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Che fine ha fatto Rosa Parks?

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Rosa Parks

Mi viene in mente Rosa Parks.
La guardo nelle foto più recenti (è morta nel 2005, a novantadue anni), con gli occhiali enormi ed il sorriso largo e rugoso, e mi sembra così piccola.
Il suo nome evoca un'America che sembrava un fantasma lontano, di un mondo che non c'era più. Perché era l'America degli anni Cinquanta, delle lotte per i diritti civili degli afroamericani, che sarebbero sfociate, negli anni Sessanta, nei fatti che ci sono più noti:
Il Civil Rights Act del 1964 di Lyndon Johnson (il più lungimirante provvedimento del tempo che, tra le altre cose, proibiva la discriminazione razziale negli alberghi, nei ristoranti e nei teatri), la militanza dei gruppi neri nazionalisti, come i Black Muslims da cui emerse Malcolm X (assassinato nel 1965), o le Black Panthers che inneggiavano ad un "potere nero" e che gridavano il loro risentimento per la guerra del Vietnam (che la popolazione di colore sosteneva in maniera sproporzionata, costituendo un 18 per cento delle forze americane), l'I Have a Dream e poi l'assassinio, nel 1968, di Martin Luther King.

Ma prima di tutto questo, dieci anni prima, c'era stata Rosa Parks.
Il primo dicembre del 1955 questa donna coraggiosa, militante dei diritti civili, tornando a casa dal lavoro, si sedette su un autobus di linea a Montgomery, in Alabama, e lo fece troppo avanti, nella zona riservata ai bianchi. Rifiutandosi di alzarsi per cedere il posto ad un uomo bianco, fu arrestata per aver violato un'ordinanza cittadina. Il giorno dopo iniziarono le prime reazioni violente: un boicottaggio dei mezzi pubblici che durò più di trecento giorni (organizzato, tra gli altri, anche da King), e che fu la miccia che fece scattare l'ondata di proteste in tutto il Paese.

Nel 1956 il suo caso venne portato davanti alla Corte Suprema che decretò all'unanimità incostituzionale la legge sulla segregazione dei mezzi pubblici.

Leggo sui quotidiani che nella città di Foggia sta per partire il primo autobus segregazionista italiano. Questo mezzo pubblico sarà riservato agli immigrati del centro di accoglienza dei richiedenti asilo politico, e partirà da Borgo Mezzanone, alla periferia di Foggia, per raggiungere la città. Il sindaco, Orazio Ciliberti, appoggiato dal prefetto e dall'Ataf, sostiene che il provvedimento non sia razzista, ma dettato dalla necessità di potenziare i mezzi di trasporto, poichè la linea che collega Borgo Mezzanone a Foggia è sempre sovraffollata, ed al capolinea e sull'autobus i litigi tra i passeggeri erano diventati un problema serio.

E allora la soluzione è aggiungere un autobus. Per gli immigrati (che, nelle parole del sindaco, potranno comunque usare, in alternativa, quello "riservato agli italiani").
Risuona ancora l'eco di una voce femminile che si è seduta "troppo avanti", nell'autobus, nella storia, e al suggerimento di tornare indietro, risponde fermamente il suo no. E mi chiedo che fine abbia fatto Rosa Parks.

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