Comprendere la depressione

La depressione è un disturbo molto diffuso, sembra infatti che ne soffra il 10 - 15 per cento della popolazione; in particolare, è un disturbo due volte più comune nelle donne, anche se, per comprendere questo dato, è necessario tenere presente che le donne tendono a riferire, rispetto agli uomini, un numero maggiore di sintomi e questo può influenzare le statistiche.
Una tale diffusione può far pensare che il disturbo sia abbastanza conosciuto, in realtà, molte persone che ne soffrono tendono a sottovalutarlo oppure non riconducono i sintomi che stanno vivendo al disturbo depressivo, preferendo usare termini diversi per definire la loro situazione.
Ad esempio, il caso di Silvia, che ha scelto di intraprendere una psicoterapia presso il mio studio, può essere paradigmatico; Silvia, 27 anni, assistente marketing, racconta "C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono sentita come crollare, non riuscivo più ad occuparmi di nulla... anche le più piccole cose avevano un peso enorme... trovavo difficoltà a fare cose che, in altri momenti, avrei intrapreso con entusiasmo... continuavo a ripetermi che si trattava di un momento di forte stress ma non riuscivo ad uscire dalla condizione che si era creata... non riuscivo a trovare le forze per reagire... piano piano mi sono resa conto che non si trattava solo di un periodo nero e che da sola non ce l’avrei fatta". La depressione viene spesso definita facendo riferimento ad uno specifico stato d’animo, principalmente contraddistinto da un umore negativo che fa sentire le persone depresse "sempre giù", quotidianamente alle prese con una profonda tristezza e l’incapacità di provare lo stesso piacere che motivava prima a svolgere le medesime attività.
Lo scrittore Mark Twain definisce in modo efficace lo stato d’animo depressivo quando dice: "il presente è un pesante fardello, il passato un arido deserto e il futuro un camminare senza avanzare".
Episodi depressivi possono seguire eventi "psicosociali" scatenanti, Silvia, ad esempio, stava passando un momento difficile per aver perso una persona cara. Oppure una patologia depressiva può insorgere anche in assenza di episodi scatenanti significati.
E’ senza dubbio vero che l’umore depresso definisce in modo significativo la depressione, tuttavia, per comprendere a fondo questo disturbo è necessario sapere che non include solo aspetti emotivi ma sintomi cognitivi, comportamentali e anche fisici. L’esperienza di Silvia può aiutarci a capire questi aspetti meno conosciuti della depressione, Silvia, infatti, si "sentiva continuamente stanca ma non riusciva a prendere sonno, e neppure quando dormiva tanto riusciva a svegliarsi rilassata e a recuperare le energie che si erano perdute nel nulla...". L’insonnia, la tendenza a dormire di più oppure di meno rispetto al solito sono alcuni dei sintomi fisici della depressione. Questi costituiscono, forse, il risvolto meno conosciuto del disturbo. Anche l’appetito può modificarsi, aumentando o diminuendo, e, di conseguenza può esserne coinvolto il peso corporeo; anche il desiderio sessuale può diminuire. I sintomi fisici sono una parte importante del disturbo depressivo, anche se la maggior parte delle persone è portata a credere che i problemi con il sonno, l’appetito o la motivazione non facciano parte della depressione.
La depressione può manifestarsi in modo più evidente soprattutto di mattina; può diventare impossibile alzarsi dal letto per intraprendere le attività della giornata e durante la giornata può diventare difficile dedicarsi alle attività di cui prima era un piacere occuparsi; la depressione può portare anche a ritirarsi dalla vita relazionale o sociale in generale, isolandosi dagli altri.
La depressione comporta cambiamenti anche nel modo di pensare, coinvolge il nostro modo di considerare noi stessi e gli altri: comprende pensieri che vanno dal senso di inutilità, dalla mancanza di speranza nel futuro alla completa negatività di pensiero su se stessi e il mondo attorno noi. Nei casi più gravi può portare alla formulazione di pensieri sul suicidio. Il suicidio è l’epilogo più tragico ed evidente di questa patologia e purtroppo le statistiche confermano un preoccupante aumento dei casi.
E’ importante sapere che non si può uscire da soli dalla depressione; frequentemente i famigliari cercano di incoraggiare i loro cari che soffrono di depressione a sforzarsi di reagire, ma reagire è proprio ciò che una persona depressa non può fare. È dunque importante non sottovalutare la situazione e tenere conto che rivolgersi ad un esperto è fondamentale per cercare di comprendere i sintomi ed iniziare un percorso terapeutico prima che la depressione raggiunga uno stadio grave. Inoltre, è bene sapere che l’assunzione dei soli farmaci, se non integrata da una psicoterapia, nella maggior parte dei casi non è efficace. Gli antidepressivi (ne esistono diverse tipologie) agiscono sulla sintomatologia della depressione, ma non eliminano le cause profonde del malessere. E’ comunque necessario annotare che, per assumere farmaci antidepressivi, è necessario essere seguiti da un medico e non tentare rimedi "fai da te" consigliati da amici o da conoscenti perché la terapia farmacologia deve sempre essere formulata "ad personam".
L’assunzione di farmaci può essere utile per le persone che vivono un'esperienza depressiva profonda che si prolunga da tempo. Quando questi sintomi si presentano ripetutamente o sono cronici possono interferire pesantemente con la nostra vita relazionale e professionale. In altri casi è utile iniziare una psicoterapia, come mesi fa ha fatto Silvia che ora si permette di dire: "adesso sento di avere più energie per reagire, mi rendo conto di vedere le cose in modo diverso e ho le forze per affrontare la vita di tutti i giorni". La psicoterapia lavora anche sull’ideazione depressiva, considerata il nucleo della malattia, ovvero lavora sulle modalità di pensiero stereotipate e disfunzionali impiegate da chi soffre di depressione.
La fascia d’età maggiormente coinvolta è compresa tra i 25 e i 44 anni. La vulnerabilità delle nuove generazioni può dipendere da numerosi fattori: i cambiamenti che hanno investito la famiglia, la società, il lavoro; l’incremento dell’urbanizzazione; la diffusione dell’uso di sostanze. Il dato più allarmante è che nel corso del XX secolo è aumentato per tutti il rischio di ammalarsi. E’ bene quindi avere informazioni dettagliate per imparare a comprendere questo disturbo e sapere che da esso si può guarire, ma che è bene allarmarci e riconoscere in anticipo l’inizio di questo tunnel.

Giuseppe Ferrari
psicologo e psicoterapeuta

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