Le scuole sono finite.
Per milioni di studenti si tratta solo di una pausa di qualche mese, in attesa di ricominciare un nuovo ciclo di studi, o lo stesso, a seconda del risultato ottenuto.
Moltissimi, invece, metteranno in cantina zaini e libri e si affacceranno per la prima volta al mondo del lavoro, e a breve affronteranno le problematiche, di carattere globale e di natura personale, di quello che a ragion veduta si deve considerare come l'inizio di una nuova fase della vita.
Le recenti riforme scolastiche, almeno sulla carta, garantiscono o comunque promettono di preparare i giovani al mondo del lavoro grazie ad una visione integrata tra Scuola e Imprese realizzata attraverso formazione continua, stage, scambi tra Atenei e incentivazione alla ricerca.
Ma se il mondo del lavoro si dice pronto ad accogliere i giovani che hanno appena terminato gli studi (e intendo anche coloro che non arrivano a frequentare neppure la Scuola Superiore per scelta o per necessità, non solo chi esce dall'Università), compatibilmente alle oggettive difficoltà in cui versa il settore in un quadro di economia globale, sono davvero pronti questi ragazzi ad affrontare la nuova avventura?
A volte accade che a scuola non si ottengano buoni risultati. A causa di professori inetti e menefreghisti, per colpa di materie ostiche di difficile comprensione, di odio per l'algebra e per le equazioni, o per le poesie di Goethe.
La scuola diviene allora un luogo di tortura, di frustrazione, terreno continuo di discussioni tra ragazzi e professori, genitori e figli, insegnanti e genitori.
A volte capita che il giovane non abbia proprio voglia di studiare, che si annoi, che non frequenti con costanza, e si tratta di solito di individui creativi e dallo spirito inquieto, che necessitano di una figura che canalizzi le loro energie nel modo più proficuo.
Ma la scuola, riforme a parte, non è in grado di investire e di dedicare tempo e risorse focalizzando su ogni studente, senza disconoscere il lavoro importantissimo di alcuni maestri e professori che dedicano invece la loro vita ad educare, ma che sono purtroppo non in gran numero anche perché poco gratificati dalla Società.
Il sistema scolastico, con i suoi limiti e rigidi programmi, tende ad appiattire e ad uniformare la personalità degli studenti, perché sarebbe troppo complesso e impegnativo cercare di valorizzare ogni singola individualità, oltretutto in un'età non facile da gestire.
E ora questi giovani "disadattati" sono a piede libero, e devono trovare il proprio posto nel mondo.
E' facile in questo periodo dell'anno sentire chiacchierare mamme ansiogene e infelici che vedono i proprio figli appena usciti dalla scuola con il minimo dei voti a bighellonare per strada, già condannati e senza possibilità di riuscita nella vita.
Eppure questi scenari così drammatici, per quanto comprensibili, non sono così veritieri.
Certo, per qualcuno non sarà facile prendere consapevolezza dei propri talenti e capacità. Che ci sono di sicuro, forti, ben radicati, ma purtroppo ancora latenti, perché nessuno ha avuto l'abilità o la pazienza di scoprirli, e di aiutare a svilupparli.
Un incontro fortuito potrebbe fornire al giovane confuso l'input che farà scattare la molla giusta.
Il mentore potrebbe essere chiunque: l'atletico vicino di casa, che improvvisamente ti coinvolge in una nuova disciplina sportiva, l'amica pittrice della nonna che un giorno ti mette in mano un pennello perché ha una saggia intuizione, e in un attimo ti proietta nel fantastico mondo dell'Arte, che scopri essere la tua nuova ragione di vita. Il collega di papà che come hobby fa l'artigiano, e ti mostra come costruire una cassapanca, l'amico fotografo che ti chiede aiuto per realizzare un servizio.
Ma non sempre c'è la fortuna di incontrare un Maestro, pertanto resta indispensabile e insostituibile il ruolo della famiglia. Che in questa delicata fase della vita del giovane deve essere presente come non mai, per supportarlo, appoggiarlo, con solidità ed entusiasmo.
Deve capire e sapere valorizzare i punti di forza del ragazzo, tenendo conto delle sue aspirazioni e dei suoi sogni, che magari non sono ancora chiari e limpidi, ma che prenderanno forza man mano che imparerà ad apprezzarsi e a conoscere il proprio valore.
La famiglia dovrà trovare il coraggio di lasciarlo libero di sperimentare, se necessario, al fine di trovare il proprio equilibrio e la propria strada, anche quando questa potrebbe sembrare non ortodossa secondo i distorti canoni della società moderna.
Nella speranza che nel frattempo il sistema scolastico cambi davvero, e che vengano fatti sforzi reali ai fini di rafforzare e sviluppare la personalità emotiva e sociale del giovane studente, visto però nella sua individualità, quindi con le proprie caratteristiche, peculiarità e debolezze, resta fondamentale il ruolo degli adulti che si relazionano con lui.
Che magari non diventerà il futuro Albert Eistein (bocciato agli esami di ammissione al Politecnico di Zurigo, prima di scoprire la teoria della relatività), ma che certo diventerà un adulto centrato e responsabile, ben conscio delle proprie capacità e dei propri limiti, pertanto sereno e propositivo.

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