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Via Margutta - Roma

L'evento, in programma dal 6 al 13 giugno a Via Margutta 55 (Palazzo Margutta), è un appuntamento annuale nel calendario della nota Galleria e punta a far nascere nello spettatore una coscienza critica per riconoscere le differenze con la visione della realtà propria di ogni artista

Roma, 6 giugno 2009 - Un confronto che permette un arricchimento degli artisti stessi e del pubblico, e che non vuole essere una competizione. Questo il leit-motiv della mostra collettiva "Arte a tutto tondo", organizzata dalla Galleria "Il Mondo dell'Arte", in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 6 al 13 giugno prossimi (ingresso libero). L'evento, che è uno degli incontri annuali nel calendario della nota Galleria, mira a far nascere nello spettatore una coscienza critica che gli permetta di riconoscere le differenze con la visione della realtà propria di ogni artista. L'appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 6 giugno 2009 dalle 18.30 alle 22.00.

A selezionare i sei pittori che prenderanno parte alla kermesse, tutti caratterizzati da stili vari così come da estrazioni socio-culturali e tecniche diverse, il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico della nota Galleria, che - da anni - propone nella sede espositiva di Via Margutta artisti professionisti, Maestri che hanno portato l'arte italiana nel mondo. A prendere parte a quest'importante e piacevole scambio artistico: Barbara Bouchet, Luis Angel Bravos, Elzbieta Krasinska (Elkra), Luigi Modesti, Renato Startari (Start), Emanuele Tamburini.

Barbara Bouchet, artista a tutto campo, famosa per il suo impegno nel mondo del cinema, ma con un amore per anni celato per la pittura. Quest'ultimo periodo si sta dedicando con più impegno alle arti figurative e dopo il successo ottenuto nell'ultima esposizione "Cento pittori via Margutta", in cui è stata presente con le ultime opere realizzate, è stata selezionata per questa collettiva. I suoi quadri, densi di colori sempre in armonia, confermano il suo modo di essere sempre alla ricerca del nuovo, del bello e...dell'arte.

Luis Angel Bravos "appartiene ad una nuova generazione dell'arte spagnola, nella quale la continuità di una storia stravolta e possente dell'arte da Zurbaran a Goya, è tramite ad una immediata nuova espressività. Dominata dal colore e da questa presenza di un mondo arcaico, primordiale, drammatico. Pittura di "passione" come quella dei grandi Latino-americani di questo 900, popolare, come scelta di tema e come capacità di comunicazione, eco di un dolore che può essere atroce ma gesto d'amore che può divenire dolcissimo, sempre rivolta in questa luce che si esalta, in queste immagini scultoree di donne e di uomini in un loro gesto assoluto, decisivo, totale". (Elio Mercuri)

Elzbieta Krasinska, in arte Elkra, ha seguito un percorso artistico definito dall'espressività prorompente e dalla passione per il vivo colore. Dai gioielli all'arredamento fino alla pura pittura, ogni sua opera è armoniosa composizione di elaborati contrasti. Leggerezza, spessore, luce e ombra convivono su ogni tela in una danza cromatica il cui fine è rappresentare la tragica, e a volte imprevedibile, perfezione della natura. Una natura che con petali e cieli interrotti è moderna espressione dell'animo umano.

Luigi Modesti dopo la maturità artistica frequenta l'Accademia di Belle Arti di Roma, sotto la guida di Renato Guttuso e Piero Gruccione. Per un lungo periodo è stato protagonista nell'arte figurativa con paesaggi tenui e sognanti. In questa mostra presenta opere realizzate con una sintesi sicura e originale che trasformano i suoi paesaggi in quadri astratti di ottima fattura.

Renato Startari in arte Start "...scaturisce dall'opera più riuscita di Start una contaminazione convincente tra una immagine astratta, che trascende cioè il suo essere materia e sostanza, e una immagine come effigie e simbolo che trascende il fenomeno rappresentato, sicché entrambe le immagini si pongono come una nuova forma, nuova realtà, cioè in un rapporto non di mera identificazione, bensì di comunicazione diretta ed immediata..." (Luigi Tallarico)

Emanuela Tamburini è un'artista dalla forte capacità espressiva che va evolvendosi verso risultati di grande impatto. I tocchi rapidi sono innegabilmente evidenti, ma stesi con impeto equilibrato che dona all'opera un'impotente caratterizzazione e dà allo spettatore la possibilità di riconoscere, con sicurezza, l'artista anche tra numerose altre opere. I colori forti e decisi, senza compromessi, sono ideali per illustrare la sua visione del mondo attraverso paesaggi, temi astratti e la morbida rappresentazione dell'acqua.

Galleria Il Mondo dell'Arte "Palazzo Margutta" - Via Margutta, 55 Roma
Mostra collettiva degli artisti:
Barbara Bouchet, Luis Angel Bravos, Elzbieta Krasinska (Elkra), Luigi Modesti, Renato Startari (Start), Emanuele Tamburini.

Vernissage cocktail sabato 6 giugno 2009, ore 18.30 - 22.00

La mostra si protrarrà fino al 13 giugno 2009: dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (chiuso domenica tutto il giorno e lunedì mattina).

L'infanzia negata

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Infanzia negata

Ogni bambino ha diritto di vivere la propria infanzia in maniera semplice e serena, circondato da tanti giochi, ma soprattutto dall'amore incondizionato dei genitori. Purtroppo, però, vi sono nel mondo moltissimi fanciulli abbandonati e orfani, costretti a vivere male, rimanendo nell'ombra ed obbligati a crescere prima del tempo tra l'indifferenza di chi potrebbe e dovrebbe agire: i governi.

Il Continente dell'Africa, infatti, segna la condizione più tragica per quanto riguarda l'infanzia, dall'Asia all'America Latina, dall'Europa dell'Est all'Europa occidentale fino agli Stati Uniti, dove un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, parecchi bambini sono talmente abbandonati a se stessi, senza una casa, un'istruzione e l'assistenza sanitaria.

L'organizzazione non governativa americana Human Rights Watch afferma che un numero sconosciuto di bambini sono chiusi in orfanotrofi o altre istituzioni non penali, dove il trattamento è inumano, in quanto parecchi di loro vengono lasciati morire. Ad Israele, migliaia di creature sono morte sotto le bombe nell'insensibilità di chi promuove una guerra dove a pagarne le conseguenze alla fine rimangono sempre loro: i bambini. In Palestina vi sono, invece, ragazzini che vengono raccolti per essere poi addestrati nella scuola dell'odio, dove rimangono condannati, senza avere un futuro. Un gioco brutale che inesorabilmente li porterà tra le braccia della morte. Senza dimenticare, poi, quei bambini che vengono violentati, menati, dove la loro infanzia verrà segnata per sempre.

L'infanzia negata può essere interpretata in vari modi e molto si sta già facendo, ma davanti a questi "orrori", rimane sempre poco.
A Novara c'è un associazione che si occupa del disagio infantile, in tutti i suoi lati cercando di attivarsi in difesa dei minori come quella di Cristiana Casagrande, che si occupa di "dedicare attenzione e sostegno al fragile, al disagio e al diverso", a ciò che viene messo in pericolo dalla velocità, dalla disattenzione e dal malessere.

Tra i tanti progetti dell'associazione evidenziamo Per ogni bambino sedato ci sarà un adulto malato, che si occupa di creare un percorso volto a favorire la presa di conoscenza, attraverso una serie d'incontri, per affrontare il tema dell'uso degli psicofarmaci sui bambini, approfondendo i fatti per capire la realtà, le paure e i rischi. Il loro obbiettivo è quello di aprire discussioni per arrivare ad un quadro reale ed attendibile per comprendere le dimensioni del problema e potersi muovere in difesa dei bambini.

L'altro progetto L'età dell'oro, dove viene presentato Il gioco del teatro, percorso pensato a sostegno della permanenza ospedaliera per i bambini che devono affrontare una lunga o breve degenza, i quali entrano a contatto con il meraviglioso gioco del teatro, sfruttando la loro naturale dote: la fantasia, l'immaginazione; quindi la fiaba, il racconto, il gesto, il mimo per stimolare così quella parte giocosa ed incantata. Responsabile del progetto è Elena Casagrande. Perché certe volte basta veramente poco per ridare un sorriso ad un bambino...

Per qualsiasi informazione l'associazione si trova a Novara, in C.so Felice Cavallotti n. 14/b - Telefono 0321/192109 - E-mail: associazionecristiamacasagrande.eu
Presidente: Sig.ra Daniela Casapieri

Il lato oscuro del progresso

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Androide

Nel 2006 è stato presentato un androide donna al Core Technology Symposium, creato in un laboratorio dell'Università di Osaka, in Giappone, da alcuni ingegneri. L'androide è in grado di interagire con le persone attraverso comportamenti simili a quelli umani, ha la pelle in silicone flessibile, ed è dotato di sensori che le donano morbidità nei movimenti.

Dalla sua presentazione ad oggi sono trascorsi ben tre anni, e nel frattempo la robotica ha fatto ulteriori progressi, rendendo ancor più sofisticati i software, che consentono all'androide di riprodurre i comportamenti umani. Gli androidi, stimano gli scienziati, saranno introdotti sul mercato fra almeno dieci anni. Se queste invenzioni rappresentino un bene o un male, non ci è dato saperlo, tuttavia, siamo in molti a chiedercelo, interrogandoci soprattutto sul risvolto etico.

L'unica cosa che sappiamo con certezza è che: il fine della robotica, intesa come scienza, è di venire in aiuto all'uomo, attraverso dei robot che siano per lui di ausilio nella vita quotidiana, e che possano essere applicati prevalentemente nella sfera domestica, e lavorativa.

Da alcune interviste somministrate a persone di diverse fasce di età, alla domanda "come tratteresti un androide?", la maggior parte ha risposto che lascerebbe emergere il suo aspetto istintivo, affezionandosi a questo, soprattutto se condividesse con lui la casa. Quindi, un dato è certo: la parte irrazionale dell'uomo, dalla quale nascono i sentimenti, non muterebbe dinnanzi ad un robot.

La distinzione che intercorre fra l'affetto che si può provare verso un animale domestico e un androide è diverso, perché un gatto o un cane, non avendo sembianze umane, non getta l'uomo nel pericoloso rischio di innamorarsene. Rischio nel quale si potrebbe incorrere in un futuro prossimo con gli androidi.

Il coyote innamorato

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gattino

Ci emozionano. Ci amano. Restano al nostro fianco quando nessuno è disposto a farlo. Ci difendono, ci proteggono, ci coccolano anche quando non ne siamo totalmente consapevoli.
Per loro faremmo qualsiasi cosa. Per ottenere le gratuite e affettuose fusa del nostro gatto, o per le calorose effusioni del nostro cane che scodinzola felice quando vede il guinzaglio con cui lo porteremo a spasso. Addirittura per il nostro pesciolino rosso, che ci osserva con sguardo attonito, ma per noi estremamente arguto, dall'osservatorio piuttosto privilegiato della sua boccia di vetro, che facciamo di tutto per rendere estremamente confortevole.
Non si può negare: il nostro amico del cuore, con cui stabiliamo una forte connessione affettiva ed empatica, è una fonte continua di emozioni.

Ma gli animali provano le nostre stesse sensazioni? O i gesti che compiono nel loro vivere quotidiano sono solo il riflesso di un istinto sviluppato in millenni di storia, retaggio di comportamenti appositamente istruiti per la salvaguardia della specie? Certo gli animalisti non avrebbero dubbi a proposito.
Come non ne avrebbe l'anziana signora che giornalmente sottopone il suo cocker spaniel a sedute di musicoterapia per scongiurare il possibile insorgere di stati depressivi (Bach docet), o il bimbo che spesso fa nuotare la sua tartarughina, che abitualmente soggiorna in una piccola vaschetta di plexiglass, nella grande vasca da bagno, per regalarle l'illusione di orizzonti... più ampi, e quindi un po' di felicità. O ancora coloro che portano i propri animali domestici dallo psicologo, sconvolti perché fido, improvvisamente, ha iniziato ad ululare alla luna!

E non parliamo solo di gatti e cani, con cui è più facile ovviamente stabilire un contatto oltre che fisico anche empatico, ma anche di iguane, serpenti, e ragni in piena sindrome depressiva. Siamo quindi tutti folli, o guidati esclusivamente dall'affetto per il nostro amico del cuore?

La Religione e la Scienza si oppongono con veemenza a qualsiasi ipotesi di umanizzazione del mondo animale. E' una teoria pericolosa, che mette in dubbio l'origine Divina dell'uomo, e la superiorità fisica e intellettiva dell'Essere Umano. Senza contare che per la Scienza diventerebbe impossibile giustificare le atrocità della sperimentazione animale e le crudeltà della vivisezione. La teoria più diffusa è che gli animali non sono intelligenti, e quindi non provano sentimenti.

Se però alla parola intelligenza diamo una definizione di maggiore respiro che tiene conto della capacità creativa che consente di modificare l'ambiente a proprio vantaggio, scopriamo, appunto, che appartiene anche e soprattutto al mondo animale. Cito, dal bellissimo libro scritto con il cuore e grande competenza da Jeffrey Moussaieff Masson e Susan McCarthy "Quando gli Elefanti piangono" (Baldini & Castoldi, 1999): "Un orso non riuscirà mai a comporre la Nona sinfonia di Beethoven, ma non riuscirà neppure il nostro vicino di casa. Noi non concludiamo per questa ragione che abbiamo la libertà di sperimentare su di lui, di dargli la caccia per divertimento, o di mangiarlo come cibo."

Darwin, padre della teoria evoluzionistica, fu il primo a ipotizzare, basandosi su osservazioni concrete e prove inconfutabili, che gli animali provano emozioni simili alle nostre, ma fu tacciato di blasfemia e accusato di antropoformizzazione del comportamento animale. Eppure coraggio, tristezza, amore, cupidigia, compassione, timidezza, vergogna, crudeltà, ma persino impulsi religiosi e senso di giustizia, sono tutti atteggiamenti che sono stati rilevati in moltissime specie animali, da allevatori, studiosi, ricercatori. Esattamente come nella specie umana.

Pappagalli gelosi che attuano comportamenti dispettosi e cattivi nei confronti di coloro che considerano intrusi. Delfini che inventano giochi, o che interagiscono con dolcezza e sensibilità disarmante con bimbi diversamente abili. Castori, che dimostrando grande amore filiale, si alzano sulle due zampe posteriori e prendono letteralmente in braccio i propri cuccioli in pericolo, per deporli su rive più sicure. Coyote, che formano coppie che restano insieme per tutta la vita, mostrando una devozione l'un l'altra davvero commovente. Scimpanzé Bonobo, che fanno sesso per motivi non legati necessariamente alla riproduzione: scambio di cibo, alleanze, ma soprattutto per divertimento.

Gli animali hanno un mondo emotivo diversificato e ricco di sfumature esattamente come il nostro, godendo in più del vantaggio di esternarlo senza reticenze e con grande chiarezza, al contrario di noi che tendiamo, quasi vergognandoci, a nascondere o a controllare le nostre emozioni, per timore che possano distorcere la visione che gli altri hanno di noi, e di essere quindi giudicati.

Le crudeltà sugli animali, gli allevamenti in batteria, la sperimentazione efferata e omicida e, ormai si sa, sempre più inutile; la caccia incontrollata, la pesca abusiva, sono tutti atti che ledono i diritti degli animali, e quindi anche i nostri.
Accettare le similitudini con le creature che calpestano come noi il nostro pianeta, e accoglierli come parte integrante e complementare del nostro essere parte del Tutto, è l'unico modo per garantire un futuro alle generazioni che verranno.

Ma la strada che porta all'amore e alla tutela per tutte le creature viventi è ancora lunga e irta di ostacoli, e passa attraverso l'attuazione delle leggi, troppo spesso trascurate, che regolamentano la protezione della Fauna e Flora terrestre, e l'educazione dei giovani al rispetto incondizionato verso la Vita.

Scenari multipli a Novara

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Teatro Coccia a Novara

E' questo il titolo dello spettacolo che si terrà a Novara venerdì 22 maggio alle ore 21 presso il Teatro Coccia e sabato 6 giugno alle ore 15.30 presso la Sala Borsa, organizzato dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Novara.

Spettacolo a cura del Servizio Minori ed handicap del Comune di Novara, che vede l'esperienza dei Laboratori Artistici composta da un gruppo di circa 30 persone, tra cui anche la presenza di ragazzi diversamente abili unitamente ad operatori di Servizi Educativi, volontari, musicisti, danzatori e cantanti professionisti.

Il gruppo, con esperienza unica nel territorio italiano, vuole aderire all'idea di proporre linguaggi artistici che facciano cultura e creino coinvolgimento negli spettatori.

Il servizio di Educatività Territoriale Handicap propone itinerari nel campo dell'arte. Le esperienze artistiche rappresentano un piano di integrazione e di incontro tra gli individui, dove ciò che conta è il desiderio di scoprirsi e di raccontarsi all'altro.
L'arte è un'occasione per lasciare tracce di sé e diventare finalmente autori della propria storia.

Il Servizio di Educatività Territoriale handicap lavora in rete con le agenzie territoriali che si occupano di soggetti disabili minori ed adulti.
In particolare vengono assicurati interventi socio-educativi ed assistenze finalizzati all'evoluzione della persona, al raggiungimento di un adeguato livello di benessere psico-fisico individuale e famigliare, al mantenimento delle capacità residue allo sviluppo delle potenzialità rivelate al sostegno della famiglia nella gestione quotidiana.

I disabili usufruiscono di interventi individuali e proposte di gruppo, tra cui i laboratori di musica, danza e teatro effettuati in collaborazione con i Servizi Scolastico Educativi del Comune di Novara.

La partecipazione agli spettacoli è gratuita.

Per qualsiasi altra informazione si può contattare l'Assessorato alle Politiche Sociali Servizi Educativi ai numeri 0321/3703589 - 0321/3703528 oppure visitare il sito all'indirizzo www.teatrococcia.it

Digiuno e Autoascolto

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Digiuno e Autoascolto

La primavera, pur regalando leggerezza e innumerevoli benefici, porta con sé anche un fastidioso bagaglio di disturbi, causati dal fisiologico adeguamento del corpo alle nuove temperature e al maggiore numero di ore di luce.
Sono disagi soggettivi, pesantemente sentiti soprattutto dai meteoropatici, per i quali il cambio di stagione si traduce spesso in eccesso di stanchezza e irritabilità, se non addirittura in depressione.
La sindrome primaverile è ovviamente temporanea, ma non va sottovalutata, pertanto è auspicabile affrontare la nuova stagione con qualche intelligente accorgimento.
I suggerimenti sono sempre gli stessi, per quanto possano sembrare scontati: dormire il più possibile e fare una blanda ma costante attività fisica, meglio se all'aria aperta e in luoghi verdi e lontani dal traffico e dall'inquinamento. Mangiare leggero, soprattutto frutta e verdura, cereali integrali, privilegiare il pesce alla carne, e ridurre il consumo di grassi, formaggi e latticini.

Questo è il periodo ideale per depurare l'organismo, e rigenerare il corpo dagli stress fisici e ambientali causati dal rigore dei mesi invernali.
Tra le varie terapie d'urto consigliate, fermo restando che i suggerimenti sopra indicati restano sempre validissimi, possiamo senz'altro menzionare la pratica del digiuno.
Astenersi dal cibo per un costante e controllato periodo di tempo consente di dimagrire, depurarsi, e di attivare una serie di meccanismi che portano ad un'autoguarigione consapevole oltre che ad impensabili benefici a livello emotivo e psicologico.

La pratica del digiuno ha origini olistico-popolari, ed era conosciuta già in tempi antichi da Egizi, Greci, Arabi. Veniva attuata per curare malattie o per stimolare l'efficienza mentale e fisica.
Nei tempi moderni la Digiunoterapia viene consigliata per ripristinare le naturali condizioni fisiche e psicologiche dell'organismo, andando a ripulire il corpo da tossine e da abitudini alimentari e comportamentali errate.

Dal punto di vista fisico, la privazione del cibo innesca un meccanismo di autofagia, che consente di attingere alle riserve metaboliche e quindi di dimagrire progressivamente. In questo frangente è indispensabile riposare, in attesa che il corpo si rigeneri e guarisca, come in una sorta di letargo da cui si uscirà completamente rinnovati.

Digiunare ha effetti fisici estremamente evidenti: oltre al dimagrimento, la pelle sarà visibilmente più luminosa, liscia, e diversi inestetismi, come la cellulite, spariranno. Si guadagnerà un aumento energetico davvero importante, oltre ad un notevole miglioramento della lucidità mentale e all'incremento della capacità decisionale.

Uno degli aspetti più affascinanti di questa antica terapia è senz'altro quello ricongiungibile alla profonda modificazione a livello emotivo e psicologico che sopraggiunge dopo un certo periodo di astinenza dal cibo.
Moltissime filosofie e pratiche ascetiche auspicano il digiuno per consentire quella purificazione indispensabile perché avvenga l'evoluzione spirituale desiderata.

Secondo il dott. Sebastiano Magnano (Il digiuno terapeutico), il cibo, con il suo bagaglio di sensazioni, ricordi ed emozioni, interviene in modo importante nella formazione dell'Io, che è la parte della psiche che consente l'adattamento alla realtà che ci circonda, utilizzando modelli preconcetti e schemi comportamentali prestabiliti che di contro impediscono la vera espressione della personalità.
L'Io si adegua e cambia in relazione agli stimoli esterni, e alle esperienze che accompagnano l'esistenza di un individuo.
Ciò che davvero siamo, la parte di noi che, se lasciata libera di esprimersi, consente di evolvere e di superare le limitazioni che l'Io rigoroso pone, è rappresentata dal Sé.
Le nevrosi, i disturbi psicologici, i disordini comportamentali sono causati da un Io sofferente e confuso non in sintonia col Sé.

Durante il digiuno, e la conseguente privazione degli stimoli provocati dal cibo, si toglie all'Io potere decisionale e si limita la sua capacità di reazione.
Vengono meno abitudini comportamentali acquisite nel corso della vita, e modificando gli stimoli esterni si disturba la rete di certezze che sono state le fondamenta su cui abbiamo costruito la nostra personalità.
Il risultato sarà una grande flessibilità e una visione mentale ed emotiva più ampia e di maggiore respiro, che consentirà al Sé la totale libertà di espressione grazie alla capacità di autoascolto acquisita.

E i benefici sono davvero impagabili, in termini di autocomprensione e di maggiore consapevolezza dei propri desideri. Sarà più semplice agire, gli intenti saranno più costruttivi, e la chiarezza di pensiero faciliterà decisioni e prese di posizioni. La maggiore sintonia raggiunta permetterà di agire maggiormente in linea con le proprie aspirazioni.

Nell'epoca degli eccessi, dove l'opulenza e il di più sono concordati segnali di falso benessere, fa riflettere che uno dei modi per ritrovare la salute fisica ed emotiva sia legato ad una pratica, oltretutto tramandata dai tempi antichi, la cui peculiarità sia proprio quella della privazione.

E' importante ricordare che la pratica del digiuno va comunque effettuata in modo consapevole e responsabile, sempre sotto controllo medico o specialistico e comunque in ambienti consoni all'attuazione della terapia.

Superare i momenti di crisi
Scheda del libro
  Editore   Pendragon
  Autore   Franco Nanetti
  Pagine   197
  Formato   20 x 12,5
  Prezzo   € 14,00
  Valutazione   
  Sito web   www.pendragon.it


Contenuto del libro


Superare i momenti di crisi. Per una pedagogia del discernimento interiore

Generalmente si pensa che vivere una crisi sia soltanto un'esperienza negativa, che significhi trovarsi in una situazione di stallo, chiusa a qualsiasi soluzione. Accade così che, preda di un indefinibile senso d'impotenza, dimentichiamo che anche i momenti più difficili, se accettati e affrontati con coraggio, possono rivelarsi occasioni preziose di cambiamento e di apertura alla libertà. Nella crisi, infatti, il campo delle scelte si amplia, le strade si biforcano, riemerge la dialettica degli opposti, la realtà, seppur dolorosa, può essere rivisitata senza inutili inganni. Questo saggio è rivolto a chiunque desideri, con impegno e serietà, trasformare un momento apparentemente buio in una possibilità di crescita; ma anche a psicologi, educatori, medici, psichiatri e operatori del socio-sanitario che vogliano migliorare la propria competenza professionale.


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La mia vita dietro le sbarre

Ho deciso di scrivervi per raccontare la mia storia. Per me ora è molto dura raccontarla, perchè vuol dire anche ricordarla e non è facile.

Ho vissuto per diciassette anni in un super carcere di massima sicurezza, perchè mio padre era il comandante della Polizia Penitenziaria. Quelli sono stati per me anni durissimi e difficilissimi. Era il periodo delle brigate rosse ed ero costretta tutto il giorno a vivere la mia vita sotto scorta. Era brutto essere guardati dai compagni di scuola come una persona "strana o diversa", solo perchè si viveva un brutto periodo.

In quel carcere sono entrati i peggiori pentiti, i grandi camorristi ed i mafiosi, ma mio padre è sempre stato un grande uomo che ha saputo svolgere il suo lavoro nell'onestà e nella dignità, per me era un semplice eroe ma poi alla fine era un uomo semplice che aveva scelto purtroppo un mestiere rischioso per lui e per la sua famiglia.
Non si possono descrivere fino in fondo le giornate passate chiusa in quella caserma dove avevano le abitazioni le famiglie del comandante e del direttore. Si viveva nella paura che potesse sempre accadere qualcosa, perfino quando arrivò Renato Vallanzasca, meglio conosciuto come "il bel renè", sembrava la fine del mondo, elicotteri, carri armati, polizia, carabinieri, il carcere era circondato da migliaia di persone solo per lui. Una vita così dura la può capire solo chi la vive in pieno, come l'ho vissuta io.

Non potrò mai dimenticare una mattina quando durante la notte vi fu una rivolta in carcere, il giorno seguente mi svegliai e sotto la finestra della mia camera vi erano tre bare... sono frammenti di vita che resteranno per sempre indelebili nella mia vita.

Un sera mentre rientravamo a casa con la scorta, un carabiniere ci ha sparato poiché a causa della fitta nebbia non ci aveva riconosciuto.
Ho visto la morte in faccia, quella paura che non passava mai, le sirene, le pistole, tutto sotto i miei occhi, e quei carcerati con quelle faccie pulite ma dentro di loro si celava l'ombra del nemico.

Oggi posso solo raccontare, ma non è stato facile vivere giorno dopo giorno sotto scorta, sentirsi veramente sola anche in mezzo a tante persone, il timore di non vedere più rientrare il proprio padre a casa. Ti sentivi chiusa, soffocare da un male chiamato "crimine", che non si placava mai...

Oggi vivo una vita normale, ma i ricordi non mi abbandoneranno mai ed ogni volta che passo davanti a quel carcere non potrò mai dimenticare tutta la mia adolescenza che ho lasciato lì e che nessuno mi restituirà mai più.
E di mio padre, che per me era un grande eroe, non potrò cancellare dalla mente i suoi sguardi di timore verso i suoi figli per paura che ci potesse accadere qualcosa, avrebbe dato la vita per noi.
E' stato un uomo forte e anche per alcuni scomodo, ma non si è mai fatto intimorire da nessuno ed era per questo forse che le brigate rosse lo volevano morto.

Oggi queste mie parole sono grida di rabbia per non avere avuto una vita tranquilla come molte ragazze, per non avere avuto tante amiche perché per loro ero diversa. Porterò sempre dentro di me le urla di quei detenuti quando facevano le rivolte, i manganelli degli agenti che facevano rumore contro le sbarre. Ho odiato quella vita e il giorno che sono rimasta senza la scorta, perchè mio padre era andato in pensione, avevo paura di tutto, non ero abituata, così a 18 anni mi sono ritrovata a dover ricominciare tutto da capo senza più accanto a me i miei angeli e non è stato facile era come avere paura di camminare da sola. Per ogni morto che faceva le brigate rosse, la paura in noi era sempre più forte.

Nessuno mi potrà ridare i miei anni ma rimane in me ugualmente la felicità perché nulla di brutto accadde alla mia famiglia. Oggi rimane solo un ricordo che non morirà mai.

Loredana Roberta Berardi

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