Negli Stati Uniti più di due milioni di persone nel 2008 hanno perduto il loro impiego. Negli ultimi mesi si è assistito ad uno dei peggiori crolli del sistema bancario e finanziario degli ultimi tempi. L'America sta fronteggiando una delle più preoccupanti recessioni della sua storia.
Continue chiusure di negozi, saldi vertiginosi generalizzati (fino al 70-80 pe cento) applicati per fronteggiare le perdite di fatturato, tagli del personale minacciati da marchi consolidati, come ad esempio Macy's e Neiman Marcus, testimoniano che anche la Moda sta attraversando tempi duri. Chiara evidenza della crisi in atto si riscontra anche nel decremento del 44 per cento delle pagine pubblicate a gennaio 2009 rispetto al 2008 di uno dei più celeberrimi magazine sulla Moda, Vogue.
Nonostante questo scenario quasi drammatico, il mondo dell'effimero si è presentato puntuale al suo appuntamento. Dal 13 al 20 febbraio si è tenuta al Bryant Park di New York la settimana della Moda, per mostrare le nuove tendenze della moda femminile della prossima stagione, primavera-estate 2010.
Quest'anno sembra dominare un'unica filosofia: niente eccessi, niente sprechi, anche se, come spesso si dice per infondere speranza, "the show must go on".
Le sfilate sono state caratterizzate da una generalizzata tendenza al risparmio: inviti spediti via e-mail anziché via posta, invitati dimezzati, party cancellati (Calvin Klein e Marc Jacobs). Molte le assenze sulle passarelle sia riguardanti nuovi designer che nuovi business (Peter Som non è stato presente, Obedient Sons and Daughters ha già chiuso e Kira Plastinina sta dismettendo molti dei suoi negozi). Svariate le case di Moda, come Vera Wang, Betsey Johnson, Carmen Marc Valvo, Monique Lhuillier e Naeem Khan, che hanno optato per presentazioni nelle rispettive showroom o in location alternative al fine di ridurre i costi.
Ad alleggerire i toni ed a provare a riportare il sorriso sui volti degli americani ci ha provato la Barbie, intramontabile bambola ideata da Mattel che quest'anno compie 50 anni, a cui è stata dedicata una vera e propria sfilata. Modelle in carne ed ossa dalle sembianze simili alla bellissima bambolina hanno sfilato in passerella indossando abiti disegnati da 50 designer ispirati ai suoi vari look.
In totale controtendenza Oscar de la Renta, che ha addirittura raddoppiato le sfilate, cavalcando le buone performance di vendita ottenute nel 2008.
Altro grande evento, che infonde gli animi di ottimismo, è stato l'attesissimo opening di Armani, che sfida la crisi aprendo il suo nuovo concept store sulla Madison Avenue. Qui, in un unico building, si potranno trovare riunite le linee Giorgio Armani, Emporio Armani, Armani Jeans, Armani Casa, Armani Beauty, Armani Dolci e l'immancabile ristorante.
Un importante segnale di fiducia nel futuro arriva anche (non a caso durante la settimana dedicata alla Moda americana) dall'accordo di collaborazione siglato dal Politecnico di Milano e dal Fashion Institute of Technology di New York, finalizzato a formare gli stilisti del domani. Secondo quanto deciso, una selezione di studenti italiani del Corso di Laurea Specialistica in Design della Moda avrà la possibilità di trascorre un semestre al Fit di New York e viceversa. Il programma di scambio sarà operativo a partire da gennaio 2009 e rappresenta un passo importante non solo per lo sviluppo della Moda ma anche per quello dei nuovi talenti, che avranno così l'opportunità di formarsi in un contesto internazionale.
Iniziative che attestano come il sistema Moda stia reagendo alla difficile situazione economica cercando di puntare sul suo ruolo di macchina creatrice di sogni, di favorire nuove opportunità puntando sul futuro, che diventa locomotiva per la ripresa.

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