STORIA VERA - La mia vita dietro le sbarre

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La mia vita dietro le sbarre

Ho deciso di scrivervi per raccontare la mia storia. Per me ora è molto dura raccontarla, perchè vuol dire anche ricordarla e non è facile.

Ho vissuto per diciassette anni in un super carcere di massima sicurezza, perchè mio padre era il comandante della Polizia Penitenziaria. Quelli sono stati per me anni durissimi e difficilissimi. Era il periodo delle brigate rosse ed ero costretta tutto il giorno a vivere la mia vita sotto scorta. Era brutto essere guardati dai compagni di scuola come una persona "strana o diversa", solo perchè si viveva un brutto periodo.

In quel carcere sono entrati i peggiori pentiti, i grandi camorristi ed i mafiosi, ma mio padre è sempre stato un grande uomo che ha saputo svolgere il suo lavoro nell'onestà e nella dignità, per me era un semplice eroe ma poi alla fine era un uomo semplice che aveva scelto purtroppo un mestiere rischioso per lui e per la sua famiglia.
Non si possono descrivere fino in fondo le giornate passate chiusa in quella caserma dove avevano le abitazioni le famiglie del comandante e del direttore. Si viveva nella paura che potesse sempre accadere qualcosa, perfino quando arrivò Renato Vallanzasca, meglio conosciuto come "il bel renè", sembrava la fine del mondo, elicotteri, carri armati, polizia, carabinieri, il carcere era circondato da migliaia di persone solo per lui. Una vita così dura la può capire solo chi la vive in pieno, come l'ho vissuta io.

Non potrò mai dimenticare una mattina quando durante la notte vi fu una rivolta in carcere, il giorno seguente mi svegliai e sotto la finestra della mia camera vi erano tre bare... sono frammenti di vita che resteranno per sempre indelebili nella mia vita.

Un sera mentre rientravamo a casa con la scorta, un carabiniere ci ha sparato poiché a causa della fitta nebbia non ci aveva riconosciuto.
Ho visto la morte in faccia, quella paura che non passava mai, le sirene, le pistole, tutto sotto i miei occhi, e quei carcerati con quelle faccie pulite ma dentro di loro si celava l'ombra del nemico.

Oggi posso solo raccontare, ma non è stato facile vivere giorno dopo giorno sotto scorta, sentirsi veramente sola anche in mezzo a tante persone, il timore di non vedere più rientrare il proprio padre a casa. Ti sentivi chiusa, soffocare da un male chiamato "crimine", che non si placava mai...

Oggi vivo una vita normale, ma i ricordi non mi abbandoneranno mai ed ogni volta che passo davanti a quel carcere non potrò mai dimenticare tutta la mia adolescenza che ho lasciato lì e che nessuno mi restituirà mai più.
E di mio padre, che per me era un grande eroe, non potrò cancellare dalla mente i suoi sguardi di timore verso i suoi figli per paura che ci potesse accadere qualcosa, avrebbe dato la vita per noi.
E' stato un uomo forte e anche per alcuni scomodo, ma non si è mai fatto intimorire da nessuno ed era per questo forse che le brigate rosse lo volevano morto.

Oggi queste mie parole sono grida di rabbia per non avere avuto una vita tranquilla come molte ragazze, per non avere avuto tante amiche perché per loro ero diversa. Porterò sempre dentro di me le urla di quei detenuti quando facevano le rivolte, i manganelli degli agenti che facevano rumore contro le sbarre. Ho odiato quella vita e il giorno che sono rimasta senza la scorta, perchè mio padre era andato in pensione, avevo paura di tutto, non ero abituata, così a 18 anni mi sono ritrovata a dover ricominciare tutto da capo senza più accanto a me i miei angeli e non è stato facile era come avere paura di camminare da sola. Per ogni morto che faceva le brigate rosse, la paura in noi era sempre più forte.

Nessuno mi potrà ridare i miei anni ma rimane in me ugualmente la felicità perché nulla di brutto accadde alla mia famiglia. Oggi rimane solo un ricordo che non morirà mai.

Loredana Roberta Berardi


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