"Street food": una tradizione veloce che arriva dal passato

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sushi

Se pensiamo ad un panino con la salsiccia, cosa ci viene in mente? Probabilmente una partita allo stadio, o forse un concerto. Ma ultimamente, questo "cibo da strada" si sta sempre più diffondendo e non lo consumiamo più in circostanze eccezionali.

Spesso, per comodità, fretta e frenesia ci ritroviamo costretti a sostituire uno dei nostri tradizionali pasti, con un pranzo fugace, magari in piedi o seduti su qualche sgabello, fronteggiati da una piccola superficie di appoggio, davanti uno specchio che ci fa rendere conto di quanto siano pronunciate le nostre occhiaie e quanto desidereremmo essere in un comodo tavolino con poltroncine.

Ma da dove arriva questa tradizione? Contraddicendo il luogo comune statunitense dei "fast food", bisogna affermare che il modello di alimentazione veloce ha avuto origine in Oriente, precisamente a Bangkok, in Thailandia. Infatti, se ci si reca in questa città, si nota subito quanto sia piena di piccole botteghe o bancarelle, che si affacciano o sono direttamente sulla strada.

Ma oggi, la capitale dello "street food" è Singapore, nella penisola malese. Nel cuore della città è stato addirittura allestito un mercato coperto, dove è possibile gustare qualsiasi tipo di cibo. Ovviamente, grazie all'iniziativa di creare un luogo specifico dove mangiare, i controlli sanitari sono completi e costanti.

La cucina di strada, però, ha origini molto antiche, quando i mercati o le ferie obbligavano contadini e artigiani ad allontanarsi dalle loro case per lavoro, e di conseguenza erano costretti a procurarsi cibo senza perdere troppo tempo per gli affari nell'arco della giornata. L'elemento fondamentale era già allora la velocità, quindi veniva escluso l'uso di posate, stoviglie e tutti i convenevoli della tavola.

In Cina e in Giappone aumentano sempre più le bancarelle dove è possibile assaggiare un freschissimo sushi, mentre negli Stati Uniti non mancano furgoncini che offrono hot dog, dai quali fuoriescono salse di diversi colori già al primo morso. Addirittura, in questa zona dell'America, si disputa annualmente una gara, nella quale viene premiato il miglior "street fooder".

Se passiamo alla Turchia, non possiamo non nominare il Kebab, lo spiedone rotante di carne grigliata. Negli anni '50, alcuni Turchi emigrati in Germania modificarono la ricetta per adattarla ai gusti tedeschi e crearono il Döner Kebab, ovvero un panino preparato con pane arabo e l'aggiunta di molti ingredienti, oltre la carne. Quest'ultimo, si andò ad affiancare al classico panino con Bratwurst e crauti.

Ma anche l'Italia ha l'imbarazzo della scelta, per quanto riguarda la "cucina da strada". L'esempio più classico e presente ovunque è la pizza: ripiegata in due o quattro e riposta su un cartonicino. Se poi ci vogliamo specializzare nelle diverse regioni, non si può dimenticare la piadina romagnola, o la focaccia di recco e la farinata della Liguria. Neppure il panino con il lampedrotto di Firenze o con la porchetta di Roma.

Largo spazio anche alle fritture: a Napoli ci sono le paste cresciute o i panzerotti o i calzoni, a Palermo i fiori di zucca, i filetti di baccalà e i supplì. E per i più assetati, nel Lazio e in Sicilia, rispettivamente gratta checche e granite. A Catania, addirittura, la colazione estiva si compone spesso di brioche e granita.

Assaggiare i piatti tipici di una località, italiana o straniera, dovrebbe essere compito di ogni buon turista, anche se si tratta di un semplice banchetto ai bordi di una strada. Anzi, spesso accade che i cibi più buoni, si mangino proprio nei locali meno attrezzati. E poi, se un modo di mangiare così veloce e pratico è arrivato fino ai giorni nostri, da un passato estremamente lontano, vorrà pur dire qualcosa, no?


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