Si chiamano "eventi di massa" o "flash-mobs" (termine che, tradotto, descrive un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, un "non-luogo", mette in pratica un'azione insolita per un periodo di tempo breve, e poi si disperde) e sono dei "non-eventi". Una nuova forma d'arte e di aggregazione assolutamente fuori dagli schemi, che sta finalmente prendendo piede anche in Italia, rotolata fin qui dai soliti Stati Uniti da cui partono praticamente tutte le mode, passando per diverse capitali europee e mondiali. Nella maggior parte dei casi, il flash mob non ha alcuna motivazione se non quella di rompere la quotidianità e promuovere la libertà di espressione.
L'inventore è tale Bill, un ventottenne newyorkese, che ha organizzato il primo flashmob nel 2003, nel reparto arredamento di Macy's, in cui all'improvviso 200 persone si sono presentate a chiedere un inesistente "tappeto dell'amore", seminando il panico tra i commessi e volatilizzandosi poco dopo. Del suo esperimento Bill ha detto: "Riflettevo sulle folle che vanno a vedere gli spettacoli e volevo vedere cosa succedeva eliminando lo spettacolo e lasciando la folla. La gente è diventata spettacolo".
In Italia sono diventati famosi con il film "Notte prima degli esami-Oggi", in cui i due protagonisti partecipano ad un evento simile, spogliandosi sul ponte di Castel Sant'Angelo a Roma. Il mezzo di comunicazione usato per scambiarsi le coordinate degli eventi è naturalmente la rete: in molti casi, le regole dell'azione vengono illustrate solo pochi minuti prima dell'incontro.
Il social network più frequentato al mondo, Facebook, tra gruppi ed eventi è capace di raccogliere in poche settimane l'adesione di più di quattromila persone, come è successo per l'ultimo in ordine di tempo, la Pillow Fight del 13 marzo a Bologna.
Le regole sono poche e chiare: ci si ritrova dove si è stabilito, si porta un cuscino, meglio se di piuma (banditi bottoni o applicazioni che possano ferire gli altri partecipanti), che si tiene nascosto fino all'inizio dei combattimenti (per ampliare l'effetto sorpresa dei passanti ignari di tutto), non si colpisce chi è senza cuscino o chi chiede di non farlo, non si deve iniziare prima dell'ora stabilita. L'effetto è estremamente scenografico. Ogni tanto un cuscino esplode e tutti vengono sommersi da una pioggia di piume.
Ma la Pillow Fight non è l'unico evento del genere. Il flash mob più famoso in assoluto è il Frozen, in cui al segnale degli organizzatori i partecipanti si bloccano nella posizione in cui erano, e restano immobili per pochi minuti,p er poi disperdersi nella folla.
Poi ci sono i Zombie Walk, i lanci di torte, i balli in piazza in cui ognuno ascolta la propria musica dal lettore mp3. Memorabile, poi, il musical alla stazione di Liverpool del 15 gennaio scorso.
Nessuno scopo se non quello di divertirsi e stupire, nessuna affiliazione politica, né volontà di protesta. Eppure c'è già qualcuno che in nome dell'ordine pubblico vorrebbe eliminare queste manifestazioni di piazza: è del 12 marzo la notizia,apparsa sul Corriere della Sera, per cui la città di San Francisco vorrebbe bandire Pillow Fights e affini, colpevoli in molti casi di lasciare le strade nel caos totale. Ma i fan di queste manifestazioni spontanee di arte collettiva si stanno moltiplicando nel mondo, con idee sempre più stravaganti e spettacolari. E sarà difficile fermarli.

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