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"Assen pour desaparecion forzada": la storia di due italiane

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Desaparecidos

Angela Maria Aieta, Susanna Pegoraro, sono solo alcune delle più di 200 donne su un numero complessivo di 321 persone di origini italiane e di 44 di cittadinanza italiana che da più di trent'anni in Argentina sono "desaparecidos".

Il governo argentino ha dovuto coniare per loro come per tutti i 30.000 desaparecidos una forma particolare per definire giuridicamente la loro condizione "assen pour desaparecion forzada".

Loro, infatti, non sono morti, le madri non hanno una tomba su cui piangere, non sono dispersi, si sono semplicemente dissolti nel nulla sotto i colpi di una dittatura tra le più spietate della storia che ha voluto togliere a questi, che nella maggior parte dei casi erano ragazzi nel pieno della loro giovinezza ed a un intero paese i sogni, gli ideali, la libertà.

Delle loro storie ci rimane poco, a volte solo freddi e lunghi elenchi di nomi fotografie ingiallite dal tempo dietro cui si nascondono storie di coraggio di amore materno, paterno e ideali per cui vivere e morire.

La storia di Angela Maria Aieta e Susanna Pegoraro è uguale a quella di tante donne italiane per lo più figlie di emigrati di seconda generazione che spesso sono scappate con le loro famiglie o con i loro mariti dalla dittatura fascista o sono partite, nel dopoguerra, da un'Italia poverissima per inseguire il mito del sogno americano. Chi riuscì a scalare i gradini del successo, chi continuò a condurre una vita modesta e chi invece fu inghiottito come le nostre due protagoniste nel vortice della tragedia argentina.

Susanna, originaria di un paese del Veneto, era una bellissima ragazza di 22 anni. Era incinta quando i militari la sequestrarono il 18 giugno 1977. La portarono via con la forza mentre, insieme a suo padre, beveva un caffè in un bar di Buenos Aires. Susanna, con suo padre, fu portata nell'Esma, la scuola militare argentina trasformata dalla dittatura in un grande centro di detenzione clandestina, un vero e proprio lager che ha visto passare durante gli anni della dittatura circa 8.000 persone. Susanna partorì una bimba e poco dopo fu uccisa.

Angela Maria Aieta, di cittadinanza italiana, emigrata dalla provincia di Cosenza, fu sequestrata nella sua casa di Buenos Aires il 5 agosto 1976 con l'unica colpa di essere la madre di uno dei capi dell'opposizione. Doña María, come tutti la chiamavano in Argentina decise, inizialmente, di opporsi al regime per aiutare i figli. Ma poi si prodigò per tutti i giovani incarcerati dal regime. Si mise in contatto con i loro genitori e organizzò una rete di mutuo soccorso familiare diventando così un punto di riferimento per i parenti dei desaparecidos di tutta Buenos Aires.

Fu gettata viva da un aereo in uno dei voli della morte. Lo scorso anno la città di Buenos Aires le ha dedicato una piazza e il suo paese natale, Fuscaldo, le ha intitolato simbolicamente una scuola elementare.

Due donne, due madri, le cui vite sono state accomunate da questa tragedia, le cui vicende si sono di nuovo intrecciate dopo 30 anni il 24 aprile 2008 di fronte alla Corte D'Assise d'Appello di Roma che ha condannato all'ergastolo i capi del centro di detenzione clandestina dell'Esma, il capitano Jorge Eduardo Acosta, comandante del Servizio Informazioni, Alfredo Astiz, comandante di uno dei gruppi di sequestratori e torturatori, il capitano Jorge Raúl Vildoza, comandante dell'Esma, il prefetto navale Héctor Febres, responsabile del destino dei bambini nati dalle prigioniere sequestrate in stato di gravidanza e il contrammiraglio Jorge Vañek, comandante delle operazioni navali.

Questa sentenza è stata possibile dopo il ricorso alla giustizia italiana di molte famiglie di desaparecidos sudamericani che nel 1998 dopo aver tentato di ottenere verità e giustizia nei loro paesi, in cui i responsabili della tragedia argentina hanno goduto di amnestie senza fine, hanno chiesto l'intervento dei giudici italiani anche grazie al fatto che molti avevano ancora la cittadinanza italiana.

Il governo democratico di Carlos Menen aveva già cercato di risanare la ferita varando la legge 24411 del 1994, che prevedeva un rimborso economico a tutte le famiglie dei desaparecidos che avessero accettato la certificazione di morte dei propri cari in azioni sovversive contro le forze militari e paramilitari. Il valore di questo beneficio fu calcolato intorno ai duecentomila dollari. Le madri di Plaza de Mayo non accettarono il baratto e ancora oggi, dopo trent'anni, continuano a radunarsi ogni giovedì.

Rinunciando a questa somma le madri di Plaza de Mayo hanno rinunciato alla dichiarazione di morte dei loro figli. Questi ragazzi, quindi, per la legge non sono morti né dispersi, sono rimasti intrappolati nel buco nero della legge e della politica che non riesce a mettere fine con la parola giustizia a trent'anni di sofferenze e di tragedia.

La figlia di Susanna è stata ritrovata dalla nonna dopo molti anni. Come tutti gli hjos dei desaparecidos argentini è cresciuta senza sapere niente del suo passato. La ragazza, oggi trentenne, ha deciso di non sottoporsi all'esame del DNA scegliendo di "non sapere".
La dittatura e le successive scelte nefaste della politica argentina, hanno tolto a lei il diritto di essere figlia, alla giovane Susanna il diritto di essere madre ed a desaparecidos argentini il diritto di vivere e anche di morire.

Pepe e Menta

Una bellezza da copertina, uno sguardo profondo e ammaliante, lineamenti scultorei, italianissima, Barbara Branchetti è la designer della collezione di bijoux e accessori Pepy & Menta nonché la "modella" del suo marchio.

Nata a Ponte Noire in Africa, vive attualmente a Lido di Camaiore (Lu), dove disegna le sue collezioni. Prima di approdare in Versilia, ha lavorato negli uffici stile di grandi maison di moda per quattro anni a Milano. Poi all'età di trent'anni, ha deciso di seguire la sua passione per i bijoux. Ha creato la sua prima collezione di accessori nel gennaio 2006.

Il nome della linea Pepy & Menta deriva dalla convinzione che i bijoux da lei ideati sono piccanti come il pepe e dolci come la menta. Le creazioni riflettono la personalità della stilista eccentrica, ma al tempo stesso tenera e romantica. Oggi Pepy & Menta, un brand di European Commercial Organization S.r.l., sta letteralmente facendo "impazzire" le giovanissime, e non solo. I suoi bijoux si ispirano a un universo fiabesco e romantico, dominato dal colore rosa che è la porta d'ingresso per il mondo della fantasia, ma anche per una femminilità leziosa e maliziosa.

Principale fonte di ispirazione della stilista sono paesaggi fantastici e personaggi fiabeschi, che fin dall'inizio hanno rappresentato elementi chiave della sua ricerca. Punto forte del brand è l'unicità del prodotto, che scaturisce dalla fantasia dell'artista, abbinata alla scelta e all'utilizzo di materiali e tecniche di lavorazione tanto diversi e mixati tra loro. I "gioielli" sono assemblati a mano con la passione della lavorazione artigianale. Ne consegue che ogni orecchino, anello o collana è sempre diverso dall'altro. Fra i materiali più utilizzati ci sono pizzi, raso e perle sfaccettate. Ogni singolo elemento è abilmente combinato con gli altri, in modo da dare vita ad accessori colorati e brillanti, per un look assolutamente glamour e femminile.

I prodotti in vendita vanno dalle collane agli orecchini, agli anelli, a fermagli per capelli e spille e si possono trovare nelle più prestigiose boutique. L'originalità di ciascun pezzo lo rende facilmente abbinabile con qualsiasi tipo di abbigliamento. I soggetti raffigurati sono tratti per lo più dal mondo della natura e delle fiabe, tra cui vanno per la maggiore rose, fragole e api. Molto particolari sono anche i camei che raffigurano figure femminili tratte dal mondo dei cartoon. I personaggi fiabeschi sono invece capitanati dalla formosa e dolce "Mimì" che poi è la mascotte pin up maliziosa e sbarazzina di P&M.

Le collezioni sono solitamente presentate due volte l'anno (primavera/estate e autunno/inverno). L'utilizzo del rosa, colore della femminilità per definizione, contribuisce a plasmare l'atmosfera dolce e sensuale del mondo incantato di Pepy & Menta. Il target a cui si rivolge questa linea è molto vario. Può andare dalle giovani adolescenti a donne più adulte, che non vogliono rinunciare al loro lato dolce, romantico e sognatore, soprattutto quando l'incanto è accompagnato da note sensuali e da un'atmosfera densa di calore e di anima.

Per rendere i prodotti accessibili a tutte le tasche sono state realizzate due linee, una più semplice ed economica, l'altra un po' più sofisticata realizzata con materiali più ricercati. La nuova collezione Pepy & Menta, dedicata alla primavera-estate 2009, è pervasa in modo particolare da un'atmosfera particolarmente fiabesca. Molti sono i materiali preziosi utilizzati come dettagli per impreziosire gli oggetti, come il cameo, le perle in vetro, le charms di metallo, i fili di strass, i nastrini di pizzo, i fiocchetti di raso, i bottoncini di madreperla. Coloratissimi elementi a forma di piccolo frutto e roselline in raso rievocano atmosfere romantiche e idilliache, mentre deliziosi e zuccherosi bon bon affiancano i modelli d'ispirazione cartoon, teneramente maliziosi e adornati con simpatici personaggi in spugna o in resina. Il tutto arricchito da dettagli totalmente nuovi, tipo i camei disegnati e personalizzati o i charms smaltati e impreziositi da cristalli Preciosa e Cechi.

Un'attività creativa che si muove tra sogno e fantasia, tra arte e moda, tra femminilità e seduzione. Accessori fantastici da indossare per divertirsi e incantare, dedicati a tutte le donne che per niente al mondo rinuncerebbero alla loro anima fanciullesca.

Per informazioni: Pepy & Menta. Infoline: tel. 0584/389490 - www.pepementa.com

Little Miss America

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Jon Benet Ramsey

Nel 2006 era uscito un film delizioso e tenero che raccontava la storia di una famiglia sgangherata, che portava in giro per gli Stati Uniti, a bordo di uno scalcinato furgone, la piccola Olive, selezionata per il concorso di bellezza per bambine più importante della California: Little Miss Sunshine (da qui, il titolo del film).

Il mondo delle baby miss, raccontato (almeno in parte) da questo film, non è niente di inventato. Nell'America di provincia crescono, infatti, a livello esponenziale, questi concorsi per piccole modelle, e nel frattempo, l'età media delle (e dei) partecipanti si abbassa: in Florida esiste un concorso per neonati. Naturalmente, sono le mamme le promotrici della creazione di queste piccole star, il più delle volte imbellettate come nemmeno le loro nonne ai balli di fine anno dei tempi del liceo. La vittoria in uno di questi concorsi permette la stipula di contratti importanti per pubblicità di prodotti per bambini, ed è il primo passo verso una promettente carriera nel mondo dello spettacolo.

Non si tratta solo di truccare e vestire delle bambine piccole da adulte (chi di noi non l'ha fatto a quell'età, per assomigliare alla mamma?), ma di una competizione spietata che ha come base per la vittoria una bellezza patinata e falsata che, dietro ai sorrisi sbiancati delle piccole miss, può nascondere di tutto. E' stato dimostrato che spesso, da adulte, queste reginette di bellezza soffrono dei più diversi disturbi psicologici. Ed i pericoli non si fermano qui: è rimasto famoso il caso del 1996, tuttora irrisolto, della piccola Jon Benet Ramsey, la modella di sei anni di Atlanta, vincitrice di svariati concorsi, trovata uccisa nella cantina della casa dei genitori, legata ed imbavagliata, accanto ad una richiesta di riscatto.

Al riguardo, esiste anche un reality show, Little Miss Perfect (in onda sull'emittente We Tv) che racconta la storia di dieci famiglie (per lo più, madri e figlie) che si sfidano in un concorso di bellezza, episodio dopo episodio, a suon di passerelle sui tacchi e servizi fotografici.

Il 15 luglio di quest'anno, invece, andrà in onda su Discovery Real Time (canale 118 di Sky) Little Miss America, un reportage in otto puntate sul mondo dei concorsi di bellezza per baby miss.

I sorrisi di queste piccole modelle sono congelati in un'espressione innaturale, e sotto quello strato pesante di trucco, i loro occhi tristi mi fanno pensare solo al fatto che a quest'ora, invece che sotto i riflettori, dovrebbero essere a giocare con i bambini della loro età, quelli brutti, quelli che al concorso non passerebbero nemmeno il primo turno, ma che, forse, quando saranno grandi, anche senza trofeo sul caminetto, saranno felici lo stesso.

Il male oscuro: violenza sulle donne

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Violenza sulle donne

Efferati episodi di violenza continuano ad invadere quotidianamente la nostra vita. Come un'enorme macchia nera che dilaga sempre di più mietendo sempre nuove vittime, dove il principale oggetto rimane la donna e il sesso.

La violenza sessuale nei confronti della donna è in aumento. E come ci si può difendere da questo male che continua a perseguitare la figura femminile, rovinandole l'esistenza ed anche tutto il loro modo di vivere?

La violenza domestica comprende tutti quegli abusi che avvengono dentro le mura di casa, donne di ogni classe sociale, razza, religione ed età sono costrette a subire terribili abusi da parte degli uomini, con i quali a volte condividono pure le proprie vite.
Ogni violenza per la donna è un trauma fisico e psicologico difficile da superare e può essere manifestato in varie maniere: attraverso violenza o tortura, stupro coniugale, incesto, matrimonio forzati, prematuro o crimini d'onore.

Oltre il 20% delle donne, a livello mondiale, ha subito abusi fisici e violenze sessuali, in parecchi paesi di diverse etnie, donne e ragazze vengono brutalmente aggredite per motivi d'onore.
Quando si parla di "crimini d'onore", si parla di tortura, fregi permanenti del viso con acido, omicidi, e questi vengono registrati in paesi del Medio Oriente, dell'Asia meridionale e dell'America Latina.
Purtroppo, non tutti i maltrattamenti subiti vengono denunciati, per paura, perché è difficile ribellarsi ad un male che rovina tutto quello che hai attorno.

Nel 1999, in Pakistan, più di 1.000 donne hanno subito crimini d'onore, dove la maggior parte di essi sono terminati con un omicidio, e tra i paesi più colpiti vi sono anche il Bangladesh, Iraq, Giordania e Turchi.
Ma anche nel nostro Paese continuano a registrarsi numerosi episodi di violenza nei confronti di una donna...

Cosenza: una dodicenne sarebbe stata violentata da tre suoi coetanei in una casa abbandonata nel centro storico di Cassano Ionio. I carabinieri, su denuncia dei genitori della vittima, hanno inviato un'informativa al Tribunale dei minori di Catanzaro. I presunti violentatori hanno un'età compresa tra i 12 e 14 anni.
Forlì: un marocchino di 33 anni ha fatto vivere una notte di violenze sessuali alla sua convivente, una connazionale di 23 anni, ma è stato arrestato.
Treviso: sono stati alcuni fotogrammi dell'auto e di parte della targa a portare gli investigatori al fermo di un rumeno per violenza sessuale nei confronti di una giovane di 17 anni.
Genova: giovane entra in un pub, prende con estrema forza la sua ex fidanzata, la carica in auto e la porta a casa, dove viene costretta a stirare e lavare i piatti...

Quando s'inizierà a pensare ed a considerare la donna non come un oggetto sessuale ma come una persona umana che ha sempre lottato fin dagli anni '70 per la propria indipendenza, mettendosi in gioco in tutto e per tutto e diventando quello che è oggi? Una donna, una moglie, una lavoratrice, una madre...

Allarmante ancora il numero degli italiani che viaggia per incontri a sfondo sessuale, circa ottantamila, e sono in aumento tra 20 e 30 anni.
La parola "vergogna", può risuonare agli occhi di chi commette tali abusi come niente... perché chi si macchia di tali crimini non può essere considerata una persona, applichiamo le leggi e modifichiamo quelle sbagliate, non è giusto che chi stupra, uccide dopo qualche anno o, addirittura, dopo qualche giorno si ritrovi libero come se non fosse accaduto nulla.

La vita di una persona stuprata rimarrà per sempre rovinata!

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