Recently in Viaggi e Tempo libero Category

Panoramica Castel Thun

Un'entusiasmante fine settimana tra paesaggi spettacolari, eremi e canyon, in compagnia di storia, arte, cultura, avventura e prelibatezze del territorio, con un'anteprima inedita: l'apertura del museo castello di Thun

Molti conoscono la Valle di Non per via delle pregiate mele Melinda, che provengono proprio da questa vallata trentina. Non tutti sanno, però, che quest'incantevole luogo, situato nella parte nord ovest del Trentino, dai più considerata solo come una meta di transito, offre al visitatore la possibilità di trascorrere un soggiorno entusiasmante, tra storia, arte, cultura, natura e sapori del territorio.

La Valle di Non merita una visita soprattutto tra maggio e giugno, quando i campi coltivati a meleto, che costituiscono la caratteristica predominante del paesaggio, si coprono di fiori e ricordano vagamente la fioritura dei ciliegi in Giappone.

A questo suggestivo spettacolo della natura, quest'anno si è aggiunta anche l'apertura del museo castello di Thun (www.castelthun.com), antica residenza di uno dei più prestigiosi casati della scena mitteleuropea, ora proprietà della Provincia e parte del museo del Buonconsiglio.

Situato in posizione panoramica in cima a una collina a 609 metri di quota sopra l'abitato di Vigo di Ton, l'antico maniero è un esempio fra i più interessanti di architettura castellana trentina, tipicamente gotica. E' visitabile sia nelle parti esterne che in quelle interne, che conservano gli arredi originali, peculiarità che rende la visita particolarmente interessante e istruttiva.

Il castello di Thun può sicuramente costituire il punto di partenza per esplorare il territorio circostante, approfittando magari dei pacchetti speciali organizzati dall'Apt della Val di Non che abbinano l'ingresso al Castello a itinerari d'arte, natura e gastronomia (da 120 € a persona per 2 notti in doppia b&b, info: tel. 0463.900177, www.guidavacanze.it).

La vicina Sanzeno, per esempio, ospita il museo retico, ricco di testimonianze storiche e archeologiche, e costituisce la base per raggiungere il pittoresco santuario di San Romedio, che risale al 1200, oggetto di culto e pellegrinaggio di molti fedeli. L'eremo si erge a picco su uno sperone di roccia a strapiombo su Rio S. Romedio ed è forse uno dei più caratteristici e scenografici d'Europa (per visite guidate tel. 0463.830133).

Anche per gli amanti dell'avventura e delle camminate in mezzo alla natura, la Valle di Non offre molti itinerari, sia per principianti che per esperti, che si differenziano per livello di difficoltà, tra le malghe e i rifugi delle Dolomiti del Brenta. (www.dolomitibrentatrek.it) e del Parco Naturale Adamello (www.parcoadamello.it).

Una speciale attrazione, sicuramente da non perdere sono i canyon, con itinerari percorribili liberamente, tra cui i più scenografici sono quello del Parco Fluviale Novella, posto tra i comuni di Dambel, Cloz e Romallo (per info APT Val di Non tel 0463-830133 www.parcofluvialenovella.it) e il canyon di Rio Sass a Fondo (per info e prenotazioni Compagnia Smeraldo - tel. 0463-850000 www.canyonriosass.it ) creati grazie alla particolare conformazione morfologica del territorio.

Il canyon di Rio Sass è accessibile dal centro del paese di Fondo, diviso in due proprio da una profonda gola scavata dal torrente Novella nel corso degli anni. La peculiarità di questo posto è rappresentata dal fatto che le antiche case del paese sono state costruite proprio a strapiombo sulla roccia.
Castel Thun con meli in fiore


Il percorso, messo in sicurezza e visitabile con un accompagnatore specializzato e muniti di mantella impermeabile, elmetto protettivo e radio ricevente da cui sentire le spiegazioni, offre incredibili scorci paesaggistici e viste mozzafiato.

Tra giochi di luci e ombre, che si riflettono sulle rocce impervie, si intravedono i resti di un vecchio ponte romano per le aurighe, cascate, spruzzi d'acqua, fossili, muschi e licheni dai colori smeraldi e vermigli. Nascosta tra le fenditure della roccia è possibile scorgere persino un'immagine che ricorda la sacra sindone, testimonianza della potenza e della grandiosità della natura. Dal 2009 il percorso è stato esteso fino a "bagni di fondo", ex stabilimento termale che ospitò Sissi e il Principe Franz, ora dismesso.

Per gli amanti del turismo eno-gastronomico molte sono le proposte del territorio. I gourmet, per esempio, apprezzeranno sicuramente i prodotti semplici e genuini della vallata come i Mieli Thun dell'apicoltore Andrea Paternoster. Nel suo negozio, situato fra i meleti ai piedi del Castello, si trovano altre specialità selezionate dai migliori produttori della zona, come marmellate e salse con erbe spontanee, farine e paste (via Castel Thun 8, Vigo di Non, tel. 06461.657929, www.mielithun.it).

Da provare, durante il soggiorno in Val di Non, è il più tipico dei piatti della zona: il tortel di patate servito con salumi locali e formaggio oppure in alternativa "dolce" con la marmellata di ribes rosso. Altre portate sono gli strangolapreti (gnocchi di pane raffermo e spinaci), i canederli e la polenta con la selvaggina, la mortandela affumicata, presidio slow food, o formaggi d'alta montagna come il Monteson, da accompagnare col miele. Tutto da abbinare al vino autoctono tipico locale, il Groppello.

Dulcis in fundo, lo strudel, realizzato con le mele della Val di Non e per concludere un bicchierino di uno dei tanti distillati di pregio.

Per conoscere tutto sui prodotti tipici locali basta seguire gli itinerari suggeriti dalla Strada del vino e dei sapori delle Valli di Non e Sole (www.stradedelvinodeltrentino.it) o fare una sosta alla terrazza dei sapori che si trova a Cagnò.

Per dormire fra i meleti, l'Agritur Maso San Bartolomeo, in un antico convento di frati con annessa la più antica chiesetta della Valle: camere semplici ma curatissime e un'accoglienza davvero squisita (loc. Maso San Bartolomeo 114, Romeno, tel. 0463.875368, www.agriturmasosanbartolomeo.it, doppia b&b da 60 €).

Stessa atmosfera intima e familiare riserva l'Hotel Casez con un piccolo centro wellness. Nel suo ristorante Fior di Melo si gustano specialità caserecce, fra cui "l'impiccato", un tris di filetti alla piastra con salse (via Roma 48, Casez di Sanzeno, tel. 0463.434130, www.hotelcasez.it, doppia b&b da 84 €, menu da 23 €).

Tortel di patate, mortandela nonesa e formaggi d'alta montagna sfilano sui tavoli dell'Agritur Castel Vasio, antico maniero dell'800 circondato dai boschi, dove si può anche dormire in tre camere con legni originali e stufe in ceramica colorata (loc. Vasio, Fondo, cell. 349.4731441, www.castelvasio.net, doppia da 80 €, menu da 25 euro). Più raffinata (anche nella presentazione dei piatti decorati con fiori di campo, fiocchi di fieno, foglioline aromatiche) la cucina del Ristorante Alpino: tra le specialità, vellutata di mela Golden e lonzino del maso con insalata di tarassaco. Anche qui, alcune camere per la notte molto graziose (piazza Municipio 23, Brez, tel. 0463.873528, www.alpinobrez.it, doppia b&b da 70 €, menu da 30 €).

Per informazioni Azienda per il Turismo Val di Non Via Roma, 21 - 3813 Fondo - Tel. 0463-830133 - Fax: 0463 -830161 www.visitvaldinon.it - info@visitvaldinon.it

Castello di Thun

Per la prima volta dopo circa vent'anni di restauro, sabato 17 aprile è stato inaugurato in Val di Non, nel Trentino Alto Adige, il museo castello di Thun, uno dei più bei castelli medievali del Trentino, un tempo residenza privata della nobile stirpe dei Thun e ora di proprietà della Provincia di Treno e parte del Museo del Buonconsiglio.

Il castello, situato in cima a una collina a 609 metri in bellissima posizione panoramica e strategica, sorge vicino al paese di Vigo di Ton, nei pressi di una delle principali vie di collegamento tra l'Italia e il nord Europa. Da sempre residenza simbolo di una delle più importanti famiglie trentine che ha segnato la storia del Principato vescovile di Trento, la Provincia ha deciso di aprirlo alla collettività, che d'ora in poi potrà ammirarlo in tutta la sua magnificenza, sia nelle parti esterne che, soprattutto, in quelle interne.

Per la Provincia autonoma di Trento, e in particolare per la Valle di Non, questo costituisce senza dubbio l'evento culturale più importante del 2010, considerato il valore del maniero che riporta alla luce, e soprattutto rende fruibile alla collettività, secoli di storia e arte.

Molte sono, infatti, le residenze principesche attualmente presenti sull'arco alpino, ma rare sono quelle aperte al pubblico.

Il Castello di Thun presenta una singolare peculiarità, che lo distingue dalla maggior parte delle fortezze oggi visitabili: è uno dei pochi esempi di dimora signorile appartenute a una sola famiglia, senza interruzione di continuità, dal 1267 fino ai giorni nostri, più precisamente fino al 1982, anno in cui è scomparso il suo ultimo abitante Franz Thun Hohenstein ed è stato rilevato dalla Provincia di Trento.

Così come la Val di Non gravita dal XII secolo intorno al castello, la storia di questa dimora si identifica completamente con quella dei suoi proprietari, i Thun, una famiglia di antichi feudatari vescovili che nell'arco di otto secoli passarono dall'oscurità delle origini ad acquisire posizioni di spicco nella scena politica europea.

Considerati uno dei più importanti casati del Trentino e del Tirolo, molti dei suoi esponenti divennero, infatti, principi Vescovi o ricoprirono prestigiose cariche diplomatiche, politiche, militari e religiose. Un ramo della famiglia fece addirittura fortuna in Boemia, il che contribuì non solo ad accrescere il potere dell'intera dinastia nell'ambito della scena mitteleuropea e internazionale, ma permise l'acquisizione del titolo di conti dell'Impero. Molti discendenti vivono ancora oggi tra Val di Non, Bolzano, Milano e Vienna.

Nonostante i molteplici possedimenti e feudi acquisiti nel tempo, questo maniero è rimasto sempre il cuore della stirpe e della sua storia. Le origini della fortezza risalgono al 1199, quando il principe vescovo di Trento conferì ai signori di Tono (chiamati in seguito alla tedesca Thun) la proprietà del dosso di Visione e con essa la possibilità di erigervi un castello - detto anticamente di Belvesino e poi semplicemente de Tono prima e Thun poi.

Il maniero, così come appare oggi, circondato da un complesso sistema di fortificazioni formato da torri, bastioni lunati, fossati e cammini di ronde, conserva ben poco del primitivo feudo medievale. Alla prima rocca se ne aggiunsero progressivamente altre, a testimonianza dell'enorme potere acquisito durante il Medioevo e il Rinascimento. Ampliamenti e modifiche successive si sono susseguite nei secoli rendendolo protagonista di differenti periodi evolutivi. Oggi è considerato più come un palazzo signorile e costituisce uno dei più rappresentativi esempi di architettura castellana gotica trentina e di dimora signorile arredata.

Purtroppo nel tempo il maniero ha subito, gravi spoliazioni, che hanno fatto sì che molto arredi principali andassero perduti, in particolare nel 1797 ad opera dei francesi. Alla fine dell'Ottocento il tracollo finanziario dei Thun, ad opera di Matteo Thun, avvenuta in corrispondenza al crollo del potere temporale della chiesa, che aveva contribuito a fare la fortuna del casato, obbligò alla vendita di un numero considerevole di opere d'arte, fino a che nel Novecento il castello passò al ramo boemo della famiglia, che eseguì restauri di pregio reintegrando l'ormai povero arredo.

Nelle sale si possono ammirare i raffinati arredi originali: mobili, oggetti, suppellettili e raccolte d'arte tutte possedute dalla famiglia, che ne testimoniano il rango, la ricchezza, nonché le alterne vicissitudini.

Dopo l'acquisizione nel 1992 della Provincia di Trento, il castello è stato oggetto di una complessa quanto mai articolata opera di restauro, che ha riguardato non solo la parte strutturale ma anche gli arredi e le collezioni ivi presenti e che ha coinvolto numerose sovraintendenze.

Il complesso architettonico, ora in visita, comprende il palazzo signorile, i giardini, le fortificazioni esterne ed è strutturato su tre piani. Per accedere al palazzo centrale si passa da un cortile interno superando una porta a volta su cui è presente lo stemma Thun con la data 1585 che porta all'atrio principale. Al piano terra si trovano le stanze pubbliche (Sala delle guardie, il forno del pane, la Sala del pozzo, la cappella e la sagrestia), mentre ai piani superiori si trovano quelle utilizzate dai signori. Al primo piano si trova la cucina vecchia e il vicino tinello, al secondo la Sala da pranzo e le stanze intercomunicanti. Al terzo piano da non perdere l'affascinante stanza del vescovo, sicuramente il pezzo forte della visita, resa celebre dal film di Michelangelo Antonioni "Il Mistero di Oberwald", con la sua elegante boiserie e il sontuoso soffitto che porta centralmente lo stemma, datato 1670, di Sigismodo Thun, principe vescovo di Trento e Bressanone. Degna di nota è infine la camera azzurra, che custodisce lo splendido dipinto di Guardi (Santo in adorazione dell'Eucarestia).

Gli allestimenti sono stati curati da Lia Camerlengo, Ezio Chini e Francesca Gramatica. Sono originali e sono rappresentativi delle varie collezioni possedute dalla famiglia, quali arredi con mobili, opere d'arte e suppellettili pregevoli.

Specchio del gusto della famiglia, nelle varie sale si ritrovano stili di epoche diverse che vanno dal Rinascimento al Biedermaier: secretaires, cassettoni a ribalta, stipi, comodini stile impero, stufe a olle, argenteria, porcellane, vetri, armi bianche, oltre a dipinti della scuola dei Bassano, ritratti di Giambattista Lampi, Crespi, Molteni, Garavaglia e altri ancora.

I quadri rappresentano uno spaccato dei gusti artistici dell'epoca, dal XVI secolo in poi: ritraggono molti esponenti della famiglia, oltre a nature morte, dipinti con soggetti sacri e mitologici. Della preziosa biblioteca un tempo esistente, che conta 9500 volumi nell'arco di sei secoli, e del significativo archivio, che ospita una delle collezioni di documenti più importanti della regione (di cui una metà risiede in terra boema, mentre gli altri volumi sono custoditi presso l'Archivio Provinciale di Trento) sono presenti solo alcuni testi, come ad esempio una versione rilegata a mano della Gerusalemme Liberata e un testo che cita i Thun e ne decanta l'importanza.

Il castello si presta come eccellente punto di partenza per la visita del territorio circostante e delle affascinanti attrazioni presenti in Val di Non (www.visitvaldinon.it). Il territorio offre, infatti, attrazioni turistiche per tutti i gusti - cha vanno dai trekking, alle passeggiate nei canyon, ai percorsi enogastronomici, alla visita a eremi e musei - che garantiscono la possibilità di trascorrere week end piacevoli tra natura, cultura, sapori del territorio e antiche tradizioni, in modo da poter unire l'utile al dilettevole. Il periodo ideale per pianificare una visita è in primavera, durante il periodo della fioritura dei meleti, o in autunno, in occasione della raccolta delle mele. A settembre sono previste novità espositive, tra cui la mostra della collezione di carrozze, una delle più ricche e varie del mondo.


Per informazioni

Castello del Buonconsiglio
Via Bernardo Clesio, 5 Trento
Tel. 0461 233770-492829
www.buonconsiglio.it
e-mail: info@buonconsiglio.it
Tariffe
Intera € 5
Ridotta € 3

Azienda per il Turismo Val di Non
Via Roma, 21 - 3813 Fondo
Tel. 0463-830133 - Fax: 0463 -830161
www.visitvaldinon.it - e-mail: info@visitvaldinon.it

Budapest - Il Parlamento

Idee per ritemprarsi nella capitale d'Ungheria: tra bellezze architettoniche, benessere, cultura e buona cucina. La primavera è alle porte e con essa la voglia di uscire dal letargo, vincere la pigrizia tipica dell'inverno e concedersi un lungo week-end all'insegna della cultura e del divertimento, in attesa delle vacanze estive.

E' il momento giusto per pianificare un soggiorno in una capitale europea. Tra le possibili destinazioni, Budapest è quella che sicuramente offre maggiori opportunità per godersi il sapore di una vacanza vera e che meglio può soddisfare i gusti di qualsiasi tipo di turista, dal single, alla coppia, alla famiglia.

Considerata da sempre una tra le più affascinanti capitali europee, la "Parigi dell'Est" o la "Perla del Danubio", come la soprannominano in molti, ha subito, negli ultimi tempi, una profonda metamorfosi, che l'ha resa ancora più attrattiva agli occhi del turista. Oggi si presenta, infatti, come un centro ricco di fermento creativo, frizzante, intellettualmente attivo, in continua evoluzione, una meta, quindi, che ha un volto e un carattere molto diversi rispetto a quelli di "tipica città dell'Est" che la caratterizzava prima del crollo del comunismo.

Suddivisa in due parti dal Danubio, Buda e Pest, la capitale magiara, considerata patrimonio dell'Unesco, sembra possedere una doppia anima. Buda, situata sulla sponda occidentale, è la zona più residenziale ed elegante, custodisce il suggestivo centro storico, con il Castello, il Palazzo Reale, il vicolo dei lavandai e la cittadella, superbe testimonianze di un austero passato. Pest, sulla sponda orientale, è la zona più turistica e moderna, sede degli alberghi, degli affari e dei palazzi amministrativi, come il maestoso Parlamento, un autentico gioiello architettonico. Il suo stile, molto glamour e raffinato, lo si respira passeggiando nella zona pedonale di Via Váci e Piazza Vörösmarty, nei suoi esclusivi caffè, nei negozi all'ultima moda, nei raffinati locali e ristoranti e negli innumerevoli teatri e musei.

L'ideale per visitare la città è alternare piacevoli camminate nel centro storico all'utilizzo dei mezzi pubblici, tra cui la storica metropolitana di origine ottocentesca, agevolato dall'acquisto della Budapest Card, un pass che consente l'uso illimitato di metro e bus per 24, 48 o 72 ore e include anche l'accesso ridotto ai musei, due sightseeing guidati gratuiti, oltre a una serie di altri sconti e agevolazioni (http://www.budapestinfo.hu).

E' possibile, inoltre, abbinare la visita dei monumenti a momenti di relax, da trascorrere, per esempio, nelle acque minerali di uno dei bagni storici di quella che era conosciuta come la "città delle terme imperiali". Un vero e proprio must, considerato che la capitale magiara è l'unica in Europa a possedere anche sorgenti termali.

Tra i 33 stabilimenti tra cui si può scegliere, i bagni più amati sono quelli di Rudas, Széchenyi e Gellért, tre centri che evocano sensazioni e suggestioni molto diverse tra loro e che, pertanto, valgono almeno una visita (http://www.budapestgyogyfurdoi.hu)

Budapest by night

I bagni Rudas, costruiti nel XVI secolo, i più antichi e turchi di Budapest, sono forse tra i più suggestivi e popolati della città. La cupola semisferica da cui filtra la luce sfumata del sole, posta sopra la piscina termale centrale, a forma ottogonale, crea un'atmosfera magica, che riporta l'ospite indietro nel passato, agli hammam del periodo della dominazione turca.

L'imponente e monumentale complesso architettonico delle terme di Széchenyi è, invece, relativamente recente e ospita innumerevoli piscine termali. I continui ampliamenti lo hanno reso uno dei bagni più grandi d'Europa. E' possibile immergersi nelle vasche all'aperto, alimentate con acqua a 38 gradi, in qualsiasi stagione, anche d'inverno, con la neve. Esperienza particolarmente emozionante.

Gli ultimi, i bagni Gellért, annessi all'Hotel Gellért, un albergo a cinque stelle, sono considerati per eleganza e stile l'oasi di relax più esclusiva della capitale. Gli interni, in stile Art Nouveau, offrono la possibilità di rilassarsi in un contesto molto "chic e raffinato".

Dopo una giornata di intenso cammino un'altra sosta d'obbligo per rigenerarsi, soprattutto gradita dai buongustai, è nella famosa pasticceria Kis Gerbeaud (http://www.gerbeaud.hu), in Piazza Vörösmarty, fondata nel 1858 da Henrik Kugler e ampliata e resa celebre da Emil Gerbeaud.

Tra i vari eleganti caffè, retaggio della tradizione austro-ungarica, questo è il luogo d'incontro più conosciuto e prediletto dagli ungheresi, un vero e proprio simbolo della città. Qui, in un ambiente elegante e raffinato, tra candelabri, marmo, broccati e pareti elegantemente tappezzate, che rendono ogni sala unica, si possono gustare squisiti dolci preparati secondo le ricette originali, specialità che hanno fatto epoca e sono entrate a far parte della tradizione. L'offerta classica è stata ampliata da qualche anno con l'introduzione di una strepitosa nuova linea, più elaborata e innovativa. Un'autentica delizia per il palato, che i fanatici del mangiar bene devono assolutamente assaggiare .

Originalità e innovazione hanno in genere dato, soprattutto negli ultimi anni, un forte impulso al processo di rinnovamento dell'enogastronomia ungherese, che ha contribuito alla nascita di una golosa arte culinaria, basata su rielaborazioni e rivisitazioni creative di ricette sia della tradizione che internazionali. Questa evoluzione sta facendo riacquistare all'enogastronomia d'Ungheria la fama del passato, quando era sede di stimati cuochi e pasticceri come Gungel e Bobos e produttrice di eccellenti vini, come il Tocai.

Cenare in uno dei ristoranti alla moda sta diventando, quindi, un'esperienza culinaria di tutto rispetto. Anche in questo caso c'è l'imbarazzo della scelta e l'offerta in città è in grado di accontentare tutte le tasche.

Budapest

Una delle migliori opzioni, soprattutto per gli amanti della buona cucina sempre alla ricerca del miglior rapporto qualità prezzo, è il ristorante Bagolyvar (http://www.bagolyvar.com). In questa graziosa trattoria a gestione familiare, ricavata all'interno del vecchio castello di Owl, lavorano solo donne ed è possibile gustare, in un ambiente caldo e accogliente, squisiti piatti della tradizione, fatti rigorosamente a mano, come la tradizionale zuppa di Gulyás, l'anatra arrosto con cavoli rossi e patate da abbinare ad una bottiglia di ottimo vino locale, tipo il Merlot Egert 2005. Tra i dessert da provare il famoso Gundel palacsinta (frittella flambè con cioccolato e noci), dolce tipico ungherese ideato dal celebre pasticcere Gundel, che ha dato il nome ad uno dei più lussuosi ristoranti budapestini, i cui proprietari sono gli stessi del Bagolyvar. Punto forte del locale: cortesia, porzioni abbondanti e un assaggio di cucina classica ungherese di alto livello.

Un altro indirizzo da inserire in agenda, particolarmente adatto per festeggiare un'occasione speciale, è l'Onyx (http://www.onyxrestaurant.hu), più orientato a una cucina sofisticata e d'autore, piuttosto che classica. Il ristorante, dagli interni eleganti e raffinati, fa parte del gruppo Gerbeaud ed è situato nel cuore di Pest. Anche se è stato inaugurato da circa tre anni, è già annoverato tra i primi cinque migliori ristoranti ungheresi. Il menù "Hungarian Evolution", rielaborazione fusion di pietanze tradizionali e internazionali, apre le porte ad una vera e propria selezione di gourmet di eccellente livello, degno di una cucina che non ha niente da invidiare a quella francese o italiana. La presentazione è molto curata. I prezzi sono medio-alti, ma l'esperienza vale la spesa.

In tema di opportunità di divertimento notturno, le possibili alternative offerte dalla città magiara sono in grado di soddisfare tutti i gusti: concerti nelle chiese, spettacoli a teatro o all'opera, una delle più belle d'Europa; stravaganti esibizioni realizzate con laser colorati o tranquilli dopo cena nei pub, nelle enoteche o nei fascinosi locali del centro con o senza life music, etc.Tutte le iniziative in corso si possono trovare nel calendario degli eventi mensili sul sito dell'Ufficio del Turismo (http://www.culturalbudapest.com/en)

Dulcis in fundo, per rendere la permanenza nella capitale veramente memorabile non può mancare, però, una crociera notturna sul Danubio (http://www.budapestinfo.hu). Il sottofondo musicale dei violini o delle danze folkloristiche, la cena tradizionale a lume di candela, la spettacolare bellezza dei monumenti illuminati dalle luci della notte, che sfilano davanti come in vetrina, sono elementi che sicuramente contribuiscono ad aggiungere al vostro soggiorno anche un tocco di romanticismo.

Questo è fascino di Budapest, sospesa tra avanguardia e tradizione, emozionante, piena di vitalità e di sorprese, che coinvolgolgono tutti i sensi. Una città che ha mille volti, in costante evoluzione, tutta da scoprire e da vivere.

Informazioni utili

Ufficio Turistico Ungherese in Italia - Milano Tel. 02.48195434 - www.turismoungherese.it - www.budapestinfo.hu

Bagolyvar Restaurant - Owl's Castle Restaurant 1146 Budapest, Állatkerti út 2. Budapest.
Tel: (+36-1) 468-3110 Fax: (+36-1) 363-1917. e-mail:bagolyvar@gundel.hu - web:www.bagolyvar.com (MM). MM Hosok Tere

Pasticceria Gerbeaud - Vorosmarty Square 7-8. 1051 Budapest
Tel. +36-1/429 9000 - e-mail: gerbeaud@gerbeaud.hu - web: www.gerbeaud.hu. MM fermata: Vorosmarty

Onyx Restaurant - Vorosmarty Square 7-8. 1051 Budapest
Tel.: +36 1/429-9023, +36 1/429-9000 - Mobile: +36 30/508-0622 email: onyx@onyxrestaurant.hu - web:www.onyxrestaurant.hu. Aperto da lunedì a sabato: 12-15, 18-23 - MM fermata: Vorosmarty

Terme e vino rendono omaggio alla Valtellina

| | Comments (0)
Bagni Nuovi di Bormio

Terme e vino:un abbinamento che può sembrare insolito, due mondi completamente diversi e spesso in contrasto tra loro. Da una parte quello degli appassionati della remise en form, che si nutrono seguendo un'alimentazione sana ed equilibrata, si prendono cura del proprio corpo e bevono tisane; dall'altra quello dei buongustai, che prediligono i piaceri della gola, quali fedeli discepoli di Bacco, dio romano del vino e dei vizi.

Eppure questo binomio non suscita stupore se si parla di Valtellina, terra di cui proprio terme ed enogastronomia rappresentano due aspetti che hanno contribuito, seppur in modo diverso, a rendere famosa questa bellissima zona della Lombardia.

Questa consapevolezza ha indotto il Consorzio per la tutela dei vini della Valtellina, cartello fondato nel 1976 che raggruppa le case e le aziende vinicole della Provincia di Sondrio e l'unico in Italia che possa fregiarsi di due D.O.C.G, a scegliere la straordinaria cornice offerta dai Bagni Nuovi di Bormio per promuovere i suoi prodotti con l'evento "Dalla vigna al bicchiere". Una manifestazione unica nel suo genere, dove territorio, tradizione, gusto e benessere si sono fusi insieme per dare agli ospiti un assaggio di ciò che la Valtellina può offrire ai suoi visitatori.

Obiettivo dell'evento, voluto dal neo eletto direttivo del Consorzio e organizzato in collaborazione con i Bagni Nuovi di Bormio, è stato quello di diffondere la conoscenza e rilanciare l'enologia valtellinese, puntando sul territorio, sulla sua unicità, sulla ricerca agronomica e sulla sperimentazione. La giornata è stata suddivisa in tre parti: un convegno con degustazione, assaggi liberi di alcuni produttori alle terme e dulcis in fundo la cena conclusiva.

Nel corso forum degustazione, che ha aperto i lavori, il direttore del consorzio ha esposto il programma da realizzare nei prossimi anni, da attuarsi partendo proprio dalla vigna, per arrivare, solo in un secondo momento, al bicchiere.
Un approccio innovativo, che costituisce un'assoluta novità per i produttori, finalizzato a dimostrare come l'unicità e il vero fattore distintivo del prodotto scaturiscano in primis dalle diverse peculiarità del territorio, oltre che dalle tecniche di vinificazione ed invecchiamento utilizzate.

A Bormio si è, così, riflettuto sul vino, partendo dalla terra, dall'uva, dal clima e dal lavoro agronomico dell'uomo, grazie alle testimonianze di esperti di enologia, agronomia e docenti universitari.

La degustazione alla cieca di 9 vini, ordinati in modo casuale e senza fornire alcuna spiegazione sul tipo di uva, sul produttore, sul trattamento o sull'età, oltre a ribadire la grande qualità dei vini a Denominazione di Origine Valtellina, ha permesso di far toccare con mano le tematiche affrontate durante il forum, mettendo in risalto quanto fattori quali il clima, l'altitudine, la piovosità, l'esposizione al sole, il tipo di vegetazione, piuttosto che le tecniche di allevamento possano contribuire alla differenziazione del contenuto delle varie bottiglie.

Dopo il convegno si è dato spazio ad un innovativo proseguimento che ha visto le aziende vinicole presentare i propri prodotti in una location originale ed esclusiva: il Centro Termale Spa&benessere Bagni Nuovi.
I banchi d'assaggio sono stati allestiti all'interno della struttura termale tra saune, piscine idromassaggio, fanghi e vasche d'acqua calda all'esterno sotto le stelle. Qui gli ospiti hanno potuto vivere un'esperienza veramente unica. Un breve viaggio attraverso i sensi, incluso il gusto e l'olfatto, che ha contribuito a rivitalizzare e amplificare tutte le percezioni e ha permesso di sperimentare direttamente le possibili sinergie tra vino e relax.

Ha concluso la serata la cena stellata nel suggestivo Salone dei Balli, ideata dagli chef Andrea Tonola, Stefano Masanti e Gabriele Santelli, coordinati da Claudio Prandi, dove cibo e vino hanno fatto da protagonisti.

Elemento vincente dell'evento può sicuramente essere considerato l'abbinamento tra terme millenarie e vino, che, anche alla luce del grande successo, si pensa di riproporre anche in futuro, come importante momento di promozione.

Per informazioni:
Consorzio Tutela Vini Valtellina
Via Piazzi, 23
23100 Sondrio
Tel. +39 0342 200871 | Fax +39 0342 358706 | info@consorziovinivaltellina.com | www.consorziovinivaltellina.com

Terme nuove di Bormio - Bagni di Bormio Spa Resort
Via Bagni Nuovi, 7
23038 Valdidentro (SO) - per informazioni: tel +39 0342.910131

Giappone Kyoto

Cosa fare se la tua ragazza vive a Kyoto, mentre tu sei torinese?
Nell'era di Facebook e di Skype, la risposta più ovvia sarebbe: ci si parla in chat, ogni tanto si fa una videochiamata, e magari una volta all'anno uno dei due prende un aereo e ci si rivede.
Perci, all'anagrafe Giuseppe Percivati, ha pensato ad una soluzione più spettacolare, cioè raggiungere la sua fidanzata, in Giappone, in vespa. E così, il primo agosto di quest'anno, questo ragazzo di 24 anni ha iniziato un viaggio incredibile, che dalla sua città natale lo porterà ad attraversare quindici nazioni, passando per i Balcani, la Turchia, l'Iran, il Pakistan, l'India ed il Sud-est asiatico. Il tutto, completamente da solo.

Ogni suo spostamento è documentato nel suo sito www.percitour.com, dove, oltre a dare dei consigli a chi volesse affrontare un'avventura simile (dalla preparazione del mezzo, alla scelta dei vestiti, ai documenti e le vaccinazioni necessarie), tiene aggiornati i lettori riguardo le tappe del suo viaggio. In più, grazie a Michele Ferrari (docente di fotografia e video della Scuola del Viaggio: www.scuoladelviaggio.it), racconta la sua storia anche in diretta webcam.

L'ultimo post ci racconta del suo arrivo a Calcutta e dell'incontro con una ragazza giapponese che gli farà da guida. L'ultimo tratto del suo tour lo vedrà attraversare Thailandia, Laos e Vietnam, per poco più di 4000 chilometri (nulla, a confronto dei 15000 che ha già affrontato), per arrivare finalmente alla meta.

Attendiamo gli ultimi aggiornamenti, noi romantici supporters, ansiosi di vedere, finalmente, nella galleria fotografica, l'immagine del ricongiungimento finale. Perché diciamocelo, va bene il fascino delle terre che ha visitato e documentato, ma non dimentichiamoci della causa scatenante, che lo ha fatto partire: la sua storia è già diventata una favola moderna.

Viaggio in Sicilia tra le case dei Vip

| | Comments (0)
Sicilia

Animata da uno spirito di moderna Sherlock Holmes, visto l'arrivo della bella stagione, mi metto con la mia lente di ingrandimento sulle tracce dei Vip nazionali ed internazionali che hanno scelto di vivere stabilmente, per alcuni periodi dell'anno, nella mia isola, rendendomi conto che oltre all'isola-provincia, all'isola-città, all'isola-paese, all'isola-famiglia e all'isola-individuo come definisce la Sicilia Camilleri, esiste un'isola vip sconosciuta ai più.

Ma iniziamo il nostro breve itinerario, tra il serio e il faceto, animati da curiosità non proprio intellettuale. Dalla provincia di Catania, tra i Comuni di Sant'Alfio e Milo, paesi piccolissimi alle pendici dell'Etna, circondati da una natura selvaggia ancora poco dominata dall'uomo, tra le viti e gli ulivi, in disparte quasi nascoste pullulano curiosamente le case dei Vip.

Per esempio, è risaputo che Mick Hucknall, cantante dei Simply Red, per buona parte dell'anno vive a Sant'Alfio dove ha acquistato una tenuta in cui produce un pregiatissimo nero d'Avola dal nome non proprio originale "Il Cantante" che gode però di ottima fama fra gli esperti vitivinicoli.

Sempre a Sant'Alfio da qualche anno ha casa, una cascina ottocentesca con vista mozzafiato sul mare circondata dagli ulivi, la talentuosa Carmen Consoli che ha scelto questo come il paese dove invecchiare e che trova ispirazione per le sue canzoni nella tranquillità di questi luoghi ameni.

A pochi chilometri di distanza, a Milo, sono vicini di casa rispettivamente Lucio Dalla e Franco Battiato. Chissà se quando ad uno manca lo zucchero o il caffè, lo chiede all'altro per mantenere rapporti di buon vicinato.

Si narra che nei periodi estivi fra una granita e un arancino tra una siesta sulle amache nella canicola estiva in mezzo agli alberi di aranci e limoni, cantanti come Nek, Gianni Morandi e via dicendo, ospiti nelle case dei loro colleghi, producano nuovi progetti musicali.
Negli anni Settanta, fece costruire la sua villa a Vulcano, Mike Bongiorno che ormai da tempo non si avvista più sull'isola, forse divorato anche lui dalla furia dei turisti mordi e fuggi dei fine settimana estivi.

Ma ci dobbiamo spostare a Ragusa per arrivare veramente alle stelle... hollywoodiane. Infatti, curiosità delle curiosità, Susan Sarandon attrice premiata con l'Oscar per "Dead Man Walking", ha origini ragusane. La madre portava il cognome Criscione. Alcuni suoi parenti vivono ancora nella provincia siciliana e la accolgono spesso quando si trova in Italia per le vacanze.
La Sarandon ama il modo di vivere dei ragusani, l'ospitalità dei parenti, il buon cibo. Tra le altre cose ha una piccola casa nel centro di Ragusa, nulla di trascendentale, piuttosto una casetta che possa rappresentare il giusto rifugio dopo la vita mondana di Hollywood. La Sarandon non è ancora intenzionata a ritirarsi dalle scene, ma ha chiaramente dichiarato che, quando sarà il momento, saranno le strade di Ragusa ad ospitare i suoi passi da "pensionata" eccellente.

Ma i Vip, in questi ultimi anni, sembrano essersi affezionati alla natura ancora incontaminata e selvaggia dell'isola di Pantelleria. Carol Bouquet, Giorgio Armani, il fotografo Fabrizio Ferri, possiedono degli splendidi Dammusi a Pantelleria, le abitazioni tipiche del luogo, dove ospitano i loro amici Vip nazionali ed internazionali. Qua l'elenco si fa veramente lungo e interessante: Sharon Stone, Madonna per dirne solo alcuni.

Di fronte a questo inventario vip sicuramente non esaustivo, il clamore che ha fatto la villa di Giorge Clooney sul lago di Como ci sembra, per fare un citazione aulica, "tanto rumore per nulla".

Il nostro "Viaggio in Sicilia" tra le case dei Vip è giunto alla fine. Il mio era solo un pretesto simpatico, quasi un aperitivo estivo, per riflettere su come tanti stranieri amano la mia terra e hanno capito l'essenza della sua bellezza forse più di noi siciliani.
Una terra da "scoprire" proprio nel senso di spogliare da tutti i luoghi comuni che ormai non trovano più riscontro nella realtà dell'isola, fuori dai normali itinerari dettati dai depliant turistici. Scoprire i suoi colori, i suoi sapori mescolati alle contaminazioni delle nuove cucine, i profumi delle arance, delle zagare che continuano a crescere ostinatamente, anche in mezzo agli orrori della speculazione edilizia, il vulcano che a volte ci fa avvertire il suo brontolio per tenere lontano gli ospiti indesiderati.

Questa estate abbiamo tutti un'altra occasione per scoprire questa isola immersa nel Mediterraneo. Come diceva Goethe "qui è la chiave di tutto".

"Street food": una tradizione veloce che arriva dal passato

| | Comments (0)
sushi

Se pensiamo ad un panino con la salsiccia, cosa ci viene in mente? Probabilmente una partita allo stadio, o forse un concerto. Ma ultimamente, questo "cibo da strada" si sta sempre più diffondendo e non lo consumiamo più in circostanze eccezionali.

Spesso, per comodità, fretta e frenesia ci ritroviamo costretti a sostituire uno dei nostri tradizionali pasti, con un pranzo fugace, magari in piedi o seduti su qualche sgabello, fronteggiati da una piccola superficie di appoggio, davanti uno specchio che ci fa rendere conto di quanto siano pronunciate le nostre occhiaie e quanto desidereremmo essere in un comodo tavolino con poltroncine.

Ma da dove arriva questa tradizione? Contraddicendo il luogo comune statunitense dei "fast food", bisogna affermare che il modello di alimentazione veloce ha avuto origine in Oriente, precisamente a Bangkok, in Thailandia. Infatti, se ci si reca in questa città, si nota subito quanto sia piena di piccole botteghe o bancarelle, che si affacciano o sono direttamente sulla strada.

Ma oggi, la capitale dello "street food" è Singapore, nella penisola malese. Nel cuore della città è stato addirittura allestito un mercato coperto, dove è possibile gustare qualsiasi tipo di cibo. Ovviamente, grazie all'iniziativa di creare un luogo specifico dove mangiare, i controlli sanitari sono completi e costanti.

La cucina di strada, però, ha origini molto antiche, quando i mercati o le ferie obbligavano contadini e artigiani ad allontanarsi dalle loro case per lavoro, e di conseguenza erano costretti a procurarsi cibo senza perdere troppo tempo per gli affari nell'arco della giornata. L'elemento fondamentale era già allora la velocità, quindi veniva escluso l'uso di posate, stoviglie e tutti i convenevoli della tavola.

In Cina e in Giappone aumentano sempre più le bancarelle dove è possibile assaggiare un freschissimo sushi, mentre negli Stati Uniti non mancano furgoncini che offrono hot dog, dai quali fuoriescono salse di diversi colori già al primo morso. Addirittura, in questa zona dell'America, si disputa annualmente una gara, nella quale viene premiato il miglior "street fooder".

Se passiamo alla Turchia, non possiamo non nominare il Kebab, lo spiedone rotante di carne grigliata. Negli anni '50, alcuni Turchi emigrati in Germania modificarono la ricetta per adattarla ai gusti tedeschi e crearono il Döner Kebab, ovvero un panino preparato con pane arabo e l'aggiunta di molti ingredienti, oltre la carne. Quest'ultimo, si andò ad affiancare al classico panino con Bratwurst e crauti.

Ma anche l'Italia ha l'imbarazzo della scelta, per quanto riguarda la "cucina da strada". L'esempio più classico e presente ovunque è la pizza: ripiegata in due o quattro e riposta su un cartonicino. Se poi ci vogliamo specializzare nelle diverse regioni, non si può dimenticare la piadina romagnola, o la focaccia di recco e la farinata della Liguria. Neppure il panino con il lampedrotto di Firenze o con la porchetta di Roma.

Largo spazio anche alle fritture: a Napoli ci sono le paste cresciute o i panzerotti o i calzoni, a Palermo i fiori di zucca, i filetti di baccalà e i supplì. E per i più assetati, nel Lazio e in Sicilia, rispettivamente gratta checche e granite. A Catania, addirittura, la colazione estiva si compone spesso di brioche e granita.

Assaggiare i piatti tipici di una località, italiana o straniera, dovrebbe essere compito di ogni buon turista, anche se si tratta di un semplice banchetto ai bordi di una strada. Anzi, spesso accade che i cibi più buoni, si mangino proprio nei locali meno attrezzati. E poi, se un modo di mangiare così veloce e pratico è arrivato fino ai giorni nostri, da un passato estremamente lontano, vorrà pur dire qualcosa, no?

A Colonia sulle tracce dei Re Magi

| | Comments (0)
Un viaggio a Colonia, in Germania, non dovrebbe mancare, soprattutto in questo periodo dell'anno. Le piazze sono affollate da mercatini d'artigianato e di dolci tipici, le luci illuminano le strade e i vicoli più bui ed il clima, freddo e nevoso, avvolge tutto, creando una strana sensazione di magia.

Ma non bisogna farsi prendere dallo shopping e dall'atmosfera natalizia. La prima cosa da segnare sulla cartina turistica riguarda la visita al Duomo, che si erge a poca distanza dalla riva sinistra del Reno.

La prima pietra fu posta nel 1248 e fu costruito in stile tardo-gotico, d'ispirazione francese. L'idea di innalzare una cattedrale a Colonia, aveva già preso corpo molti anni prima, quando l'arcivescovo di Dassel, cancelliere dell'imperatore Barbarossa, pregò i milanesi di consegnargli le presunte reliquie dei Re Magi, lì portate dall'imperatore Costantino dopo averle recuperate in Oriente.

Questi re, che avevano adorato Gesù Bambino, dovevano assolutamente avere una dimora adeguata e la costruzione di un maestoso edificio sembrò la soluzione migliore. I lavori durarono 700 anni e costarono circa 10 miliardi di euro, ma alla fine, il risultato fu sorprendente.

Appena entrati in Duomo, viene spontaneo recarsi immediatamente al reliquario dei Magi, che brilla dietro l'altare. Si trova all'interno di una teca di vetro, perché è molto prezioso: d'oro e d'argento, decorato con pietre preziose.

Da quel momento, questa città tedesca divenne subito meta di pellegrinaggio per coloro che volevano rendere omaggio ai re, che avevano seguito la stella cometa. Ovviamente, questo culto è sempre stato molto sentito anche dagli abitanti di Colonia e tutt'ora, il 6 gennaio, si celebrano festeggiamenti importanti.

Secondo la tradizione, i re Magi portano nelle case la benedizione del Signore Gesù, come protezione contro le malattie, il fuoco e gli incidenti. Questo è servito ai giovani per ispirarsi e organizzarsi in piccoli gruppi dal nome "Sternsingen", ovvero "I cantori della stella". Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, essi girano per le strade e si fermano sugli usci delle case a cantare o recitare poesie che annunciano l'arrivo della stella cometa.

Prima di andarsene, segnano con il gesso, sulle porte, le cifre dell'anno in corso e la sigla CMB. Ad esempio, quest'anno, scriveranno: 20 +C+M+B+09. La sigla può riferirsi alle iniziali dei nomi dei tre re (Caspare, Melchiorre e Baldassarre), ma in realtà, si tratta di: "Christus Mansionem Benedicat" (Cristo benedica questa casa).

In cambio di questa visita di buon augurio, gli abitanti delle case regalano ai giovani dolcetti e qualche soldino. Così, negli ultimi anni, intorno a questa tradizione, è nata un'iniziativa molto bella: le offerte in denaro sono raccolte i a favore dei bambini poveri di questo mondo.

Natale in Australia

| | Comments (0)
Che Natale sarebbe senza neve e freddo? Senza maglioni e sciarpe di lana? Senza vivere questi giorni di festa in inverno?

Eppure, chi ha avuto la fortuna di vivere un Natale a testa in giù, sa perfettamente che in Australia, si tratta di un'esperienza totalmente diversa da quella italiana.
In Oceania, infatti, dicembre cade nella stagione estiva, con temperature che raggiungono i 30 gradi e quindi, le meritate vacanze non si possono che godere in spiaggia, indossando bermuda e t-shirt.

Come in altri paesi, anche qui, le persone cercano di stare insieme durante questi giorni di festa, perciò, capita spesso di trascorrere ore ed ore di viaggio per raggiungere i parenti, perché le distanze tra una città e l'altra sono molto estese.

In Australia non si trovano solo le tradizioni natalizie di una particolare città, regione o paese, ma si creano fantasiosi ed originali mix, poiché gli abitanti del continente provengono da diverse culture e la maggior parte di loro aggiungono i propri usi e costumi alle classiche celebrazioni del luogo.

Una particolare tradizione iniziata nel 1937 a Melbourne, sono i "Carols by Candlelight", cioè i canti a lume di candela, che si tengono ogni Vigilia di Natale e coinvolgono tantissime persone. Vengono stese coperte a terra e si cantano insieme canzoni di Natale, avvolti dal bagliore delle fiamme delle candele. Sempre a partire da quello stesso anno, si tiene il concerto di Natale nella cattedrale di St.Mary, a Sidney.
Inoltre, la sera della Vigilia, per sconfiggere l'afa e rinfrescarsi, ma anche per festeggiare la nascita di Gesù Bambino, è tipico fare un bel bagno in mare allo scoccare della mezzanotte.

In questo periodo dell'anno, le strade, le piazze e le case vengono addobbate con fiori di Jaracanda o con i cespugli di Natale, piante con piccoli fiori rossi, simili alle nostre Stelle di Natale. Le altre decorazioni hanno immagini poco consone a ciò a cui siamo abituati, ma sono pur sempre tipiche dell'Australia: canguri e koala vestiti da Santa Klaus e cartoline con Babbo Natale in costume. Infatti, la figura di Babbo Natale esiste, ma non giunge con il suo carico di doni a bordo di una slitta, dal cielo, bensì arriva cavalcando le onde dell'oceano su un surf.

Un momento molto importante, in tutte le famigli e tra amici, è lo scambio dei regali, detto "Chrissie Presies".

Per quanto riguarda i pasti, la cena di Natale prevede il sacrificio di un tacchino, oltre che a prosciutto e carne di maiale arrosto. Ma, dal momento che è estate, una tradizionale "abbuffata" potrebbe trasformarsi in una noiosa e pesante cena. Perciò gli australiani preferiscono organizzare serate in riva al mare, con buffet ai frutti di mare o piatti freddi con tacchino ed insalate.

La preparazione del dolce di Natale per eccellenza, il pudding, è fatta mescolando a turno l'impasto ed affidandogli uno speciale desiderio. Spesso, vi si nasconde dentro una fede d'argento, come garanzia di felicità coniugale, una carta da gioco o una monetina, come simbolo di fortuna e ricchezza. Un altro dessert che arricchisce le tavole è la Paylova, cucinata con fragole, frutto della passione, e panna montata.
santagata_feltria.jpg

Nell'entroterra romagnolo, mercatini e presepi di Natale ricreano la magia della nascita di Gesu' in una suggestiva ambientazione medievale. Si tratta della manifestazione "Il Paese del Natale", che si celebra tutti gli anni, nei week-end di dicembre, nel pittoresco centro storico di Sant'Agata Feltria, paesino situato a circa un'ora da Rimini, nelle comunità montane tra Marche e Romagna.

Per l'occasione, la cittadina si anima di suggestivi presepi artigianali e di bancarelle con ornamenti natalizi e mille idee regalo.

Per la gioia dei più piccini, nella piazza principale viene allestita la casa di Babbo Natale e degli Elfi, con tanto di renne in carne ed ossa con slitta. Pochi passi più avanti c'è la "Mangiatoia", dedicata ai più grandi, all'interno della quale si possono gustare i piatti dell'avvento, proposti anche nei vari ristoranti e trattorie della zona. Completano questo quadro gli zampognari, che in abiti locali, passeggiano tra la folla, suonando le loro zampogne.

Indipendentemente dagli allestimenti e dagli addobbi tipici di questo periodo dell'anno, il centro di Sant'Agata è un piccolo gioiello del Medioevo. Le stradine strette, il caratteristico vicolo del Bacio, l'imponente Rocca del x secolo, che si erge sulla vallata circostante, contribuiscono a riportare il visitatore indietro nel tempo, al periodo sfarzoso delle Signorie dei Malatesta e dei Montefeltro.

Altra attrazione da non perdere è la visita dell'affascinante teatro Angelo Mariani del 1605, uno dei pochi teatri ancora oggi esistenti interamente costruito in legno. E' ospitato all'interno di un palazzo in stile liberty che sorge nella piazza principale e fu scelto da Gaber per la sua recita "la Divina Commedia". Rappresenta un autentico girello d'arte e di storia.

Degne di nota sono, inoltre, le moderne sculture realizzate da Tonino Guerra, artista amico di Fellini, quali la scala a forma di enorme lumaca raggomitolata su se stessa che porta alla piazza, e le altre due Fontane d'Arte, sculture sorprendenti per originalità e design.

Le renne, le luci e i suoni del natale, le pittoresche bancarelle, i vicoli stretti, il panorama mozzafiato che si gode sulla valle, contribuiscono a far rivivere quell'atmosfera intima e raccolta di un tempo ormai lontano. In questo luogo apparentemente fuori dal tempo il presente sembra confondersi con il passato, come se fosse parte di una favola antica in eterno divenire. Quale modo migliore per prepararsi all'avvento del Natale?

Creative Commons License

This blog is licensed under a Creative Commons License

Technorati


November 2011

Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30      

About this Archive

This page is a archive of recent entries in the Viaggi e Tempo libero category.

Tecnologie e Scienze is the previous category.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.

Tag Cloud