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Il bassotto in viaggio

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Ottimomassimo

Ottimomassimo è, nel romanzo di Italo Calvino, il personaggio del cane del Barone Rampante e, da tre anni a questa parte, è stato adottato anche come logo dalla prima libreria itinerante per ragazzi d'Italia: un librobus bianco, con un bassotto nero disegnato sulla fiancata, che, nato a Roma, gira per le strade della penisola portando nelle scuole i suoi 4000 titoli accuratamente selezionati, ed i suoi progetti, anche e soprattutto nei piccoli comuni e nelle province dove di librerie per ragazzi non ce ne sono.

Andando a trovarli direttamente nelle scuole, si costruisce intorno alla lettura di un libro un'intera esperienza, un'avventura, un coinvolgimento massimo e di sicuro apprezzato. I tre librai che se ne occupano (si legge nel sito) lavorano da più di dieci anni nel campo della letteratura per ragazzi, coinvolgendo le scuole, gli insegnanti e gli educatori.

Capita che le loro proposte siano accolte con stupore, e si sono ritrovati a dover spiegare chi fossero degli autori, che avrebbero voluto dare per scontato in un contesto di cultura media, come ad esempio Roald Dahl. Ma l'amore per il loro lavoro e il loro Paese diventano benzina per gli spostamenti, nonostante questi episodi e nonostante i soldi siano comunque pochi.

Quest'anno Ottimomassimo ha partecipato all'Estate Romana, alla campagna pediatrica sulla lettura in età prescolare a Milano, al Festival dei bambini del Mediterraneo di Ostuni, e sarà anche alla Fiera dei Piccoli Editori all'Eur.

Gli impegni non mancano, le proposte nemmeno: dalle letture animate per le scuole dell'infanzia, a percorsi narrativi accompagnati da "quaderni del lettore" (anche per i genitori) con i consigli di lettura dei librai. Ci sono anche progetti di lavoro approfonditi su un singolo autore, o la possibilità di allestire mostre mercato e festival del libro.

Per informazioni e prenotazioni: www.ottimomassimo.it

Michael Jackson: un Re che non morirà mai

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Neverland Ranch di Michael Jackson

A più di un mese dalla sua inaspettata morte, l'icona dei nostri tempi continua ancora a far parlare di sé. Michael Jackson era nato a Gary il 29 agosto del 1958 ed oltre ad essere stato un grande cantante è stato anche ballerino, cantautore, coreografo, produttore discografico, sceneggiatore e imprenditore statunitense.

La sua carriera ebbe inizio a soli 5 anni nel gruppo di famiglia "Jackson Five", dove nel 1971 iniziò la sua attività da solista e nel 1979 divenne l'artista pop. L'apice del suo successo, tuttavia, venne raggiunto nel 1982 grazie al disco Thriller, l'album più venduto nella storia della musica.

Considerato il re del pop, Michael Jackson nella sua carriera vinse numerosi premi tra cui quello di miglior artista pop maschile del millennio di World Music Awards nel 2002.
La sua dimora dal 1988 al 2005 è stata Neverland Ranch, dove il cantante aveva fatto costruire un meraviglioso parco a tema di bambino e uno zoo per ragazzini poveri e malati termali, quasi volesse rivivere quell'infanzia così difficile da dimenticare.

Nel 1993 Jackson venne accusato di molestie sessuali proprio da un suo fan e così, a seguito di un'altra denuncia, il cantante finì nel mirino dei giudici, accusato di altri reati. Dopo il gran polverone sollevato da tutta la situazione giudiziaria, alla fine venne assolto in appello da tutti i dieci capi d'accusa a lui attribuiti, ritenuto innocente per alcuni ed assolto per insufficienza di prove per altri. Ma nel 2006 l'epilogo più crudele: i rappresentanti di governo californiano ordinarono la chiusura di Neverland Ranch e il cantante dovette risarcire i suoi ex dipendenti per 1.000 dollari ciascuno.

Una vita travagliata quella della pop star, segnata da un'infanzia difficile accanto ad un padre violento, la sua presunta malattia della pella o il voler realmente cambiarne colore lo portano ad entrare in un abisso lungo e buio, due matrimoni, tre figli, la sua passione per le bambole ed il presentimento che per lui ci sarebbe stata una brutta fine.
Nel marzo di quest'anno il cantante, durante una conferenza stampa all'arena O2 di Londra, annuncia agli oltre 2000 fan presenti, di aver programmato una decina di concerti in atto per il mese di luglio.

Ancora troppe ombre e misteri sembrano avvolgere la morte dell'artista e tutti i suoi fan continuano a domandarsi se Michael Jackson sia stato realmente ammazzato. Troppe domande che non trovano ancora risposte certe, ma di fatto il suo spirito non troverà mai pace finchè non si sarà fatta un po' di chiarezza sulla sua tragica scomparsa. Di sicuro, di lui non si smetterà mai di parlare ed i riflettori rimarranno, ancora una volta, accessi su una pop star la cui ombra continuerà a vivere nella sua casa di Los Angeles.

In ricordo di Renzo Montagnani

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Renzo Montagnani

Renzo Montagnani è stato uno dei più grandi attori tra gli anni '70 e '80 insieme a Lino Banfi e Alvaro Vitali che hanno segnato un'epoca d'oro per il cinema italiano con la commedia sexy.
Montagnani, che proveniva da una famiglia di origine fiorentina, nacque ad Alessandria l'11 settembre 1930 e oltre ad essere stato un attore fu un doppiatore di cinema, televisione e teatro.

A dodici anni dalla sua scomparsa, ancora oggi possiamo rivedere trasmessi da alcune televisioni o in dvd quelli che furono i grandi film che lo portarono al grande successo come "Quando le donne avevano la coda", "La moglie in vacanza...l'amante in città", "Il ginecologo della mutua", "La dottoressa alla visita militare", "L'insegnante va in collegio" e tanti altri, affiancato da un insieme di bellezze femminili da Edwige Fenech, Lilli Carati, Annamaria Rizzoli, Carmen Russo a Barbara Bouchet.

Laureato in farmacia, agli inizi degli anni '80 conquistò anche la platea televisiva con la sua interpretazione nel personaggio "Don Libero", nel varietà televisivo "Ci pensiamo lunedì" diretto da Romolo Siena e condotto da Alida Chelli. Indimenticabile è stata la sua interpretazione nel ruolo di Necchi in "Amici miei - atto II" e "Amici miei - atto III".

Montagnani, oltre all'attività di attore, è stato anche un doppiatore prestando la voce a Charles Bronson e Trevor Howard. Si pense a Roma il 22 maggio 1997 a causa di un male incurabile.

Forse non è tanto conosciuto dalla generazione di oggi ed è un vero peccato perché, anche se i riflettori si sono spenti definitivamente, attori come lui e Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Mandredi, Alberto Sordi, Adolfo Celi, meritano sempre un posto in prima fila. Anche perché hanno fatto la storia del cinema italiano.

Nascita dalla Morte: Vincent Van Gogh

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Vincent Van Gogh - Bridge at Arles, (1888)

«Esercito un mestiere che è sporco e difficile: la pittura. Se non fossi quel che sono, non dipingerei; ma essendo quel che sono...» Uno stralcio dalla lettera che Vincent Van Gogh (30 marzo 1853 - 29 luglio 1890) scrisse alla sorella Wilhelmina.

Ma chi fu davvero Vincent Van Gogh? Un pazzo o un genio? Semplicemente un uomo malato o un uomo molto più sano di chi non fece che attribuirgli decine e decine di patologie? Una personalità comune o anormale?

Per dare risposta a questa domanda, c'è chi si baserebbe sulla sua cartella clinica, chi analizzerebbe parola per parola le centinaia di lettere scritte al carissimo fratello Theo; c'è, poi, chi si baserebbe sull'interpretazione delle sue più di novecento tele prodotte. Tante sono, infatti, le prospettive d'indagine possibili, ma assaporando pezzo dopo pezzo tutti questi elementi, tessere del puzzle della sua esistenza, si avrà un quadro a tutto tondo di quel che fu, e di quel che è tutt'oggi, a distanza di più di un secolo dalla sua "partenza", Vincent Van Gogh.

"Partenza", perché? Perché come Egli stesso predicò "la vita è un pellegrinaggio...", "un cammino lungo e faticoso", come quello del pellegrino protagonista del quadro di cui lo stesso Vincent parla in una lettera. "Ho visto un bellissimo quadro... Era un paesaggio alla sera, attraverso il paesaggio una strada porta a un'alta montagna... molto lontana... sulla sua cima il sole tramonta glorioso...".

La morte per Vincent ebbe tanti significati diversi, durante gli anni della predicazione scrisse "...la fine di questa vita è ciò che noi chiamiamo morte, ora in cui verranno alla luce le parole... c'è gioia grande quando un uomo nasce, ma c'è gioia più grande quando un'anima è passata attraverso la grande tribolazione, quando un angelo è nato in cielo...".

La morte e la fede in Dio erano la speranza in quei momenti di così difficile esistenza, l'unico appiglio rimastogli per riuscire a sfuggire al "procelloso mare d'esistenza", e il viaggio, per quanto lungo e arduo non mettevano paura. Bisogna anche ricordare che Vincent fu un uomo nato dalla morte, un ossimoro a mio avviso geniale, d'effetto; opera del Prof. Dott. Alfio Giovanni Patanè.

Il Nostro infatti fu messo alla luce per colmare il vuoto lasciato dalla morte prematura di un fratellino, di cui tra l'altro ne ereditò il nome. Dunque, un'esistenza fondata su una grossa responsabilità, un'infanzia fatta di lacrime, dove tutto ruota intorno alla morte, simbolizzata dalla lapide del fratellino scomparso.

E ricollegandomi a tale genialità stilistica penso che, come Egli nacque dalla morte, con la sua morte avvenuta nel 1890, Vincent riuscì, finalmente, a nascere davvero per la prima volta. Perché oggi Vincent Van Gogh è uno dei mostri sacri dell'arte, le sue tele sono pezzi unici e milioni sono le persone che lo ricordano, lo amano e lo stimano.

Quasi come un dispetto che il fato stesso dipinse sulla tela della sua vita.

Cultura e posti di lavoro

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Riceviamo e pubblichiamo. Concediamo tuttavia il diritto di replica. Chi volesse pertanto rispondere o fare qualche rettifica, può lasciare un commento a questo post.

cultura e posti di lavoro

Pierluigi Pizzi, il regista degli allestimenti miliardari, auspica che 6000 persone perdano il lavoro. L'articolo apparso sulle pagine de "Il Resto del Carlino" il 17 novembre u.s. definisce "provocatoria" la soluzione auspicata dal regista stesso: licenziare 6000 dipendenti delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane per risolvere i problemi di scioperi, deficit di bilancio, tagli alla cultura etc. io invece credo che qualunque persona di buon senso la definirebbe "scandalosa" oppure "immorale".

E questo non soltanto perchè, specialmente in momenti di crisi economica, auspicare che 6000 famiglie rimangano per strada è oltremodo di cattivo gusto e fuori luogo, ma soprattutto perchè, nel caso specifico, a rendere scandalosa l'infelice uscita è il famoso "pulpito" da cui viene la predica.

Chiunque bazzichi anche solo marginalmente il mondo della lirica sa bene da sempre che Pizzi è famoso nel mondo come uno dei registi più dispendiosi, lussuosi, pretenziosi che esistano. Invece di permettersi di sentenziare su materie che ignora, come le mensilità di un lavoratore, perchè Pizzi non rende pubbliche le cifre dei costi dei suoi ultimi 10 anni di allestimenti, le cifre dei suoi cachet, le cifre degli onorari dei tre o quattro assistenti che i teatri pagano perchè lo aiutino a montare uno spettacolo, i costi dei materiali con cui sono costruiti i suoi grandi tendaggi di seta, i suoi costumi di vera pelle scamosciata, le sue carrozze piene di stucchi e lavorazioni dorate, i suoi veri merletti, le sue autentiche monete antiche, le migliaia di attrezzi scenici che ha fatto costruire e poi ha deciso di non usare, i suoi veri velluti; perchè Pizzi non scrive sui giornali quante produzioni allestisce in un anno nei teatri che ora vorrebbe far chiudere? Perchè non ci dice se all'estero è pagato come in Italia?

Io lavoro al Teatro Regio di Torino, il mio stipendio è intorno ai 1700-1800 euro al mese, lavoro tutti i giorni tranne il lunedì, lavoro di domenica, di sera, solitamente circa 5 ore al giorno, perchè per più di 5-6 ore non si può cantare, e quando si canta per 6 ore non si ha più voce per studiare altre cose, non c'è spazio per fare concerti fuori o doppi lavori, come invece si trova scritto sui giornali. Quando lavoro meno non sono io a deciderlo e non mi fa piacere. Perchè amo moltissimo il mio lavoro.

Prendo 14 mensilità, forse il primo violino o qualche dirigente del mio teatro prende 17 mensilità, ma io e la maggior parte dei miei colleghi no. Il regista Pizzi vorrebbe che il teatro risparmiasse licenziando tutti e poi riassumendo inevitabilmente tutti a contratto, ovviamente però i cachet milionari di cantanti, registi, direttori e le provvigioni milionarie delle agenzie dovrebbero rimanere invariate? E gli ingaggi di quei sovrintendenti che chiudono ogni anno con un deficit peggiore e poi passano ad un altro teatro?

Questo è ciò che temono: temono che la crisi finanziaria e i tagli si abbattano sui loro budget, temono che, come 3 anni fa, i teatri si mettano d'accordo per calmierare i cachet, per tagliarli del 10%, temono di perdere i giochi di potere, gli incarichi prestigiosi, talvolta in conflitto d'interessi (come essere direttore artistico da qualche parte e far rappresentare le proprie opere o allestire le proprie regie).
E' molto più comodo attaccare le masse, come ha fatto recentemente in Radio anche il soprano M. Devia, sparare nel mucchio, dire qualche mezza verità un po' aggiustata, ed evitare di essere messi in discussione.

Io non so esattamente cosa stia agitando i colleghi della Scala, ma so di certo che se non lo so bene io, ne sa ancora meno Pizzi, e so che non accetto di prendere lezione di morale da registi milionari, ultrapagati sovrintendenti deficitari, presidenti di teatri che hanno iniziato la carriera difendendo i lavoratori e ora parlano contro la stabilità del lavoro e cantanti solisti che prendono 35.000 euro per un recital e magari hanno anche la residenza a Montecarlo.

Eppure per far fronte alla crisi economica non si sceglie di fare allestimenti meno costosi, abbassare i cachet, coprodurre per abbattere i costi, sfruttare appieno le possibilità contrattuali per produrre al massimo, fare più opere di repertorio, sfruttare i giovani e meno costosi talenti, si sceglie invece di tagliare risorse indiscriminatamente a tutti, e di dare addosso ai dipendenti per poter abbassare i loro stipendi o eliminarli con l'approvazione dell'opinione pubblica. Io posso dimostrare quanto guadagno e quanto lavoro, posso dimostrare che in ogni articolo sui dipendenti delle Fondazioni Lirico -Sinfoniche si scrivono delle falsità, però nessun giornale mi permetterà mai di publicare questa verità.

Registi, soprani, sovrintendenti, direttori artistici, sindaci, tutti si affannano a far pubblicare dati parziali o falsati, lordi al posto di netti, opinioni di chi non ne sa nulla e di chi ha interesse a mostrare verità parziali.

E io rischio il lavoro, tutti loro no.
Caterina Borruso

Scandali a corte, e non solo...

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Prendiamo il telecomando in mano, ci avviamo verso la nostra poltrona, è stata una dura giornata quella appena trascorsa, abbiamo solo bisogno di rilassarci un po', magari guardando la Tv... chissà cosa faranno di bello.

Quante volte questo ci è appartenuto? E quante volte (presumo molte poche) siamo riusciti a trovare un vero bel programma che ci abbia rilassato e fatto della pura e sana compagnia?

Pochi anni fa furono le gemelle Kessler a destare scandalo per una ragione che, oggi, ne desterebbe un altro, ma nel senso inverso..: oggi non c'è più pudore. Quali sono i messaggi dai quali siamo sempre più bombardati?? Non occorre un'attentissima, lunga e sofisticata indagine sulla Tv di oggi, per rendersi conto di quanto si stia cadendo sempre più in basso. Sesso e Danaro regnano. Parole allusive, gesti poco pertinenti, mosse provocanti da parte di bambole finte e svestite... dove si sta arrivando?

Sono proprio queste le scene che appaiono, come se nulla fosse, sui nostri schermi a qualsiasi orario del giorno e della notte. Come ogni cosa tutto ha delle conseguenze. Non bisogna stupirsi se poi le ragazzine di oggi vanno in giro conciate come delle baby-cubiste, se la verginità non è più un valore, se molte piccole-donne arrivano a conoscere l'anoressia a causa di icone "Made in Bisturi" che spopolano in ogni programma, film e persino all'interno di pubblicità che sponsorizzano merce per niente inerente alle immagini presentate.

E non sarà per niente un caso se oggi le ragazze vogliono fare "le veline", sposare un calciatore e vivere sommerse dai miliardi. Non bisogna stupirsi perché è proprio questo l'ideale di vita che circola oggi. Una semplice prova di quanto appena detto, potrebbe essere il rapportare due programmi televisivi di generazioni diverse o persino confrontare due puntate, di diverse edizioni, dello stesso programma. Ecco che "La Ruota della Fortuna" cade a pennello. Oggi la valletta è Victoria Silvstedt, nota svedese per la sua giunonica presenza, che iniziò la sua carriera posando per la rivista PlayBoy, con alle spalle ben quattro sexy calendari ed è nota al grande pubblico anche grazie a molti film nei quali ha sempre interpretato ruoli sexy.

Inutile discutere sul suo abbigliamento, sulle sue movenze, sul modo in cui "balla" durante il programma (per non parlare delle inquadrature dal basso), la sfacciataggine con la quale si strofina al presentatore Enrico Papi (con tanto di replay subito mandato dalla regia). E' persino inutile discutere sul linguaggio da lei utilizzato con quel tono da inglesina che sconosce il significato delle parole... è davvero tutto uno schifo se pensiamo che si tratta di un programma che va in onda alle 20:30 circa ogni sera, orario in cui magari ci si ritrova in famiglia con i bambini che aspettano che la cena sia pronta. E non si offenda nessuno quando si parla di Tv spazzatura.

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