October 2010 Archives

La libertà che guida il popolo

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Liu Xiaobo

Un'altra volta, un'altra libertà violata. Liu Xiaobo è uomo. Un uomo che conosce il valore della vita, che piangendo ha dedicato il premio Nobel a tutti coloro che si sono coraggiosamente sacrificati nella battaglia non violenta per la pace, la democrazia, la libertà.

Si trova ora recluso nella prigione di Jinzhou,nella provincia del Liaoning, è sua la libertà violata.

L'accusa? Incitamento alla sovversione del potere dello stato. La sua partecipazione al movimento "Charta 08" gli è costata una condanna dalla giustizia cinese, ad undici anni di prigione e due di interdizione dai pubblici uffici.

Firmatario di un manifesto promotore di riforme politiche, che porterebbero alla democrazia.

La mobilitazione c'è, si levano proteste contro Pechino ovunque e richieste sempre più pressanti per ottenere il suo immediato rilascio.

Facebook non sempre ha l'approvazione della gente, un social network portato più volte allo scandalo per aver partorito gruppi non proprio consigliabili e morali. Ma questa volta ha realizzato un'adeguata sensibilizzazione. Un'advocacy lampante, messa in atto da utenti del sito, che avrebbero cambiato la propria foto del profilo con quella del dissidente cinese.

La Cina censura ogni notizia,ogni tentativo di sostegno? Ma non è in grado di privare dell'informazione l'intero mondo, non è in grado di spegnere ogni animo, ogni fede. Non si può sorvolare sul rispetto dei diritti umani.

Oggi si fanno avanti i fratelli di Liu Xiaobo per ritirare il premio Nobel, ma forse potrebbe farlo ciascuno di noi, nel suo piccolo, ogni giorno, perché è così che si costruisce la pace.

E per chi crea violenza gratuita, per chi grida oscenità, per chi edifica guerre sterili ogni giorno su inezie chiederei di provare per una volta, realmente, ad entusiasmarsi. Entusiasmarsi per una causa, qualcosa di vero, talmente vero da portare alle lacrime un "qualunque" dissidente cinese arrestato, diventato oggi un meritato premio Nobel, un simbolo di speranza per tutti noi che oggi potremmo iniziare cambiando l'immagine del nostro profilo.

Avetrana: l'incubo senza fine

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Avetrana. L'incubo senza fine

Se fosse stato un film, non avrebbe potuto avere una trama migliore, delineando una forma di follia che non conosce limiti, peccato che dalla fantasia di una sceneggiatura questa è la pura realtà.

In questi mesi si è parlato tanto e si continua ancora a discutere su quell'atroce delitto che ha resto celebre un piccolo paese del tarantino, tanto da attirarne turisti pronti a fotografare o ancor di più riprendere il posto dove si è consumato l'orrore.

Ci sono persone che forse ancora non conoscono il valore della vita, i giornali raccontano e i programmi televisivi, fanno a gara su chi prima dice la notizia più importante per avere più ascolti, certo funziona così, non si può certo rimanere impassibili davanti a tutto questo.

Quello che forse non ci si è ancora resi conto è la morte di una giovane di 15 anni, strappata alla vita nel peggiore dei modi. Quando si cerca un po' di visibilità, come quella che in tutti questi mesi ha avuto Sabrina Misseri, partecipando a tutte le trasmissioni, quella che in fondo non ha mai avuto in tutta la vita. E per un attimo è diventata lei la principale "protagonista".

Noi non siamo dei giudici per giudicare, ma abbiamo avuto gli occhi per guardare, tutto questo grande frastuono che si è creato attorno a questa vicenda. Michele Misseri, all'apparenza uomo umile, padre impeccabile e gran lavoratore, ma dietro a quegli occhi innocenti si cela "forse", l'orco che nessun bambino avrebbe voluto mai vedere.

Purtroppo Sarah Scazzi è caduta nelle sue mani e in quelle della cugina Sabrina, inconsapevole che il male si celava proprio all'interno delle persone di cui si fidava di più.

Non facciamo diventare questi "mostri" dei personaggi da film, anzi rendiamo giustizia ad una povera ed innocente ragazza che oggi non può continuare a vivere i migliori anni della sua vita. Non facciamo diventare una storia di vero orrore come uno spot pubblicitario, perché forse è quello che passa attraverso le televisioni ed i giorni in questo momento, tanto da rendere oggi Avetrana un luogo da visitare e fotografare.

Vergogniamoci perché attorno a questo delitto ci sono una madre ed un padre che chiusi nel loro immenso dolore osservano in silenzio tutto quello che accade... rispettiamo la memoria di una quindicenne che ora giace dentro ad una tomba.

Brunello Cucinelli

Qualcuno lo chiama il "Re del cashmere". Altri lo conoscono come il filosofo della Moda o come lo stilista che ha rivoluzionato il mercato tradizionale del settore, inventando il cashmere colorato. Brunello Cucinelli, l'imprenditore umbro ormai famoso nel mondo per le sue collezioni uomo e donna, di recente insignito anche del titolo di Cavaliere del Lavoro, sicuramente sa sempre come far parlare di sé.

La sua impresa "umanistica", fondata nel 1978, conta oggi oltre 500 dipendenti e numerosi negozi monomarca sia sui mercati tradizionali che emergenti e rappresenta uno dei più efficaci e rappresentativi esempi della capacità imprenditoriale e della creatività italiana.

A testimonianza della crescente celebrità acquisita dal brand e della validità del modello manageriale adottato, prosegue anche quest'anno il buon risultato dell'azienda, che prevede di chiudere il bilancio 2010 con un incremento pari a +22,05% e con un aumento in percentuale di oltre il doppio rispetto ai dati del bilancio 2009. Risultati importanti, soprattutto considerati gli ultimi echi della crisi di settore.

Molti i segreti del successo della piccola azienda di Tolomeo, capace di creare capi pregiati il cui valore resta inalterato nel tempo. Tra i punti di forza del marchio sicuramente al primo posto vi sono: la continua capacità di rinnovarsi, comprendendo e anticipando i bisogni dei clienti e, soprattutto, l'elevata qualità dei filati e della produzione artigianale, rigorosamente "Made in Italy", frutto della grande tradizione sartoriale umbra nella lavorazione dei tessuti. Da non trascurare, però, anche la particolare attenzione del fondatore rivolta verso tutti i collaboratori, che sono coinvolti attivamente nella vita aziendale e il cui lavoro è considerato sempre come un bene pregiato, indipendentemente dal ruolo svolto.

Durante l'ultima Fashion Week, che si è tenuta a Milano lo scorso settembre, l'azienda ha presentato la sua prossima collezione.
Per la primavera-estate 2011 il grande stilista umbro punta su colore, forme e materiali. La nuova collezione si muove tra elementi di culture e tradizioni diverse, varcando la soglia di epoche e periodi lontani tra loro: si ispira ai viaggiatori, esploratori dell'universo che girovagano per il mondo, cercando di interiorizzare elementi provenienti da culture e gusti differenti, che, come per magia, riescono a fondersi in modo armonico con i canoni di bellezza metropolitana.

La donna di Brunello Cucinelli spazia tra oasi e dune del deserto, atmosfere coloniali e città perdute, indossando capi dal gusto lievemente militare, resi femminili dai dettagli e dal gusto del colore. Capi ai quali il trattamento "aged" conferisce un aspetto vissuto, quasi come se fossero segnati dai chilometri percorsi durante l'esplorazione del mondo.

I colori proposti appaiono polverosi, dalle tonalità basse, sembrano consumati e logorati dal tempo e dal viaggio. Le paillettes di colore spaziano dal caki, al tabacco, fino ai verdi militari, sempre mischiati con il grigio, e comprendono prugna, sigaro, sottobosco, bacca e beige. .

Come di consueto, una grande vestibilità caratterizza i capi. Forme e geometrie si combinano in modo dinamico, pur nel rispetto di un minimalismo quasi essenziale che si esprime con linee pulite e sobrie.

Leitmotiv della collezione sono le forme geometriche: rettangoli e quadrati si intersecano in varie lunghezze, sia nella maglieria in cashmere che nell'out wear. Talvolta ricordano i plaid dei viaggiatori e si appoggiano morbidamente dando forma al corpo.

Le contaminazioni ottenute sia mediante l'utilizzo sullo stesso capo di materiali con pesi differenti che avvalendosi di un mix di lavorazioni di diverso tipo, contribuiscono a creare un effetto di grande leggerezza e movimento. Così ad esempio tessuti forti, come la pelle, il cotone e il lino, sono abbinati a stoffe più leggere, tipo chiffon, crepe o cashmere, filati lavorati a mano si combinano con decori ad uncinetto e lavorazioni a macchina.

Nella linea dedicata alla sera il tessuto di punta per la maglieria è il "cotone diamante", cotone costellato da piccole paillettes, che creano un gioco di luce affascinante e sensuale, sempre molto composto e raffinato, mai eccessivamente appariscente.

Ampia è la proposta di capi realizzati con tessuti tecnici, soprattutto nell'abbigliamento dedicato all'out wear. I tranch, i sopra giacca e i giacconi, hanno forme geometriche e lunghezza variabili. Sono realizzati con materiali leggerissimi, tipo lini e cotoni idrorepellenti, che si adattano a qualsiasi situazione meteorologica e combinano eleganza, gusto estetico e praticità.

Fanno parte delle proposte estive, già presenti nella precedente collezione invernale, anche le giacche dal gusto foulard, ottenute grazie ad un elegante gioco di drappeggi integrato nella giacca stessa.
Molto curati i copri spalla, a forma di cappa realizzata con diverse misure, sempre a forma di rettangolo o quadrato, impreziosita da lavorazioni a mano.

Come immancabili compagni di avventure completano la collezione gli accessori, quali borse, gioielli e scarpe, già da tempo presenti nelle proposte dello stiliste. Vasta è anche la scelta di sciarpe, in tinta unita o fantasia, di cinture e cappelli.

I sandali, per la maggior parte bassi e allacciati alla caviglia, sono in pelle delavè e raso, con le suole bicolore oppure a fascia con ricami all'uncinetto o tubolari gioiello. In alternativa sono proposti polacchini sneakers e mocassini con lacci di seta, sempre molto english style.

I gioielli sono di legno e pietre, agata grigia e striata oppure pietra della luna., abbinamenti insoliti che pongono l'accento su come, in linea di massima, in questa nuova collezione, il gusto etnico si fonde insieme con quello moderno e viene reinterpretato secondo canoni estetici classici, per dare vita ad un'immagine di donna di gran classe, mai esagerata o aggressiva, ma che mantiene al contrario sempre un profilo molto chic, diventato ormai tipico della Donna Cucinelli.

Per ulteriori informazioni consultare il sito: www.brunellocucinelli.it

Le scarpe rosse: la magia di un libro

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Fin da piccola mi ha sempre colpita, prima ancora della trama, la copertina di un libro.

Certo, la copertina non poteva bastare a farmi scegliere una storia che non mi attraeva, ma sono sempre stata dell'idea che un buon libro deve avere una bella copertina, altrimenti il lavoro è svolto solo per metà.
In uno slancio di superficialità che, lo ammetto, tuttora non ho perso, mi sono ritrovata spesso a scartare brutte immagini che in qualche caso avrebbero potuto nascondere un libro meritevole; eppure, rimango della mia idea.

E' per questo motivo che un paio di giorni fa, mentre vagavo tra gli scaffali della biblioteca, sono stata subito attratta da un volume che non avevo mai visto: "Le scarpe rosse", di Joanne Harris. La copertina mi piaceva talmente tanto che avrei potuto sceglierlo senza leggerne la trama retrostante; l'ho fatto comunque, più per abitudine che per altro, scoprendo così di avere tra le mani il seguito del forse più noto "Chocolat".

"Chocolat" era stato capace di intrigarmi ad ogni riga non solo con la magia e l'amore, ma anche con il suo ricco assortimento di ingredienti pregiati; riuscivo a sentire il profumo del cioccolato, il sapore delle piccole aggiunte che sanno fare la differenza - cannella, arancia, vaniglia, peperoncino, ma anche cacao amaro, rum, cocco e ciliegia - e riuscivo a calarmi perfettamente nei panni di ogni personaggio, arrivando ad essere affascinata soprattutto dalle carte, dai piccoli riti, dagli amici immaginari-ombra. Non superpoteri, ma conoscenze, culture più verosimili a cui, leggendo la Harris, si può arrivare realmente a credere.

Il risultato? Mi sono innamorata di Joanne Harris: anche se mi ricordo sempre i titoli dei libri e quasi mai gli autori - non sono sicura sia una cosa negativa - lei è riuscita ad ottenere un angolo tra i miei scrittori preferiti, quelli di cui ricordo nome, cognome e vita.

"Le scarpe rosse" (titolo originale: The Lollipops Shoes) non è solo un seguito, l'indiscutibile abilità dell'autrice l'ha aiutata a non cadere nella rete della banalità, ma molto di più.

Ambientato in una Parigi già di per sè ricca di suspance, attrattiva, vita e incanto, il libro intreccia sapientemente passato e presente, scavando nelle anime dei protagonisti e svelandone segreti, paure e desideri.

Vianne e Anouk sono scappate da Lansquenet quattro anni fa per cercare di costruirsi una vita pacifica a Montemartre, il quartiere più caratteristico e attraente di Parigi; hanno assunto nuove identità - ora sono Yanne e Annie - e vivono sopra una piccola chocolaterie che Yianne dirige, ma niente è come prima.
Yianne non prepara più il cioccolato con le proprie mani, preferendo venderne di già confezionato, e non usa più il proprio dono, la propria magia, in modo da salvaguardare il futuro suo e delle sue figlie. Ad Annie si è infatti aggiunta una sorellina, Rosette, una bambina complicata e impregnata di malia che a differenza della sorella non soffre per la propria diversità.

Zozie de l'Alba sconvolge fin dalle prime pagine la vita di Yanne, presentandosi come una donna forte, sicura, generosa e bellissima: sono proprio sue le scarpe rosse, quelle alte, lucide, golose scarpe-caramella, ovvero la chiave per aprire il cuore di Annie. Zozie riesce a guadagnarsi graduatamente la fiducia prima di Annie, poi di Yanne, ma in realtà sta meticolosamente tessendo la tela che imprigionerà Yanne, portandole via tutto ciò che possiede.
A Yanne non restano che due possibilità: o liberarsi delle proprie paure e accettare di essere Vianne Rocher, o fuggire un'altra volta, come ha sempre fatto.
"Le scarpe rosse" non è un romanzo recente, in quanto datato 2007, ma sono sicura che per chi non ne conosceva l'esistenza, come me, sarà un piacere avventurarsi tra le sue pagine.
Questa infatti non è solo una favola estremamente convincente ed emozionante; è anche la dimostrazione che, in fondo, la magia può esistere davvero.

La gioia dell'oggi. Cogliamola!

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Carpe Diem

Gioie del passato, grazie! Condite di nostalgie e impastate di ricordi affettuosi siete il sostegno nei giorni nebbiosi. Un ringraziamento doveroso a voi per i momenti belli che avete impresso negli occhi. Emozioni amiche.

E pensare che a ben guardare non dovremmo averne bisogno perché la saggezza raccomanda di cogliere la gioia dell'oggi. I volti lontani e le cose andate sono però trattenuti solo dalla paura che non ce ne siano altri. E invece sì. Altra gioia, a dismisura, intensa e imprevedibile. Nel grande serbatoio di ogni nuovo giorno. Sì, carpe diem!

Che buffo! Da ragazzino quando ho sentito pronunciare per la prima volta carpe diem credevo fosse una parolaccia. Come "porco cane", "porca miseria". Un'imprecazione in latino insomma. E invece è un condensato della saggezza antica. Il poeta latino Orazio ci ha lasciato il raggio di luce che forse cercavamo da tempo. Quello da cavalcare nelle praterie dell'Universo.

Crescendo mi è apparso sempre più come una danza. Forse per la musicalità che coglievo in queste due parole, forse per l'emozione gaia che mi si stampava nell'anima ogni volta che ci soffermavo i miei pensieri. E ancora adesso mi viene spontaneo pensare a carpe diem come a un giro di danza. Di passi delicati e decisi a comporre un'armonia di cinque movimenti.

1. Letteralmente carpe diem significa prendi il giorno, nel senso di cogli l'attimo. Forse vivi il presente rende meglio la sua forza. Personalmente, ritengo che la traduzione migliore sia: cogli al volo la gioia dell'oggi. Sì, mi piace così, questo primo passo della nostra danza nel presente. Nella gioia. I nostri primi volteggi nel presente portano subito leggerezza alla vita. Dalla fatica alla poesia. Ci si sente già meglio.

2. Quando ormai la danza è in corso, il successivo movimento è l'azione: prendi!, cogli! Quanta plasticità in questo verbo! Non ti pare di vedere una mano che afferra? Si tratta di un invito chiaro. Perentorio. Mi par di ricordare che è nel modo imperativo! E la persona? Non c'è dubbio: seconda persona singolare! Sì, si sta parlando di te! Siamo chiamati a fare una scelta. A farla adesso.

3. Che potenza questo messaggio! Che vertigine di bellezza in questo carpe diem! Ma c'è molto di più. Pochi infatti sanno che queste due parole sono solo l'inizio della frase memorabile. Continua così: quam minimum credula postero. Ossia, senza riporre alcuna speranza nel domani. Ecco il terzo movimento portarci nel centro. Nell'unico grande centro esistente, quello dell'Oggi. Si tratta di sfiduciare il domani rendendolo inoffensivo. Inoffensivo dal punto di vista emozionale.

4. Perché cogliere il presente? Perché tanta foga a raccomandare di non pensare al domani? Vedo una sola risposta illuminante: per il fatto che solo nell'oggi c'è la gioia. Essa è tutta racchiusa nel qui e adesso. Nel giorno che stiamo vivendo, metafora del Giorno senza tempo che pulsa di eternità. Gioisci adesso! Ridi adesso! Godi ora di ogni bellezza nell'attimo che ti avvolge festante. Solo Oggi c'è luce, solo nel giorno in cui i tuoi occhi sono vivi alla Vita.

5. La nostra danza diventa così estasi nella consapevolezza di essere qui nell'oggi che l'Universo ha preparato per noi. Anzi, vuoi sapere qualcosa che ancora forse nessuno ti ha detto? Tu sei il Qui fatto carne. Sei Tu quel "diem" da prendere.

Resto affascinato da questa evidenza inattesa. Quasi stordito da farmi sgranare gli occhi per la sensazione di sorpresa. Vedo qualcosa di insospettato. Di meravigliosamente insospettato: nel suo significato più intrigante e potente carpe diem significa "cogli te stesso come Signore del tempo"! Non mi capacito ancora di questa ventata di gioia. Cosa si può desiderare di più dal veder rovesciato il rapporto con il tempo? Dalla tirannide alla signoria.

Carpe diem è uno stile. Di sobria eleganza. Che distingue. Sì, quello di chi ha capito l'essenziale della Vita.

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