Sono le ore 3:27 del 6 aprile quando, tutto ad un tratto, la terra trema. La paura si diffonde a macchia d'olio investendo chiunque si trovi lì in quel momento: nello stomaco del mostro.
Ci troviamo in Abruzzo, regione che, ormai da parecchio tempo, avvertiva quotidianamente scosse sismiche. Le scosse, pur destando molta preoccupazione tra i cittadini, erano di debole intensità e pertanto non hanno creato allarmismi di grosso calibro. Tutto fino a quel momento. Attimi in cui le lancette dell'orologio di centinaia di vite umane si sono fermate per sempre.
Il destino ha scelto un orario bastardo per far tremare la terra, orario in cui la gente riposava nell'intimità delle proprie lenzuola, del proprio letto, sentendosi nel posto più sicuro al mondo. Il silenzio regnava sovrano tra le vie de L'aquila; un silenzio che, da lì a poco, sarebbe diventato morte e distruzione.
Una tragedia immane, calcinacci e travi sono ciò che restano di interi comuni, ma la domanda che tanti si chiedono è se poteva essere evitato tutto ciò. Si tratta di una tragedia che alcuni dicono pre-annunciata, altri imprevedibile, ma ora sono solo parole al vento. Un vento freddo che lascia senza parole, un vento sporco di polvere, in cui ormai respirare sembra inutile, un vento che accarezza le lacrime sulle guance di tutti coloro che hanno perso un figlio, una madre, un amico.
Gente che ha visto vomitare su se stessa le pareti di quella casa costata tanto sudore e fatica, tanti sacrifici. Strade, vie, quartieri, monumenti che raccontavano storie, centinaia di storie, ricordi su ricordi che, come un castello fatto di carte, cadeva giù.
Il numero dei dispersi e dei morti cresce con lo scorrere delle ore. Una nazione devastata dal dolore, dalla rabbia, da una sofferenza che schiaccia, ti stritola e ti fa sentire in preda al nulla. Anche se i tuoi cari sono tutti in salvo, anche se non sei di quelle zone, anche se vivi a migliaia di chilometri dall'Abruzzo, la sola visione di quelle immagini ti uccide tutte le volte che te le vedi davanti agli occhi. E muori. Ora dopo ora. Giorno dopo giorno.
Con questo pezzo rivolgiamo una preghiera a tutte le vittime di questa strage.

Mi unisco al dolore degli abruzzesi e degli italiani tutti, e se in questa S.Pasqua ha senso cercare dentro di noi una preghiera, che sia per le vittime di questa immane tragedia: per i defunti, e per i sopravvissuti, che un giorno possano se non dimenticare almeno alleviare il dolore per la devastazione e per le perdite.
Michela