Aids: una malattia dimenticata

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Sembrerebbe sparita, debellata, sconfitta, se consideriamo che della malattia del secolo se ne parla ormai pochissimo, quasi più. Come se avesse cessato di essere una minaccia. Come se non ci facesse più paura.
Oggi parliamo di influenza A/H1N1 (febbre suina), siamo terrorizzati dagli effetti dell'inquinamento della terra e dei nostri mari, persino gli Ogm ci inquietano a dismisura e tormentano i nostri sogni.

Ma davvero la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita che ha mietuto milioni di vittime a partire dai primi anni ottanta è stata debellata? Parliamo di 25 milioni di casi in venticinque anni.
No, il pericolo purtroppo non è passato, e se da un lato si affacciano nuove terapie che fanno ben sperare per il futuro, dall'altro la morsa del contagio non cessa a desistere. Anzi: in Italia si registrano ogni anno oltre 4.000 nuovi casi, dato oltretutto in difetto se consideriamo che non tutte le regioni sono monitorate dal Ministero della Salute.

In termini di prevenzione l'Italia risulta essere al ventisettesimo posto (su ventinove paesi), e le sporadiche campagne di divulgazione, quando vengono avviate, troppo spesso sono inadeguate e inefficaci.
Il nostro Paese deve fare in conti con un moralismo dilagante che impedisce la corretta informazione alle fasce più a rischio: tra i giovani dilagano un'incertezza e un'ignoranza davvero preoccupanti, come se l'Aids fosse una malattia inventata, lontana, impossibile da contrarre; come se riguardasse sempre "gli altri".

Eppure oggi più che mai - e i dati rilevati dall'osservatorio della città di Milano ne sono la dimostrazione più evidente - la Sindrome da Immunodeficienza conferma di essere pericolosa e mortale come in passato.
In casa non se ne parla, come anche a scuola: la maggioranza degli organismi preposti all'educazione dei nostri ragazzi evitano di affrontare le problematiche legate al sesso, alla contraccezione e ai rischi del contagio.
Il risultato è che la diagnosi dei nuovi casi avviene frequentemente senza riuscire a comprendere come la trasmissione del virus sia avvenuta, e purtroppo spesso quando è troppo tardi per consentire di intervenire in modo tempestivo.
Ed è questo il problema: perché l'immediatezza dell'accertamento può salvare la vita. E' qui che la terapia dà il suo meglio, e consente di avere riscontri efficaci. Dopo, diventa tutto più difficile.

E l'Aids si contrae esattamente come venticinque anni fa: la trasmissione tra tossicodipendenti, con lo scambio di siringhe infette, è leggermente diminuita; ma sono aumentati incredibilmente i casi di contagio tramite rapporti sessuali non protetti. L'uso del preservativo è ancora un tabù soprattutto tra i giovanissimi, e questo ci deve fare davvero riflettere.
L'informazione è un dovere delle Istituzioni, che non possono permettersi di farsi influenzare dal falso perbenismo cattolico che impedisce di pianificare i giusti interventi per combattere contro un nemico che continua a mietere vittime su vittime.

E allora, un giorno, forse davvero potremo dire: "ormai di Aids non si muore più"...

Informazioni utili:
www.lilamilano.it
centralino Informativo Aids: dal lunedì al venerdì si può telefonare al numero 02 58103515
www.lila.it/lilachat/category-view.asp
www.arche.it
www.npsitalia.net
www.aegis.com


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