Donne e leadership: un'equazione spesso dissonante
Giovedì 11 Marzo 2010 20:36
Samr Al Aflak
Ci sono ancora molte differenze tra il modo in cui un uomo ed una donna esercitano il potere ma soprattutto, a differire, sono le percezioni che una posizione di leadership al “femminile” suscita.
Recentemente l’America ha “corso il rischio” di eleggere il primo presidente donna, ovvero quella che sarebbe diventata uno dei “giganti” nella scena politica mondiale. Il senatore Hillary Rodham Clinton si e’ candidata alle presidenziali del 2008, offrendo un interessante precedente politico su come, il primo potenziale Capo dello Stato donna, si sarebbe dovuto presentare agli elettori per raccogliere consensi. Di particolare rilevo sono state le speculazioni intorno alle diverse aspettative, dunque il modo in cui questa avrebbe dovuto raccontarsi, in termini di esperienza e credenziali, per sfatare una serie di stereotipi e luoghi comuni circa la sua idoneita’ alla carica, ma anche per convincere i media, che tendenzialmente si focalizzano molto meno sulle posizioni politiche femminili. La campagna della Clinton ha indubbiamente subito diversi rimodellamenti, probabilmente nel tentativo di rispondere ad una serie, che fosse la piu’ ampia possibile, di attese standardizzate.
27 gennaio 1945. Per non dimenticare
Lunedì 25 Gennaio 2010 09:00
Michela Ravelli
Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Il 27 gennaio di sessantacinque anni fa il mondo entrò ad Auschwitz, prendendo atto del più efferato genocidio della Storia della civiltà moderna.
Si calcola che la follia nazista fece sei milioni di vittime, soprattutto Ebrei, ma anche Rom, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geoa, Polacchi, Comunisti, e altre etnie e categorie oppresse e considerate inferiori da un regime fanatico e totalitario.
La Shoah (termine ebreo che significa “catastrofe, disastro”) coinvolse giovani, anziani, bambini, intere famiglie, e si sviluppò in diverse fasi, interessando tutta l’Europa, Italia compresa, tra il 1938 e il 1945.
Inizialmente si privarono gli Ebrei dei diritti civili, poi vennero espulsi dalla Germania, e successivamente compressi in ghetti circondati dal filo spinato e controllati da guardie armate.
Poi, mentre le Einsatzgruppen rastrellavano Russia e Ucraina massacrando ogni oppositore del Regime Nazista, Hitler decise di attuare la “definitiva risoluzione della questione ebraica” ordinando la deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento in Polonia con il conseguente massacro nelle camere a gas.
Il 27 gennaio del 1945 il mondo cambiò per sempre, e l’Umanità, smarrita per tanta efferatezza, dovette prendere coscienza di essere complice di un omicidio di massa che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.
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Soffitti di vetro
Martedì 23 Febbraio 2010 20:32
Michela Ravelli
Così il Wall Street Journal nel 1986 definì il muro invisibile e invalicabile che impediva alle donne di accedere ai massimi livelli sociali e lavorativi.
Sono passati più di 25 anni, ma i soffitti di vetro non sono stati ancora abbattuti, nei Paesi meno sviluppati come in quelli definiti socialmente e culturalmente avanzati.
La discriminazione femminile è un problema di rilevanza mondiale, ma ancora troppo spesso sottovalutato rispetto alle problematiche di stampo razziale o religioso.
Le donne vengono discriminate a seconda e a causa del ruolo sociale che rivestono, perché sono madri, nubili, giovani, anziane, indigenti, sposate, indipendenti.
Sembra non ci sia una situazione ottimale che consenta di mettersi al riparo in modo definitivo e totale dagli attacchi di un sistema creato su misura e ad uso e consumo degli uomini.
Senza eccedere nella retorica femminista, come qualcuno potrebbe obbiettare, andiamo ad analizzare i fatti, statistiche alla mano, e scopriamo che l’Italia si pone al 45° posto su 59 Paesi per quanto riguarda l’esistenza dei soffitti e delle porte di vetro.
E scopriamo tristemente che indipendentemente dal ruolo che la donna riveste nella vita, e spesso anche più di uno contemporaneamente, è destinata sempre e ovunque ad essere vulnerabile e attaccabile, e a vivere in contesti che non le consentono di esprimersi liberamente.
Adesso basta
Domenica 13 Dicembre 2009 18:22
Redazione
Adesso basta. Lasciare il lavoro e cambiare vita. Filosofia e strategia di chi ce l'ha fatta. Ne abbiamo abbastanza. Lavorare per consumare non rende felici. Lo sappiamo tutti, ma come uscirne? Cambiare vita da soli sembra una scelta troppo faticosa. Addirittura impossibile. Invece no. Il downshifting ("scalare marcia, rallentare il ritmo") è un fenomeno sociale che interessa milioni di persone nel mondo (complice anche la crisi). Ma non si tratta solo di ridurre il salario per avere più tempo libero. Simone Perotti propone qui un cambio di vita netto, verso se stessi, il mondo che ci circonda, le abitudini, gli obblighi, il consumo. La rivoluzione dobbiamo farla a partire da noi, riprendendoci la nostra vita per essere finalmente liberi. Come ha fatto l'autore, che racconta la sua esperienza entrando nel merito delle conseguenze economiche, psicologiche, esistenziali, logistiche. Dire no non basta per essere felici. L'insicurezza economica cui andiamo incontro è anche un'occasione per ripensarci.
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