Con la fine della guerra fredda la Nato si e' inventata un nuovo nemico per giustificare il proprio perpetuarsi ed ampliamento: il terrorismo internazionale.
Contrariamente ad ogni previsione che avrebbe dovuto vedere la dissoluzione della Nato dopo lo scioglimento volontario del Patto di Varsavia, oggi l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico non solo esiste ancora, ma si e' allargata notevolmente, sviluppando negli anni recenti una spaventosa dinamica di guerra, che arriva ad includere la possibilita' di utilizzare attacchi nucleari "preventivi", per fermare la proliferazione di armi di distruzione di massa ed impedire la imminente diffusione di armi atomiche. Questa oggi, e' apparentemente l'opzione principale di fronte a minacce come il fondamentalismo religioso ed il terrorismo.
Con la fine del mondo bipolare, la Nato si e' trovata di fronte ad un dilemma esistenziale: come spiegare, con la scomparsa del suo principale antagonista, il suo allargamento e la trasformazione da organizzazione difensiva ad organizzazione militare "offensiva". Come giustificare la sopravvivenza di una macchina militare che permette agli Stati Uniti di esercitare il loro peso militare in Europa, con tanto di spiegamento di basi ed ingerenze politiche? I fautori dell'Alleanza hanno necessariamente dovuto reinventare una nuova serie di valori, che facesse sembrare indispensabile l'organizzazione.
Con la dissoluzione del grande nemico URSS e del proprio blocco di alleanze, si crea una nuova situazione geopolitica di cui gli USA approfittano immediatamente, e la prima Guerra del Golfo viene utilizzata per ri-orentare la propria strategia e rafforzare la loro presenza in un'area strategica, dove sono concentrati i due terzi delle riserve petrolifere mondiali. Da questo momento, si abbandona definitivamente "la scusa" della minaccia dell'avanzamento del comunismo, che era stata alla base di tutte le precedenti guerre degli Stati Uniti; dal Vietnam fino alle operazioni contro il Nicaragua.
Sulla base della nuova strategia, gli USA premono sulla Nato perche' faccia altrettanto, inizia a delinearsi il "nuovo concetto strategico" della "grande Nato". I conflitti che hanno seguito la crisi Yugoslava, sono stati l'occasione per agire, per la prima volta, in un contesto europeo ed applicare il nuovo concetto strategico che, rielaborando liberamente l'articolo 5 del trattato, arriva ad impegnare i paesi membri anche a condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall'articolo e al di fuori del territorio dell'Alleanza.
Per rafforzare ulteriormente questa ampia interpretazione, si delineava un discorso sull'incapacita' dell'Europa stessa di assicurare la pace nell'ambito dei propri confini, senza l'aiuto degli Stati Uniti, in ambito Nato ovviamente, sottolineando nel contempo l'importanza delle azioni militari umanitarie e del diritto di ingerenza, nel momento in cui uno Stato si dimostri incapace di proteggere i suoi cittadini, o ne minacci esso stesso la sicurezza. In questa eventualita' la comunità internazionale, quasi a rievocare la Santa Alleanza, ha il compito d'intervenire e rimuovere le autorità colpevoli. Queste le basi che hanno giustificato nel 1999 l'intervento in Serbia, permettendo agli Stati Uniti di far scoppiare una guerra, evitabile, rafforzando la loro presenza in Europa.
Manipolando sapientemente la tesi della lotta delle democrazie occidentali contro la dittatura, e in nome del "diritto d'ingerenza", la Nato riusciva a far passare quasi tre mesi di bombardamenti illegali come la vittoria di una guerra umanitaria sul male. In questo modo, si dissipavano le contestazioni degli oppositori e si by-passava il problema posto dalla trasformazione dell'Alleanza, che diventava de facto una coalizione offensiva in grado di aggredire uno Stato sovrano, senza il preventivo accordo delle NU.
La stessa retorica di adesione a "valori comuni" e garanzia dell'ordinamento democratico di un paese, e' stata utilizzata per giustificare "pubblicamente" le adesioni dei paesi dell'Europa orientale, comprese alcune repubbliche dell'ex URSS, che entrando nella Nato, in pratica, permettono agli Stati Uniti di spostare forze e basi militari sempre piu' ad est, acquisendo un vantaggio strategico sulla Russia. La stessa idea dello "scudo" missilistico in Polonia e la base radar nella Repubblica Ceca rispondono a questo piano, consentendo al tempo stesso agli USA di monitorare efficacemente non solo il territorio russo ma anche quello europeo.
Intanto, il precedente giuridico della Serbia offriva alla Nato la possibilita' di attaccare un paese considerato una minaccia e di svincolarsi dall'accordo dell'ONU. In questo senso, l'aggressione all'Afganistan, sulla base della clausola della difesa reciproca dell'articolo 5, come paese accusato di essere implicato negli attacchi dell'11 settembre 2001, e' stata facilmente giustificabile, allargando ancora di più il campo di azione dell'Alleanza e, ben più importante, facendole assumere una totale legittimazione nella "guerra al terrorismo", presentata ormai come la nuova ragione d'essere della Nato.
Gli attentati dell'11 settembre hanno offerto ed alimentato una nuova giustificazione per la sopravvivenza e le spese della Nato, presentata come strumento per una lotta, necessariamente armata, contro il terrorismo, che teoricamente minaccia tutti i paesi, in quanto tutti potenzialmente vittime degli attacchi.
Rifacendosi alla retorica del terrorismo, e sulla base dello slogan lanciato da Bush all'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle, "global war on terror", iniziano a dividersi le relazioni internazionali ed a delinearsi lo "scontro di civilta'", trasformando il terrorismo da pratica attuata da gruppi armati, in un vero e proprio nemico che agisce compatto a livello globale. Questo, identificato con il complotto islamico, contrapposto all'unione delle democrazie, diventa il nuovo nemico che giustifica l'allargamento infinito della Nato e gli interventi in qualunque area mondiale, per localizzarne i "nascondigli" ed i sostenitori.
Forte di questa nuova ragione d'essere, la Nato e' ora in grado di affrontare le nuove sfide, che accanto al terrorismo includono anche la proliferazione delle armi di distruzione di massa, i "failed states", che possono interagire con i terroristi ed offrire armi ed informazioni e le crisi regionali, come quella del grande Medio Oriente, dal Maocco al Pakistan, che alimentano le ideologie e quindi il fanatismo di cui si nutre il terrorismo. Considerando l'importanza e l'impegno richiesto da tali sfide, la Nato non solo riesce a giustificare la propria sopravvivenza ma addirittura riesce a disporre in ordine di battaglia le armate dei paesi membri per portare avanti un discorso "armato" in nome della sicurezza.
Con questo pretesto inattaccabile, ecco dunque spiegato il pattugliamento del Mediterraneo Orientale (Active Endeavour), le missioni in Afghanistan ed Iraq per "cercare" armi di distruzione di massa, portare avanti la guerra ad Al Qaeda, esportare la democrazia anche se poi in realta' si potrebbe parlare piu' giustamente di controllo del petrolio, presidio dell'area mediorientale e quello ravvicinato dell'Iran.
Dopo il fondamentalismo islamico, le nuove ragioni saranno identificate con i paesi Asiatici, inclusa la Russia. Ma queste saranno nuove sfide.

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