Lo Yemen e' stato a lungo un Paese dimenticato, quasi invisibile. A suscitare l'attenzione dell'opinione pubblica sono stati i recenti avvenimenti che lo hanno collegato al gruppo terroristico di Al Qaeda.
Strategicamente posizionato tra l'Oceano Indiano ed il Mediterraneo, a meta' tra il Mar Rosso ed il Golfo di Aden, lo Yemen e' stato ultimamente paragonato alla Somalia, non solo per le divisioni interne, che rischiano di far implodere definitivamente il sistema statale, ma anche in quanto, apparentemente, e' stato scelto da Al Qaeda, come nuovo quartier generale e come bacino da cui attingere per il reclutamento di nuovi adepti.
A fare il parallelismo e' stato lo stesso presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh. Questo teme lo scoppio di una guerra civile e la conseguente perdita di potere da parte del governo, gia' in difficolta' nel controllare i gruppi ribelli di nord e sud. In realta', la fragilita' dello Stato arabo supera il dualismo meridione/settentrione, ricollegandosi piuttosto ad una vera e propria frammentazione, terreno ideale per la proliferazione di movimenti estremisti.
La contrapposizione tra le correnti "pacifiste" del sud, che chiedono la fine dell'unita' nazionale in nome di una identita' meridionale indipendente, contro gli sciiti seguaci di Al Houti del nord, non costituisce l'unico elemento d'instabilita'. Questa deriva da un'unione forzata ed inadeguatamente affrontata avvenuta nel 1990 e si accompagna a divisioni tribali, ideali fondamentalisti, poverta' e debolezza del potere centrale che caratterizzano lo Yemen e rischiano di portarlo al collasso. Con il risultato di lasciare libero il campo ad una sorta di "Al Qaeda del Golfo di Aden" in grado di riunire terroristi somali e yemeniti.
Lo stesso presidente a gennaio, di fronte alla nuova minaccia e all'arrivo massiccio nel Paese di militanti della "rete del terrore" provenienti dall'Arabia Saudita e dall'Egitto, si era dichiarato disposto a negoziare con Al Qaeda, se i suoi membri avessero acconsentito a "consegnare" le armi. Alcuni ufficiali yemeniti hanno fatto sapere che Al Awlaki, l'uomo che e' stato collegato con l'attentatore del volo Delta ed il medico della sparatoria di Fort Hood, potrebbe essere disposto ad iniziare un dialogo. Questo negli ultimi mesi e' passato da un relativo anonimato ad un riconoscimento internazionale come "il Bin Laden di internet". La sua influenza come Imam e la padronanza della lingua inglese, unite ad una destrezza nelle comunicazioni via internet, lo rendono un elemento chiave per il reclutamento di giovani musulmani in occidente, spostando ed estendendo il campo di "arruolamento" ben oltre la tradizionale moschea.
Il governo di Sana'a, che si sta impegnando per contenere il dilagare di elementi estremisti, ammette che per contrastere la rete del terrore ha bisogno di aiuti da parte degli Usa e dell'Ue. E proprio gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si stanno muovendo congiuntamente per addestrare e formare piu' efficacemente le unita' antiterrorismo della polizia locale.
Anche la ribellione degli Houthi non puo' piu' essere considerata un problema locale. I tentativi militari e diplomatici, completamente fallimentari, del governo di Saleh destano preoccupazione tra i suoi vicini. Questi non possono permettere un deterioramento della sicurezza nello Yemen, finendo con il trovarsi accanto ad una Somalia "araba".
Il Qatar, nel 2007, si era fatto promotore di un processo di mediazione tra le due parti. Questo e' stato interrotto dopo un paio di anni, rendendo nullo l'Accordo di Doha, tra le altre cose criticato per le eccessive concessioni offerte ai ribelli. L'Arabia Saudita, lo Stato piu' importante all'interno del mercato pertrolifero mondiale, condividendo un lungo confine con lo Yemen, considera la ribellione Houti una sfida fondamentale per la sicurezza del proprio Paese. Gli stessi Houti accusano infatti i sauditi di essere coinvolti nelle operazioni militari a sostegno di Sana'a. Dall'altra parte, le autorita' centrali stanno ora accusando l'Iran di sostenere gli Houthi nell'ambito di una politica che mira a destabilizzare il Golfo. A completare lo scenario si aggiunge la possibilita' di un asse terroristico Yemen-Somalia. A questo punto, gli Stati della penisola temono che la situazione possa degenerare in un conflitto regionale di carattere strategico.
Sebbene non esista una realtà chiamata "organizzazione internazionale di Al Qaeda", vi sono cellule in diverse aree mondiali, che possono essere ad essa piu' o meno collegate. In questo senso, Osama Bin Laden risulta essere indipendente da quello che accade in Yemen, dove agiscono invece gruppi locali. In quest'ottica, gli sforzi che si stanno compiendo nel Paese, anche da parte della comunita' internazionale, si spera riescano a prevenire la trasformazione dello Yemen in un nuovo fronte di guerra, teatro di operazioni militari "preventive" verso un nemico non meglio definito.

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