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Castello di Thun

Per la prima volta dopo circa vent'anni di restauro, sabato 17 aprile è stato inaugurato in Val di Non, nel Trentino Alto Adige, il museo castello di Thun, uno dei più bei castelli medievali del Trentino, un tempo residenza privata della nobile stirpe dei Thun e ora di proprietà della Provincia di Treno e parte del Museo del Buonconsiglio.

Il castello, situato in cima a una collina a 609 metri in bellissima posizione panoramica e strategica, sorge vicino al paese di Vigo di Ton, nei pressi di una delle principali vie di collegamento tra l'Italia e il nord Europa. Da sempre residenza simbolo di una delle più importanti famiglie trentine che ha segnato la storia del Principato vescovile di Trento, la Provincia ha deciso di aprirlo alla collettività, che d'ora in poi potrà ammirarlo in tutta la sua magnificenza, sia nelle parti esterne che, soprattutto, in quelle interne.

Per la Provincia autonoma di Trento, e in particolare per la Valle di Non, questo costituisce senza dubbio l'evento culturale più importante del 2010, considerato il valore del maniero che riporta alla luce, e soprattutto rende fruibile alla collettività, secoli di storia e arte.

Molte sono, infatti, le residenze principesche attualmente presenti sull'arco alpino, ma rare sono quelle aperte al pubblico.

Il Castello di Thun presenta una singolare peculiarità, che lo distingue dalla maggior parte delle fortezze oggi visitabili: è uno dei pochi esempi di dimora signorile appartenute a una sola famiglia, senza interruzione di continuità, dal 1267 fino ai giorni nostri, più precisamente fino al 1982, anno in cui è scomparso il suo ultimo abitante Franz Thun Hohenstein ed è stato rilevato dalla Provincia di Trento.

Così come la Val di Non gravita dal XII secolo intorno al castello, la storia di questa dimora si identifica completamente con quella dei suoi proprietari, i Thun, una famiglia di antichi feudatari vescovili che nell'arco di otto secoli passarono dall'oscurità delle origini ad acquisire posizioni di spicco nella scena politica europea.

Considerati uno dei più importanti casati del Trentino e del Tirolo, molti dei suoi esponenti divennero, infatti, principi Vescovi o ricoprirono prestigiose cariche diplomatiche, politiche, militari e religiose. Un ramo della famiglia fece addirittura fortuna in Boemia, il che contribuì non solo ad accrescere il potere dell'intera dinastia nell'ambito della scena mitteleuropea e internazionale, ma permise l'acquisizione del titolo di conti dell'Impero. Molti discendenti vivono ancora oggi tra Val di Non, Bolzano, Milano e Vienna.

Nonostante i molteplici possedimenti e feudi acquisiti nel tempo, questo maniero è rimasto sempre il cuore della stirpe e della sua storia. Le origini della fortezza risalgono al 1199, quando il principe vescovo di Trento conferì ai signori di Tono (chiamati in seguito alla tedesca Thun) la proprietà del dosso di Visione e con essa la possibilità di erigervi un castello - detto anticamente di Belvesino e poi semplicemente de Tono prima e Thun poi.

Il maniero, così come appare oggi, circondato da un complesso sistema di fortificazioni formato da torri, bastioni lunati, fossati e cammini di ronde, conserva ben poco del primitivo feudo medievale. Alla prima rocca se ne aggiunsero progressivamente altre, a testimonianza dell'enorme potere acquisito durante il Medioevo e il Rinascimento. Ampliamenti e modifiche successive si sono susseguite nei secoli rendendolo protagonista di differenti periodi evolutivi. Oggi è considerato più come un palazzo signorile e costituisce uno dei più rappresentativi esempi di architettura castellana gotica trentina e di dimora signorile arredata.

Purtroppo nel tempo il maniero ha subito, gravi spoliazioni, che hanno fatto sì che molto arredi principali andassero perduti, in particolare nel 1797 ad opera dei francesi. Alla fine dell'Ottocento il tracollo finanziario dei Thun, ad opera di Matteo Thun, avvenuta in corrispondenza al crollo del potere temporale della chiesa, che aveva contribuito a fare la fortuna del casato, obbligò alla vendita di un numero considerevole di opere d'arte, fino a che nel Novecento il castello passò al ramo boemo della famiglia, che eseguì restauri di pregio reintegrando l'ormai povero arredo.

Nelle sale si possono ammirare i raffinati arredi originali: mobili, oggetti, suppellettili e raccolte d'arte tutte possedute dalla famiglia, che ne testimoniano il rango, la ricchezza, nonché le alterne vicissitudini.

Dopo l'acquisizione nel 1992 della Provincia di Trento, il castello è stato oggetto di una complessa quanto mai articolata opera di restauro, che ha riguardato non solo la parte strutturale ma anche gli arredi e le collezioni ivi presenti e che ha coinvolto numerose sovraintendenze.

Il complesso architettonico, ora in visita, comprende il palazzo signorile, i giardini, le fortificazioni esterne ed è strutturato su tre piani. Per accedere al palazzo centrale si passa da un cortile interno superando una porta a volta su cui è presente lo stemma Thun con la data 1585 che porta all'atrio principale. Al piano terra si trovano le stanze pubbliche (Sala delle guardie, il forno del pane, la Sala del pozzo, la cappella e la sagrestia), mentre ai piani superiori si trovano quelle utilizzate dai signori. Al primo piano si trova la cucina vecchia e il vicino tinello, al secondo la Sala da pranzo e le stanze intercomunicanti. Al terzo piano da non perdere l'affascinante stanza del vescovo, sicuramente il pezzo forte della visita, resa celebre dal film di Michelangelo Antonioni "Il Mistero di Oberwald", con la sua elegante boiserie e il sontuoso soffitto che porta centralmente lo stemma, datato 1670, di Sigismodo Thun, principe vescovo di Trento e Bressanone. Degna di nota è infine la camera azzurra, che custodisce lo splendido dipinto di Guardi (Santo in adorazione dell'Eucarestia).

Gli allestimenti sono stati curati da Lia Camerlengo, Ezio Chini e Francesca Gramatica. Sono originali e sono rappresentativi delle varie collezioni possedute dalla famiglia, quali arredi con mobili, opere d'arte e suppellettili pregevoli.

Specchio del gusto della famiglia, nelle varie sale si ritrovano stili di epoche diverse che vanno dal Rinascimento al Biedermaier: secretaires, cassettoni a ribalta, stipi, comodini stile impero, stufe a olle, argenteria, porcellane, vetri, armi bianche, oltre a dipinti della scuola dei Bassano, ritratti di Giambattista Lampi, Crespi, Molteni, Garavaglia e altri ancora.

I quadri rappresentano uno spaccato dei gusti artistici dell'epoca, dal XVI secolo in poi: ritraggono molti esponenti della famiglia, oltre a nature morte, dipinti con soggetti sacri e mitologici. Della preziosa biblioteca un tempo esistente, che conta 9500 volumi nell'arco di sei secoli, e del significativo archivio, che ospita una delle collezioni di documenti più importanti della regione (di cui una metà risiede in terra boema, mentre gli altri volumi sono custoditi presso l'Archivio Provinciale di Trento) sono presenti solo alcuni testi, come ad esempio una versione rilegata a mano della Gerusalemme Liberata e un testo che cita i Thun e ne decanta l'importanza.

Il castello si presta come eccellente punto di partenza per la visita del territorio circostante e delle affascinanti attrazioni presenti in Val di Non (www.visitvaldinon.it). Il territorio offre, infatti, attrazioni turistiche per tutti i gusti - cha vanno dai trekking, alle passeggiate nei canyon, ai percorsi enogastronomici, alla visita a eremi e musei - che garantiscono la possibilità di trascorrere week end piacevoli tra natura, cultura, sapori del territorio e antiche tradizioni, in modo da poter unire l'utile al dilettevole. Il periodo ideale per pianificare una visita è in primavera, durante il periodo della fioritura dei meleti, o in autunno, in occasione della raccolta delle mele. A settembre sono previste novità espositive, tra cui la mostra della collezione di carrozze, una delle più ricche e varie del mondo.


Per informazioni

Castello del Buonconsiglio
Via Bernardo Clesio, 5 Trento
Tel. 0461 233770-492829
www.buonconsiglio.it
e-mail: info@buonconsiglio.it
Tariffe
Intera € 5
Ridotta € 3

Azienda per il Turismo Val di Non
Via Roma, 21 - 3813 Fondo
Tel. 0463-830133 - Fax: 0463 -830161
www.visitvaldinon.it - e-mail: info@visitvaldinon.it

Fructus Belli - Arazzi

A Mantova un'emozionante manifestazione mette in mostra per la prima volta un aspetto inedito del patrimonio dei Gonzaga e svela luci e ombre del Rinascimento mantovano.

Fin dall'antichità i nobili di tutta Europa amavano ornare e abbellire le pareti dei loro castelli e dei palazzi con arazzi. Questi raffinati ed eleganti quadri di stoffa erano molto apprezzati per la loro multifunzionalità: non solo difendevano dal freddo, ma erano facilmente trasportabili, si potevano sovrapporre alle decorazioni murarie e riuscivano a proporre di continuo spazi fantastici e inattesi, con innumerevoli varietà di combinazioni. Non ultimo, spesso assolvevano una funzione celebrativa, che raccontava le gesta del casato e metteva in luce le qualità, la ricchezza e la magnificenza dei proprietari.

Molti di questi manufatti erano realizzati in serie, ma gli esemplari più pregiati erano commissionati e fatti tessere sulla base del modello disegnato da grandi artisti ed erano realizzati con materiali pregiati, tra cui anche oro. Per questo motivo queste preziose tappezzerie erano spesso considerate vere e proprie opere d'arte da collezionare e costituivano una componente d'inestimabile valore del patrimonio di molti nobili casati.

Mantova rilancia il valore storico e artistico di questi tesori d'arte, solitamente considerati come arti minori e un po' sottovalutati, proponendo dal 14 marzo al 27 giugno 2010 "Gli arazzi dei Gonzaga". Una scelta ardita, ambiziosa, che punta a sorprendere il visitatore, proponendo un tema raro e inconsueto. La rappresentazione delle preziose tappezzerie che decoravano gli appartamenti e le sale dei palazzi mantovani nel Rinascimento, infatti, mostra un aspetto inedito dell'immenso patrimonio artistico dei Gonzaga, che viene per la prima volta riunito ed esposto in una manifestazione imponente che a Mantova non ha precedenti.

L'esposizione temporanea, allestita nelle sale di Palazzo Te, del Museo Diocesano e del Museo di Palazzo Ducale e voluto dal neonato Comitato Scientifico del Centro Internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te, è stata organizzata sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e della casa reale belga, in collaborazione con Skira.

Oggetto dell'esposizione sono oltre 30 pregiati e raffinati arazzi, datati tra il XV e il XVI secolo e commissionati dai Gonzaga (figli di Isabella d'Este e Francesco II), in particolare da Ercole, cardinale del casato, e Ferrante, generale, viceré di Sicilia e Governatore di Milano.

La mostra, curata dal fiammingo Guy Delmarcel, massimo studioso dell'argomento, è frutto di un meticoloso lavoro di ricerca che ha permesso di riportare nel loro ambiente naturale opere che nel tempo hanno conosciuto numerose diaspore, altrimenti disperse nei vari meandri del mondo. Alcuni esemplari provengono, infatti, da collezioni private (come ad esempio i sei pezzi messi a disposizione dalla famiglia Marzotto), altri dai musei americani, francesi e olandesi, rese disponibili grazie alla collaborazione internazionale.

Il percorso espositivo, dislocato nelle tre differenti sedi del Palazzo Te, Museo Diocesano e Museo di Palazzo Ducale, è concepito come un racconto e fa rivivere l'atmosfera e i fasti delle corti delle signorie del Rinascimento.

Gli arazzi sono raggruppati per tema: paesaggi floreali, giochi di putti, resoconto degli amari frutti della guerra e storie tratte dalla bibbia e dalla mitologia.

Con il termine Millefiori si fa solitamente riferimento agli arazzi cronologicamente più antichi, in cui prevalgono decorazioni floreali, arricchite da piccoli animali, dal carattere fiabesco, tipiche riproduzioni dello stile dell'epoca.

La serie dei giochi di putti sono attribuiti al disegno di Giulio Romano, raffigurano giochi di angeli in contesti floreali. Uno dei più suggestivi esempi è la danza che raffigura balli e giochi davanti ad un viale alberato, sullo sfondo il Castello Sforzesco, residenza di Ferrante e Villa Simonetta.

I parati raffiguranti i " fructis belli", commissionati probabilmente da Ferrante, illustrano luci e ombre della guerra, con episodi tratti dalla vita militare, che inducono ad una riflessione ironica sull'uso delle armi e sulla rovina provocata dalla guerra, da cui amari frutti della guerra.

Quelli storico-mitologici illustrano vicende tratte dalla Bibbia, dalla storia antica (Giasone e Medea) e/o dalla mitologia (Enea e Didone).

Le "Storie di Mosè" mostrano alcuni episodi della vita del sant'uomo e costituiscono probabilmente un'allegoria del ruolo di capo spirituale di Ercole Gonzaga.

Anche se i maestosi e imponenti parati esposti sono solo una selezione degli innumerevoli esemplari posseduti dal casato (molti dei quali furono distrutti, andati perduti o consumati dall'uso) offrono uno spettro molto ampio e rappresentativo dell'arte dell'arazzo, sia per la varietà dei soggetti che per la bellezza e la finezza del disegno, realizzato da artisti del calibro di Raffaello, Mantegna e Giulio Romano.

Alcuni hanno un elevato valore storico e artistico, testimoniato tra l'altro da eventi storici. Basti pensare che la restituzione dell'arazzo raffigurante gli atti degli apostoli, incluso nella mostra e realizzato su disegno di Raffaello, è stato oggetto di contesa e addirittura inserito nei trattati con l'Austria.

Quasi tutti furono realizzati nelle Fiandre, considerate l'Industria d'arte d'Europa, o in Italia ad opera di arazzieri di origine fiamminga, come Nicola Karcher, al quale viene attribuita la realizzazione di alcuni di quelli presenti in questa mostra.

Ognuno di essi possiede un suo fascino indiscutibile, che va ben oltre quello di spettacolare manufatto artistico. Ogni arazzo racconta una storia che parla d'arte, di poesia, di usi e costumi, di guerra, d'amore di artisti e di mecenatismo, di fasti e di ricchezza. Fa rivivere le mode, i canoni estetici, i gusti e le vicende storiche dell'epoca. Si erge come illustre testimone della vita sociale, del lavoro e della situazione dei lavoratori e dei tessitori. Espressione di un'arte e di una tecnica antica, la realizzazione di un arazzo coinvolgeva di solito molti soggetti che dovevano operare in modo interconnesso: dall'artista, al cartonista, ai vari tessitori. Per questo motivo alcuni considerano gli arazzi un eccellente esempio di lavoro in serie e di sintesi tra il lavoro artistico e quello tessile-artigianale.

Il progetto espositivo si caratterizza per l'alto contenuto scientifico, evidente nell'innovativo sistema d'illuminazione utilizzato, non sempre facile, in quanto si scontra con esigenze di conservazione di questi tesori d'arte.

Per agevolare la visita completa è stato proposto un biglietto cumulato unico, che dà la possibilità di accedere a tutte e tre le location.

Una mostra spettacolare, in grado di suscitare emozioni e suggestioni, che fa rivivere i fasti di un'epoca e offre un piccolo assaggio dello straordinario patrimonio storico e artistico di Mantova, di recente nominata patrimonio dell'Unesco.

I biglietti costano dagli 8 ai 10 euro. La prenotazione è obbligatoria per i gruppi, e consigliata per i singoli, vista l'affluenza di visitatori prevista.

Il biglietto d'ingresso consente la visita gratuita anche al Museo della Città di Palazzo San Sebastiano e al Museo Diocesano Gonzaga.

Per maggiori informazioni:

Palazzo Te - Viale Te 13, 46100 Mantova
Museo Diocesano Francesco Gonzaga- Piazza Virgiliana 55, 46100 Mantova
Museo di Palazzo Ducale- Piazza Sordello 40, 46100 Mantova
Prenotazione: 199199111
sito web: www.centropalazzote.it

Arles Photographie

Anche quest'anno Arles, cittadina provenzale famosa per aver ospitato Vincent Van Gogh ed essere stata ritratta in alcuni dei suoi più famosi dipinti, è la sede di una delle mostre fotografiche più importanti d'Europa (forse la Mostra per eccellenza), e festeggia i suoi primi quarant'anni, attirando esperti ed appassionati, non solo dal vecchio continente, ma anche dall'America e dal Giappone.

Era il 1969, infatti, quando Lucien Clergue decideva, insieme ad un gruppo di critici e fotografi, di dare vita a questo progetto, teso a promuovere un'arte che, all'epoca, era ancora considerata di second'ordine.
Sessantasei sono le mostre che in questi giorni si alternano nei diversi spazi cittadini, tra esposizioni e installazioni che bisogna andare a cercare nelle chiese, in aree industriali dismesse e tra le vie della città.

Quest'anno il titolo del festival è 40 Ans de Rencontres, 40 Ans de Ruptures, e raccoglie tutta una serie di artisti «scomodi», scandalosi, che raccontano le loro storie senza mezzi termini, in maniera quasi brutale: scene di vita urbana, di gruppo sociale, l'omosessualità, la prostituzione, la tossicodipendenza, il razzismo, la guerra, la povertà, la politica.

La grande ospite di quest'edizione è senza dubbio Nan Goldin, fotografa newyorkese, che torna ad Arles per la seconda volta: la prima, nel 1987, era per presentare la sua Ballad of sexual dependency, opera decisamente scandalosa per l'epoca, formata da una serie di 700 diapositive accompagnate da sottofondo musicale, in cui ha catturato episodi della sua vita e di quella dei suoi amici, con particolare attenzione alla sfera della sessualità, della malattia, della disintossicazione dalle droghe.

La sua opera, che da sempre va aldilà del pregiudizio sociale e sessuale, segue da vicino le tappe della storia della sua famiglia, nei vari spostamenti tra Boston, Berlino, Londra, Tokyo, l'Egitto e, naturalmente, New York.

Oggi ad Arles è esposto Sorelle, Sante e Sibille, lavoro dedicato, prima di tutto, alla sorella Barbara, morta suicida nel 1965, a diciotto anni. L'opera, a l'église des Frères Precheures (una chiesa gotica sconsacrata, nel centro della città), è un'installazione formata da tre pannelli, sui quali scorrono immagini e frammenti di video. Il suo messaggio è carico di dolore, ma non è mai sopra le righe, e ragiona da vicino sulla sofferenza, raccontata senza farne mistero e senza l'utilizzo di metafore (alcune foto, ad esempio, ritraggono le braccia dell'autrice stessa, nei punti in cui, in un gesto estremo di autolesionismo, si è spenta delle sigarette).

Altre due retrospettive altrettanto importanti sono quelle dedicate a Willy Ronis e al parigino Robert Delpine. Negli spazi al Parc des Ateliers (ex capannone deposito e ristrutturazione delle ferrovie francesi), tra le altre cose, c'è un'installazione dello svizzero Renè Burì, che ha nascosto le sue fotografie in un box chiuso e totalmente al buio, perciò per vederle ci si deve arrangiare con luci improvvisate (una pila? Un cellulare?).

Fino al 13 settembre, ad Arles, Francia.
Info su www.rencontres-arles.com

Live for Abruzzo

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Live for Abruzzo

Associazioni, protezione civile, aziende, intere famiglie, studenti, giovani... insomma tutti si sono mobilitati per dare anche il più piccolo sostegno alle vittime della tragedia che ha colpito l'Abruzzo.

In un paese del Molise, un gruppo di giovani ha pensato di creare un evento musicale per raccogliere dei fondi che andranno interamente devoluti ai terremotati; il mega concerto è stato organizzato con il supporto della protezione civile, della pro loco di Venafro, del comune di Venafro e di molti privati che hanno messo a disposizione risorse umane ed economiche.

Si tratta di un evento locale per sostenere con la musica nel cuore chi ha bisogno di aiuto, in un momento difficile, e per mandare un grosso abbraccio virtuale a tutti gli abruzzesi!

Parteciperanno a Live for Abruzzo band musicali provenienti da tutta la regione Molise e non solo che si esibiranno gratuitamente.

Live for Abruzzo si terrà a Venafro (IS) sabato 25 aprile 2009 alle ore 15.00 presso il piazzale antistante la palestra comunale (alle spalle dello stadio comunale).

Programma artistico:

ore 17.00: Brigolo&friends (hip hop, writers, etc.) dalle ore 18.30: After 8 (Venafro) (Bossanova)
ore 19.30: Violagioia band (Cassino) (Jazz / Bossanova Swing)
ore 20.30: Postit (Campobasso) (Shoegaze / Ambiente / Psichedelica)
ore 21.30: Anima Popolare (Isernia) (Elettro folk music)
ore 22.30: Neverend (San Martino in Pensilis - CB) (Indie / Rock)
ore 23.30: Circolo Vizioso della Farfalla (Venafro) (Ska-Jazz-Rock)

Ci saranno inoltre proiezioni di cortometraggi e altre sorprese...

Un Carnevale tutto da gustare a Fano

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carnevale_fano.jpg

Come corrono i giorni!
Abbiamo appena finito di sistemare gli scatoloni con le decorazioni di Natale in soffitta, che già i negozi sono pieni di atmosfera di Carnevale. Per non parlare dei bar e delle pasticcerie, dove i profumi delle chiacchiere o frittelle ci avvolge appena entriamo.

Perciò, dobbiamo farcene una ragione ed iniziare a pensare a questa allegra festa, che ogni regione italiana festeggia a suo modo. Sul calendario sono segnati i giorni precisi: il giovedì e il martedì Grasso, ma anche il mercoledì delle Ceneri; però, i festeggiamenti non si limitano solo a queste giornate perché sono presenti in tutte le domeniche del mese.

Un importante appuntamento è quello del Carnevale di Fano, città delle Marche, a circa 12 km da Pesaro. Si tratta del Carnevale più antico d'Italia, che dovrebbe risalire al 1347, anno in cui, secondo la leggenda, le due più famose famiglie della città si riconciliarono tra loro.

Ai tempi, tra i divertimenti carnevaleschi c'erano la "corrida con il porco" e il "gioco delle trippe". Poi, con il passare del tempo, si organizzarono festini, scherzi e maschere, ma soprattutto nacque l'idea "del getto", che tutt'ora anima questi giorni di baldoria.

Il "getto" è senza dubbio la principale fonte d'intrattenimento per grandi e piccini. Ogni anno, infatti, dai carri allegorici, vengono lanciati, o meglio, "gettati" quintali di dolciumi sul pubblico che attende a mani levate, con grande curiosità.

Un altro elemento caratteristico è il pupo, detto "vulon", ovvero una maschera che rappresenta sotto forma di caricatura i personaggi più conosciuti di Fano. Esso simboleggia il moderno "capro espiatorio", sul quale la comunità scaricava e scarica ancora le colpe commesse nei giorni di follia del Carnevale. Per questo motivo, l'ultimo giorno ci sarà il rito del rogo, durante il quale il pupo verrà bruciato, in modo da purificare tutti gli abitanti.

I carri allegorici sono palcoscenici mobili, realizzati in cartapesta dagli esperti maestri fanesi, che hanno dei laboratori nei quali lavorano assiduamente per tutto l'anno. Su di essi ne succedono di tutte i colori: canti, danze e risate. A fare da cornice a questa vivace atmosfera, il complesso musicale "Musica Arabita", che suona strumenti del tutto atipici, come caffettiere, pentole e barattoli di latta. Di sera, i carri si illuminano di mille colori, grazie alle suggestive luci che li adornano.

Ma non è tutto! Ci sono numerosi eventi collaterali durante le giornate di festa. Da mostre culturali, artistiche, spettacoli teatrali, piccole sagre gastronomiche, feste e animazione. Perciò, un Carnevale proprio per tutti, che ogni anno conta circa 100.000 persone.

Quest'anno, nelle domeniche dell'8, 15 e 22 febbraio si terranno corsi mascherati ad ingresso libero, sfilate di carri, gruppi folcloristici e musicali, getti di caramelle e cioccolatini e un bellissimo spettacolo pirotecnico. Dal 19 al 24, invece, animazione, musica e maschere, sempre nel centro storico.

Come mancare ad un appuntamento del genere? Potrebbe essere anche solo l'occasione per "addolcirsi" un po', che non fa mai male!

giornata_oasi2008.jpg Batteri, farfalle, balene, foreste tropicali, boschi, specchi d'acqua dolce e marina: cosa hanno in comune animali, piante e ambienti naturali? Semplice: costituiscono la biodiversità. La biodiversità è infatti l'insieme, e quindi la varietà, degli esseri viventi che popolano la Terra.
Una varietà - frutto di lunghi e complessi processi evolutivi che durano da oltre 3 miliardi di anni - incredibilmente ricca di organismi, di ogni forma e dimensione: da quelli più piccoli che possiamo osservare solo con una lente, ai giganti della terraferma e delle acque. Dalla biodiversità non ne resta fuori l'uomo. Anche noi siamo parte della biodiversità e sfruttiamo i servizi che la Natura ci offre: cibo, acqua, energia e moltissime risorse necessarie per la nostra vita di tutti i giorni.
Libri e manuali di scienza riportano un lunghissimo elenco di specie animali e vegetali attualmente viventi: gli esperti ne sono riusciti a descrivere in totale circa due milioni, anche se in realtà si ipotizza che di esseri viventi sulla Terra ne possano esistere oltre dodici milioni. La colonia più folta è rappresentata dagli Animali che sono circa 1.318.000, di cui 1.265.000 Invertebrati e 52.500 Vertebrati (2.500 pesci, 9.800 Uccelli, 8.000 Rettili, 4.960 Anfibi, 4.640 Mammiferi). Numerose anche le Piante, circa 270.000 specie, poi Funghi (72.000 specie), Protisti (50.000 specie) e Batteri (10.000 specie).
E in Italia? Il nostro territorio vanta un patrimonio di biodiversità straordinario e tra i più ricchi in Europa. Il paesaggio italiano è molto vario e di conseguenza ospita moltissime specie animali e vegetali, in ogni angolo. Tradotta in numeri, la biodiversità italiana è costituita da oltre 57.000 specie animali, più di un terzo cioè dell'intera fauna europea, e 9.000 specie di piante, muschi e licheni, la metà delle specie vegetali del continente.
Ben 5.000 specie sono endemiche, si trovano cioè esclusivamente da noi. Tra queste il camoscio d'Abruzzo, la salamandrina dagli occhiali, l'orecchione sardo, esempi di unico valore naturalistico. Tra le piante, la primula di Palinuro, l'ontano napoletano e l'abete dei Nebrodi. Inoltre la superficie forestale italiana è di circa 10 milioni di ettari e copre un terzo del nostro paese.
La biodiversità è ciò che ha reso e rende il nostro pianeta meraviglioso. Per questo il WWF da sempre se ne prende cura, cercando di tutelare e conservare la biodiversità nelle sue molteplici manifestazioni: dalle specie, alle popolazioni, agli habitat fino ai processi ecologici ed evolutivi che hanno permesso la formazione di questa straordinaria ricchezza di vita. E le Oasi sono uno dei "progetti" più importanti del WWF Italia.
Nelle Oasi sono rappresentati quasi tutti gli ambienti naturali del nostro paese, dalle praterie alpine alle aree costiere, dai laghi e dai corsi d'acqua alle zone umide, dalla macchia mediterranea alle cime innevate.
In poche parole la biodiversità misura la ricchezza di vita sulla Terra e ne garantisce la sua sopravvivenza. È un patrimonio universale per tutta l'umanità, una risorsa insostituibile, fornisce innumerevoli benefici a livello sociale, economico, scientifico, educativo, culturale, ricreativo ed estetico e rappresenta dunque la nostra "assicurazione" per il futuro.
Conservarla deve diventare la nostra priorità: l'uomo non ha il diritto di estinguere specie viventi. Invece ha il dovere di preservare l'ambiente e le sue risorse per le generazioni future.

Fonte: WWF Italia - Per la difesa della Natura

25 maggio 2008: Giornata delle Oasi

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