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Istanti perduti

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Il cercatore

Ci sono tanti fattori che concorrono a formare il nostro io, per natura oggettivi e non preventivabili, fino a giungere a decisioni che prendiamo in maniera conscia, e anche quì ci sarebbe di che discutere, ma questa è un'altra storia.

I famosi 5 minuti, quelli che da soli valgono una vita, quelli che ti fanno optare per questo e non quello, salvo poi rimpiangere la scelta. Lungi da me, motivazioni pseudo-didattiche, o stramberie etico-sociali di qualunque genere, adoro il self made man, ma ripudio la sua devianza che ne trasforma le capacità-virtù, in vizi.

Costruire il proprio cammino è auspicabile, foriero di conoscenze e traguardi che rendono l'animale-uomo migliore, quasi sempre, avere tanti dubbi e procedere nella giusta direzione, è di per sè un traguardo, ma quanti smarriscono il cammino vinti da facili lusinghe e mendaci promesse...

L'attimo di cui voglio parlare appartiene alla sfera dei sogni, a quegl'istanti che tutti abbiamo avuto sovente rimpianto o rimorso sfidando in contraddittorio chiunque a dimostrare il contrario. Reputo pertanto l'immaginazione e la sua vasta eco, canoni imprescindibili dell'essere umano, del resto la fantasia nutre in maniera audace l'animo fiero.

A tal proposito, posso dire che considero qui e minuti, vintage; un oggetto di culto, un modo d'essere, un giusto mix di stile, manifattura e contenuti, una forma latente di neo-romanticismo che evidenzia una sedimentazione profonda,d'un passato che sfugge a qualunque logica commerciale, un mito senza tempo.
Ecco quindi che impossessarsi di quegli istanti equivale ad assaporare quella sottile libido del surfista che rincorre la sua onda californiana, perchè è quello che ci rende davvero liberi e, credetemi, la società ha paura di chi è veramente libero.

Tuttavia, dicevo del gusto per un passato che in fondo è lontano diversi lustri, ma dentro di noi sopravvive fiero ed indomito anche perchè ci permette di cogliere certe peculiarità che la vita moderna ha smarrito, abdicando al dogma del profitto, unico deus ex machina. La riscoperta di quegli attimi, vorrei fosse materia legislativa, tanto si parlava di sogni.

Fermarsi un attimo a pensare,che ogni giorno ci viene subdolamente sottratto qualcosa di bello, non permetterglielo, riscoprire per l'appunto "fesserie" che danno senso ai nostri giorni, ma che purtroppo non hanno nulla di commerciale, accidenti; chiacchiere prive di secondi fini; insomma tu allo stato puro, privo di pregiudizi e scelleratezze propinate a destra e a manca; giuro non è uno scherzo!
Recuperare il senso d'una stretta di mano, d'una confidenza, oramai in saldo, perchè in fondo un verme... striscia, ma un'aquila è agli antipodi, quando cesserà l'esilio che imponi a te stesso, solo allora vedrai non con l'occhio della ragione; il cuore non ha limiti, tranne quelli che la natura prodiga di talenti, dona.

In fondo è proprio questo,il segreto: il mormorio della caducità terrena, anelante l'infinito. Sottecchi scorgere, la genuinità d'un sentimento, che non è provvigione dell'anima, né astruso algoritmo, quello che regala qualità al momento, incorona l'esistenza stessa della sua semplicità!

Non ambisco allo scranno degli dei mortali, né oscure trame nepotiste, la bramosia del possesso mi è aliena, fuori discussione la vana gloria, cerco solo un piccolo sentiero, dal quale scorgere un mondo nuovo.
Non sono merlino dell'era moderna, non posseggo alambicchi e pozioni magiche, pur tuttavia ho una certezza, che il giogo donatoci gentilmente possa essere spezzato, invertire la rotta d'una supuna accettazione, d'un volere preconfezionato, nulla più.

L'elogio dell'attimo, che è già dentro di noi, quello che permette di metabolizzare se stesso, una forma di imprimatur, che custodisce gelosamente il suo senso. Non voglio e non posso credere, che non sia come in fondo spero, del resto gli alibi sono finiti, ti tocca essere te stesso.

P.S. L'irreale qualcosa che faceva eterna quella sera (Pasolini)

Un mondo meraviglioso? No, di più.

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Mondo meraviglioso

I see trees of green, red roses too... Quando sento le prime note vado in estasi. Sì, vedo alberi verdi e anche rose rosse: e le vedo fiorire per te e per me. E come il grande Louis anch'io penso tra me... What a wonderful world! Che mondo davvero meraviglioso questo che vedo attorno a me! Che mi scorre sopra, sotto, accanto. Che mi attraversa. Il cielo blu con o senza le sue nuvole bianche che giocano a rincorrersi mi parla di immenso e mi confida la sua serenità. Ho aperto gli occhi al risveglio e questo giorno benedetto mi ha accolto a nuovi attimi di eternità. E quando la sera le palpebre si chiudono, mi sento abbracciato dalla sacra notte che immortala i sorrisi nella quiete del riposo. Scorre questo mondo meraviglioso in ogni giorno nuovo, nella novità di ciò che è da sempre.

"Illusione - mi grida una voce! Cocente ingenuità da bambini. Mancanza di adulto realismo. O semplice stupidità".
È la voce del mio passato, la riconosco. Ogni tanto torna a farsi sentire, soprattutto quando viene in qualche modo rianimata da un occasionale fotogramma televisivo. D'altro canto, il mondo dei telegiornali o delle cronache dei quotidiani non sembra piuttosto un letamaio? Una maleodorante discarica che raccoglie gli scarti e gli avanzi di un'umanità fatta di cattiveria, vanità e ipocrisia?

Tempo fa, quando ancora vivevo da disadattato nel passato, alzavo alto lo scudo della ragione e della religione e mi spiegavo le miserie umane con parole come fragilità, colpa, ignoranza.
Insomma, la mia idea era che il mondo nel quale vivevo era in sostanza una cosa buona, perché il Dio che lo aveva fatto voleva farne un paradiso. Qualcosa doveva essere andato storto nei piani perché qualcuno ci ha messo lo zampino. Intendiamoci però, malgrado l'inferno di Dante sia un capolavoro che amo molto, non ho mai creduto a satanasso e ai suoi amici, né alle grigliate di carne umana quale punizione. Ritenevo semplicemente che il fatto di essere dotato di libero arbitrio, l'uomo (e anche la donna) potesse decidere delle sue azioni, nel bene e nel male. E per quanto il bene alla fine ne sarebbe uscito vincitore, il male era una realtà evidente con cui convivere oggi.

Consideravo questa mia visione delle cose realistica: non spiegava tutto, ma quanto meno restava nel buon senso. In equilibrio, lontano da una parte dai pessimisti che vedevano solo male e dall'entusiasmo fumato dall'altra. Pur con il rispetto del sentire di tutti, la mia prospettiva salvava capra e cavoli. Buoni e cattivi stanno insieme come il grano e la zizzania fino alla mietitura. Poi quel che sarà, sarà. E il trionfo della giustizia premierà i buoni e punirà i cattivi. Quelli, tanti, di cui instancabilmente la televisione e i giornali mi raccontavano ogni giorno. E subito di buon mattino, per aggiornarmi il prima possibile che anche in quel giorno qualche cattivo aveva già fatto delle balordaggini. E si pensava di darmi un servizio mentre si alimentava la mia rabbia, l'impotenza, la critica, il pessimismo. E ogni sera mettevo il giorno trascorso tra gli innumerevoli altri ad aumentare il volume della mia insoddisfazione.

Poi sono cresciuto. Ho imparato dal grande Lao Tze che "fa più rumore un solo albero che cade che un'intera foresta che cresce". Mi sono sentito più sereno. Da Nietzsche ho appreso che i giornali sono il "vomito mattutino". Meglio allora una dieta diversa, con una colazione proteica immersa nella meditazione. Ho spento la televisione. Mi si è acceso il cuore. Lui ha dato una luce nuova agli occhi. Loro hanno benedetto la Vita.
Allora ho cominciato a vedere e sentire la foresta che cresceva.
Dentro di me.

Da allora vedo che i colori dell'arcobaleno così belli nel cielo sono anche sui volti della gente che passa. Sono attento ai sorrisi che mi passano accanto: sono più di quanto avessi mai immaginato. Sono gli infiniti sguardi dell'unica Presenza. Quando vedo amici che si stringono la mano e domandano "come va?" sento in quelle parole le vibrazioni dell'amore che impasta i sentimenti che le genera. In realtà si stanno dicendo "ti voglio bene".

Certo, sento anche i bambini piangere. Li guardo crescere.
Impareranno molto di più di quanto io potrò mai sapere. E allora penso tra me... che mondo meraviglioso!
Louis Armstrong è meraviglioso! La sue parole, la sua tromba. Un riflesso della melodia cosmica. Meravigliosi sono tutti gli uomini di ieri e di oggi. Di ogni latitudine. Si può sfottere sportivamente la tifoseria avversaria, ma non esistono i bastardi dentro. Tutti in questo mondo hanno un nome che declina bellezza.

E se qualcuno ha fatto o fa qualcosa che meraviglioso proprio non sembra, è perché nessuno forse gli ha detto mai quanto arcobaleno c'è nel suo cuore.
Io non sono così sapiente da essere certo che l'uomo per natura è buono e che è la società che lo corrompe. Ma questa visione mi piace: innalza l'uomo nella sua essenza.
Libera da colpe, peccati, punizioni. E risentimenti.
Colpevole è la società? No. Non ci sono colpevoli. Ci sono solo smemorati. C'è talvolta il collettivo oblio della divinità dell'uomo. Della sua intangibilità. Della sua bellezza. Della sua appartenenza all'energia dell'Universo amico.
Ma non si tratta di salvare la società. Nessuna crociata. Solo infinita magnanimità verso tutti. E ripartire da se stessi. In fondo è il nostro sguardo che fa la differenza.
Quello degli occhi. E quello del cuore.
Ha proprio ragione Anaïs Nin: "Noi non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo".
Vado alla finestra, guardo il cielo amico. Sorrido in silenzio e penso tra me... Sì, è proprio un mondo meraviglioso.

Nulla accade per caso

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M. Kundera scrisse che "soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla."

Se riflettessimo sui vari eventi della nostra vita passata, osservandola da fuori, in veste di spettatori imparziali e non giudicanti, ci renderemmo conto della veridicità di questa affermazione.
Procediamo su strade che crediamo sicure, ostentando ottime capacità organizzative nella convinzione di potere pianificare la nostra quotidianità nel modo migliore, convinti di potere sempre scegliere nell'assolutezza delle nostre credenze.

In realtà la vita non corre su binari prefissati, ma subisce l'influenza di variabili che, per così dire, aggiustano il tiro delle nostre attese, e ci rendono protagonisti inermi ma attivi di quel gran laboratorio esperienziale che è la realtà che creiamo intorno a noi.

A volte capita di essere incerti in merito ad una decisione da prendere, o semplicemente non totalmente soddisfatti di ciò che si sta facendo.
A questo punto interviene il caso, in risposta ad un nostro silenzioso grido di aiuto, attraverso persone ed eventi dirompenti ed inaspettati che producono uno squilibrio nella situazione esistente, rimescolando le carte in tavola. L'imprevisto consente una risoluzione del problema in modo da noi non immaginabile, o comunque ci aiuta a progredire nella nostra evoluzione personale.

Il fenomeno della casualità è stato attentamente studiato da fisici e psicologi, ed approfondito da Jung, che gli ha attribuito il nome di "Sincronicità". A tutti è capitato di incontrare delle persone, o di vivere particolari eventi, che ci hanno cambiato il corso della vita. Si tratta spessissimo di individui che difficilmente resteranno a lungo al nostro fianco, ma l'incontro lascerà un segno indelebile. Può anche trattarsi di una musica, di un film, di un libro o un articolo di giornale; oppure di una malattia, un incidente, comunque di un qualcosa di imprevedibile e incontrollabile.

Ma certo è che dopo l'evento sincronistico non saremo più gli stessi.

Il caso è la strategia che la vita utilizza per ricreare un nuovo ordine naturale, quando è preesistente uno squilibrio che deve essere risolto.
L'essere umano, per sua natura, tende all'equilibrio, ed è solo grazie ad eventi fortuiti e apparentemente casuali che ci si può di nuovo allineare, anche se la strada di certo non sarà quella percorsa fino ad ora.

Nelle relazioni questo fenomeno è ancora più evidente. In periodi di passaggio o di confusione attiriamo esattamente le persone che ci forniscono le risposte che il nostro subconscio richiede.Anche, e soprattutto, quando la relazione è difficile e sofferta, in realtà offre l'opportunità per comprendere meglio noi stessi e per evolvere.
Perché questo avvenga è necessario però non sviluppare attaccamento alla situazione e all'individuo, ed essere umilmente disposti ad accettare una visione più metafisica del rapporto.

Vivere con la consapevolezza che l'ignoto, che solitamente ci fa molta paura, può offrire soluzioni insperate a situazioni apparentemente senza via di uscita, ci permetterebbe di accogliere ogni "cambiamento di rotta" con uno stato d'animo sereno e propositivo, che migliorerebbe e vivacizzerebbe la qualità della nostra esistenza.

Fonti: "La necessità del caso" di Jean Francois Vezina

La gioia dell'oggi. Cogliamola!

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Carpe Diem

Gioie del passato, grazie! Condite di nostalgie e impastate di ricordi affettuosi siete il sostegno nei giorni nebbiosi. Un ringraziamento doveroso a voi per i momenti belli che avete impresso negli occhi. Emozioni amiche.

E pensare che a ben guardare non dovremmo averne bisogno perché la saggezza raccomanda di cogliere la gioia dell'oggi. I volti lontani e le cose andate sono però trattenuti solo dalla paura che non ce ne siano altri. E invece sì. Altra gioia, a dismisura, intensa e imprevedibile. Nel grande serbatoio di ogni nuovo giorno. Sì, carpe diem!

Che buffo! Da ragazzino quando ho sentito pronunciare per la prima volta carpe diem credevo fosse una parolaccia. Come "porco cane", "porca miseria". Un'imprecazione in latino insomma. E invece è un condensato della saggezza antica. Il poeta latino Orazio ci ha lasciato il raggio di luce che forse cercavamo da tempo. Quello da cavalcare nelle praterie dell'Universo.

Crescendo mi è apparso sempre più come una danza. Forse per la musicalità che coglievo in queste due parole, forse per l'emozione gaia che mi si stampava nell'anima ogni volta che ci soffermavo i miei pensieri. E ancora adesso mi viene spontaneo pensare a carpe diem come a un giro di danza. Di passi delicati e decisi a comporre un'armonia di cinque movimenti.

1. Letteralmente carpe diem significa prendi il giorno, nel senso di cogli l'attimo. Forse vivi il presente rende meglio la sua forza. Personalmente, ritengo che la traduzione migliore sia: cogli al volo la gioia dell'oggi. Sì, mi piace così, questo primo passo della nostra danza nel presente. Nella gioia. I nostri primi volteggi nel presente portano subito leggerezza alla vita. Dalla fatica alla poesia. Ci si sente già meglio.

2. Quando ormai la danza è in corso, il successivo movimento è l'azione: prendi!, cogli! Quanta plasticità in questo verbo! Non ti pare di vedere una mano che afferra? Si tratta di un invito chiaro. Perentorio. Mi par di ricordare che è nel modo imperativo! E la persona? Non c'è dubbio: seconda persona singolare! Sì, si sta parlando di te! Siamo chiamati a fare una scelta. A farla adesso.

3. Che potenza questo messaggio! Che vertigine di bellezza in questo carpe diem! Ma c'è molto di più. Pochi infatti sanno che queste due parole sono solo l'inizio della frase memorabile. Continua così: quam minimum credula postero. Ossia, senza riporre alcuna speranza nel domani. Ecco il terzo movimento portarci nel centro. Nell'unico grande centro esistente, quello dell'Oggi. Si tratta di sfiduciare il domani rendendolo inoffensivo. Inoffensivo dal punto di vista emozionale.

4. Perché cogliere il presente? Perché tanta foga a raccomandare di non pensare al domani? Vedo una sola risposta illuminante: per il fatto che solo nell'oggi c'è la gioia. Essa è tutta racchiusa nel qui e adesso. Nel giorno che stiamo vivendo, metafora del Giorno senza tempo che pulsa di eternità. Gioisci adesso! Ridi adesso! Godi ora di ogni bellezza nell'attimo che ti avvolge festante. Solo Oggi c'è luce, solo nel giorno in cui i tuoi occhi sono vivi alla Vita.

5. La nostra danza diventa così estasi nella consapevolezza di essere qui nell'oggi che l'Universo ha preparato per noi. Anzi, vuoi sapere qualcosa che ancora forse nessuno ti ha detto? Tu sei il Qui fatto carne. Sei Tu quel "diem" da prendere.

Resto affascinato da questa evidenza inattesa. Quasi stordito da farmi sgranare gli occhi per la sensazione di sorpresa. Vedo qualcosa di insospettato. Di meravigliosamente insospettato: nel suo significato più intrigante e potente carpe diem significa "cogli te stesso come Signore del tempo"! Non mi capacito ancora di questa ventata di gioia. Cosa si può desiderare di più dal veder rovesciato il rapporto con il tempo? Dalla tirannide alla signoria.

Carpe diem è uno stile. Di sobria eleganza. Che distingue. Sì, quello di chi ha capito l'essenziale della Vita.

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