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Pierluigi Pizzi, il regista degli allestimenti miliardari, auspica che 6000 persone perdano il lavoro. L'articolo apparso sulle pagine de "Il Resto del Carlino" il 17 novembre u.s. definisce "provocatoria" la soluzione auspicata dal regista stesso: licenziare 6000 dipendenti delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane per risolvere i problemi di scioperi, deficit di bilancio, tagli alla cultura etc. io invece credo che qualunque persona di buon senso la definirebbe "scandalosa" oppure "immorale".
E questo non soltanto perchè, specialmente in momenti di crisi economica, auspicare che 6000 famiglie rimangano per strada è oltremodo di cattivo gusto e fuori luogo, ma soprattutto perchè, nel caso specifico, a rendere scandalosa l'infelice uscita è il famoso "pulpito" da cui viene la predica.
Chiunque bazzichi anche solo marginalmente il mondo della lirica sa bene da sempre che Pizzi è famoso nel mondo come uno dei registi più dispendiosi, lussuosi, pretenziosi che esistano.
Invece di permettersi di sentenziare su materie che ignora, come le mensilità di un lavoratore, perchè Pizzi non rende pubbliche le cifre dei costi dei suoi ultimi 10 anni di allestimenti, le cifre dei suoi cachet, le cifre degli onorari dei tre o quattro assistenti che i teatri pagano perchè lo aiutino a montare uno spettacolo, i costi dei materiali con cui sono costruiti i suoi grandi tendaggi di seta, i suoi costumi di vera pelle scamosciata, le sue carrozze piene di stucchi e lavorazioni dorate, i suoi veri merletti, le sue autentiche monete antiche, le migliaia di attrezzi scenici che ha fatto costruire e poi ha deciso di non usare, i suoi veri velluti; perchè Pizzi non scrive sui giornali quante produzioni allestisce in un anno nei teatri che ora vorrebbe far chiudere? Perchè non ci dice se all'estero è pagato come in Italia?
Io lavoro al Teatro Regio di Torino, il mio stipendio è intorno ai 1700-1800 euro al mese, lavoro tutti i giorni tranne il lunedì, lavoro di domenica, di sera, solitamente circa 5 ore al giorno, perchè per più di 5-6 ore non si può cantare, e quando si canta per 6 ore non si ha più voce per studiare altre cose, non c'è spazio per fare concerti fuori o doppi lavori, come invece si trova scritto sui giornali. Quando lavoro meno non sono io a deciderlo e non mi fa piacere.
Perchè amo moltissimo il mio lavoro.
Prendo 14 mensilità, forse il primo violino o qualche dirigente del mio teatro prende 17 mensilità, ma io e la maggior parte dei miei colleghi no.
Il regista Pizzi vorrebbe che il teatro risparmiasse licenziando tutti e poi riassumendo inevitabilmente tutti a contratto, ovviamente però i cachet milionari di cantanti, registi, direttori e le provvigioni milionarie delle agenzie dovrebbero rimanere invariate? E gli ingaggi di quei sovrintendenti che chiudono ogni anno con un deficit peggiore e poi passano ad un altro teatro?
Questo è ciò che temono: temono che la crisi finanziaria e i tagli si abbattano sui loro budget, temono che, come 3 anni fa, i teatri si mettano d'accordo per calmierare i cachet, per tagliarli del 10%, temono di perdere i giochi di potere, gli incarichi prestigiosi, talvolta in conflitto d'interessi (come essere direttore artistico da qualche parte e far rappresentare le proprie opere o allestire le proprie regie).
E' molto più comodo attaccare le masse, come ha fatto recentemente in Radio anche il soprano M. Devia, sparare nel mucchio, dire qualche mezza verità un po' aggiustata, ed evitare di essere messi in discussione.
Io non so esattamente cosa stia agitando i colleghi della Scala, ma so di certo che se non lo so bene io, ne sa ancora meno Pizzi, e so che non accetto di prendere lezione di morale da registi milionari, ultrapagati sovrintendenti deficitari, presidenti di teatri che hanno iniziato la carriera difendendo i lavoratori e ora parlano contro la stabilità del lavoro e cantanti solisti che prendono 35.000 euro per un recital e magari hanno anche la residenza a Montecarlo.
Eppure per far fronte alla crisi economica non si sceglie di fare allestimenti meno costosi, abbassare i cachet, coprodurre per abbattere i costi, sfruttare appieno le possibilità contrattuali per produrre al massimo, fare più opere di repertorio, sfruttare i giovani e meno costosi talenti, si sceglie invece di tagliare risorse indiscriminatamente a tutti, e di dare addosso ai dipendenti per poter abbassare i loro stipendi o eliminarli con l'approvazione dell'opinione pubblica.
Io posso dimostrare quanto guadagno e quanto lavoro, posso dimostrare che in ogni articolo sui dipendenti delle Fondazioni Lirico -Sinfoniche si scrivono delle falsità, però nessun giornale mi permetterà mai di publicare questa verità.
Registi, soprani, sovrintendenti, direttori artistici, sindaci, tutti si affannano a far pubblicare dati parziali o falsati, lordi al posto di netti, opinioni di chi non ne sa nulla e di chi ha interesse a mostrare verità parziali.

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