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Donne sul Ring

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Donna boxing

Siamo tutte dolci, tenere, accomodanti, capricciose, destabilizzanti. Siamo amanti, mogli, madri, bambine. Ma sappiamo anche lottare con determinazione e ferocia, e quando vogliamo perseguiamo i nostri obiettivi con precisione scientifica; amiamo e odiamo con un'intensità sconosciuta all'altra metà del cielo, a volte in modo inconsapevole e poco controllato. Siamo il vaso di pandora che contiene tutto, e l'opposto di tutto.

Eppure, quando mostriamo apertamente la nostra forza e la nostra potenziale aggressività in pubblico, che sia dietro ad una scrivania che in contesti di lotte sociali o politiche, ancora veniamo denigrate, o peggio sottovalutate. Forse perchè facciamo un po' paura, per la capacità assolutamente tutta femminile di passare da un ruolo all'altro con un sorriso, con naturalezza e innata disinvoltura.

In particolare quando deponiamo lo smalto e i tacchi a spillo per infilarci i guantoni da boxe. Sì, perchè le donne che salgono sul ring per disputare un incontro, sia di boxe, che di kick boxing o di qualsiasi altro sport da combattimento, sono sempre di più. Ancora poco considerate dall'universo sportivo maschile, eppure determinate e atleticamente preparate.

Combattere è catartico. Permette di esprimersi istintivamente e di canalizzare e sfogare energie e tensioni. Ovvi sono i vantaggi a livello circolatorio, e al di là di quello che tutti pensano, il fisico acquisisce tonicità e flessuosità, oltre che forza.

Per quanto riguarda la boxe, possiamo dire che è una disciplina genuina, da strada, alla portata di tutti. Si impara facilmente una volta acquisite le tecniche di base: diretto, jeb e gancio. Bisogna muoversi veloce, saltellare, tenere alta la guardia. Si lavora di braccia e addominali, si sviluppa istinto e velocità di reazione. Fa bene alla testa e al corpo. Aumenta l'autostima, la sicurezza di sè, si impara l'autogestione fisica ed emotiva, perché l'allenamento aiuta ad incrementare la concentrazione e la capacità di autocontrollo. Si impara a conoscere soprattutto se stesse, perché non si può affrontare un avversario se non si conoscono le proprie potenzialità e risorse.

La boxe femminile è nata in Inghilterra nel secolo scorso. Il primo incontro ufficialmente riconosciuto risale al 1888, anche se le cronache attestano che già nel 1722 si tenevano combattimenti tra donne. Ma sono stati poi gli Stati Uniti a mettere le basi di quella che è la boxe femminile dei giorni nostri, anche se si è sempre trattato di un movimento tenuto in vita da appassionati e poco stimato dalla massa.
Sono gli anni 50 a segnare la svolta quando l'inglese Barbara Buttrick, piccola e poco muscolosa, ma estremamente potente, diventa la prima boxeuse professionista.
Ma il cammino è ancora molto lungo e costellato di difficoltà. Le atlete arrivano soprattutto dalle discipline orientali e le palestre che allenano anche le donne non sono così diffuse. Nel resto del mondo sono moltissime le donne che fanno pugilato, in testa Cina e India. L'Italia è all'ultimo posto, e i pregiudizi sono ancora pesanti e troppo spesso insuperabili.

Ma le donne non mollano, forti del fatto che le discipline da combattimento, anche se travestite da fitness, stanno tornando prepotentemente di moda: si comincia con l'intraprendere un'attività fisica a medio-alto impatto col desiderio di dimagrire e di tenersi in forma per poi ritrovarsi, grazie al supporto di allenatori e maestri intelligenti e di mentalità aperta, a combattere su di un tatami, per quanto riguarda gli sport di origine orientale, o su di un ring.
Si entra dalla porta di servizio per uscire dalla principale, cosa per la quale siamo abituate da decenni, nel lungo cammino dell'emancipazione femminile. Costellato da tanta determinazione, sudore, fatica e sacrifici. E a volte occhi neri e lividi, magari anche nasi rotti e costole incrinate. Che portiamo con ironia e nascondiamo col fondotinta non appena riponiamo i guantoni per riprendere il ruolo di madri, mogli, fidanzate, segretarie, operaie, o libere professioniste. In nome di una libertà di essere, slegata dalla cultura dell'apparire.

Ma cosa pensano gli uomini che si accompagnano a queste donne guerriere? Che sono sexy e femminili, anche se noi, diciamocela tutta, quei pantaloncini un po' larghi dalla lunghezza indefinita li avremmo pensati in modo diverso... ma ovviamente, sono stati ideati da un uomo.

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