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Mandala? Non solo per bambini

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Mandala

Da un cerchio e un punto nasce il Mandala, un disegno circolare più o meno elaborato e rigorosamente bianco, il cui significato in sanscrito è "essenza".

Da colorare, a seconda del proprio stato d'animo, seguendo delle semplici regole: silenzio, concentrazione, apertura mentale. E' Michelle Marie Prévaud ad illustrare, attraverso alcuni quaderni da lei stessa idealizzati, gli effetti immediati e assicurati che questa pratica scaturisce.
Concentrarsi sui contorni, sugli spazi più ridotti e sulla combinazione e stesura del colore (che siano pennarelli, pastelli o acquerelli) è di fondamentale importanza per rilassarsi e dimenticare per un attimo tutto il resto. Particolarmente indicato, quindi, non solo per i bambini: la Prévaud ha trasformato questa sua idea in una vera e propria "terapia" da utilizzare anche negli ospedali, nei centri sociali e nelle case di riposo.

Forse vi sembrerà inverosimile che si possano trarre realmente dei benefici da una cosa tanto banale, infantile e quasi ridicola; tuttavia, sappiate che qualcun altro ha compiuto studi approfonditi sul Mandala, ancora prima di Marie Prévaud.

Si tratta del famoso psicanalista svizzero Carl Gustav Jung, che per oltre vent'anni si è dedicato alla sua teoria secondo la quale il Mandala è una sorta di cerchio protettivo capace non solo di allontanare le preoccupazioni esterne, ma anche di stabilire un ordine interiore attraverso l'apparizione spontanea in sogno di nuovi disegni. Ecco che il Mandala non è più un semplice mito religioso, ma uno strumento per studiare la personalità dell'uomo, un metodo efficace che influenza direttamente la psiche umana.

Ad ogni modo, Marie Pré, come lei stessa si firma nelle sue raccolte di Mandala, ha dimostrato empiricamente i vantaggi offerti da questa speciale forma d'arte, arrivando a coronare il successo delle proprie ricerche con la creazione della Scuola Sperimentale Formativa (2003).

In questo modo l'uso del Mandala non è più conosciuto e condiviso soltanto in Oriente, dove esso trova le proprie origini, bensì anche in Occidente.
Io stessa mi sono meravigliata e stupita nel constatare l'aiuto che questa tradizione offre nello scrutare all'interno del proprio Io e nel confrontare la propria creatività con gli altri; la concentrazione richiesta impedisce di pensare ad altro, dando modo di creare un piccolo mondo dove la cosa più importante è portare a termine un semplice disegno.

Non siate diffidenti, provate per credere: spesso le cose più semplici sono davvero le migliori.

Il beachwear fa tendenza

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Moda Mare

MI Milano Prêt-à-Porter apre dal 24 al 27 settembre alla moda mare.

La moda mare sta diventando sempre più protagonista delle nuove proposte in ambito fashion.
Negli ultimi anni, costumi da bagno e fuori acqua tipo parei, copri-costume e prendisole, sono sempre più spesso accolti dalle boutique di abbigliamento high end e si stanno trasformando in capi molto chic, da indossare non solo sulla spiaggia.

Recenti trend testimoniano, infatti, che il confine tra moda sulla battigia o urban si sta assottigliando.

La moda mare punta sempre più su prodotti di alta gamma, raffinati, ricercati nei particolari, possibilmente intercambiabili, in grado di garantire un altissimo livello qualitativo, spesso frutto di un lavoro di ricerca molto accurato sia sui tessuti che sui modelli che sul fitting.

Così il beachwear, quest'anno per la prima volta, sbarca a MI Milano prêt-à-porter, una delle più importanti manifestazioni del settore.

Dal 24 al 27 settembre 2010 i padiglioni del Portello di fieramilanocity diventeranno, infatti, cornice espositiva, oltre che di abbigliamento e accessori, anche delle collezioni mare e leisure di fascia alta e altissima.

La scelta di aprire al settore è stata indotta dall'ottimo andamento del comparto: il segmento beach nel corso del 2009 ha riportato, infatti, incrementi di fatturato, soprattutto nel terzo e quarto trimestre dell'anno, pari a un +3,8% rispetto allo stesso periodo del 2008 (dati sito Nielsen).

All'interno dei padiglioni, vicino a nomi consolidati come Parah, La Perla, Miss Bikini e Pierre Mantoux, si affiancano marchi meno noti, come ad esempio Collections de Charme.

I modelli proposti virano dal glamour più acceso a capi più sobri, spesso espressione di una rinnovata filosofia etica.

Collections de Charme, un brand a km zero, prodotto nel comasco con una logica di bien vivre e bien être, per esempio, propone costumi con applicazioni gioiello realizzate manualmente e staccabili, all'occorrenza, per essere trasformate in monili da dito o da polso.

Anche per Gregori Piazzalunga, patron dello storico marchio, il costume diventa un capo da mostrare, non solo da indossare.

La nuova linea di Parah, battezzata Parah Online Urbanwear, rivede il concept del "costume da bagno": in esposizione costumi che fungono da sottogiacca, il bikini accessorio e coordinato, con punte di diamante poste in una miscellanea di capi dalle diverse funzioni d'uso, ma comunque idonei a comporre outfit completi.

La ricerca sul prodotto diventa un aspetto chiave della produzione ed è equiparata a quella effettuata su un capo d'abbigliamento maschile o femminile, come evidenzia l'ultima collezione di La Perla, che conferma la consueta capacità della griffe di esaltare la femminilità e la sensualità della donna con classe ed eleganza. Nella collezione si alternano soutache decor effetto pelle o cordoncino tropicale, a pattern ispirati alla pittrice brasiliana Beatrice Milares e alle prodezze della linea Exclusive, con una tecnica capace di riprodurre la pelle di pitone attraverso il gioco di paillettes policrome.

In casa Miss Bikini la linea "cross over" si chiama Luxe e viene già distribuita nelle boutique di abbigliamento, tramite corners dedicati, accanto al dettaglio tradizionale. Un tripudio di charme e sensualità per una donna che non intende rinunciare alla qualità e al glamour.

La griffe Pierre Mantoux sceglie, invece, per i suoi capi, la via della sobrietà senza troppi eccessi o particolari appariscenti, come paillettes, lustrini e applicazioni. Al contrario, ripone una forte attenzione sulla qualità di confezione e dei materiali, oltre che alle "garanzie" che un brand ad alto livello deve essere in grado di esprimere.

In definitiva, la scelta di aprire Milano prêt-à-porter con il claim "Il beach fa moda" ha tutte le carte in regole per essere una scelta quanto mai azzeccata.

La moda mare rappresenta, infatti, soprattutto in tempi di crisi, un modo per potersi vestire con classe, acquistando capi griffati di alta gamma senza dover spendere capitali.

Per questo motivo l'accresciuta "sete" in questo settore di prodotti griffati rappresenta per i produttori un'ottima opportunità per diversificare l'offerta e incrementare le vendite.

Per contro si assiste all'esigenza di rivedere l'approccio distributivo, evidenziato dai dati delle vendite per canale, prevedendo un più massiccio inserimento della moda mare nelle boutique, accanto all'abbigliamento tradizionale, con corner dedicati.

Evoluzione che ci si augura di accelerare inserendo questo comparto in una delle più importanti vetrine del settore Fashion.

Viaggio nella città fantasma. L'Aquila un anno dopo il terremoto

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L'Aquila un anno dopo

Sono trascorsi appena 16 mesi e gli abruzzesi ancora non dimenticano...
Sono ritornata nella mia terra che non esiste più, inghiottita mostruosamente la notte del 6 aprile 2009 alle ore 3.33.

L'Aquila meravigliosa città turistica e storica è ora ricoperta da impalcature su impalcature, ancora una volta tutto l'orrore di quella notte viene segnato nelle mura di quei palazzi divorati dal terremoto.

Ho voluto raccogliere le gioie, l'emozioni che ancora una volta quella città così spoglia e vuota riesce nonostante tutto ancora a darmi, ma anche l'amarezza, la tristezza e la malinconia di non ritrovare più la mia amata città.
Negli occhi degli abruzzesi, ancora si legge la paura di quella notte di terrore che mai potranno dimenticare, persone che hanno perso tutto, la casa, ma soprattutto i loro cari, ancora piangono, sono stretti in quella morsa di dolore e di solitudine che vive L'Aquila in questo momento.

Le case costruite dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono molte, dislocate ognuna di loro nei vari paesi limitrofi alla città.
Ricominciare da capo... è quello che hanno fatto gli abruzzesi dopo quella notte di terrore. Sono rimasta ore ed ore ad ascoltare il loro urlo di dolore per chi ancora aspetta una cosa, per chi piange un proprio caro che ora non c'è più, trovo persone contente di tutto il lavoro svolto dalla protezione civile e dal Presidente del Consiglio ma ve ne sono altrettante che si sentono dimenticate.

Il lavoro di Silvio Berlusconi è stato ottimo perché in così poco tempo ha fatto costruire tantissime case, ma negli occhi di molti anziani leggo la tristezza per aver perso la propria casa e non riescono ad adattarsi in quella che hanno ora. Persone che hanno vissuto la vita lavorando la terra, che con enormi sacrifici si erano costruiti una casa e poi in una sola notte hanno perso tutto, non è facile portare quella mentalità di una volta in questi tempi.

Continuo il mio viaggio in quella città che non si riconosce più, il suo lungo corso che parte dalla fontana luminosa è solo fatto di impalcature, strade laterali ancora chiuse, case distrutte che parlano da sole. Riesco a contare solo tre, quattro bar aperti, e vedere tanti turisti che si mettono in posa davanti a palazzi o negozi distrutti...

La vita a L'Aquila si è fermata alle 3.33 del 6 aprile 2009, ma gli abruzzesi rivogliono la loro città come prima... cammino e cammino lungo il corso dove l'emozione che sento più viva in me è la malinconia per la mia città. Ma i simboli di quel giorno rimarranno per L'Aquila "la casa dello studente", dove ora si vedono solo le foto di quei ragazzi che sono morti sotto le macerie, fiori, dediche e la chiesa di Collemaggio, dove appena la vedi sembra normale, bellissima come sempre, ma come entri e vedi quello che rimane senti il cuore stringersi in una forte morsa. Il tetto crollato giù, la chiesa spaccata in due... non vi sono parole per descrivere quello che si prova... Senti che una parte di te è morta, sepolta tra quelle macerie ancora rimaste visibili agli occhi dei turisti e di tutti gli abruzzesi.

Avrei dato qualsiasi cosa per rivedere la mia città di nuovo viva... e invece mentre me ne vado lentamente, lascio la mia L'Aquila ancora sofferente, ricordando tutte quelle persone che sono morte, che non hanno più una casa, che non hanno più la loro città... senza dimenticare i numerosi suicidi che ci sono stati dopo il terremoto, perché è facile scrivere solo le tante cose belle che sono state fatte, ma è altrettanto difficile scrivere la realtà, quella che oggi L'Aquila e gli abruzzesi non dimenticano ancora...

Sangue e Arena

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Cayetano Rivera

La Spagna non è mai stata così vicina.
Sembra infatti che negli ultimi tempi non si parli d'altro: corride e matadores sono entrati a far parte del nostro quotidiano, con notizie e curiosità che riecheggiano dal paese del sole suscitando interesse, domande, se non addirittura ilarità.

La tauromachia richiama alla mente immagini tra il truce e il romantico di duelli all'ultimo sangue, che si consumano al caldo e nella polvere dell'arena, tra l'agguerrito toro e l'affascinante matador di turno, bellissimo nel suo traje de luces tradizionale: Hemingway, in "Morte nel pomeriggio" (1938), ci regala un cammeo indimenticabile, evocativo e potente sul significato della corrida.

Vita e morte, dignità e onore, nell'arena non si può fingere; il coraggio non è qualcosa che si improvvisa. I protagonisti del singolar-tenzone si studiano, con grande rispetto, e si sfidano in un duello dall'epilogo non sempre scontato: negli ultimi due secoli sono 42 i toreri deceduti durante l'esibizione, senza contare quelli feriti e castrati.

Ma colui che dimostra sprezzo del pericolo e amore per le tradizioni diventa un eroe, garantendosi un posto nella leggenda.
Il mito di oggi è Cayetano Rivera (33 anni, nella foto), figlio d'arte - suo padre Francisco è morto nell'arena, e il nonno è stato amico e ispiratore del grande Hemingway - e dotato di una bellezza sfolgorante che lo ha catapultato dalla polvere della plaza del tor, dove è il padrone assoluto, al ruolo di uomo immagine per il marchio Loewe.

Dalle stelle alle stalle, come si suol dire: recente è il caso del messicano Christian Hernandez (22 anni), che al momento del confronto col toro si è dato alla fuga terrorizzato, tra i fischi e gli insulti dell'allibito pubblico. Sanzionato pesantemente dal giudice di gara, Hernandez ha ammesso di avere avuto paura, dichiarando che cambierà sicuramente mestiere, a dimostrazione che nel vis a vis con la bestia non si può fare finta di essere ciò che non si è.
Tra toreri in jeans, e donne matador, si avverte però che la tauromachia, da sempre contestatissima dagli animalisti, è in un momento di crisi profonda: il 28 luglio scorso il parlamento catalano ha firmato una legge per la sua abolizione, che avrà decorrenza a partire dal 2012. Le Isole Canarie hanno fatto lo stesso nel 1991, ma certo è che per la Spagna, dove la tradizione è molto radicata, si tratta di un evento di grande risonanza, che dà un chiaro segnale dei tempi.

E' curioso sapere che anche in Italia si praticava la corrida, abolita poi negli anni quaranta. Ci voleva il governo Berlusconi per depenalizzare questa legge, grazie al decreto del 5 agosto del 1993. E se è inverosimile pensare che all'Arena di Verona matadores e banderillas possano prendere il posto di concerti e opere liriche, anche perché la tauromachia fondamentalmente non ci appartiene, è anche difficile capire la decisione del governo, viste anche le proteste di verdi e animalisti.

Non è facile comprendere la potenza di questo spettacolo, al di là delle personali considerazioni di etica e principio. Non si tratta solo di una mattanza, come i più credono, visto che non sempre lo scontro vede l'uomo vincitore, e anche se i tori periti negli ultimi decenni sono circa 30.000, dato da non sottovalutare; in questa celebrazione di morte e coraggio, di luce e di ombra, c'è un universo emozionale e valoriale che nessuno di noi - spettatori ignoranti e non avvezzi a certi tipi di trattenimento - può afferrare pienamente.

Nell'arena si consuma un mondo di tradizioni anacronistiche ma profondamente sentite, immagini raccolte nei secoli da pittori come Monet e Goya, e cantate da grandi poeti e scrittori; senza contare le rappresentazioni cinematografiche: come non ricordare "Sangue e Arena", interpretato nel 1922 dal mitico Rodolfo Valentino, e poi nel remake del 1941 con protagonisti Tyrone Power e Rita Hayworth! Molti sono stati gli artisti che hanno compreso, amato e odiato questo mondo di passioni estreme, dove tutte le emozioni sono amplificate e vissute all'eccesso.

Un mondo destinato piano piano a scomparire e di cui si racconterà alle generazioni future, tramandando le memorie e il folclore di un popolo appassionato e dai costumi ardenti e colorati, e ricordando come l'uomo, a volte, osava sfidare l'animale in uno dei duelli più antichi del mondo. Perendo, a volte, nel tentativo.

Fonti: Wikipedia
http://www.ohlalamag.com/en/2010/03/spain-matador-cayetano-rivera-for-loewe.html
www.mymovies.it

Dentro una gabbia

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Prima corteggiate, amate, desiderate come dei preziosi gioielli e poi... la follia di gesti inspiegabili, fatti nei confronti delle fidanzate, compagne, mogli di una vita, perché nella mente di che elabora questi malvagi pensieri, perversa un'unica idea: "se non sarai mia non sarai di nessun altro".

Picchiate malvagiamente, violentate orribilmente, uccise macabramente dalla persona che pensano di fidarsi più: fidanzato, compagno, marito, padre dei loro figli.

Amare fino alla persecuzione, fintanto che in quella mente malata e contorta che genera brutali gesti non ci compia l'inaspettabile.

Oramai ogni giorno si sentono raccapriccianti notizie di questo genere, siamo invasi da una "follia umana", che non cenna a placarsi ed una donna quando si trova davanti a queste situazioni come può difendersi. E talvolta neanche la giustizia la tutela come dovrebbe.

Questa è la storia di Sonia, moglie e mamma, ma prima di tutto donna. La sua unica minaccia è il suo uomo che ancora continua a perseguitarla. Oggi ha deciso, anche se in forma anonima, di raccontare la sua drammatica vicenda che dura oramai da anni senza aver raggiunto fino ad ora una conclusione positiva.

Ha sposato un uomo che credeva di amare e di conoscere fino in fondo, ma poi con il tempo si è resa conto che quella persona che condivideva il suo letto e la sua vita era solo un matto che ben presto sarebbe diventato il suo peggior nemico.

Ha sopportato da lui troppe cose, perché suo marito riusciva a giocare con la sua paura di parlare, sapeva che lei non lo avrebbe mai fatto e continuava così ad approfittarsi di una donna all'apparenza debole ed indifesa.
br> Ma dopo aver subito da lui ripetute violenze sessuali, sempre di più intrappolata in una vita che non è la sua, una sera dopo una brutta litigata dove lui inizia anche a menarla selvaggiamente, procurandole lividi sulle braccia e gambe, Sonia decide di ribellarsi denunciandolo e chiedendone la separazione.

Sperava che così qualcosa potesse cambiare che lui potesse calmarsi, ma invece continuò ad infierire su di lei con ogni tipo di dispetto, incendiandole la macchina, aspettandola sotto casa, minacciandola in ogni maniera, senza pensare che davanti a tutto questo polverone di cattiverie ed ingiustizie c'erano anche due occhi innocenti che vedevano tutto: quelle di un bambino.

Un bambino che troppo presto aveva dovuto mettere da parte i giochi e la sua spensieratezza di fanciullo per crescere prima del tempo, per quella mamma che adorava e che giorno dopo giorno continuava a lottare con un padre orrendo.

Oggi Sonia sembra aver ricominciato una vita "normale", ma aspettando i lunghi tempi della legge che facciano il proprio percorso nei confronti del suo ex marito, lui continua ancora ad essere presente nella sua vita e, anche se in maniera meno violenta di prima, continua a perseguitarla...

Sonia è ancora viva ma è una delle tante donne vittime di uomini malati, donne sfortunate perché morte nelle mani dell'uomo che loro amavano e di cui si fidavano. Molte di loro si sarebbero potute salvare.

Ed ora prima di raccontare un altro ennesimo caso di cronaca, chi dovrebbe difendere e tutelare queste donne lo faccia seriamente... la legge deve punire chi ammazza o chi perseguita fino alla follia. Perché le donne sono stanche di continuare a lottare e di difendersi da sole da chi dovrebbe proteggerle...

Crediamo di amare una persona senza renderci conto che potrebbe essere il nostro peggior nemico... perché si può arrivare ad amare una donna sino ad ammazzarla, perché l'odio e la follia che scorrono nella mente perversa di questi malvagi uomini non hanno più parole... La ragione ci direbbe che andrebbero aiutati ma il cuore invece ci dice che andrebbero ammazzati...

Vintage Festival

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"Ciao Ciao Bambina" è il nome del vintage festival che si è tenuto nel mese di giugno al Castello di Galliate, in provincia di Novara. Tre giornate per una storia da ricucire, esposizioni, mostre e conferenze sul progetto di recupero storico-culturale del tessile novarese.

Ripercorrere alcuni momenti significativi della storia tessile del territorio novarese - con la volontà non solo di renderle omaggio - ma riconsiderando le nostre attività produttive con maggior senso critico alle tematiche culturali, ambientali e sociali, per creare prospettive nuove, sostenibili e sottolineando il valore del lavoro umano nei settori della trasformazione e creazione di prodotti tessili/abbigliamento che da sempre caratterizza la nostra tradizione locale/nazionale.

Il punto centrale è quindi il valore umano del "saper fare", fatto di competenze, tecniche specifiche, capacità creative e tradizioni ormai in via di "estinzione".

Portare l'attenzione sull'importanza storico-culturale del tessile in tutte le sue fasi attraverso mostre, fiere ed eventi, dove sia più facile capirne e coglierne il valore, contribuendo ad accrescere un maggior senso critico nelle persone per i significati sociali degli oggetti materiali e quindi per il ruolo che essi svolgono nella vita quotidiana degli individui.

La trasformazione dell'industria tessile che sempre più si è allontanata dai propri territori - dalle proprie tradizioni - fino alla delocassione massiccia dei propri investimenti, ha generato oltre che la perdita della struttura produttiva, con la conseguente crisi dei distretti tessili, anche un impoverimento culturale.

Del settore tessile fiorente di fine ottocento abbiamo perso le tracce, i luoghi, le persone. "Una storia da ricucire" - progetto dell'Associazione "Cristiana Casagrande" - intende riscoprire i momenti salienti che hanno caratterizzato il "fare" tessile dei nostri territori in chiave continuativa, propositiva e di rinnovamento.

Per tutta la durata del festival era aperto il bar-ristorante "that's amore!" dove si sono potuti gustare i piatti tipici della tradizione piemontese: gorgonzola, paniscia, stufato con polenta e frittura novarese... birra artigianale e vino biologico delle colline di Novara.

Per qualsiasi tipo d'informazione consultate il sito:
www.ciaociaobambinavintagefestival.com
ciaociao.bambina@yahoo.it

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