio stipendio è intorno ai 1700-1800 euro al mese, lavoro tutti i giorni tranne il lunedì, lavoro di domenica, di sera, solitamente circa 5 ore al giorno, perchè per più di 5-6 ore non si può cantare, e quando si canta per 6 ore non si ha più voce per studiare altre cose, non c'è spazio per fare concerti fuori o doppi lavori, come invece si trova scritto sui giornali. Quando lavoro meno non sono io a deciderlo e non mi fa piacere. Perchè amo moltissimo il mio lavoro.
Prendo 14 mensilità, forse il primo violino o qualche dirigente del mio teatro prende 17 mensilità, ma io e la maggior parte dei miei colleghi no. Il regista Pizzi vorrebbe che il teatro risparmiasse licenziando tutti e poi riassumendo inevitabilmente tutti a contratto, ovviamente però i cachet milionari di cantanti, registi, direttori e le provvigioni milionarie delle agenzie dovrebbero rimanere invariate? E gli ingaggi di quei sovrintendenti che chiudono ogni anno con un deficit peggiore e poi passano ad un altro teatro?
Questo è ciò che temono: temono che la crisi finanziaria e i tagli si abbattano sui loro budget, temono che, come 3 anni fa, i teatri si mettano d'accordo per calmierare i cachet, per tagliarli del 10%, temono di perdere i giochi di potere, gli incarichi prestigiosi, talvolta in conflitto d'interessi (come essere direttore artistico da qualche parte e far rappresentare le proprie opere o allestire le proprie regie).
E' molto più comodo attaccare le masse, come ha fatto recentemente in Radio anche il soprano M. Devia, sparare nel mucchio, dire qualche mezza verità un po' aggiustata, ed evitare di essere messi in discussione.
Io non so esattamente cosa stia agitando i colleghi della Scala, ma so di certo che se non lo so bene io, ne sa ancora meno Pizzi, e so che non accetto di prendere lezione di morale da registi milionari, ultrapagati sovrintendenti deficitari, presidenti di teatri che hanno iniziato la carriera difendendo i lavoratori e ora parlano contro la stabilità del lavoro e cantanti solisti che prendono 35.000 euro per un recital e magari hanno anche la residenza a Montecarlo.
Eppure per far fronte alla crisi economica non si sceglie di fare allestimenti meno costosi, abbassare i cachet, coprodurre per abbattere i costi, sfruttare appieno le possibilità contrattuali per produrre al massimo, fare più opere di repertorio, sfruttare i giovani e meno costosi talenti, si sceglie invece di tagliare risorse indiscriminatamente a tutti, e di dare addosso ai dipendenti per poter abbassare i loro stipendi o eliminarli con l’approvazione dell’opinione pubblica. Io posso dimostrare quanto guadagno e quanto lavoro, posso dimostrare che in ogni articolo sui dipendenti delle Fondazioni Lirico -Sinfoniche si scrivono delle falsità, però nessun giornale mi permetterà mai di publicare questa verità.
Registi, soprani, sovrintendenti, direttori artistici, sindaci, tutti si affannano a far pubblicare dati parziali o falsati, lordi al posto di netti, opinioni di chi non ne sa nulla e di chi ha interesse a mostrare verità parziali. E io rischio il lavoro, tutti loro no.

Segnalazione di Caterina Borruso del 24-11-2008 - Torino
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Wind Infostrada: storia di un'appropriazione indebita


Tutto comincia nel 2006 quando ricevo messaggi telefonici (che in realtà provengono da un risponditore automatico, ovvero da un disco già registrato) che mi avvisano dell'imminente distacco della mia linea telefonica dalla rete Telecom, nonostante non avessi avanzato mai alcuna richiesta in tal senso. Non potendo, in questo modo, nemmeno attivare il servizio "Alice ADSL" poiché la mia linea risultava occupata dall'altro gestore, Wind Infostrada, con notevole disagio per me che ho dovuto optare per un'altra soluzione, in attesa che la situazione di sbloccasse. Tra l'altro, con Telecom Italia avevo scelto l'opzione "Teleconomy quando vuoi" che per le mie esigenze era perfetta, poiché mi consentiva con una cifra fissa di 20 euro al mese di fare tutte le telefonate, urbane ed interurbane, senza limiti di tempo dalle 14:00 alle 20:00.
La persecuzione di Wind Infostrada va avanti per svariati mesi. Fino all'attivazione del servizio di preselezione automatica (carried preselection, CPS) che indirizza tutte le mie chiamate direttamente a Wind Infostrada, senza dover comporre il prefisso 1055. Servizio che, ripeto, non è stato da me mai richiesto. Nel giugno 2007 tentano di staccare la mia linea telefonica dalla rete Telecom, e riesco ad evitare il distacco per un soffio inviando un fax a Telecom Italia al numero 803308540, con il quale chiedo la cessazione della CPS (preselezione) con l'operatore Wind Infostrada, poiché da me mai richiesta. Lo stesso giorno, il 13 giugno 2007, chiamo il 187 per avere spiegazioni in merito e mi confermano che la mia linea telefonica sta migrando sulla rete Wind Infostrada. Il 21 giugno 2007 ricevo poi una comunicazione ufficiale da Telecom Italia che mi preannuncia il distacco dalla loro rete. La comunicazione proviene dall'ufficio "Servizi Wholesale Nazionali", con tanto di protocollo, dove mi confermano l'attivazione del servizio di preselezione automatica dell'operatore con Wind Telecomunicazioni S.p.A. e mi avvisano che dalla data 25 maggio 2007 tutte le telefonate sono effettuate automaticamente con Wind. Si noti la data della comunicazione: successiva all'effettiva attivazione del servizio. Ma dico, hanno proprio un bel coraggio!!!
Se non che, nel maggio 2007 mi trovo - e sottolineo, senza che lo avessi mai richiesto - sotto la rete Wind Infostrada, nonostante il servizio al numero verde 800254232 (per conoscere il reale gestore di telefonia fissa per le chiamate urbane, interurbane, internazionali e verso i cellulari) mi avesse assicurato che ero sotto la rete Telecom. Tengo a precisare che i miei controlli, sia al numero verde che al call center di Telecom Italia per sapere chi fosse il mio reale gestore di telefonia fissa, erano assidui. E il disco automatico mi rispondeva che il mio gestore era Telecom Italia per cui stavo tranquillo.
Tuttavia, nonostante le mie continue raccomandazioni al call center di Telecom Italia, che non venisse disattivata la mia linea telefonica (pertanto Telecom aveva in più di un'occasione appurato le mie intenzioni di non voler disattivare la linea) e le rassicurazioni da parte loro in tal senso, il 19 settembre 2007 mi staccano definitivamente la mia utenza. Invio immediatamente un altro fax a Telecom Italia, sempre al numero verde 803308540, per la richiesta urgente di ripristino della mia linea telefonica. Ma niente, come se nulla fosse accaduto. Non riattivano la mia linea e nemmeno rispondono al fax. E mi arriva l'ultima bolletta di Telecom Italia nel settembre 2007. Ora, da più di un mese e mezzo sono senza telefono, anche perché Wind Infostrada ha occupato illegittimamente la mia linea e non posso attivare un altro servizio di telefonia senza prima aver disattivato il loro.
Ma il 3 novembre 2007 il colpo di scena. Mi accorgo che la mia linea telefonica ha ripreso a funzionare regolarmente. E sorpresa delle sorprese, il mio numero è cambiato, sostituito da un numero Wind, mentre il mio vecchio numero risulta non essere più attivo.
A questo punto chiamo immediatamente il 187 e chiedo la riattivazione immediata del mio vecchio numero appartenente alla rete Telecom Italia. Il call center mi risponde che non vi è alcun problema, visto che il vecchio numero risulta essere libero (cioè non più vincolato dal gestore Wind Infostrada come invece era accaduto qualche mese prima) e mi apre l'ordine di lavorazione, precisando che il mio vecchio numero sarebbe stato funzionante entro 10 giorni di calendario. E scopro, con l'occasione, che il numero al quale avrei dovuto inviare il fax era, per questa specifica richiesta, l'803308187 e non l'803308540, perché quest'ultimo corrisponde all'ufficio di Telecom Italia che si occupa solo delle disattivazioni relative alle CPS (cioè le preselezioni automatiche con altri operatori) e non si occupa affatto della riattivazione delle linee in tutti gli altri casi. E domando: ma perché un'azienda come Telecom Italia non è stata in grado di smistare il documento, giunto in un ufficio sbagliato, all'ufficio invece di competenza? E la signora del call center, molto gentilmente, mi risponde che gli uffici non comunicano tra loro. Caspita! Quando interessa loro, però, comunicano, eccome se comunicano!!!
Il 5 novembre 2007, pertanto, un po' per scrupolo, e per accertarmi che non vi fossero intoppi nella lavorazione e che tutto procedesse regolarmente, chiamo nuovamente il 187. Al termine della telefonata, però, altro colpo di scena. La signora del call center mi dice che per la riattivazione della mia linea telefonica dovrò sostenere un costo, che posso poi però chiederne il rimborso a Wind Infostrada. Ma quando faccio notare che può essere Telecom stessa a chiedere a Wind il rimborso delle spese sostenute per la riattivazione della mia linea, considerato che è stata proprio Wind a sottrarmi ingiustamente la linea, la signora mi risponde che non può fare nulla in tal senso poiché queste sono le regole e non vi sono eccezioni. E continua, dicendomi che se un gestore chiede a Telecom la disattivazione di una linea, Telecom non può rifiutarsi, anche andando contro i propri interessi. Interessi? Mi chiedo quali siano i loro interessi. Gli interessi di Telecom, in questo modo, sarebbero ampiamente soddisfatti visto che guadagnano in ogni caso. Con questo ragionamento, quindi, qualsiasi numero telefonico della rete Telecom Italia potrebbe essere potenzialmente disattivato, se non è necessaria alcuna autorizzazione del legittimo proprietario, ma solo una semplice richiesta da parte di un altro gestore! E sottolinea nuovamente che queste sono le regole. Ancora con queste regole! Ma quali regole? E dettate da chi poi? Ma se non ho mai richiesto nulla, hanno fatto tutto loro, perché ora dovrei rivolgermi a Wind per chiedere il rimborso delle spese per la riattivazione della mia linea, che in modo illegittimo mi hanno sottratto??? E' come se una persona acquistasse una casa, qualcuno gliela occupasse abusivamente, e il vecchio proprietario di quella casa richiedesse di nuovo i soldi a quella persona nonostante ne fosse la legittima proprietaria. Con Telecom-Wind è andata nello stesso modo.
A questo punto, quindi, un po' per principio e un po' per non essere nuovamente truffato, perché credo si possa proprio parlare di truffa, chiedo alla signora del call center che l'ordine per la riattivazione del mio numero telefonico fosse annullato. Tutto il resto è storia dei giorni nostri. E oggi, più che mai, grido con forza NO a TELECOM!
Ma perché dobbiamo essere sempre noi utenti a rimetterci, con perdite di denaro, perdite di tempo, stress continuo, e le aziende devono sempre farla franca???

E una riflessione, a questo punto, mi sembra doverosa. Se Telecom Italia non ha fatto nulla per impedire la disattivazione del mio numero telefonico, e mi chiede anche soldi per la riattivazione della stessa linea di cui sono ancora proprietario, potrebbe significare che le due aziende, Telecom Italia e Wind Infostrada, si passano la palla l'una con l'altra, guadagnando in entrambi i casi, a spese del cittadino che comunque è sempre quello più penalizzato. E una domanda mi sorge spontanea: può essere che Telecom Italia non avesse guadagnato abbastanza con l'opzione "Teleconomy quando vuoi" e volesse recuperare in qualche modo il denaro perduto? Può essere che le due aziende, in questo caso, si fossero messe d'accordo e avessero preso spunto proprio dalle restrizioni dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, e costruito su questo il loro business???

N.B. Facendo una ricerca su Internet ho visto che casi come il mio sono, purtroppo, all'ordine del giorno, e succedono più spesso di quanto ci si possa immaginare. Dell'appropriazione indebita di linee telefoniche, infatti, si può leggere anche nel sito dell'associazione dei consumatori ACU, all'interno della sezione "oggi nel mirino", dove viene tra l'altro anche spiegato cosa fare nel caso in cui un utente si trovasse nella situazione di vedersi attivare un servizio mai richiesto.

Segnalazione di Massimo del 07-11-2007 - Roma
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ENI S.p.A. Italgas: l'odissea infinita per una rateizzazione


Vorrei raccontarvi la mia odissea con l'azienda ENI S.p.A., omettendo solamente gli importi delle bollette e le date esatte per ovvie ragioni di privacy, che si è "conclusa" con una causa in Tribunale.

Si potrebbe inquadrare la vicenda in un’azione sicuramente vessatoria (sproporzione dell’azione da parte dell'ENI S.p.A. a fronte del debito, ammontante a poco più di 1.000 euro), anche tenuto conto che ho dichiarato, senza ombra di dubbio, la mia volontà di pagare, chiedendo la rateizzazione.

Premesso che:

nel dicembre 2004 è stato sostituito il mio contatore per dispersioni di gas. Nel febbraio 2005 ho telefonato al Punto Assistenza della Rete “Italgas Più” per avere chiarimenti sul motivo per cui in bolletta non venisse riportato il consumo del nuovo misuratore ma venissero calcolati importi in base a letture presunte, relative alla numerazione del vecchio misuratore.
Nel maggio 2005 ho telefonato al call center di ENI S.p.A. (numero verde 800900700) per comunicare la lettura del nuovo misuratore e far presente che in bolletta veniva conteggiato ancora il consumo di gas sulla base del vecchio misuratore. Al call center mi rispondevano che non dovevo tenere in considerazione il sollecito di pagamento poiché mi sarebbe stata inviata una nuova bolletta con i corretti importi sulla base del nuovo misuratore. Nella fattura in scadenza a settembre 2005, veniva invece erroneamente riportato che il cambio del misuratore era avvenuto nell'aprile 2005, mentre in realtà era stato effettuato nel dicembre 2004 (ovvero 4 mesi 1/2 prima!) ciò significa che per due bimestri nessuno si era accorto del macroscopico errore. Il sollecito di pagamento del settembre 2005 si riferiva ancora ai conteggi del vecchio misuratore per cui ho atteso che mi fosse inviata la bolletta corretta.
Solo con la bolletta in scadenza a dicembre 2005, regolarmente saldata, veniva finalmente conteggiato il consumo di gas sulla base del nuovo misuratore. Ho ricevuto poi una fattura per un importo di 1.000 euro circa, con scadenza a febbraio 2006, per il quale importo ho chiesto la rateizzazione, e da quel momento è incominciata da parte mia una contestazione serrata, senza che potessi giungere tuttavia ad alcuna conclusione positiva.
Nell'aprile 2006 ho telefonato al call center per tentare di risolvere la questione e mi hanno assicurato che mi avrebbero inviato un prospetto di rateizzazione via fax, che però non ho mai ricevuto. Mi sono poi recata, nel dicembre 2006, all’ufficio aperto al pubblico di via Ostiense 76 a Roma, senza tuttavia giungere, anche questa volta, ad una concreta e definitiva soluzione della vicenda. Il dipendente ENI che non ha voluto nemmeno qualificarsi, se non con il numero della sua postazione, mi ha detto che non poteva fare nulla e che avrei dovuto scrivere all’ufficio reclami dell’ENI S.p.A.
E nel gennaio 2007, nonostante tutti i miei tentativi per risolvere in forma bonaria la questione, è stata sospesa la fornitura di gas nella mia abitazione. Ho presentato denuncia-querela nei confronti dell’ENI S.p.A. presso il Tribunale di Roma e sono in attesa di ricevere dal GIP l’esito delle indagini

In particolare:

a norma della delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas 229/01 rif. art. 10, e della successiva delibera AEEG 148/2006 rif. art. 13 comma 5 relativa al rinnovo della richiesta di rateizzazione, deve essere concessa la rateizzazione quando i conguagli superino i 50,00 euro e se la rateizzazione stessa è richiesta dal cliente entro la scadenza della bolletta. Inoltre, viene concessa la rateizzazione per consumi conseguenti a malfunzionamento del contatore o per mancate letture di contatore accessibile (che ho denunciato/contestato con raccomandata nel febbraio 2006. Nel mio caso, infatti, il contatore non è installato all’interno della mia abitazione, ed è accessibile dalla strada, rendendo pertanto possibile la lettura del consumo di gas in qualsiasi momento (invece, negli uffici di via Ostiense 76, il dipendente ENI mi aveva detto che il mio contatore risultava essere non accessibile). Avevo richiesto una verifica del nuovo contatore, proprio in ragione del consumo eccessivo relativo alla bolletta in scadenza nel febbraio 2006 per controllare se vi fossero dispersioni di gas, e l’ENI S.p.A. non ha preso in alcun modo in considerazione la mia richiesta, facendo invece presente che un’eventuale “verifica di funzionalità del misuratore” avrebbe comportato una spesa di 40 euro + IVA, che sarebbe stata poi addebitata in fattura nel caso in cui il misuratore avesse funzionato regolarmente.

Invece è successo che:

a) nella lettera del marzo 2006 l’ENI S.p.A. mi risponde che la mia domanda di rateizzazione è stata inoltrata all’ufficio competente (è perciò codificata per lettera)
b) di converso, nella lettera del giugno 2006 l’ENI S.p.A. mi preannuncia il distacco della fornitura;
c) nel luglio 2006 mi giunge la lettera del recupero crediti;
d) nell'ottobre 2006 mi arriva la diffida legale;
e) nel gennaio 2007 l’ENI S.p.A. mi priva di un servizio indispensabile, sospendendomi la fornitura del gas.

Il problema che si pone oggi è certamente ascrivibile ad:

1) impossibilità di lavarmi con acqua calda con gravi ripercussioni sul mio salute di salute, già precario;
2) impossibilità di cucinare con notevole disagio ed aggravio finanziario;
3) uno stato di possibile malattia e disagio riferito al freddo dello scorso e dell'imminente inverno (pur essendo possibile per contratto il distacco in questi casi).

Si sarebbe dovuto tener conto della Costituzione della Repubblica Italiana che sancisce il diritto alla salute ed alla integrità della persona (art. 32 Cost. e per i servizi art. 43 Cost.).

In conclusione:

è chiaro che l’azienda ENI S.p.A. ha fatto confusione con l’importo da rateizzare ed i precedenti importi non pagati poiché riferiti ancora alla numerazione del vecchio misuratore. Inoltre, le lettere dell’ENI S.p.A. giungevano da uffici sempre diversi, e presumibilmente non comunicanti tra loro: Napoli, Roma, Torino, etc. Mi sono rivolta anche a più di una associazione dei consumatori, ma nessuna è riuscita a risolvere il mio problema in via extragiudiziale. Il contenuto delle lettere inviate da ENI S.p.A. sono completamente prive di fondamento. Nonostante non mi possa ricordare con precisione le date in cui sono stata contattata telefonicamente dall’ENI S.p.A. ricordo invece perfettamente che gli accordi erano che mi avrebbero inviato un fax con il conteggio degli importi esatti. Inoltre, la prepotente iniziativa dell’ENI S.p.A. di privarmi della fornitura di gas mi ha costretto, tra l’altro, ad acquistare uno scaldabagno elettrico, uno scaldaletto, una cucinetta elettrica, e via dicendo, poiché non ero in grado di pagare un importo tanto elevato come quello della fattura con scadenza a febbraio 2006. In ultimo, la mancata risposta da parte dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas deve far pensare. Per ben due volte, infatti, è stata inviata all'Autorità una lettera da parte di un'associazione dei consumatori.

Ora, vorrei poter far chiarezza sulla vicenda, nell'attesa che il Giudice pronunci la sua sentenza, anche per essere in qualche modo di aiuto ad altri cittadini che si trovassero nella mia medesima situazione, e far valere i miei diritti con la richiesta di un risarcimento dei danni alla ENI S.p.A. per clausole vessatorie nei confronti dell’utente, stress psicofisico e conseguente aggravamento del mio stato di salute, perdite di tempo e di denaro, etc.

Ed infine, qualche riflessione:

- è giusto che dopo svariati tentativi di richiedere un prospetto di rateizzazione, e dopo aver ricevuto conferma da un dipendente dell’azienda, il quale mi aveva assicurato che mi avrebbe inviato via fax i conteggi esatti, non abbia in realtà mai ricevuto alcuna comunicazione a tal proposito?
- E' legittimo che l’azienda interrompa la fornitura del gas privandomi di un servizio di prima necessità, con la chiusura del mio misuratore?
- E' giusto che l’azienda non faccia controllare, a proprie spese, il contatore per eventuali perdite di gas o per funzionamento irregolare?
- Perché l’azienda non ha effettuato comparazioni sul consumo di gas degli ultimi anni per verificare se vi fosse stato realmente un consumo eccessivo o vi fosse invece qualche irregolarità nel funzionamento del contatore?
- E' possibile che dopo una nutrita corrispondenza intercorsa con l’ENI S.p.A., riguardo ad una richiesta di rateizzazione, l’azienda non abbia fatto nulla per giungere ad una conclusione bonaria della situazione ma si sia limitata ad inviare solleciti di pagamento e diffide legali?
- Perché il numero verde relativo al fax dell’azienda 800919962 funziona solo dalle ore 8 alle ore 16 e dal lunedì al venerdì, quando invece dovrebbe essere operativo 24 ore al giorno e 7 giorni su sette? In questo modo, un utente che avesse la necessità di inviare un fax urgente, ad esempio alle ore 17 del sabato, proprio in ragione della scadenza di una bolletta, non ha la possibilità di farlo poiché il fax non risulta essere attivo.
- E' giusto che i dipendenti dell’azienda ENI S.p.A. non si qualifichino mai con nome e cognome, e di conseguenza non possano essere mai identificati se non con un numero (che a volte si rifiutano pure di comunicare), nei casi in cui sia necessario attribuire ad una persona la responsabilità, per accordi presi con l’utente o per dichiarazioni fatte?
- E' giusto che per errori, disguidi, negligenza, poca chiarezza e scarsa trasparenza da parte dell’azienda ENI S.p.A., che mi ha privato di un servizio indispensabile come il gas, debba essere penalizzata con stress psicofisico, perdite di tempo (telefonate al call center, attese per parlare con un operatore in via Ostiense, contatti con avvocati ed associazioni), esborso inutile di denaro per raccomandate, iscrizioni alle associazioni dei consumatori, fotocopie, etc.?
- E infine, è giusto che per errori da parte dell'azienda ENI S.p.A. abbia dovuto sostenere spese per l’acquisto di piccoli elettrodomestici, farmaci, per corrispondenza varia, per un importo di € 800,00 (ottocento euro!!!)?

In attesa, quindi, che la controversia con ENI S.p.A. si concluda, mi piacerebbe sapere se altri cittadini si siano trovati nelle mie stesse condizioni.

Segnalazione di Antonella del 30-10-2007 - Roma
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Cara Alice: storia di un disservizio


Alice ADSL è davvero così veloce? Come abbonata dovrei saperlo, invece non ne ho la minima idea! Ho sottoscritto telefonicamente l’abbonamento a maggio e non mi hanno mai messo in condizione di usarlo!
Prima mi hanno mandato il modem sbagliato, poi quello giusto senza dischetto di installazione e al 21 ottobre, quando esasperata ho reso il modem e disdetto l’abbonamento, non avevo ancora ricevuto la password e l’userID per accedere al servizio.
Però ogni volta che telefonavo al 187 apprendevo qualcosa di nuovo: a giugno ho scoperto che la linea ADSL non mi era ancora stata attivata dalla sede centrale, quindi anche con il modem Ethernet e la password non avrei potuto navigare; poi ho scoperto che i dischetti di installazione puoi andarteli a prendere ai vari Punti 187 dislocati per Milano, così risparmi sui tempi del corriere: almeno così pensava l’operatrice, ma in realtà al Punto 187 mi hanno detto di scaricarmeli da internet, all’indirizzo www.telecomitalia.com. A parte che è www.telecomitalia.it, ho poi scoperto che i driver sono all’indirizzo www.187.it. E che per scaricarli, se non hai Alice o l’ISDN, ci vogliono più di 20 minuti, che diventano 40 se riprovi perché l’applicazione ha dato errore.
Ho scoperto anche che i reclami e le richieste faxate al numero 803308270 spariscono regolarmente, come anche tutti i tuoi reclami fatti all’operatrice (di cui non conosci più nemmeno il numero, figuriamoci il nome!) a meno che tu non abbia un diavolo per capello o non sia prossimo alle lacrime. Cosa non si deve fare per farsi ascoltare dai Servizi Clienti!
Infine, l’ultima, grande, incredibile scoperta: l’abbonamento ad ALICE ADSL ha una DURATA MINIMA di un ANNO. Ma questo lo scopri solo alla 19a telefonata al 187: se te lo dicessero al momento della sottoscrizione dove sarebbe il divertimento? E non importa se hai chiesto la disdetta, hai reso il modem, mandato fax e raccomandate per denunciare il fatto che non sei mai riuscita a collegarti e navigare veloce come dicono. Continuerai a ricevere bollette di 135 euro, di cui solo 18,73 li spendi per 2 ore di telefonate locali, interurbane e a cellulari. E per 9 ore di navigazione in rete, ovviamente… con la cara, vecchia, lenta linea analogica che con Teleconomy24 ti costa solo 0,0092 euro al minuto.

Segnalazione di Cristina Balzanelli - Milano
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