Il mal di vivere

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Metropolitana

Ore 7:30 del mattino, mi trovo in metropolitana, quando all'improvviso una voce proveniente dall'altoparlante ci invita a cambiare linea o attendere un servizio di trasporto sostitutivo. Transito interrotto, a causa di un tentato suicidio. Proprio così; uno dei numerosi "tentativi di suicidio"!

I casi di suicidio sui binari della metropolitana sono sempre più frequenti, soprattutto a Milano, dove se ne verifica almeno uno a settimana. In molti ci chiediamo perché le persone decidono di farla finita, e la risposta è possibile ricavarla dalla sociologia, attraverso il libro Le Suicide di Émile Durkheim, sociologo e antropologo francese della seconda metà dell'Ottocento.

Lo studioso, nel suo capolavoro - che resterà insuperato - ha identificato tre tipologie di suicidio: Il suicidio egoistico, altruistico e anomico.

Il primo tipo, il suicidio egoistico, si verifica quando le persone si curano soltanto di sé, non riuscendo a portare a compimento gli obiettivi prefissati, quindi, sono vittime di un eccessivo attaccamento al proprio io, che li conduce al distacco dal sistema sociale.

Il suicidio altruistico, al contrario, si verifica quando l'uomo è molto integrato nella società, che lo avvolge totalmente, portandolo alla soppressione di sé.

Il terzo ed ultimo genere: il suicidio anomico, il cui termine deriva dal greco a-nomos - ovvero mancanza di leggi - si verifica o nei periodi di forte depressione economica o nei periodi di estremo rigoglio, quando la struttura sociale mette l'individuo in condizione di perdersi nel vuoto, lasciandolo in assenza di punti di riferimento legislativi.

C'è chi considera il suicidio un grande gesto di coraggio, chi, invece, una vigliaccheria per sfuggire alle difficoltà della vita. L'unica cosa certa, al di là delle singole opinioni, è che secondo le scienze umane il suicidio è un atto molto complesso, derivante da un insieme di fattori, e la società, come ci ha insegnato il sociologo francese, ha delle responsabilità molto grandi.


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