Australia, gara di ferite sul surf

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Sidney, la città dei sogni. La meta più lontana e desiderata da noi italiani. Una città grandissima, ricca di edifici, animali, spiagge, usi e costumi. Ma credo che nessuno, immaginando l'Australia, abbia mai pensato a tradizioni crude e violente.

Passeggiando lungo le bianchissime rive di Bondi Beach, con l'acqua dell'oceano che solletica i piedi ogni volta che raggiunge la battigia, si prova una forte sensazione di freddo, ma il sole riesce a far sopportare i brividi che corrono lungo il nostro corpo. Sulla sabbia si intravedono solo le nostre impronte e quelle delle zampette dei gabbiani. Si respira il profumo di salsedine, insieme ad una piacevole sensazione di calma e tranquillità, nella quale cerchiamo di ritagliarci uno spazio per noi stessi, di riflessione, di pensiero, di meditazione. Ci sembra di essere dall'altra parte del mondo ed in effetti, lo siamo.

Capita spesso, però, che questa pace sia improvvisamente interrotta dalle grida dei surfisti. Scendono in spiaggia di corsa: uno di fianco all'altro si dirigono verso il mare, come fossero uno sciame d'api impazzite, dirette sul miele. Senza esitare si tuffano in mare ed immediatamente iniziano ad affrontare le onde. Sembra non abbiamo paura di niente e che il loro scopo sia quello di rimanere il più possibile in equilibrio.
E' impossibile non osservarli, non rimanere incantati da tanta bravura, precisione e coordinazione. Si viene assaliti da un senso di timore, perchè i ragazzi che surfano sono tantissimi e l'oceano non appare abbastanza grande per tutti. Quando tardano a riemergere dall'acqua, si rimane con il fiato sospeso e si attende con ansia il momento in cui torneranno a riva.

Nel frattempo, la spiaggia si riempie di persone che indossano la stessa divisa. Sono i guardaspiaggia, i famosi "baywatchers" che salvano i bagnanti nei telefilm. Il pensiero va ai giovani surfisti: probabilmente qualcuno si è fatto male ed è stato richiesto un tempestivo intervento dei medici. Purtroppo, la realtà è ben diversa.

L'unico desiderio di quei ragazzi è farsi male. Esatto. Risulta impossibile, assurdo, illogico, ma è così. La loro non è una sfida con l'oceano o con gli altri che praticano lo stesso sport; loro vogliono vincere avendo il maggior numero di ferite sul corpo. Cercano di prendere le onde migliori per farsi sbattere contro gli scogli. E continuano, non si arrendono finché non si sentono sfiniti e tornano a riva.

Qui, velocemnete si tolgono la muta e mostrano con orgoglio i tagli che invadono le braccia, le gambe, la schiena. Se sanguinano sono ancora più felici.
Mentre vengono medicati, tengono i pugni stretti e soffocano i lamenti. Qualcuno deve addirittura essere recuperato in mare, perché non è più in grado di rientrare con le sue sole forze. L'impressione è che più questi ragazzi sono mal ridotti, più in alto è il posto che gli attende sul podio.

Giocare, ridere, sfidarsi sono emozioni che non possono mancare mai nella via di ognuno, soprattutto se si gode di questi istanti all'aria aperta e in un meraviglioso paesaggio naturale. I libri, i documentari, i film, identificano Bondi Beach come il paradiso dei surfisti, eppure, davanti agli occhi di chi si trova in quel luogo, la magia scompare e lascia posto solo a tanto, troppo esibizionismo.

2 Comments

Gent.mo lettore,
trovo che le critiche, nella vita, siano costruttive, perciò...accolgo senza problemi la sua opinione. Mi permetto di dirle, però, che credo abbia letto con superficialità questo articolo.
Personalmente non ho mai provato il surf, ma ho persone molto vicine a me, che lo praticano da diversi anni. Mi hanno sempre raccontato la loro esperienza, li ho guardati librarsi sulle onde ed apprezzo le descrizioni riguardo a ciò che provano quando sono sulla tavola. Non nego di averli addirittura ammirati e che mi piacerebbe provare questo sport. Chissà, prima o poi, mi potrei cimentare.
Amo il mare da quando sono nata, ci sono cresiuta e fa parte di me, insieme a tutti i suoi pro e contro, se poi ci sono dei contro.
Quando sono giunta in Australia, non vedevo l'ora di ammirare i famosi surfisti. Ero curiosa e desiderosa, a tal punto da trascorrere intere giornate in spiaggia. Quando sono stata a Bondi Beach, mi sono ritrovata davanti agli occhi questa situazione e sono rimasta senza parole. Non potevo crederci, non volevo crederci. Pensavo fosse solo suggestione, fino al momento in cui non ho fatto amicizia con alcuni ragazzi, che mi hanno raccontato la meraviglia di cavalcare le onde dell'oceano, ma hanno ammesso di divertirsi anche andando contro gli scogli e facendosi male. Sono rimasta scioccata e ho addirittura pensato che si prendessero gioco di me. Invece, il discorso si è fatto più serio e mi hanno spiegato che per loro è una prova di coraggio, di forza, di personalità.
Mi creda, sono una persona che non parla o scrive senza aver verificato gli avvenimenti. Ho visto tutto con i miei occhi ed ho deciso di scrivere un articolo su questo argomento, non per criticare il surf, ma per "denunciare" una situazione inaccettabile. Non desideravo tanto far riflettere sullo sport, ma sui comportamenti di alcuni ragazzi di oggi, seppure vivano dall'altra parte del mondo.
Non sarò in grado di capire le sensazioni del surf, ma lei ha visto ciò che ho visto io, è stato a Bondi Beach?

Gentile Marion, mi chiedevo se lei avesse mai provato il surf... da quello che leggo e dal pressapochismo della sua descrizione ne dubito fortemente.. Ritengo quello che ha scritto alquuanto offensivo per tutta la comunità surfistica (italiano o inernazionale conta poco,in acqua siamo tuti uguali). Purtroppo sempre più spesso il surf sta prendendo una piega modaiola e molta gente, anche ignorante in materia ne parla in tv, sui giornali, nei blog.. Purtroppo queste persone dovrebbero prima documentarsi un pò prima di scrivere delle idiozie.. Mi spiego meglio.. Il surf è uno sport molto tecnico e molto difficile da praticare sopratutto se le condizioni del mare sono impegnative.. Ci vogliono tantissimi anni di esperienza per poter cavalcare un'onda e spesso i sacrifici per poter imparare sono davvero insopportabili e incomprensibili per chi guarda dalla spiaggia...
L'emozione che si riceve in cambio è fortissima e non sto parlando di adrenalina, ma di benessere interiore... io mi reputo una persona migliore ogni volta che esco dall'acqua.. Vien da se che spesso per provare emozioni di un certo tipo bisogna correre anche dei rischi( tenga conto che un metro cubo di acqua pesa una tonellata ) ma nessun surfista che conosco lo fa per il gusto di farsi male o procurarsi ferite...
Mi permetta ma quando dice che la sfida vera è procurarsi il maggior numero di ferite mi sembra che stia delirando... la vera sfida non è con l'oceano.. non si può sfidare( e questo un surfista lo impara subito) perchè vince sempre... ma con se stessi e i propri limiti..
Forse lei non ha notato la differenza tra i principianti che si fanno male e affrontano situazioni al di sopra delle proprie possibilità e surfer invece esperti che valutano ogni possibile rischio (correnti, rocce affioranti e nascoste, squali etc..) Solitamente un surfista non vine mai recuperato in mare salvo casi rarissimi, sono quelli che si improvvisano surfisti, magari per una settimana, ad essere recuperati.. e per quello che riguarda le ferite, personalmente non le considero un trofeo , ma un ricordo.. o meglio un monito.. mi dicono che non c'è gioia e soddisfazione senza sacrificio, e che a volte bisogna mettersi alla prova e sfidarsi per sentirsi vivi, ma mi ricordano anche quanto siamo mortali e quanto rispetto dobbiamo sia alla vita che al nostro corpo. Spero il mio commento venga pubblicato anche per far capire alle persone che il punto di vista non è solo quello di chi osserva distrattamente dalla spiaggia.. E se mi posso permettere le consiglio di approfondire la sua ricerca sul surf, scoprirà un mondo fantastico , lontano anni luce da quello che lei ha descritto...


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