Le scarpe rosse: la magia di un libro

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Fin da piccola mi ha sempre colpita, prima ancora della trama, la copertina di un libro.

Certo, la copertina non poteva bastare a farmi scegliere una storia che non mi attraeva, ma sono sempre stata dell'idea che un buon libro deve avere una bella copertina, altrimenti il lavoro è svolto solo per metà.
In uno slancio di superficialità che, lo ammetto, tuttora non ho perso, mi sono ritrovata spesso a scartare brutte immagini che in qualche caso avrebbero potuto nascondere un libro meritevole; eppure, rimango della mia idea.

E' per questo motivo che un paio di giorni fa, mentre vagavo tra gli scaffali della biblioteca, sono stata subito attratta da un volume che non avevo mai visto: "Le scarpe rosse", di Joanne Harris. La copertina mi piaceva talmente tanto che avrei potuto sceglierlo senza leggerne la trama retrostante; l'ho fatto comunque, più per abitudine che per altro, scoprendo così di avere tra le mani il seguito del forse più noto "Chocolat".

"Chocolat" era stato capace di intrigarmi ad ogni riga non solo con la magia e l'amore, ma anche con il suo ricco assortimento di ingredienti pregiati; riuscivo a sentire il profumo del cioccolato, il sapore delle piccole aggiunte che sanno fare la differenza - cannella, arancia, vaniglia, peperoncino, ma anche cacao amaro, rum, cocco e ciliegia - e riuscivo a calarmi perfettamente nei panni di ogni personaggio, arrivando ad essere affascinata soprattutto dalle carte, dai piccoli riti, dagli amici immaginari-ombra. Non superpoteri, ma conoscenze, culture più verosimili a cui, leggendo la Harris, si può arrivare realmente a credere.

Il risultato? Mi sono innamorata di Joanne Harris: anche se mi ricordo sempre i titoli dei libri e quasi mai gli autori - non sono sicura sia una cosa negativa - lei è riuscita ad ottenere un angolo tra i miei scrittori preferiti, quelli di cui ricordo nome, cognome e vita.

"Le scarpe rosse" (titolo originale: The Lollipops Shoes) non è solo un seguito, l'indiscutibile abilità dell'autrice l'ha aiutata a non cadere nella rete della banalità, ma molto di più.

Ambientato in una Parigi già di per sè ricca di suspance, attrattiva, vita e incanto, il libro intreccia sapientemente passato e presente, scavando nelle anime dei protagonisti e svelandone segreti, paure e desideri.

Vianne e Anouk sono scappate da Lansquenet quattro anni fa per cercare di costruirsi una vita pacifica a Montemartre, il quartiere più caratteristico e attraente di Parigi; hanno assunto nuove identità - ora sono Yanne e Annie - e vivono sopra una piccola chocolaterie che Yianne dirige, ma niente è come prima.
Yianne non prepara più il cioccolato con le proprie mani, preferendo venderne di già confezionato, e non usa più il proprio dono, la propria magia, in modo da salvaguardare il futuro suo e delle sue figlie. Ad Annie si è infatti aggiunta una sorellina, Rosette, una bambina complicata e impregnata di malia che a differenza della sorella non soffre per la propria diversità.

Zozie de l'Alba sconvolge fin dalle prime pagine la vita di Yanne, presentandosi come una donna forte, sicura, generosa e bellissima: sono proprio sue le scarpe rosse, quelle alte, lucide, golose scarpe-caramella, ovvero la chiave per aprire il cuore di Annie. Zozie riesce a guadagnarsi graduatamente la fiducia prima di Annie, poi di Yanne, ma in realtà sta meticolosamente tessendo la tela che imprigionerà Yanne, portandole via tutto ciò che possiede.
A Yanne non restano che due possibilità: o liberarsi delle proprie paure e accettare di essere Vianne Rocher, o fuggire un'altra volta, come ha sempre fatto.
"Le scarpe rosse" non è un romanzo recente, in quanto datato 2007, ma sono sicura che per chi non ne conosceva l'esistenza, come me, sarà un piacere avventurarsi tra le sue pagine.
Questa infatti non è solo una favola estremamente convincente ed emozionante; è anche la dimostrazione che, in fondo, la magia può esistere davvero.

1 Comments

I sequel sono sempre difficili da apprezzare, soprattutto per chi è stato entusiasmato dall’originalità del primo libro, ma devo dire che questo l'ho trovato ben studiato e piacevole da leggere quanto il primo.
Anche se inizialmente è stato deludente ritrovare il personaggio di Vianne Rocher svuotato dai suoi modi, ho però successivamente rivalutato la decisione di riportare Vianne alla normalità, e di valorizzarne le sue paure che alla fine sono quelle di tutte le persone normali ma che nel suo caso sono portate all’esasperazione, perchè alla fine per essere se stessa non può comportarsi normalmente.


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