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Viaggio nella città fantasma. L'Aquila un anno dopo il terremoto

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L'Aquila un anno dopo

Sono trascorsi appena 16 mesi e gli abruzzesi ancora non dimenticano...
Sono ritornata nella mia terra che non esiste più, inghiottita mostruosamente la notte del 6 aprile 2009 alle ore 3.33.

L'Aquila meravigliosa città turistica e storica è ora ricoperta da impalcature su impalcature, ancora una volta tutto l'orrore di quella notte viene segnato nelle mura di quei palazzi divorati dal terremoto.

Ho voluto raccogliere le gioie, l'emozioni che ancora una volta quella città così spoglia e vuota riesce nonostante tutto ancora a darmi, ma anche l'amarezza, la tristezza e la malinconia di non ritrovare più la mia amata città.
Negli occhi degli abruzzesi, ancora si legge la paura di quella notte di terrore che mai potranno dimenticare, persone che hanno perso tutto, la casa, ma soprattutto i loro cari, ancora piangono, sono stretti in quella morsa di dolore e di solitudine che vive L'Aquila in questo momento.

Le case costruite dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono molte, dislocate ognuna di loro nei vari paesi limitrofi alla città.
Ricominciare da capo... è quello che hanno fatto gli abruzzesi dopo quella notte di terrore. Sono rimasta ore ed ore ad ascoltare il loro urlo di dolore per chi ancora aspetta una cosa, per chi piange un proprio caro che ora non c'è più, trovo persone contente di tutto il lavoro svolto dalla protezione civile e dal Presidente del Consiglio ma ve ne sono altrettante che si sentono dimenticate.

Il lavoro di Silvio Berlusconi è stato ottimo perché in così poco tempo ha fatto costruire tantissime case, ma negli occhi di molti anziani leggo la tristezza per aver perso la propria casa e non riescono ad adattarsi in quella che hanno ora. Persone che hanno vissuto la vita lavorando la terra, che con enormi sacrifici si erano costruiti una casa e poi in una sola notte hanno perso tutto, non è facile portare quella mentalità di una volta in questi tempi.

Continuo il mio viaggio in quella città che non si riconosce più, il suo lungo corso che parte dalla fontana luminosa è solo fatto di impalcature, strade laterali ancora chiuse, case distrutte che parlano da sole. Riesco a contare solo tre, quattro bar aperti, e vedere tanti turisti che si mettono in posa davanti a palazzi o negozi distrutti...

La vita a L'Aquila si è fermata alle 3.33 del 6 aprile 2009, ma gli abruzzesi rivogliono la loro città come prima... cammino e cammino lungo il corso dove l'emozione che sento più viva in me è la malinconia per la mia città. Ma i simboli di quel giorno rimarranno per L'Aquila "la casa dello studente", dove ora si vedono solo le foto di quei ragazzi che sono morti sotto le macerie, fiori, dediche e la chiesa di Collemaggio, dove appena la vedi sembra normale, bellissima come sempre, ma come entri e vedi quello che rimane senti il cuore stringersi in una forte morsa. Il tetto crollato giù, la chiesa spaccata in due... non vi sono parole per descrivere quello che si prova... Senti che una parte di te è morta, sepolta tra quelle macerie ancora rimaste visibili agli occhi dei turisti e di tutti gli abruzzesi.

Avrei dato qualsiasi cosa per rivedere la mia città di nuovo viva... e invece mentre me ne vado lentamente, lascio la mia L'Aquila ancora sofferente, ricordando tutte quelle persone che sono morte, che non hanno più una casa, che non hanno più la loro città... senza dimenticare i numerosi suicidi che ci sono stati dopo il terremoto, perché è facile scrivere solo le tante cose belle che sono state fatte, ma è altrettanto difficile scrivere la realtà, quella che oggi L'Aquila e gli abruzzesi non dimenticano ancora...

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