Emozioni Tridimensionali

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C'era una volta il cinema d'essaie. Quello fatto di pellicole destinate a pochi intenditori, proiettate in sale esclusive, in piccoli boduoir dalle poltrone scomode odorose di muffa e pop-corn, e con i soffitti macchiati dall'umidità. E ora c'è "Avatar", il film di James Cameron che ha incassato più di qualsiasi altro nella storia della cinematografia moderna. Il futuro.

Pensato e realizzato per essere proiettato in 3D, è stato distribuito nei più moderni impianti multisala di tutto il mondo; ancora pochi, in effetti, ma in crescita esponenziale. Si indossano gli speciali occhiali per la visione tridimensionale e in un istante tutto appare diverso: si viene scagliati direttamente nella storia, dove ogni cosa è pericolosamente vicina, più tangibile, emozionale.

L'impressione è di vivere accanto ai personaggi principali; si diventa parte integrante del mondo rappresentato sullo schermo. E' tutto più intenso: i colori, l'azione, la fotografia. Si vola, si corre, ci si arrampica, si provano vertigini, gli oggetti cadono e ci vengono incontro come fossero reali, e le immagini si imprimono con più forza nella nostra coscienza, destando forti emozioni.

"Avatar" è stata la conferma che si attendeva da tempo, e il cinema si proietta direttamente nella sua espressione più avveniristica e tecnologica, prevista da molti ma non auspicata da tutti; comunque ormai realtà.
Ma come si realizza un fotogramma in 3D? In breve, senza entrare nei particolari, possiamo dire che grazie a particolari tecniche di ripresa si ottiene una prospettiva stereoscopica delle immagini, che vengono riprodotte nella stessa modalità dei nostri occhi, quindi in modo leggermente sfalsato. Sfruttando una tecnica di proiezione particolare, che utilizza due cineprese, e usufruendo degli speciali occhiali, è quindi possibile vedere anche la profondità delle immagini.

Quindi il futuro dei cinema è tridimensionale? Nonostante le probabilità siano molte, sono ancora diversi i dubbi che impediscono il boom del 3D. Innanzitutto teniamo conto che realizzare un film in questa versione comporta costi altissimi, pertanto per ora hanno accesso a questa tecnologia solo le grosse produzioni. Cameron, Spielberg, Jackson, sono tra i fautori e i più convinti sostenitori della "nuova via", e le loro ultime realizzazioni sono state girate in questo modo.

Un fatto è che solo le pellicole di azione e avventura si prestano perfettamente alla visione tridimensionale; per le altre, probabilmente non ha molto senso. E i cinema in grado di proiettare in entrambi i modi - 2D e 3D - sono meno di quello che si crede. I costi per adeguare le strutture sono molto elevati, pertanto è prevedibile che solo i Multiplex riusciranno a far fronte alla modernizzazione degli impianti, provocando la chiusura delle sale private - anche se i costi di distribuzione delle pellicole digitali e relativo stoccaggio sono più bassi rispetto a quelle standard.

Poi c'è da dire che la visione in 3D non convince tutti gli spettatori: il senso di nausea, e comunque di disagio, causato dalla visione tridimensionale è piuttosto comune, e non può essere sottovalutato. I mal di testa post-visione sono numerosi, e causano anche dubbi sulla sicurezza degli occhiali che vengono dati in dotazione; oltretutto il costo del biglietto è più alto.

Eppure per Jeffrey Katsenberg , presidente e co-fondatore della Dreamworks, il 3D salverà il cinema, perché riuscirà nuovamente a riempire le sale che ormai da anni avvertono la crisi dovuta alla mancanza di pubblico.
Ma non si parla solo di grande schermo, già ci si sta muovendo per portare la visione tridimensionale nell'Home Entertainment: si presume che nel giro di un anno e mezzo sarà possibile fruire della visione in tre dimensioni utilizzando qualsiasi dispositivo o metodo di broadcasting a disposizione.

Si, è vero, guardare una pellicola in 3D ci proietta in un grande Luna Park, facendoci tornare bambini. Ma è anche vero che l'approccio ad un film in 3D è diverso rispetto a quello di una pellicola standard: ci si concentra sugli effetti, sull'azione, e si perde spesso e volentieri il senso della storia. Altro motivo per cui la realizzazione di un film in tre dimensioni si presta solo ad alcuni soggetti. Eppure le Major stanno investendo milioni di dollari in questo progetto, e i film in 3D in prossima uscita sono davvero numerosissimi - anche se ovviamente girati in entrambe le versioni.

Ma davvero una scena in 3D, per quanto realistica e girata in modo perfetto, potrà mai essere ricordata per decenni come le pietre miliari del panorama storico della cinematografia? Ancora ricordiamo l'addio in bianco e nero di Humphrey Bogart a Ingrid Bergman, nel meraviglioso Casablanca. Per quanto ricorderemo la battaglia di "Avatar", o le rincorse di improbabili draghetti volanti? Saranno in grado le produzioni in 3D di suscitare le stesse emozioni, a distanza di anni?
Forse anche la capacità di percezione emotiva è cambiata a tal punto, in linea con la nostra epoca leggera e sfuggente, per cui ormai non è più importante lasciare un segno nel tempo. Eppure in questo modo il cinema perderà il suo valore più importante: quello legato alla capacità evocativa di un'immagine, di un'inquadratura, di una musica; quello di sapere emozionare intensamente e costantemente nel tempo.
Oltretutto teniamo conto anche di un risvolto agghiacciante, anche se curioso, della nuova tecnologia 3D: sembra che l'industria pornografica si stia muovendo per realizzare produzioni tridimensionali... ai posteri l'ardua sentenza!


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