Per la prima volta dopo circa vent'anni di restauro, sabato 17 aprile è stato inaugurato in Val di Non, nel Trentino Alto Adige, il museo castello di Thun, uno dei più bei castelli medievali del Trentino, un tempo residenza privata della nobile stirpe dei Thun e ora di proprietà della Provincia di Treno e parte del Museo del Buonconsiglio.
Il castello, situato in cima a una collina a 609 metri in bellissima posizione panoramica e strategica, sorge vicino al paese di Vigo di Ton, nei pressi di una delle principali vie di collegamento tra l'Italia e il nord Europa. Da sempre residenza simbolo di una delle più importanti famiglie trentine che ha segnato la storia del Principato vescovile di Trento, la Provincia ha deciso di aprirlo alla collettività, che d'ora in poi potrà ammirarlo in tutta la sua magnificenza, sia nelle parti esterne che, soprattutto, in quelle interne.
Per la Provincia autonoma di Trento, e in particolare per la Valle di Non, questo costituisce senza dubbio l'evento culturale più importante del 2010, considerato il valore del maniero che riporta alla luce, e soprattutto rende fruibile alla collettività, secoli di storia e arte.
Molte sono, infatti, le residenze principesche attualmente presenti sull'arco alpino, ma rare sono quelle aperte al pubblico.
Il Castello di Thun presenta una singolare peculiarità, che lo distingue dalla maggior parte delle fortezze oggi visitabili: è uno dei pochi esempi di dimora signorile appartenute a una sola famiglia, senza interruzione di continuità, dal 1267 fino ai giorni nostri, più precisamente fino al 1982, anno in cui è scomparso il suo ultimo abitante Franz Thun Hohenstein ed è stato rilevato dalla Provincia di Trento.
Così come la Val di Non gravita dal XII secolo intorno al castello, la storia di questa dimora si identifica completamente con quella dei suoi proprietari, i Thun, una famiglia di antichi feudatari vescovili che nell'arco di otto secoli passarono dall'oscurità delle origini ad acquisire posizioni di spicco nella scena politica europea.
Considerati uno dei più importanti casati del Trentino e del Tirolo, molti dei suoi esponenti divennero, infatti, principi Vescovi o ricoprirono prestigiose cariche diplomatiche, politiche, militari e religiose. Un ramo della famiglia fece addirittura fortuna in Boemia, il che contribuì non solo ad accrescere il potere dell'intera dinastia nell'ambito della scena mitteleuropea e internazionale, ma permise l'acquisizione del titolo di conti dell'Impero. Molti discendenti vivono ancora oggi tra Val di Non, Bolzano, Milano e Vienna.
Nonostante i molteplici possedimenti e feudi acquisiti nel tempo, questo maniero è rimasto sempre il cuore della stirpe e della sua storia. Le origini della fortezza risalgono al 1199, quando il principe vescovo di Trento conferì ai signori di Tono (chiamati in seguito alla tedesca Thun) la proprietà del dosso di Visione e con essa la possibilità di erigervi un castello - detto anticamente di Belvesino e poi semplicemente de Tono prima e Thun poi.
Il maniero, così come appare oggi, circondato da un complesso sistema di fortificazioni formato da torri, bastioni lunati, fossati e cammini di ronde, conserva ben poco del primitivo feudo medievale. Alla prima rocca se ne aggiunsero progressivamente altre, a testimonianza dell'enorme potere acquisito durante il Medioevo e il Rinascimento. Ampliamenti e modifiche successive si sono susseguite nei secoli rendendolo protagonista di differenti periodi evolutivi. Oggi è considerato più come un palazzo signorile e costituisce uno dei più rappresentativi esempi di architettura castellana gotica trentina e di dimora signorile arredata.
Purtroppo nel tempo il maniero ha subito, gravi spoliazioni, che hanno fatto sì che molto arredi principali andassero perduti, in particolare nel 1797 ad opera dei francesi. Alla fine dell'Ottocento il tracollo finanziario dei Thun, ad opera di Matteo Thun, avvenuta in corrispondenza al crollo del potere temporale della chiesa, che aveva contribuito a fare la fortuna del casato, obbligò alla vendita di un numero considerevole di opere d'arte, fino a che nel Novecento il castello passò al ramo boemo della famiglia, che eseguì restauri di pregio reintegrando l'ormai povero arredo.
Nelle sale si possono ammirare i raffinati arredi originali: mobili, oggetti, suppellettili e raccolte d'arte tutte possedute dalla famiglia, che ne testimoniano il rango, la ricchezza, nonché le alterne vicissitudini.
Dopo l'acquisizione nel 1992 della Provincia di Trento, il castello è stato oggetto di una complessa quanto mai articolata opera di restauro, che ha riguardato non solo la parte strutturale ma anche gli arredi e le collezioni ivi presenti e che ha coinvolto numerose sovraintendenze.
Il complesso architettonico, ora in visita, comprende il palazzo signorile, i giardini, le fortificazioni esterne ed è strutturato su tre piani. Per accedere al palazzo centrale si passa da un cortile interno superando una porta a volta su cui è presente lo stemma Thun con la data 1585 che porta all'atrio principale. Al piano terra si trovano le stanze pubbliche (Sala delle guardie, il forno del pane, la Sala del pozzo, la cappella e la sagrestia), mentre ai piani superiori si trovano quelle utilizzate dai signori. Al primo piano si trova la cucina vecchia e il vicino tinello, al secondo la Sala da pranzo e le stanze intercomunicanti. Al terzo piano da non perdere l'affascinante stanza del vescovo, sicuramente il pezzo forte della visita, resa celebre dal film di Michelangelo Antonioni "Il Mistero di Oberwald", con la sua elegante boiserie e il sontuoso soffitto che porta centralmente lo stemma, datato 1670, di Sigismodo Thun, principe vescovo di Trento e Bressanone. Degna di nota è infine la camera azzurra, che custodisce lo splendido dipinto di Guardi (Santo in adorazione dell'Eucarestia).
Gli allestimenti sono stati curati da Lia Camerlengo, Ezio Chini e Francesca Gramatica. Sono originali e sono rappresentativi delle varie collezioni possedute dalla famiglia, quali arredi con mobili, opere d'arte e suppellettili pregevoli.
Specchio del gusto della famiglia, nelle varie sale si ritrovano stili di epoche diverse che vanno dal Rinascimento al Biedermaier: secretaires, cassettoni a ribalta, stipi, comodini stile impero, stufe a olle, argenteria, porcellane, vetri, armi bianche, oltre a dipinti della scuola dei Bassano, ritratti di Giambattista Lampi, Crespi, Molteni, Garavaglia e altri ancora.
I quadri rappresentano uno spaccato dei gusti artistici dell'epoca, dal XVI secolo in poi: ritraggono molti esponenti della famiglia, oltre a nature morte, dipinti con soggetti sacri e mitologici. Della preziosa biblioteca un tempo esistente, che conta 9500 volumi nell'arco di sei secoli, e del significativo archivio, che ospita una delle collezioni di documenti più importanti della regione (di cui una metà risiede in terra boema, mentre gli altri volumi sono custoditi presso l'Archivio Provinciale di Trento) sono presenti solo alcuni testi, come ad esempio una versione rilegata a mano della Gerusalemme Liberata e un testo che cita i Thun e ne decanta l'importanza.
Il castello si presta come eccellente punto di partenza per la visita del territorio circostante e delle affascinanti attrazioni presenti in Val di Non (www.visitvaldinon.it). Il territorio offre, infatti, attrazioni turistiche per tutti i gusti - cha vanno dai trekking, alle passeggiate nei canyon, ai percorsi enogastronomici, alla visita a eremi e musei - che garantiscono la possibilità di trascorrere week end piacevoli tra natura, cultura, sapori del territorio e antiche tradizioni, in modo da poter unire l'utile al dilettevole. Il periodo ideale per pianificare una visita è in primavera, durante il periodo della fioritura dei meleti, o in autunno, in occasione della raccolta delle mele. A settembre sono previste novità espositive, tra cui la mostra della collezione di carrozze, una delle più ricche e varie del mondo.
Per informazioni
Castello del Buonconsiglio
Via Bernardo Clesio, 5 Trento
Tel. 0461 233770-492829
www.buonconsiglio.it
e-mail: info@buonconsiglio.it
Tariffe
Intera € 5
Ridotta € 3
Azienda per il Turismo Val di Non
Via Roma, 21 - 3813 Fondo
Tel. 0463-830133 - Fax: 0463 -830161
www.visitvaldinon.it - e-mail: info@visitvaldinon.it
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La scuola di scrittura Holden di Torino, fondata da un mostro sacro come Alessandro Baricco, la immagino un po' come il castello di Hogwards dove Harry Potter e soci prendono lezioni di magia.
La mia mente è avvolta da un alone di mistero e sacralità, come una specie di perfetto universo parallelo. Se chiudo gli occhi e visualizzo il mio piccolo paradiso personale, ha le fattezze di quella scuola.
Dato che, per adesso, non faccio ancora parte di quello che per me è il "popolo eletto" degli studenti della Holden, mi devo accontentare di una bella iniziativa proposta dalla scuola stessa, in collaborazione con il portale di self publishing Il Mio Libro: un corso di scrittura creativa online, gratuito, in dieci puntate.
Le sezioni si rendono accessibili una per volta, di settimana in settimana (ad oggi si è arrivati alla quinta: "Scegliere le parole giuste"). Si parte dalle nozioni base su come trovare il proprio narratore (che è "un'invenzione narrativa. E' chi ci racconta la storia"), corredate da citazioni importanti (un esempio su tutti, l'analisi di Hurricane di Bob Dylan).
L'ultima sezione (dopo essere passati per l'incipit, il punto di vista, i luoghi comuni, il finale) è dedicata al cosiddetto scouting editoriale (il mestiere di chi "è pagato per scoprire i nuovi talenti della scrittura narrativa"). C'è proprio tutto, anche una sezione dedicata ai segreti di chi scrive le quarte di copertina.
Naturalmente questa è la teoria spiegata per sommi capi. La scuola Holden offre anche altri corsi online più completi (a pagamento): Formabreve, gestione dell'immaginazione, trama e sceneggiatura. C'è anche la possibilità di usufruire di un servizio di editing del proprio lavoro, attraverso il quale professionisti del settore forniscono una valutazione completa e dettagliata delle opere.
E poi resta sempre la possibilità di entrare a far parte del popolo eletto. Ma questo è già un altro capitolo.
www.ilmiolibro.it
E' questo il titolo dello spettacolo che si terrà a Novara venerdì 22 maggio alle ore 21 presso il Teatro Coccia e sabato 6 giugno alle ore 15.30 presso la Sala Borsa, organizzato dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Novara.
Spettacolo a cura del Servizio Minori ed handicap del Comune di Novara, che vede l'esperienza dei Laboratori Artistici composta da un gruppo di circa 30 persone, tra cui anche la presenza di ragazzi diversamente abili unitamente ad operatori di Servizi Educativi, volontari, musicisti, danzatori e cantanti professionisti.
Il gruppo, con esperienza unica nel territorio italiano, vuole aderire all'idea di proporre linguaggi artistici che facciano cultura e creino coinvolgimento negli spettatori.
Il servizio di Educatività Territoriale Handicap propone itinerari nel campo dell'arte. Le esperienze artistiche rappresentano un piano di integrazione e di incontro tra gli individui, dove ciò che conta è il desiderio di scoprirsi e di raccontarsi all'altro.
L'arte è un'occasione per lasciare tracce di sé e diventare finalmente autori della propria storia.
Il Servizio di Educatività Territoriale handicap lavora in rete con le agenzie territoriali che si occupano di soggetti disabili minori ed adulti.
In particolare vengono assicurati interventi socio-educativi ed assistenze finalizzati all'evoluzione della persona, al raggiungimento di un adeguato livello di benessere psico-fisico individuale e famigliare, al mantenimento delle capacità residue allo sviluppo delle potenzialità rivelate al sostegno della famiglia nella gestione quotidiana.
I disabili usufruiscono di interventi individuali e proposte di gruppo, tra cui i laboratori di musica, danza e teatro effettuati in collaborazione con i Servizi Scolastico Educativi del Comune di Novara.
La partecipazione agli spettacoli è gratuita.
Per qualsiasi altra informazione si può contattare l'Assessorato alle Politiche Sociali Servizi Educativi ai numeri 0321/3703589 - 0321/3703528 oppure visitare il sito all'indirizzo www.teatrococcia.it
Mi viene in mente Rosa Parks.
La guardo nelle foto più recenti (è morta nel 2005, a novantadue anni), con gli occhiali enormi ed il sorriso largo e rugoso, e mi sembra così piccola.
Il suo nome evoca un'America che sembrava un fantasma lontano, di un mondo che non c'era più. Perché era l'America degli anni Cinquanta, delle lotte per i diritti civili degli afroamericani, che sarebbero sfociate, negli anni Sessanta, nei fatti che ci sono più noti:
Il Civil Rights Act del 1964 di Lyndon Johnson (il più lungimirante provvedimento del tempo che, tra le altre cose, proibiva la discriminazione razziale negli alberghi, nei ristoranti e nei teatri), la militanza dei gruppi neri nazionalisti, come i Black Muslims da cui emerse Malcolm X (assassinato nel 1965), o le Black Panthers che inneggiavano ad un "potere nero" e che gridavano il loro risentimento per la guerra del Vietnam (che la popolazione di colore sosteneva in maniera sproporzionata, costituendo un 18 per cento delle forze americane), l'I Have a Dream e poi l'assassinio, nel 1968, di Martin Luther King.
Ma prima di tutto questo, dieci anni prima, c'era stata Rosa Parks.
Il primo dicembre del 1955 questa donna coraggiosa, militante dei diritti civili, tornando a casa dal lavoro, si sedette su un autobus di linea a Montgomery, in Alabama, e lo fece troppo avanti, nella zona riservata ai bianchi. Rifiutandosi di alzarsi per cedere il posto ad un uomo bianco, fu arrestata per aver violato un'ordinanza cittadina. Il giorno dopo iniziarono le prime reazioni violente: un boicottaggio dei mezzi pubblici che durò più di trecento giorni (organizzato, tra gli altri, anche da King), e che fu la miccia che fece scattare l'ondata di proteste in tutto il Paese.
Nel 1956 il suo caso venne portato davanti alla Corte Suprema che decretò all'unanimità incostituzionale la legge sulla segregazione dei mezzi pubblici.
Leggo sui quotidiani che nella città di Foggia sta per partire il primo autobus segregazionista italiano. Questo mezzo pubblico sarà riservato agli immigrati del centro di accoglienza dei richiedenti asilo politico, e partirà da Borgo Mezzanone, alla periferia di Foggia, per raggiungere la città. Il sindaco, Orazio Ciliberti, appoggiato dal prefetto e dall'Ataf, sostiene che il provvedimento non sia razzista, ma dettato dalla necessità di potenziare i mezzi di trasporto, poichè la linea che collega Borgo Mezzanone a Foggia è sempre sovraffollata, ed al capolinea e sull'autobus i litigi tra i passeggeri erano diventati un problema serio.
E allora la soluzione è aggiungere un autobus. Per gli immigrati (che, nelle parole del sindaco, potranno comunque usare, in alternativa, quello "riservato agli italiani").
Risuona ancora l'eco di una voce femminile che si è seduta "troppo avanti", nell'autobus, nella storia, e al suggerimento di tornare indietro, risponde fermamente il suo no. E mi chiedo che fine abbia fatto Rosa Parks.
L'Aquila, una città situata in una conca sulle sponde del fiume Aterno ed in posizione panoramica rispetto al massiccio del Gran Sasso, ad un'altitudine di 721 metri sul livello del mare che la rende terza tra i capoluoghi italiani più alti dopo Enna e Potenza.
Come ogni città, anche l'Aquila ha numerosi miti e leggende legati alla sua storia e al suo territorio. La leggenda vuole infatti che 100 castelli abruzzesi si riunissero per fondare la città de l'Aquila.
Ogni castello doveva fondare in città una piazza, una chiesa e una fontana per un totale di 100 piazze, 100 chiese e 100 fondane, ma alla fine un castello ci ripensò e si ritirò. Gli altri 99 castelli, invece, decisero ugualmente di fondare la città... e oggi questa città viene ricordata per le 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane.
Il 6 aprile alle 3:32 la città viene colpita da una terribile scossa di terremoto di 5,8 gradi della scala Richter, lasciandosi alle spalle numerosi morti (di cui parecchi bambini) e più di mille feriti, con conseguenti crolli totali e parziali di numerosi edifici e con il danneggiamento di gran parte del centro storico.
Paesi distrutti, martoriati, come Onna, Paganica, e molti altri, ma gli abbruzzesi sono oramai rassegnati ad una ricostruzione di quello che hanno perso che durerà anni. Persone anziane, disabili, bambini che putroppo non hanno più una casa ostentano ad abbandonare la loro terra, le loro origini, e sono ora al freddo sotto tendopoli allestite con immediatezza e cura ma purtroppo senza la possibilità di essere scaldate.
E' quanto emerso da un sopralluogo effettuato nelle zone terremotate dai tecnici dell'ARA (Architetti Romani Associati & Partners), che con la protezione civile del Comune di Roma si sono messi subito al lavoro a titolo gratuito, insieme a tecnici locali, per dare manforte alle operazioni di immediato soccorso alle aree colpite dal sisma.
Hanno fatto sopralluoghi anche nei campi provvisori allestiti nei paesi limitrofi, come San Marco di Preturo, Arischia e San Vittorino, dove opera il centro della protezione civile di Roma, mentre il responsabile del centro Piero Meloni coadiuvato dall'Ing. Luigino Tocca richiedeva all'associazione la disponibilità di tecnici in grado di visionare gli immobili lesionati.
La maggior parte dei campi di accoglienza è stato allestito con tende tradizionali a doppia camera ma senza la possibilità di essere riscaldate, mentre altre tende, come quelle del paese di Arischia, sono gonfiabili con possibilità di tenuta per l'immissione di aria calda.
Questo tipo di struttura sarebbe più idonea, considerato che nella maggior parte dei casi la popolazione colpita presenta una notevole percentuale di persone anziane o con problemi di mobilità.
Altra cosa auspicabile è la possibilità di attrezzare i campi provvisori con container già predisposti per impianti igienici e/o spogliatoi, riscaldabili con impianti di calore prodotto da elettricità.
Perfette macchine organizzative che si stanno muovendo intorno alla protezione civile nazionale e al volontariato, per fare in modo che le persone non si sentano sole durante questo difficile e drammatico momento.
Diversi clown giocano nei campi con i bambini, psicologi danno il loro sostegno e volontari da ogni parte d'Italia si sono messi a disposizione per una grande e degna gara di solidarietà, racambiata con molta dignità da una popolazione ora sofferente ma degna della terra d'Abruzzo.
Ridiamo agli abruzzesi quello che hanno tragicamente perso in una notte, sono persone che stanno soffrendo in silenzio, con dignità e compostezza, amanti della loro terra e delle loro origini, perchè hanno voglia di ricominciare a ritornare a vivere anche se per loro nulla sarà più come prima...
Il 22 febbraio, al Kodak Theatre di Los Angeles, si è svolta l'81esima cerimonia degli Academy Awards, l'appuntamento più importante dell'anno per il cinema internazionale.
Sul red carpet abbiamo visto sfilare le star più famose di Hollywood e a rappresentare l'Italia erano presenti Sophia Loren e Valentino. Abbiamo assistito ad una vera e propria sfilata di moda: gioielli molto vistosi, collane e orecchini di smeraldi e diamanti, abiti con strascichi velati dai colori avorio-dorati, grigio cenere-asfalto e un tocco di fuxia per le donne, nero quasi d'obbligo per gli uomini tranne alcune eccezioni come Mickey Rourke in total white.
Il presentatore della serata Hugh Jackman (X-Men, Australia) si è dimostrato un grandissimo showman, destreggiandosi tra balletti, piccoli spezzoni di musical e parodie con l'aiuto della cantante Beyoncé e dei protagonisti di Mamma mia! (Amanda Seyfred) e High School Musical (Zac Efron e Vanessa Hudgens).
Le nominations più importanti sono state però consegnate da presentatori del calibro di Sarah Jessica Parker, Whoopi Goldberg, Will Smith, ma anche da giovani talenti che si stanno facendo strada a Hollywood come l'attore di "Twilight" Robert Pattinson.
I vincitori principali sono stati Sean Penn per Milk, Kate Winslet per The Reader, Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona e Heath Ledger (postumo) per The Dark Knight (Il Cavaliere Oscuro). La consegna dell'Oscar ai familiari di Ledger è stato un momento di grande commozione in sala, dove non era però presente la compagna Michelle Williams dalla quale l'attore, morto per overdose di farmaci a soli 28 anni, ha avuto una figlia.
La celeberrima frase "The Oscar goes to..." è stata rivolta a ben 8 candidature per il film "The Millionaire" del regista Danny Boyle (Trainspotting), tra cui miglior film e miglior regista. Ambientato negli slums di Mumbai, il film è entrato nel cuore della gente, colpita dalla grinta di un ragazzino che si è messo in gioco per riconquistare l'amore dell'infanzia perduto e ritrovato e probabilmente anche per il desiderio di conoscere questa città dopo i giorni di terrore vissuti recentemente. C'è qualcosa di veramente speciale in questo film che doveva inizialmente uscire solamente in dvd e che è riuscito, invece, a raggiungere il grande schermo conquistandoci con le sue atmosfere e musiche tipicamente bollywoodiane.
Non ci resta quindi che correre al cinema a vederlo e ad ammirare la bravura dei due giovani attori Dav Patel e Freida Pinto.
Mancano oramai pochi giorni al ritorno del reality più discusso e seguito: il Grande Fratello, giunto alla sua nona edizione.
Dal 12 gennaio, infatti, riapriranno le porte della casa più spiata, e fonti indiscrete non lasciano più molti dubbi sulla conduzione del programma affidata ancora una volta ad Alessia Marcuzzi, mentre per Barbara D'urso, la possibilità di raccontare la striscia quotidiana in Pomeriggio5.
Non ci sarà il bel Marco Liorni ad attendere i ragazzi fuori dalla casa e per la sua sostituzione si fanno vari nomi da quello di Pietro Taricone a Patrick Ray Pugliese, ad Ascanio Pacelli, che pare sia il più probabile.
Anche quest'anno nel reality ci saranno grandi sorprese e forti colpi di scena. Tra i vari concorrenti che dovrebbero parteciparvi si parla di una pornostar, tale Nausica Cardone di Chieti, oltre a Perla Francalaci ballerina sexy, Fabrizio Chiazza vigile urbano di Milano chiamato mister gay in divisa, Alessio Sabatino un bisex di Napoli, Eba Bajoumi di origine egiziana con fede musulmana, Daniela Martani hostess dell'Alitalia e a Cristina Del Basso, una delle aspiranti veline, meglio conosciuta con il soprannome di tetta atomica.
Chiusi e sorvegliati a vista, 24 ore su 24, per contendersi alla fine grossi montepremi da 700000 a 500000.
Chi vedremo quindi come concorrente della prossima edizione del Grande Fratello? Tutti o nessuno? Non si sa, ma di sicuro la febbre sale e cose inaspettate si vedranno presto sullo schermo. Impazza la mania dei reality, con il grande successo de l'Isola dei Famosi, dove si è vista vincitrice una Vladimir Luxuria, prima snobbata e criticata dai suoi presunti amici politici, poi cercata ed anche un po' invidiata, capeggiata da una Belen Rodriguez un po' delusa per essere arrivata seconda. Ma si preannuncia per lei un 2009 di grandi novità, come quella di presentatrice insieme a Claudio Amendola e Teo Mammucari di Scherzi a parte... mentre Carlo Capponi, vincitore morale di questa edizione, si potrà consolare con la Contessa De Black.
Con il ritorno de La Talpa si sono registrati altri picchi di ascolto. Vincitrice di questa edizione è stata Karina Cascella, prima sospettata per tutte le puntate e poi premiata. Mentre al tenebroso Franco Trentalance, sconfortato per aver perso tutto il malloppo (alla fine il pubblico aveva capito che dietro alla talpa si celava la sua immagine), non rimane che riprendere il suo lavoro di porno divo, dove le sue fans lo attendono numerose.
Si preannuncia una stagione invernale ricca di novità (a tenere testa saranno il Grande Fratello e il ritorno di X Factor), dove passeremo intense serate allietate dalla bravura e simpatia di Alessia Marcuzzi, ma anche da una grande Simona Ventura pronta a scoprire i nuovi talenti del 2009, capeggiata dalla professionalità di Mara Maionchi e da uno stravagante Morgan.
Passeggiando per le strade, ci ritroviamo coinvolti da un'atmosfera magica: luci, alberi decorati, presepi, candele, vetrine addobbate a festa. Come abbiamo fatto a non accorgerci che Natale è alle porte? Sempre di fretta, indaffarati, con la testa piena di pensieri ed improvvisamente, siamo catapultati in un mondo fantastico, che da bambini attendevamo per tutto l'anno.
Il tempo è poco e i preparativi per organizzare una bella festa diventano sempre più imminenti. Certamente la casa, il menu, gli inviti, ma...i regali? Anche quest'anno, la caccia al regalo deve iniziare, però, purtroppo, i negozi, sono tanto belli, quanto costosi. Gli oggetti o i capi d'abbigliamento a buon mercato sono i classici prodotti cinesi, ma almeno a Natale, dovremmo essere capaci di cercare qualcosa di originale, di genuino.
Quale miglior luogo dei mercatini artigianali? Non siamo più costretti ad andare in Trentino o in Germania, perché quasi tutte le città d'Italia, ne ospitano almeno uno nel mese di dicembre. Ma esistono anche vere e proprie fiere, tra cui la famosa "L'artigiano in fiera", che si svolge ogni anno a Milano.
E' una bellissima occasione per riunire la famiglia e per conoscere alcuni usi e costumi dei paesi del mondo e soprattutto, per acquistare o assaggiare qualcosa di tipico, che difficilmente si trova in Italia. I settori sono tre: Italia, Europa e il resto del mondo. Tra oggettistica ed enogastronomia, gli stand sono centinaia e centinaia. Ognuno li decora come preferisce e può decidere di proporre articoli di ogni tipo, non esclusivamente natalizi.
I prezzi variano in base a ciò che si decide di acquistare, ma ci sono possibilità per tutte le tasche e da non dimenticare, che l'ultimo giorno, si possono addirittura trovare offerte a prezzi stracciati.
Poi, ogni anno, c'è sempre qualche novità. Queste sono ben visibili grazie alla grande folla di persone che circonda lo stand e non lo lascia senza avere un sacchettino in mano. Sono sempre prodotti piuttosto attraenti, funzionali e, anche se siamo consapevoli che nelle nostre mani, non funzioneranno mai, non riusciamo a resistergli.
Ma anche per il palato, ce n'è per tutti i gusti: dal pesce alla carne, dal salato al dolce, dal caldo al freddo. In alcuni stand, vengono allestiti dei ristorantini, mentre in altri, ci si deve adattare con qualche panca di legno o sgabello. Ovviamente, dipende se si vuole un pasto veloce, oppure uno più tranquillo o raffinato.
E tutto questo, è contornato da momenti di intrattenimento, come spettacolo folkloristici, rappresentazioni teatrali, lavorazioni dal vivo di artigiani. Ma non mancano neppure spazi gioco per i bambini, con gonfiabili, giochi giganti, attività teatrali, sportive, laboratori creativi e gustose merende.
Si dovrebbero organizzare più spesso eventi di questo tipo, perché, anche se dopo una giornata alla fiera dell'artigianato, torniamo a casa stanchi e frastornati, ci sentiamo sicuramente soddisfatti. Siamo riusciti a deliziare gli occhi, il gusto e soprattutto il portafoglio!
Nel cuore della Campania in un piccolo paese dell'avellinese e più precisamene a Montemiletto il 7 agosto, nella piazza centrale del paese gremita da numerose persone si sono esibiti i Nomadi, che con la loro avvenente musica hanno acceso i riflettori per più di due ore sulle canzoni più belle che hanno fatto la loro storia: "Per un pugno di sabbia, Il pilota di Hiroshima, Il vecchio e il bambino, Io vagabondo" e tante altre. Durante la mia intervista a Beppe Carletti, tastierista del gruppo che nel 2005 fu nominato Cavaliere della Repubblica da Carlo Azelio Ciampi, ho avuto il piacere di conoscere veramente una bella persona sempre felice di vedere così tanta gente ai loro concerti. Un lunga carriera, 45 anni di successi strepitosi, macchiati però nel 1992 dalla morte del loro amico, cantante Augusto Daolio. Nonostante siano trascorsi parecchi anni dalla sua scomparsa, Beppe Carletti appare ancora visibilmente emozionato nel parlare di quel grande amico, raccontando della profonda crisi che il gruppo ha vissuto in quel periodo e quanto sia stato faticoso per loro prendere una decisione.
Difficile andare avanti per continuare quella strada che tutti insieme avevano intrapreso, ma proprio in memoria di quel grande amico era giusto che il gruppo continuasse a cantare. Così con l'arrivo nella band del cantante Danilo Sacchi che prenderà il posto di Augusto, i Nomadi riscoprono una nuova voce quasi simile a quella di Daolio e riprendono la loro strada da dove si era interrotta per ricominciare a cantare lasciando sempre vivo il ricordo del loro amico scomparso. Una scelta difficile che verrà comunque premiata dall'affetto dai loro fans. Per Beppe Carletti - il loro successo nasce da canzoni semplici che parlano di amore, amicizia, rispetto, veri valori della vita -. Nel raccontarmi della loro esperienza a Sanremo quando nel 2006 parteciparono con il brano "Dove si va", classificandosi primi nella categoria gruppi e ricevendo anche il premio sala stampa radio e tv, Carletti ricorda ancora quei giorni con piacere, perchè il palco dell'Ariston lascia sempre una forte emozione. Nessun rimpianto per una carriera che ha saputo toccare il grande successo divisa alcune volte da momenti duri e difficili, dove la forza del gruppo però è riuscita a superare quel buio che si era celato attorno a loro a causa della scomparsa di Daolio. Per il 2009 - annuncia un nuovo album - ora in preparazione ed in attesa di vedere un altro ennesimo successo, i Nomadi spengono la 45° candelina in ricordo anche di Augusto.

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