Qualche giorno fa mi stavo cimentando nell'ennesimo esperimento culinario, che, come la maggior parte dei miei tentativi, è finito in qualcosa di informe e brutto a vedersi, ma di gusto non pessimo, ed improvvisamente mi sono resa conto di quale potere antidepressivo avesse la cucina.
Avevo passato delle ore a cucinare: la mia mente si era svuotata di ogni pensiero negativo, e mi sentivo più leggera.
Quando ci si mette ai fornelli, l'importante non è mai il risultato, ma il processo. Non è necessario essere dei cuochi provetti (anche se sono convinta che, se ci si allena, si migliora a vista d'occhio). Ogni passaggio diventa fondamentale, anche se poi il risultato fosse da buttare.
Iniziare bene, con una scelta accurata degli ingredienti, è il primo step. Che ci si aggiri in mezzo alle bancarelle di un mercatino, tra gli scaffali del supermercato, che ci si fermi in un negozio etnico o in una piccola gastronomia, bisogna prendersi un po' di tempo e non mettersi fretta.
L'istinto guida la mano di chi è alla ricerca della materia prima, che in un secondo momento assemblerà e acquisterà un senso, e un sapore. E' a casa che poi arriva il vero momento terapeutico in cui ci si estrania dal resto del mondo.
In mezzo a padelle, cucchiai di legno, sbattitori e fruste, si torna bambini: perché in cucina ci si sporca e si pasticcia, il disordine fa parte del gioco, ed è proprio dal caos degli ingredienti primari che la potenza creatrice, e creativa, del cuoco plasma la materia. Che questa poi si trasformi in una pasta con un po' di sugo, o un'anatra all'arancia, non fa differenza: la soddisfazione è la stessa.
L'ambiente in cui si cucina si riscalda, si riempie di profumi e suoni degni della miglior aroma e musicoterapia. Le sensazioni tattili che si provano venendo a contatto con diversi ingredienti sono le più svariate. Se poi si cucina con qualcuno, allora le risate sono garantite e con loro anche alti livelli di serotonina. Infine, cucinare per qualcuno diventa un vero e proprio atto d'amore.
Cucinare come terapia ad un piccolo malumore, per dimenticare una giornata andata storta, ma anche come soluzione alla crisi di coppia, come compendio alle sedute dallo psicanalista, come cura dello stress da troppo lavoro, e anche come attività rieducativa nei centri di riabilitazione e nelle cooperative sociali.
Diversi studi hanno dimostrato come sia un valido aiuto per chi soffre di depressione. E sfido chiunque a dire il contrario. Basta guardare solo qualche immagine di un piatto appetitoso (come su tastespotting) oppure fermarsi qualche giorno ad una mostra sul cinema e il cibo (a maggio, il Festival Internazionale Slow Food on Film, a Bologna), o semplicemente invitare gli amici a cena, e cucinare per loro (senza dimenticare le regole del galateo: maisazi.com), per sentirsi subito meglio.
Cooking Therapy
2 Comments
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Certo,provvedo subito a correggere l'imprecisione!
Grazie per il commento!
Ciao, grazie della citazione al nostro blog. Posso solo chiederti di correggere il link? il blog si chiama maisazi.com (tutto minuscolo) e non è sul .it ma sul .com
Per restare su quanto scrivi, in effetti la cucina è un'ottima terapia a molti mali (leggeri, ovviamente e senza volersi sostituire alla medicina e ad un buon medico).
Alcuni aspetti, poi, come la presentazione creativa dei piatti, la sferificazione, il galateo della tavola, possono essere molto divertenti, oltre che utili.