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Terme e vino rendono omaggio alla Valtellina

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Bagni Nuovi di Bormio

Terme e vino:un abbinamento che può sembrare insolito, due mondi completamente diversi e spesso in contrasto tra loro. Da una parte quello degli appassionati della remise en form, che si nutrono seguendo un'alimentazione sana ed equilibrata, si prendono cura del proprio corpo e bevono tisane; dall'altra quello dei buongustai, che prediligono i piaceri della gola, quali fedeli discepoli di Bacco, dio romano del vino e dei vizi.

Eppure questo binomio non suscita stupore se si parla di Valtellina, terra di cui proprio terme ed enogastronomia rappresentano due aspetti che hanno contribuito, seppur in modo diverso, a rendere famosa questa bellissima zona della Lombardia.

Questa consapevolezza ha indotto il Consorzio per la tutela dei vini della Valtellina, cartello fondato nel 1976 che raggruppa le case e le aziende vinicole della Provincia di Sondrio e l'unico in Italia che possa fregiarsi di due D.O.C.G, a scegliere la straordinaria cornice offerta dai Bagni Nuovi di Bormio per promuovere i suoi prodotti con l'evento "Dalla vigna al bicchiere". Una manifestazione unica nel suo genere, dove territorio, tradizione, gusto e benessere si sono fusi insieme per dare agli ospiti un assaggio di ciò che la Valtellina può offrire ai suoi visitatori.

Obiettivo dell'evento, voluto dal neo eletto direttivo del Consorzio e organizzato in collaborazione con i Bagni Nuovi di Bormio, è stato quello di diffondere la conoscenza e rilanciare l'enologia valtellinese, puntando sul territorio, sulla sua unicità, sulla ricerca agronomica e sulla sperimentazione. La giornata è stata suddivisa in tre parti: un convegno con degustazione, assaggi liberi di alcuni produttori alle terme e dulcis in fundo la cena conclusiva.

Nel corso forum degustazione, che ha aperto i lavori, il direttore del consorzio ha esposto il programma da realizzare nei prossimi anni, da attuarsi partendo proprio dalla vigna, per arrivare, solo in un secondo momento, al bicchiere.
Un approccio innovativo, che costituisce un'assoluta novità per i produttori, finalizzato a dimostrare come l'unicità e il vero fattore distintivo del prodotto scaturiscano in primis dalle diverse peculiarità del territorio, oltre che dalle tecniche di vinificazione ed invecchiamento utilizzate.

A Bormio si è, così, riflettuto sul vino, partendo dalla terra, dall'uva, dal clima e dal lavoro agronomico dell'uomo, grazie alle testimonianze di esperti di enologia, agronomia e docenti universitari.

La degustazione alla cieca di 9 vini, ordinati in modo casuale e senza fornire alcuna spiegazione sul tipo di uva, sul produttore, sul trattamento o sull'età, oltre a ribadire la grande qualità dei vini a Denominazione di Origine Valtellina, ha permesso di far toccare con mano le tematiche affrontate durante il forum, mettendo in risalto quanto fattori quali il clima, l'altitudine, la piovosità, l'esposizione al sole, il tipo di vegetazione, piuttosto che le tecniche di allevamento possano contribuire alla differenziazione del contenuto delle varie bottiglie.

Dopo il convegno si è dato spazio ad un innovativo proseguimento che ha visto le aziende vinicole presentare i propri prodotti in una location originale ed esclusiva: il Centro Termale Spa&benessere Bagni Nuovi.
I banchi d'assaggio sono stati allestiti all'interno della struttura termale tra saune, piscine idromassaggio, fanghi e vasche d'acqua calda all'esterno sotto le stelle. Qui gli ospiti hanno potuto vivere un'esperienza veramente unica. Un breve viaggio attraverso i sensi, incluso il gusto e l'olfatto, che ha contribuito a rivitalizzare e amplificare tutte le percezioni e ha permesso di sperimentare direttamente le possibili sinergie tra vino e relax.

Ha concluso la serata la cena stellata nel suggestivo Salone dei Balli, ideata dagli chef Andrea Tonola, Stefano Masanti e Gabriele Santelli, coordinati da Claudio Prandi, dove cibo e vino hanno fatto da protagonisti.

Elemento vincente dell'evento può sicuramente essere considerato l'abbinamento tra terme millenarie e vino, che, anche alla luce del grande successo, si pensa di riproporre anche in futuro, come importante momento di promozione.

Per informazioni:
Consorzio Tutela Vini Valtellina
Via Piazzi, 23
23100 Sondrio
Tel. +39 0342 200871 | Fax +39 0342 358706 | info@consorziovinivaltellina.com | www.consorziovinivaltellina.com

Terme nuove di Bormio - Bagni di Bormio Spa Resort
Via Bagni Nuovi, 7
23038 Valdidentro (SO) - per informazioni: tel +39 0342.910131

Percitour: un viaggio in vespa

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Giappone Kyoto

Cosa fare se la tua ragazza vive a Kyoto, mentre tu sei torinese?
Nell'era di Facebook e di Skype, la risposta più ovvia sarebbe: ci si parla in chat, ogni tanto si fa una videochiamata, e magari una volta all'anno uno dei due prende un aereo e ci si rivede.
Perci, all'anagrafe Giuseppe Percivati, ha pensato ad una soluzione più spettacolare, cioè raggiungere la sua fidanzata, in Giappone, in vespa. E così, il primo agosto di quest'anno, questo ragazzo di 24 anni ha iniziato un viaggio incredibile, che dalla sua città natale lo porterà ad attraversare quindici nazioni, passando per i Balcani, la Turchia, l'Iran, il Pakistan, l'India ed il Sud-est asiatico. Il tutto, completamente da solo.

Ogni suo spostamento è documentato nel suo sito www.percitour.com, dove, oltre a dare dei consigli a chi volesse affrontare un'avventura simile (dalla preparazione del mezzo, alla scelta dei vestiti, ai documenti e le vaccinazioni necessarie), tiene aggiornati i lettori riguardo le tappe del suo viaggio. In più, grazie a Michele Ferrari (docente di fotografia e video della Scuola del Viaggio: www.scuoladelviaggio.it), racconta la sua storia anche in diretta webcam.

L'ultimo post ci racconta del suo arrivo a Calcutta e dell'incontro con una ragazza giapponese che gli farà da guida. L'ultimo tratto del suo tour lo vedrà attraversare Thailandia, Laos e Vietnam, per poco più di 4000 chilometri (nulla, a confronto dei 15000 che ha già affrontato), per arrivare finalmente alla meta.

Attendiamo gli ultimi aggiornamenti, noi romantici supporters, ansiosi di vedere, finalmente, nella galleria fotografica, l'immagine del ricongiungimento finale. Perché diciamocelo, va bene il fascino delle terre che ha visitato e documentato, ma non dimentichiamoci della causa scatenante, che lo ha fatto partire: la sua storia è già diventata una favola moderna.

Viaggio in Sicilia tra le case dei Vip

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Sicilia

Animata da uno spirito di moderna Sherlock Holmes, visto l'arrivo della bella stagione, mi metto con la mia lente di ingrandimento sulle tracce dei Vip nazionali ed internazionali che hanno scelto di vivere stabilmente, per alcuni periodi dell'anno, nella mia isola, rendendomi conto che oltre all'isola-provincia, all'isola-città, all'isola-paese, all'isola-famiglia e all'isola-individuo come definisce la Sicilia Camilleri, esiste un'isola vip sconosciuta ai più.

Ma iniziamo il nostro breve itinerario, tra il serio e il faceto, animati da curiosità non proprio intellettuale. Dalla provincia di Catania, tra i Comuni di Sant'Alfio e Milo, paesi piccolissimi alle pendici dell'Etna, circondati da una natura selvaggia ancora poco dominata dall'uomo, tra le viti e gli ulivi, in disparte quasi nascoste pullulano curiosamente le case dei Vip.

Per esempio, è risaputo che Mick Hucknall, cantante dei Simply Red, per buona parte dell'anno vive a Sant'Alfio dove ha acquistato una tenuta in cui produce un pregiatissimo nero d'Avola dal nome non proprio originale "Il Cantante" che gode però di ottima fama fra gli esperti vitivinicoli.

Sempre a Sant'Alfio da qualche anno ha casa, una cascina ottocentesca con vista mozzafiato sul mare circondata dagli ulivi, la talentuosa Carmen Consoli che ha scelto questo come il paese dove invecchiare e che trova ispirazione per le sue canzoni nella tranquillità di questi luoghi ameni.

A pochi chilometri di distanza, a Milo, sono vicini di casa rispettivamente Lucio Dalla e Franco Battiato. Chissà se quando ad uno manca lo zucchero o il caffè, lo chiede all'altro per mantenere rapporti di buon vicinato.

Si narra che nei periodi estivi fra una granita e un arancino tra una siesta sulle amache nella canicola estiva in mezzo agli alberi di aranci e limoni, cantanti come Nek, Gianni Morandi e via dicendo, ospiti nelle case dei loro colleghi, producano nuovi progetti musicali.
Negli anni Settanta, fece costruire la sua villa a Vulcano, Mike Bongiorno che ormai da tempo non si avvista più sull'isola, forse divorato anche lui dalla furia dei turisti mordi e fuggi dei fine settimana estivi.

Ma ci dobbiamo spostare a Ragusa per arrivare veramente alle stelle... hollywoodiane. Infatti, curiosità delle curiosità, Susan Sarandon attrice premiata con l'Oscar per "Dead Man Walking", ha origini ragusane. La madre portava il cognome Criscione. Alcuni suoi parenti vivono ancora nella provincia siciliana e la accolgono spesso quando si trova in Italia per le vacanze.
La Sarandon ama il modo di vivere dei ragusani, l'ospitalità dei parenti, il buon cibo. Tra le altre cose ha una piccola casa nel centro di Ragusa, nulla di trascendentale, piuttosto una casetta che possa rappresentare il giusto rifugio dopo la vita mondana di Hollywood. La Sarandon non è ancora intenzionata a ritirarsi dalle scene, ma ha chiaramente dichiarato che, quando sarà il momento, saranno le strade di Ragusa ad ospitare i suoi passi da "pensionata" eccellente.

Ma i Vip, in questi ultimi anni, sembrano essersi affezionati alla natura ancora incontaminata e selvaggia dell'isola di Pantelleria. Carol Bouquet, Giorgio Armani, il fotografo Fabrizio Ferri, possiedono degli splendidi Dammusi a Pantelleria, le abitazioni tipiche del luogo, dove ospitano i loro amici Vip nazionali ed internazionali. Qua l'elenco si fa veramente lungo e interessante: Sharon Stone, Madonna per dirne solo alcuni.

Di fronte a questo inventario vip sicuramente non esaustivo, il clamore che ha fatto la villa di Giorge Clooney sul lago di Como ci sembra, per fare un citazione aulica, "tanto rumore per nulla".

Il nostro "Viaggio in Sicilia" tra le case dei Vip è giunto alla fine. Il mio era solo un pretesto simpatico, quasi un aperitivo estivo, per riflettere su come tanti stranieri amano la mia terra e hanno capito l'essenza della sua bellezza forse più di noi siciliani.
Una terra da "scoprire" proprio nel senso di spogliare da tutti i luoghi comuni che ormai non trovano più riscontro nella realtà dell'isola, fuori dai normali itinerari dettati dai depliant turistici. Scoprire i suoi colori, i suoi sapori mescolati alle contaminazioni delle nuove cucine, i profumi delle arance, delle zagare che continuano a crescere ostinatamente, anche in mezzo agli orrori della speculazione edilizia, il vulcano che a volte ci fa avvertire il suo brontolio per tenere lontano gli ospiti indesiderati.

Questa estate abbiamo tutti un'altra occasione per scoprire questa isola immersa nel Mediterraneo. Come diceva Goethe "qui è la chiave di tutto".

"Street food": una tradizione veloce che arriva dal passato

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sushi

Se pensiamo ad un panino con la salsiccia, cosa ci viene in mente? Probabilmente una partita allo stadio, o forse un concerto. Ma ultimamente, questo "cibo da strada" si sta sempre più diffondendo e non lo consumiamo più in circostanze eccezionali.

Spesso, per comodità, fretta e frenesia ci ritroviamo costretti a sostituire uno dei nostri tradizionali pasti, con un pranzo fugace, magari in piedi o seduti su qualche sgabello, fronteggiati da una piccola superficie di appoggio, davanti uno specchio che ci fa rendere conto di quanto siano pronunciate le nostre occhiaie e quanto desidereremmo essere in un comodo tavolino con poltroncine.

Ma da dove arriva questa tradizione? Contraddicendo il luogo comune statunitense dei "fast food", bisogna affermare che il modello di alimentazione veloce ha avuto origine in Oriente, precisamente a Bangkok, in Thailandia. Infatti, se ci si reca in questa città, si nota subito quanto sia piena di piccole botteghe o bancarelle, che si affacciano o sono direttamente sulla strada.

Ma oggi, la capitale dello "street food" è Singapore, nella penisola malese. Nel cuore della città è stato addirittura allestito un mercato coperto, dove è possibile gustare qualsiasi tipo di cibo. Ovviamente, grazie all'iniziativa di creare un luogo specifico dove mangiare, i controlli sanitari sono completi e costanti.

La cucina di strada, però, ha origini molto antiche, quando i mercati o le ferie obbligavano contadini e artigiani ad allontanarsi dalle loro case per lavoro, e di conseguenza erano costretti a procurarsi cibo senza perdere troppo tempo per gli affari nell'arco della giornata. L'elemento fondamentale era già allora la velocità, quindi veniva escluso l'uso di posate, stoviglie e tutti i convenevoli della tavola.

In Cina e in Giappone aumentano sempre più le bancarelle dove è possibile assaggiare un freschissimo sushi, mentre negli Stati Uniti non mancano furgoncini che offrono hot dog, dai quali fuoriescono salse di diversi colori già al primo morso. Addirittura, in questa zona dell'America, si disputa annualmente una gara, nella quale viene premiato il miglior "street fooder".

Se passiamo alla Turchia, non possiamo non nominare il Kebab, lo spiedone rotante di carne grigliata. Negli anni '50, alcuni Turchi emigrati in Germania modificarono la ricetta per adattarla ai gusti tedeschi e crearono il Döner Kebab, ovvero un panino preparato con pane arabo e l'aggiunta di molti ingredienti, oltre la carne. Quest'ultimo, si andò ad affiancare al classico panino con Bratwurst e crauti.

Ma anche l'Italia ha l'imbarazzo della scelta, per quanto riguarda la "cucina da strada". L'esempio più classico e presente ovunque è la pizza: ripiegata in due o quattro e riposta su un cartonicino. Se poi ci vogliamo specializzare nelle diverse regioni, non si può dimenticare la piadina romagnola, o la focaccia di recco e la farinata della Liguria. Neppure il panino con il lampedrotto di Firenze o con la porchetta di Roma.

Largo spazio anche alle fritture: a Napoli ci sono le paste cresciute o i panzerotti o i calzoni, a Palermo i fiori di zucca, i filetti di baccalà e i supplì. E per i più assetati, nel Lazio e in Sicilia, rispettivamente gratta checche e granite. A Catania, addirittura, la colazione estiva si compone spesso di brioche e granita.

Assaggiare i piatti tipici di una località, italiana o straniera, dovrebbe essere compito di ogni buon turista, anche se si tratta di un semplice banchetto ai bordi di una strada. Anzi, spesso accade che i cibi più buoni, si mangino proprio nei locali meno attrezzati. E poi, se un modo di mangiare così veloce e pratico è arrivato fino ai giorni nostri, da un passato estremamente lontano, vorrà pur dire qualcosa, no?

A Colonia sulle tracce dei Re Magi

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Un viaggio a Colonia, in Germania, non dovrebbe mancare, soprattutto in questo periodo dell'anno. Le piazze sono affollate da mercatini d'artigianato e di dolci tipici, le luci illuminano le strade e i vicoli più bui ed il clima, freddo e nevoso, avvolge tutto, creando una strana sensazione di magia.

Ma non bisogna farsi prendere dallo shopping e dall'atmosfera natalizia. La prima cosa da segnare sulla cartina turistica riguarda la visita al Duomo, che si erge a poca distanza dalla riva sinistra del Reno.

La prima pietra fu posta nel 1248 e fu costruito in stile tardo-gotico, d'ispirazione francese. L'idea di innalzare una cattedrale a Colonia, aveva già preso corpo molti anni prima, quando l'arcivescovo di Dassel, cancelliere dell'imperatore Barbarossa, pregò i milanesi di consegnargli le presunte reliquie dei Re Magi, lì portate dall'imperatore Costantino dopo averle recuperate in Oriente.

Questi re, che avevano adorato Gesù Bambino, dovevano assolutamente avere una dimora adeguata e la costruzione di un maestoso edificio sembrò la soluzione migliore. I lavori durarono 700 anni e costarono circa 10 miliardi di euro, ma alla fine, il risultato fu sorprendente.

Appena entrati in Duomo, viene spontaneo recarsi immediatamente al reliquario dei Magi, che brilla dietro l'altare. Si trova all'interno di una teca di vetro, perché è molto prezioso: d'oro e d'argento, decorato con pietre preziose.

Da quel momento, questa città tedesca divenne subito meta di pellegrinaggio per coloro che volevano rendere omaggio ai re, che avevano seguito la stella cometa. Ovviamente, questo culto è sempre stato molto sentito anche dagli abitanti di Colonia e tutt'ora, il 6 gennaio, si celebrano festeggiamenti importanti.

Secondo la tradizione, i re Magi portano nelle case la benedizione del Signore Gesù, come protezione contro le malattie, il fuoco e gli incidenti. Questo è servito ai giovani per ispirarsi e organizzarsi in piccoli gruppi dal nome "Sternsingen", ovvero "I cantori della stella". Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, essi girano per le strade e si fermano sugli usci delle case a cantare o recitare poesie che annunciano l'arrivo della stella cometa.

Prima di andarsene, segnano con il gesso, sulle porte, le cifre dell'anno in corso e la sigla CMB. Ad esempio, quest'anno, scriveranno: 20 +C+M+B+09. La sigla può riferirsi alle iniziali dei nomi dei tre re (Caspare, Melchiorre e Baldassarre), ma in realtà, si tratta di: "Christus Mansionem Benedicat" (Cristo benedica questa casa).

In cambio di questa visita di buon augurio, gli abitanti delle case regalano ai giovani dolcetti e qualche soldino. Così, negli ultimi anni, intorno a questa tradizione, è nata un'iniziativa molto bella: le offerte in denaro sono raccolte i a favore dei bambini poveri di questo mondo.

Natale in Australia

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Che Natale sarebbe senza neve e freddo? Senza maglioni e sciarpe di lana? Senza vivere questi giorni di festa in inverno?

Eppure, chi ha avuto la fortuna di vivere un Natale a testa in giù, sa perfettamente che in Australia, si tratta di un'esperienza totalmente diversa da quella italiana.
In Oceania, infatti, dicembre cade nella stagione estiva, con temperature che raggiungono i 30 gradi e quindi, le meritate vacanze non si possono che godere in spiaggia, indossando bermuda e t-shirt.

Come in altri paesi, anche qui, le persone cercano di stare insieme durante questi giorni di festa, perciò, capita spesso di trascorrere ore ed ore di viaggio per raggiungere i parenti, perché le distanze tra una città e l'altra sono molto estese.

In Australia non si trovano solo le tradizioni natalizie di una particolare città, regione o paese, ma si creano fantasiosi ed originali mix, poiché gli abitanti del continente provengono da diverse culture e la maggior parte di loro aggiungono i propri usi e costumi alle classiche celebrazioni del luogo.

Una particolare tradizione iniziata nel 1937 a Melbourne, sono i "Carols by Candlelight", cioè i canti a lume di candela, che si tengono ogni Vigilia di Natale e coinvolgono tantissime persone. Vengono stese coperte a terra e si cantano insieme canzoni di Natale, avvolti dal bagliore delle fiamme delle candele. Sempre a partire da quello stesso anno, si tiene il concerto di Natale nella cattedrale di St.Mary, a Sidney.
Inoltre, la sera della Vigilia, per sconfiggere l'afa e rinfrescarsi, ma anche per festeggiare la nascita di Gesù Bambino, è tipico fare un bel bagno in mare allo scoccare della mezzanotte.

In questo periodo dell'anno, le strade, le piazze e le case vengono addobbate con fiori di Jaracanda o con i cespugli di Natale, piante con piccoli fiori rossi, simili alle nostre Stelle di Natale. Le altre decorazioni hanno immagini poco consone a ciò a cui siamo abituati, ma sono pur sempre tipiche dell'Australia: canguri e koala vestiti da Santa Klaus e cartoline con Babbo Natale in costume. Infatti, la figura di Babbo Natale esiste, ma non giunge con il suo carico di doni a bordo di una slitta, dal cielo, bensì arriva cavalcando le onde dell'oceano su un surf.

Un momento molto importante, in tutte le famigli e tra amici, è lo scambio dei regali, detto "Chrissie Presies".

Per quanto riguarda i pasti, la cena di Natale prevede il sacrificio di un tacchino, oltre che a prosciutto e carne di maiale arrosto. Ma, dal momento che è estate, una tradizionale "abbuffata" potrebbe trasformarsi in una noiosa e pesante cena. Perciò gli australiani preferiscono organizzare serate in riva al mare, con buffet ai frutti di mare o piatti freddi con tacchino ed insalate.

La preparazione del dolce di Natale per eccellenza, il pudding, è fatta mescolando a turno l'impasto ed affidandogli uno speciale desiderio. Spesso, vi si nasconde dentro una fede d'argento, come garanzia di felicità coniugale, una carta da gioco o una monetina, come simbolo di fortuna e ricchezza. Un altro dessert che arricchisce le tavole è la Paylova, cucinata con fragole, frutto della passione, e panna montata.
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Nell'entroterra romagnolo, mercatini e presepi di Natale ricreano la magia della nascita di Gesu' in una suggestiva ambientazione medievale. Si tratta della manifestazione "Il Paese del Natale", che si celebra tutti gli anni, nei week-end di dicembre, nel pittoresco centro storico di Sant'Agata Feltria, paesino situato a circa un'ora da Rimini, nelle comunità montane tra Marche e Romagna.

Per l'occasione, la cittadina si anima di suggestivi presepi artigianali e di bancarelle con ornamenti natalizi e mille idee regalo.

Per la gioia dei più piccini, nella piazza principale viene allestita la casa di Babbo Natale e degli Elfi, con tanto di renne in carne ed ossa con slitta. Pochi passi più avanti c'è la "Mangiatoia", dedicata ai più grandi, all'interno della quale si possono gustare i piatti dell'avvento, proposti anche nei vari ristoranti e trattorie della zona. Completano questo quadro gli zampognari, che in abiti locali, passeggiano tra la folla, suonando le loro zampogne.

Indipendentemente dagli allestimenti e dagli addobbi tipici di questo periodo dell'anno, il centro di Sant'Agata è un piccolo gioiello del Medioevo. Le stradine strette, il caratteristico vicolo del Bacio, l'imponente Rocca del x secolo, che si erge sulla vallata circostante, contribuiscono a riportare il visitatore indietro nel tempo, al periodo sfarzoso delle Signorie dei Malatesta e dei Montefeltro.

Altra attrazione da non perdere è la visita dell'affascinante teatro Angelo Mariani del 1605, uno dei pochi teatri ancora oggi esistenti interamente costruito in legno. E' ospitato all'interno di un palazzo in stile liberty che sorge nella piazza principale e fu scelto da Gaber per la sua recita "la Divina Commedia". Rappresenta un autentico girello d'arte e di storia.

Degne di nota sono, inoltre, le moderne sculture realizzate da Tonino Guerra, artista amico di Fellini, quali la scala a forma di enorme lumaca raggomitolata su se stessa che porta alla piazza, e le altre due Fontane d'Arte, sculture sorprendenti per originalità e design.

Le renne, le luci e i suoni del natale, le pittoresche bancarelle, i vicoli stretti, il panorama mozzafiato che si gode sulla valle, contribuiscono a far rivivere quell'atmosfera intima e raccolta di un tempo ormai lontano. In questo luogo apparentemente fuori dal tempo il presente sembra confondersi con il passato, come se fosse parte di una favola antica in eterno divenire. Quale modo migliore per prepararsi all'avvento del Natale?

Australia, gara di ferite sul surf

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bondi_beach.jpg

Sidney, la città dei sogni. La meta più lontana e desiderata da noi italiani. Una città grandissima, ricca di edifici, animali, spiagge, usi e costumi. Ma credo che nessuno, immaginando l'Australia, abbia mai pensato a tradizioni crude e violente.

Passeggiando lungo le bianchissime rive di Bondi Beach, con l'acqua dell'oceano che solletica i piedi ogni volta che raggiunge la battigia, si prova una forte sensazione di freddo, ma il sole riesce a far sopportare i brividi che corrono lungo il nostro corpo. Sulla sabbia si intravedono solo le nostre impronte e quelle delle zampette dei gabbiani. Si respira il profumo di salsedine, insieme ad una piacevole sensazione di calma e tranquillità, nella quale cerchiamo di ritagliarci uno spazio per noi stessi, di riflessione, di pensiero, di meditazione. Ci sembra di essere dall'altra parte del mondo ed in effetti, lo siamo.

Capita spesso, però, che questa pace sia improvvisamente interrotta dalle grida dei surfisti. Scendono in spiaggia di corsa: uno di fianco all'altro si dirigono verso il mare, come fossero uno sciame d'api impazzite, dirette sul miele. Senza esitare si tuffano in mare ed immediatamente iniziano ad affrontare le onde. Sembra non abbiamo paura di niente e che il loro scopo sia quello di rimanere il più possibile in equilibrio.
E' impossibile non osservarli, non rimanere incantati da tanta bravura, precisione e coordinazione. Si viene assaliti da un senso di timore, perchè i ragazzi che surfano sono tantissimi e l'oceano non appare abbastanza grande per tutti. Quando tardano a riemergere dall'acqua, si rimane con il fiato sospeso e si attende con ansia il momento in cui torneranno a riva.

Nel frattempo, la spiaggia si riempie di persone che indossano la stessa divisa. Sono i guardaspiaggia, i famosi "baywatchers" che salvano i bagnanti nei telefilm. Il pensiero va ai giovani surfisti: probabilmente qualcuno si è fatto male ed è stato richiesto un tempestivo intervento dei medici. Purtroppo, la realtà è ben diversa.

L'unico desiderio di quei ragazzi è farsi male. Esatto. Risulta impossibile, assurdo, illogico, ma è così. La loro non è una sfida con l'oceano o con gli altri che praticano lo stesso sport; loro vogliono vincere avendo il maggior numero di ferite sul corpo. Cercano di prendere le onde migliori per farsi sbattere contro gli scogli. E continuano, non si arrendono finché non si sentono sfiniti e tornano a riva.

Qui, velocemnete si tolgono la muta e mostrano con orgoglio i tagli che invadono le braccia, le gambe, la schiena. Se sanguinano sono ancora più felici.
Mentre vengono medicati, tengono i pugni stretti e soffocano i lamenti. Qualcuno deve addirittura essere recuperato in mare, perché non è più in grado di rientrare con le sue sole forze. L'impressione è che più questi ragazzi sono mal ridotti, più in alto è il posto che gli attende sul podio.

Giocare, ridere, sfidarsi sono emozioni che non possono mancare mai nella via di ognuno, soprattutto se si gode di questi istanti all'aria aperta e in un meraviglioso paesaggio naturale. I libri, i documentari, i film, identificano Bondi Beach come il paradiso dei surfisti, eppure, davanti agli occhi di chi si trova in quel luogo, la magia scompare e lascia posto solo a tanto, troppo esibizionismo.

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