Il pettirosso, l'ingegnoso thriller nordico

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Il pettirosso

Jo Nesbø è l'ennesima dimostrazione di ciò di cui sono profondamente convinta da mesi: gli autori scandinavi hanno una marcia in più per quanto riguarda la stesura di racconti gialli.
A "lanciare l'allarme" per primo è stato forse lo svedese Stieg Larsson con la sua Millennium Trilogy: Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta (nell'ordine, in lingua originale: Män som hatar kvinnor, Flickan som lekte med elden e Luftslottet som sprängdes).

Da questa famosa trilogia sembra essere scoppiato un vero e proprio boom, un'esplosione di thriller "piovuti" dai paesi nordici, in particolare da Svezia e Norvegia. Alcuni esempi li troviamo con gli svedesi Camilla Läckberg (La principessa di ghiaccio), Henning Mankell (Le indagini del commissario Wallander, L'uomo inquieto, Assassino senza volto, La falsa pista, e molti altri), Åsa Larsonn (con la serie di Rebecka Martinsson; il suo giallo Tempesta solare ha letteralmente catturato Stieg Larsson), ma anche John Ajvide Lindqvist, Lisa Marklund, Leif GW Persson, Kjell Ola Dahl, Arne Dahl, Kjell Eriksson, Jan Wallentin e il questa volta norvegese Jo Nesbø.

Finora non ho avuto modo di leggere tutti questi gialli nordici, ma per fortuna ho potuto iniziare da un thriller che definirei praticamente perfetto, talmente fitto e complicato da sembrare opera di un vero e proprio genio. Il thriller di cui sto parlando, il cui autore è per l'appunto Nesbø, si intitola Il pettirosso ed è stato fortemente sostenuto dalla critica per la sua trama coinvolgente e tessuta a regola d'arte.

Harry Hole è un semplice investigatore che lavora per la polizia di Oslo, ma per circostanze più o meno fortuite si ritrova promosso a commissario del POT e, sempre per caso, si imbatte in un mistero che lui solo sembra voler risolvere: sui monti intorno ad Oslo sono stati ritrovati alcuni bossoli di un fucile tedesco molto raro e molto prezioso, il Märklin, la cui improvvisa apparizione in zona farebbe pensare alla presenza di un seiral killer. Chi altro potrebbe volere quel fucile così terribilmente caro (si parla di diecimila corone), se non per portare a termine un progetto ben congegnato di omicidi?

A conferma dell'ipotesi di Hole, si innesca una complicata catena di morti, apparentemente non legate tra loro, ma che vedono implicate le forze neonaziste e un intermediario ben mimetizzato all'interno della società.
Quando infine gli omicidi cominciano ad essere effettuati non più con metodi grossolani, che suggerirebbero un intervento neonazista, ma proprio con l'inconfondibile fucile Märklin, Harry Hole inizia un'indagine attraverso il passato, un'indagine che lo porterà a scoprire tradimenti, amicizie e amori che vengono portati avanti dalla seconda guerra mondiale in poi, e che sono la causa determinante degli omicidi in serie.

Molto lentamente, e perdendo quasi tutto, Hole si addentrerà in verità nascoste, modificate, mascherate, che nessuno vorrebbe mai scoprire.

Questo è un thiller che sa alternare ed equilibrare perfettamente la personalità dei protagonisti sullo sfondo della trama, senza mai essere scontato; una storia che sa dosare sentimenti e atrocità, nozioni storiche, geografiche, politiche e sociali in modo davvero notevole, rivelando il lungo, appassionato e scrupoloso lavoro dell'autore. (Non c'è che dire, vorrei scrivere come Jo Nesbø!).

Il motivo del titolo va cercato accuratamente tra le righe del libro: più volte, spremendomi le meningi, ho creduto di essere giunta ad una conclusione, di aver avuto un'illuminazione al riguardo, ma il significato continuava a sfuggirmi, come se questo uccello fosse un semplice dettaglio che accompagna il protagonista per tutto il corso delle vicende, comparendo sporadicamente, e nulla di più.

Forse non esiste una spiegazione oggettiva, forse ogni lettore può farsi una sua idea, ma secondo me il pettirosso, collocato in questo preciso contesto, è utilizzato come il puro simbolo dell'amicizia, dell'affetto e del ricordo, che ogni tanto torna ad accarezzarci, che si ha delle persone care.

Un modo per non dimenticare, ma soprattutto per non arrendersi.


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