November 2008 Archives

Cultura e posti di lavoro

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Riceviamo e pubblichiamo. Concediamo tuttavia il diritto di replica. Chi volesse pertanto rispondere o fare qualche rettifica, può lasciare un commento a questo post.

cultura e posti di lavoro

Pierluigi Pizzi, il regista degli allestimenti miliardari, auspica che 6000 persone perdano il lavoro. L'articolo apparso sulle pagine de "Il Resto del Carlino" il 17 novembre u.s. definisce "provocatoria" la soluzione auspicata dal regista stesso: licenziare 6000 dipendenti delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane per risolvere i problemi di scioperi, deficit di bilancio, tagli alla cultura etc. io invece credo che qualunque persona di buon senso la definirebbe "scandalosa" oppure "immorale".

E questo non soltanto perchè, specialmente in momenti di crisi economica, auspicare che 6000 famiglie rimangano per strada è oltremodo di cattivo gusto e fuori luogo, ma soprattutto perchè, nel caso specifico, a rendere scandalosa l'infelice uscita è il famoso "pulpito" da cui viene la predica.

Chiunque bazzichi anche solo marginalmente il mondo della lirica sa bene da sempre che Pizzi è famoso nel mondo come uno dei registi più dispendiosi, lussuosi, pretenziosi che esistano. Invece di permettersi di sentenziare su materie che ignora, come le mensilità di un lavoratore, perchè Pizzi non rende pubbliche le cifre dei costi dei suoi ultimi 10 anni di allestimenti, le cifre dei suoi cachet, le cifre degli onorari dei tre o quattro assistenti che i teatri pagano perchè lo aiutino a montare uno spettacolo, i costi dei materiali con cui sono costruiti i suoi grandi tendaggi di seta, i suoi costumi di vera pelle scamosciata, le sue carrozze piene di stucchi e lavorazioni dorate, i suoi veri merletti, le sue autentiche monete antiche, le migliaia di attrezzi scenici che ha fatto costruire e poi ha deciso di non usare, i suoi veri velluti; perchè Pizzi non scrive sui giornali quante produzioni allestisce in un anno nei teatri che ora vorrebbe far chiudere? Perchè non ci dice se all'estero è pagato come in Italia?

Io lavoro al Teatro Regio di Torino, il mio stipendio è intorno ai 1700-1800 euro al mese, lavoro tutti i giorni tranne il lunedì, lavoro di domenica, di sera, solitamente circa 5 ore al giorno, perchè per più di 5-6 ore non si può cantare, e quando si canta per 6 ore non si ha più voce per studiare altre cose, non c'è spazio per fare concerti fuori o doppi lavori, come invece si trova scritto sui giornali. Quando lavoro meno non sono io a deciderlo e non mi fa piacere. Perchè amo moltissimo il mio lavoro.

Prendo 14 mensilità, forse il primo violino o qualche dirigente del mio teatro prende 17 mensilità, ma io e la maggior parte dei miei colleghi no. Il regista Pizzi vorrebbe che il teatro risparmiasse licenziando tutti e poi riassumendo inevitabilmente tutti a contratto, ovviamente però i cachet milionari di cantanti, registi, direttori e le provvigioni milionarie delle agenzie dovrebbero rimanere invariate? E gli ingaggi di quei sovrintendenti che chiudono ogni anno con un deficit peggiore e poi passano ad un altro teatro?

Questo è ciò che temono: temono che la crisi finanziaria e i tagli si abbattano sui loro budget, temono che, come 3 anni fa, i teatri si mettano d'accordo per calmierare i cachet, per tagliarli del 10%, temono di perdere i giochi di potere, gli incarichi prestigiosi, talvolta in conflitto d'interessi (come essere direttore artistico da qualche parte e far rappresentare le proprie opere o allestire le proprie regie).
E' molto più comodo attaccare le masse, come ha fatto recentemente in Radio anche il soprano M. Devia, sparare nel mucchio, dire qualche mezza verità un po' aggiustata, ed evitare di essere messi in discussione.

Io non so esattamente cosa stia agitando i colleghi della Scala, ma so di certo che se non lo so bene io, ne sa ancora meno Pizzi, e so che non accetto di prendere lezione di morale da registi milionari, ultrapagati sovrintendenti deficitari, presidenti di teatri che hanno iniziato la carriera difendendo i lavoratori e ora parlano contro la stabilità del lavoro e cantanti solisti che prendono 35.000 euro per un recital e magari hanno anche la residenza a Montecarlo.

Eppure per far fronte alla crisi economica non si sceglie di fare allestimenti meno costosi, abbassare i cachet, coprodurre per abbattere i costi, sfruttare appieno le possibilità contrattuali per produrre al massimo, fare più opere di repertorio, sfruttare i giovani e meno costosi talenti, si sceglie invece di tagliare risorse indiscriminatamente a tutti, e di dare addosso ai dipendenti per poter abbassare i loro stipendi o eliminarli con l'approvazione dell'opinione pubblica. Io posso dimostrare quanto guadagno e quanto lavoro, posso dimostrare che in ogni articolo sui dipendenti delle Fondazioni Lirico -Sinfoniche si scrivono delle falsità, però nessun giornale mi permetterà mai di publicare questa verità.

Registi, soprani, sovrintendenti, direttori artistici, sindaci, tutti si affannano a far pubblicare dati parziali o falsati, lordi al posto di netti, opinioni di chi non ne sa nulla e di chi ha interesse a mostrare verità parziali.

E io rischio il lavoro, tutti loro no.
Caterina Borruso

Australia, gara di ferite sul surf

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bondi_beach.jpg

Sidney, la città dei sogni. La meta più lontana e desiderata da noi italiani. Una città grandissima, ricca di edifici, animali, spiagge, usi e costumi. Ma credo che nessuno, immaginando l'Australia, abbia mai pensato a tradizioni crude e violente.

Passeggiando lungo le bianchissime rive di Bondi Beach, con l'acqua dell'oceano che solletica i piedi ogni volta che raggiunge la battigia, si prova una forte sensazione di freddo, ma il sole riesce a far sopportare i brividi che corrono lungo il nostro corpo. Sulla sabbia si intravedono solo le nostre impronte e quelle delle zampette dei gabbiani. Si respira il profumo di salsedine, insieme ad una piacevole sensazione di calma e tranquillità, nella quale cerchiamo di ritagliarci uno spazio per noi stessi, di riflessione, di pensiero, di meditazione. Ci sembra di essere dall'altra parte del mondo ed in effetti, lo siamo.

Capita spesso, però, che questa pace sia improvvisamente interrotta dalle grida dei surfisti. Scendono in spiaggia di corsa: uno di fianco all'altro si dirigono verso il mare, come fossero uno sciame d'api impazzite, dirette sul miele. Senza esitare si tuffano in mare ed immediatamente iniziano ad affrontare le onde. Sembra non abbiamo paura di niente e che il loro scopo sia quello di rimanere il più possibile in equilibrio.
E' impossibile non osservarli, non rimanere incantati da tanta bravura, precisione e coordinazione. Si viene assaliti da un senso di timore, perchè i ragazzi che surfano sono tantissimi e l'oceano non appare abbastanza grande per tutti. Quando tardano a riemergere dall'acqua, si rimane con il fiato sospeso e si attende con ansia il momento in cui torneranno a riva.

Nel frattempo, la spiaggia si riempie di persone che indossano la stessa divisa. Sono i guardaspiaggia, i famosi "baywatchers" che salvano i bagnanti nei telefilm. Il pensiero va ai giovani surfisti: probabilmente qualcuno si è fatto male ed è stato richiesto un tempestivo intervento dei medici. Purtroppo, la realtà è ben diversa.

L'unico desiderio di quei ragazzi è farsi male. Esatto. Risulta impossibile, assurdo, illogico, ma è così. La loro non è una sfida con l'oceano o con gli altri che praticano lo stesso sport; loro vogliono vincere avendo il maggior numero di ferite sul corpo. Cercano di prendere le onde migliori per farsi sbattere contro gli scogli. E continuano, non si arrendono finché non si sentono sfiniti e tornano a riva.

Qui, velocemnete si tolgono la muta e mostrano con orgoglio i tagli che invadono le braccia, le gambe, la schiena. Se sanguinano sono ancora più felici.
Mentre vengono medicati, tengono i pugni stretti e soffocano i lamenti. Qualcuno deve addirittura essere recuperato in mare, perché non è più in grado di rientrare con le sue sole forze. L'impressione è che più questi ragazzi sono mal ridotti, più in alto è il posto che gli attende sul podio.

Giocare, ridere, sfidarsi sono emozioni che non possono mancare mai nella via di ognuno, soprattutto se si gode di questi istanti all'aria aperta e in un meraviglioso paesaggio naturale. I libri, i documentari, i film, identificano Bondi Beach come il paradiso dei surfisti, eppure, davanti agli occhi di chi si trova in quel luogo, la magia scompare e lascia posto solo a tanto, troppo esibizionismo.

Rihanna per Gucci e Unicef

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Rihanna per Gucci e Unicef Shopping e beneficenza viaggiano ormai a braccetto.
Ultimamente sempre più stilisti, per sensibilizzare il pubblico ad attività filantropiche, propogono collezioni speciali il cui ricavato sarà devoluto, in parte, a queste associazioni umanitarie che aiutano le persone più in difficioltà, realizzando progetti di prevenzione ed educazione anche per i più piccoli.

Gucci si dedica alla beneficenza anche quest'anno, nel periodo prenatalizio. La famosa casa di moda è partner di Unicef dal 2004 e per il quarto anno di fila è stata creata una collezione in edizione limitata, disegnata dal direttore creativo Frida Giannini.

La collezione "Tattoo Heart Collection", caratterizzata da una borsa di cuoio bianco con un cuore rosso disegnato come un tattoo, simbolo iconico di Gucci, vede come sua testimonial la cantante pop Rihanna.
La borsa potrà essere portata a mano o anche a tracolla, come è possibile vedere nella pubblicità con Rihanna realizzata dai fotografi Inez van Lamsweerde and Vinoodh Matadin.
In realtà, la collaborazione fra Rihanna e Gucci è stata inaugurata all'inizio dell'anno, il 6 gennaio, in occasione del galà di beneficenza organizzato nella sede dell'Onu a New York, da Gucci, per raccogliere fondi per la tutela dei bambini in Africa.

Mercoledì 19 novembre, Frida Giannini e Rihanna hanno celebrato a New York il lancio mondiale della Campagna Gucci 2008 a sostegno dell'Unicef. Frida Giannini e Rihanna si sono unite a Caryl Stern, presidente e amministratore delegato dell'U.S. Fund for Unicef, per la cerimonia di accensione dello storico Fiocco di Neve Unicef sulla Fifth Avenue, dove in seguito si è svolto un cocktail party privato per tutte le celebrity come Madonna, Adrian Grenier (Il Diavolo veste Prada) e Blake Lively (protagonista del teen-drama Gossip Girl).

Durante la serata gli ospiti hanno potuto assitere all'anteprima dell'e-film che mostrerà la collaborazione tra Gucci e Unicef. Il video sarà disponibile su internet dal 9 dicembre sui siti www.rihannanow.com e www.gucci.com

Sarà possibile comprare le borse in 200 negozi Gucci situati in 20 paesi in tutto il mondo sino al 31 Gennaio 2009. Il 25% degli incassi sarà devoluto all'Unicef per aiutare le popolazioni sud-africane del Malawi e del Mozambico affette da HIV e per gli orfani.

E' una buona occasione per tutte le fashion victim di fare dell'ottimo shopping e contribuire anche ad una giusta causa salvando la vita di molte persone!
Staffette. Dal mangiadischi al CD. Politica, fede, storia, idealità: un confronto tra generazioni
Scheda del libro
  Editore   Stampa autonoma
  Autore   Marco Zacchera a colloquio   con Simona Rossotti
  Pagine   203
  Formato   14 x 21
  Prezzo   € 13,00
  Valutazione   stars5.gif
  Sito web   www.marcozacchera.it


Contenuto del libro


Staffette. "Dal mangiadischi al CD"
Politica, fede, storia, idealità: un confronto tra generazioni


Il libro rappresenta l'ideale passaggio di consegna tra generazioni, dove Marco Zacchera racconta ad una giovane giornalista le esperienze politiche, negli anni Settanta, di un giovane attivista del MSI, che dal 1994 è approdato in Parlamento. Un rapporto stretto ma sereno con chi aveva vissuto la dittatura e la guerra civile tra Valdossola e Verbano, vivendo poi in una stagione politica di aspri contrasti.

Ma il discorso presto si allarga all'intera generazione dei cinquantenni di oggi, che sono cresciuti in un'Italia molto diversa da quella attuale, vivendo la contestazione del Sessantotto, gli anni di piombo, l'agonia del comunismo, la "Seconda Repubblica" e poi l'avvento di Prodi e Berlusconi.

Nuove realtà e risposte chiare a domande coinvolgenti sul futuro della Destra, sulla crisi dei Valori e della Fede, sulle nuove povertà, sull'immigrazione e sui rapporti con l'Islam, sull'Europa e sui problemi che si affacciano ai giovani di oggi. Una testimonianza singolare con un richiamo forte alla "storia minima" fatta non del ricordo di grandi battaglie, ma con la riscoperta di come viveva la gente quando nessuno pensava a Internet o al computer.

Le sfide del futuro, gli equilibri mondiali, le necessità di riscoprire basi autentiche per invitare e sfidare i giovani a costruire la propria vita senza paura. C'è in Marco Zacchera una fede limpida, una grande speranza, pur sapendo che sta già avvicinandosi il momento di passare la staffetta a chi guiderà il mondo di domani.


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L'amore mi perseguita
Scheda del libro
  Editore   Newton Compton
  Autrice   Federica Bosco
  Pagine   287
  Formato   14 x 21
  Prezzo   € 9,90
  Valutazione   stars4.gif
  Sito web   www.federicabosco.com


Contenuto del libro


L'amore mi perseguita

Monica torna a New York per la seconda volta, per ricominciare tutto da capo. Reduce da una convivenza tragicomica con quello che credeva essere l'uomo della sua vita (Edgar) e dopo essersi fatta spezzare ancora il cuore dall'altro uomo della sua vita (David), certa di non poter statisticamente incappare in soggetti più instabili di così, decide di puntare le ultime energie sulla carriera e accetta un incuneo temporaneo come cronista per "Vanity Fair". Più scettica e disillusa che mai nei confronti dell'altro sesso, Monica non immagina quali altri scherzi il destino abbia in serbo per lei... Determinata a fare tutto da sola, anche se il suo passato torna a bussare puntuale come sempre, si troverà ad affrontare le situazioni più catastrofiche con la consueta dose di autoironia e leggerezza finché qualcuno arriverà a sconvolgere completamente i suoi piani.
Riuscirà, dopo tante delusioni, a ritrovare la fiducia nel grande amore? E in fondo, esiste davvero il grande amore o è solo una trovata pubblicitaria?


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Tutti pazzi per Facebook

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Facebook nasce nel 2004 presso l'Università di Harvard con lo scopo principale di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo. Oggi Facebook è diventata una rete che abbraccia trasversalmente tutti gli internauti, e dopo myspace, badoo, ed altri social network di cui pullula il web, rappresenta la nuova moda del momento dei fanatici di Internet.

Soprattutto in Italia negli ultimi mesi c'è stato un vero e proprio boom, posizionando il nostro Paese in cima alla lista dei paesi con un maggiore incremento di utenti.

E già sono partite le leggende metropolitane che raccontano di tutto e di più... qualche mese fa addirittura si era sparsa la voce che la CIA reclutasse personale proprio su Facebook. Già sono nate le prime coppie di fidanzatini che si son conosciuti proprio sul web grazie a Facebook. E non potevano mancare le truffe on line! Dopo le aziende postali e le banche anche qui sta imperando il phishing che consente agli hacker, abbastanza facilmente, di acquisire nomi e password per scopi diversi.

Insomma a quanto pare ci siamo adeguati un po' tutti al nuovo social network, importandovi i nostri "affari" leciti ed illeciti. Sarà una semplice moda del nuovo millennio o è un chiaro allarme lanciato dai giovani che sentono la forte necessità di essere parte integrante di una comunità?

Siamo forse insoddisfatti della vita reale e facciamo di tutto per crearci una sorta di dimensione parallela nel mondo virtuale? Ormai ogni cosa è delegata al web: acquisti, ricerche, incontri, business...

E ho notato che in quasi tutti questi social network l'obiettivo è quello di creare una sorta di comunità fatta di persone che condividono interessi comuni di ogni genere. Non sarà che dopo tanta globalizzazione, sentiamo un po' tutti l'esigenza di essere un po' meno abitanti nel mondo e un po' di più membri di un piccolo gruppo di élite?

Tu cosa ne pensi?

La lotta per i diritti ad essere mamma

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Almeno una volta al mese qualche gentilissimo ed attento giornalista ci ricorda e rimprovera di procreare poco o niente. Bellissimo, ad esempio, "Studio Aperto" che abilmente amalgama dati statistici sul calo di nascite in Italia ad immagini di neonati in culla con tanto di soundtrack strappa lacrime, ed alla fine ci ricorda che per fortuna le future generazioni avranno motivo di esistere grazie alle famiglie di immigrati che, a differenza nostra, sono ancora prolifiche.
Probabilmente vivo in un mondo parallelo, ma nei parchi, per strada, davanti alle scuole la tendenza degli ultimi anni è quella dei due figli ravvicinati.

In questi giorni di pioggia, un vero e proprio traffico cittadino dove bisogna districarsi tra passeggini ed ombrelli. Io poi ho voluto esagerare e mi sono data alla tripletta... ma non sono sola, certo siamo in minoranza, ma non più aliene. Il desiderio è stato sempre quello di avere dei figli vicini di età in maniera che crescessero in simultanea e condividessero, almeno durante l'infanzia, giochi e fantasie.

Avere dei bambini è bellissimo, cresci con loro, ti arricchiscono in una maniera indefinibile e penso che ogni donna abbia provato quella che è la forma d'amore perfetta, assoluta, solo dopo essere diventata mamma.

Purtroppo, essere mamma oggi per molte diventa pura utopia, anch'io ho avuto momenti di sconforto perché siamo in uno Stato dove ci viene recriminato di non fare figli ma che nell'ambito del sociale e dello sviluppo della famiglia è completamente assente.
Io e la mia famiglia abbiamo vissuto all'estero per un anno (in Slovacchia * ). Scuole ed asili sono aperti 350 giorni all'anno con apertura dalle 06:00 alle 18:30. Ovviamente il bambino ha un orario di frequenza inferiore, ma si da la possibilità alle mamme di lavorare, e anche il bonus di non essere necessariamente vincolate ad un part-time piuttosto che ad un lavoro sito nelle immediate vicinanze del plesso scolastico. Nidi e scuole materne si trovano nella stessa struttura, un'ulteriore agevolazione che consente di non stressarsi nel traffico o fare corse mortali perché spesso e volentieri gli orari di ingresso degli stessi coincidono ed anche il turno di lavoro, quindi ci vogliono superpoteri o il dono dell'ubiquità.

Per chi invece ha la propensione e il desiderio di dedicarsi solo ai propri figli? Libera di farlo ed, anzi, incentivata fino al raggiungimento della maggiore età, ci sono gli assegni di mantenimento al minore. Per farvi un esempio, con tre figli percepirei dallo Stato una somma pari ad uno stipendio medio. Inoltre, assistenza dentistica, massaggi, oculista ed occhiali completamente gratuiti.

I miei bambini hanno frequentato la scuola materna e qui mensilmente avevano le varie visite specialistiche. Ogni settimana due ore erano dedicate alla piscina dove seguivano il corso di nuoto, tutto gratis. Laboratori, gite in montagna, lunghe camminate, cinema, circo e teatro.
Per le mamme che non lavorano esistono dei family point, luoghi autogestiti in spazi comunali dove ci si incontra per due chiacchere, un caffè, un pezzo di torta fatta in casa. Un posto dove andare coi propri piccoli, dove loro hanno spazi chiusi dove giocare e scatenarsi insieme ad altri bambini, dove socializzano grandi e piccini, dove le donne non si sentono sole e non devono rinunciare al desiderio di sentirsi ancora parte di questa società, di esistere. Nei family point uno spazio è riservato al salone di bellezza/parrucchiere. Con l'affitto corrisposto al comune si ammortizzano le spese del consumo energetico per luce e riscaldamento e si ha la possibilità di farsi e sentirsi belle. Poi si organizzano serate, uscite, spesa tour...

La differenza abissale con la nostra realtà è evidente. Io sono convinta che se anche in Italia si desse il giusto e legittimo spazio, valore e aiuto, forse quei trenta secondi che i tg dedicano ad inutili statistiche avrebbero vita breve. Noi donne ancora speriamo nel mondo femminile politico e ci affidiamo al loro istinto materno. Ho seri dubbi, ma vedremo. Dateci la possibilità di non sbiadire, di essere felici: mamme, donne, mogli.

* Slovacchia: ex Cecoslovacchia, dove per anni hanno subito la repressione del regime socialista sovietico e che noi consideriamo ancora un paese retrogrado. Gli assegni di mantenimento del minore vengono emessi ulteriormente se il figlio studia ancora. Quindi fino al conseguimento della laurea.

Curiosità: istituti scolastici suddivisi per specializzazione sportiva, artistica, letteraria... per bambini particolarmente dotati, standard. Investire nella famiglia significa maggiore potere di acquisto, maggiori entrate, contributi allo Stato. Accompagnare e sovvenzionare la sanità con cure immediate nel periodo infantile ed adolescenziale abbassa notevolmente esborsi per la sanità in età adulta.

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Tom Ford: dall'Olimpo dell'alta moda al set di Hollywood

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tom_ford.jpg Americano, città natale Austin, in Texas, sulla quarantina. Segni distintivi: bello, ambizioso, creativo e geniale.

Ex direttore artistico della maison Vuitton, celebre per aver rilanciato il marchio dalle due G nel mondo insieme a Domenico De Sole, Tom Ford è sicuramente un uomo fuori dal comune, che ama stare sotto la luce dei riflettori. Dopo il divorzio con il Gruppo Gucci nel 2004, lo stilista ha creato la società "Tom Ford", inizialmente specializzata su profumi, cosmetica e accessori.

La scorsa estate ha lanciato a New York la sua prima linea completa dedicata a "all what a man wants", nel tentativo di riacquistare il suo posto nell'Olimpo della Moda, questa volta, però, con un marchio che porta il suo nome.

Il 23 luglio ha iniziato la conquista dell'Europa, inaugurando a Milano il suo primo concept store monomarca. Nella sua boutique di 5 piani di Via Verri 3, il lusso regna sovrano sia negli arredi che nell'offerta. L'atmosfera elegante ed esclusiva da club privée che si respira tra specchi, tavolini in marmo, divani in pelle, design e tonalità di colore personalizzate, piano per piano lascia chiaramente intuire il target di clientela al quale si rivolge. Il suo spazio offre un luogo ideale per rilassarsi, prendersi cura di sé, sorseggiando champagne, tra un acquisto e l'altro. Vi si trova tutto ciò di più esclusivo che un uomo possa desiderare, in termini di accessori, vestiario e complementi di abbigliamento: dalle ciabatte, al pigiama, ai gemelli con diamanti, ai cappelli, alle scarpe, alle t-shirt, agli abiti e così via.

Fa sorridere il fatto che abbia scelto come data per l'opening proprio lo stesso giorno della festa di Gucci, ma chi lo conosce non si stupisce. Tom vuole essere sempre al centro dell'attenzione. Come ha già dimostrato in svariate occasioni non teme le sfide e ama stupire e osare. Sconvolge per esempio la provocatoria pubblicità del suo ultimo profumo Tom Ford for Men, creato in esclusiva per il mercato italiano, con scatti di nudo, quasi al limite del porno chick.

In linea con la sua naturale predisposizione per i colpi di scena, le sorprese però non finiscono qui. E' recente, infatti, la notizia che lo stilista statunitense girerà il suo primo film, dal titolo a "A single man", tratto da un romanzo di Christopher Isherwood. Le riprese sono iniziate lunedì 3 novembre a Los Angeles. La pellicola è ambientata nel 1962 e racconta la storia di un professore omosessuale britannico di college, interpretato da Colin Firth, che tenta di cavarsela dopo essere stato lasciato dal partner di 16 anni portando avanti una vita ordinaria da single.

Ford, di recentemente classificato 12esimo nella lista dei 49 uomini che hanno più influenza sul pubblico maschile in fatto di comportamento e shopping, ha adattato la sceneggiatura per il progetto indipendente finanziato da David Scearce ed è tra i produttori.

Strepitosa operazione di marketing o desiderio di raggiungere nuovi orizzonti? Chi può dirlo. L'unica certezza, per il momento, è che sicuramente farà tutto il possibile per lasciare il suo segno anche nel magico mondo di Hollywood, cercando di trasformare il suo sogno in realtà.

Roberto Saviano: una vita blindata

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roberto-saviano.jpg

"Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità".

(Roberto Saviano, Gomorra)

Il giornalista e scrittore Roberto Saviano nasce a Napoli il 22 settembre 1979 e dal 2006, in seguito al suo libro-inchiesta Gomorra, è sottoposto a continue minacce ed intimidazioni. Per questo, dal 13 ottobre dello stesso anno, lo scrittore napoletano vive la sua vita continuamente sotto scorta, cambiando spesso rifugio.

Per parecchie persone Roberto Saviano è considerato un "eroe nazionale", mentre per altri è uno scrittore troppo scomodo perchè, attraverso il suo libro rivelazione, con le sue posizioni coraggiose, denuncia la vita e le attività illecite della camorra in una regione come la Campania che quasi ogni giorno continua a contare morti su morti.

Ma il grande successo riscosso da questo libro, non fa i conti con quelle stesse persone che lui stesso nomina, un oltraggio troppo pesante, un uomo scomodo, tanto da decidere di preparare per lui entro la fine del 2008 un attentato spettacolare sull'autostrada Roma-Napoli; e da lì la decisione dello scrittore di abbandonare a tempo indeterminato l'Italia.

Così la clamorosa confidenza di un ex affiliato al clan del Casalesi rompe quel silenzio attorno a Saviano dichiarando: "Morirà entro Natale".

Per Saviano, braccato dalla camorra, protagonista per molti e coraggioso per altri, il 20 ottobre 2008, sei premi Nobel Internazionali come Dario Fo, Mikhail Gorbaciov, Gunter Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk e Desmond Tutu, si mobilitano chiedendo allo Stato italiano di proteggerlo e sconfiggere la camorra.
L'appello è stato anche firmato da autorevoli scrittori come Jonathan Franze, Hans Magnus Enzensberger, Taslima Nasreen, Caro Llewelyn ed altri ancora.

Dopo queste iniziative, molte radio hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti sul tema e numerose città italiane hanno offerto la cittadinanza onoraria allo scrittore. Numerose sono state anche le scuole che hanno aderito all'appello.

Gomorra: un libro che ha acceso i riflettori sulla camorra, ma soprattutto su uno scrittore sconosciuto.

Lascia anche tu un messaggio per Roberto Saviano

Colpevoli d'innocenza

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Bullismo, razzismo, discriminazioni... quando si metterà fine a tutti quei pregiudizi che nascono dalle teste dei meno intelligenti?

Esistono i bianchi, i neri, i gialli, i rossi... ma ne siamo sicuri? Al di là di quell'aspetto cromatico (a volte pure divertente) da cosa si distingue, ad esempio, un senegalese da un giapponese? E un italiano da un tunisino?? In attesa di un'esauriente risposta, è da sottolineare che partendo dal principale fautore di discriminazione razzista, cioè partendo dal signor Hitler, si potrebbero elencare via via esempi di razzismo, dal più innocuo (per così dire) al più rilevante, che si potrebbero scrivere non uno, ma ben dieci libri!

La razza sempre più vittima di discriminazioni pare sia quella degli uomini di colore (di colore scuro, si intende). Ma perché? Da dove nasce tutto ciò? Si potrebbe tentare di dare una spiegazione di tipo storico-culturale: i cosiddetti neri, infatti, risentono oggi il peso di ciò che furono i loro antenati, ovvero schiavi. Questo, infatti, inconsciamente, pare influenzi il giudizio di noi pelli lunari (non il giudizio di tutti per fortuna).

Inutile ricordare il successo di due uomini abbronzati (aggettivo simpaticamente utilizzato dal nostro Premier Silvio Berlusconi); Nelson Mandela ieri, e Barak Obama oggi.

Esistono i belli, i brutti... ma ne siamo sicuri? "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace"; o ancora, "la bellezza sta negli occhi di chi guarda". Mai proverbi furono più adatti nel tentare di sciogliere quel nodo-enigma chiamato Bellezza, che ha fatto uscir fuori di testa filosofi, pensatori, scrittori, scienziati.

La discriminazione, infatti, può anche superare, come in questo caso, i confini geografici, andando a colpire quei soggetti che, a parer di non si sa chi, vengono considerati "brutti".

Ma cosa significa essere brutto? Lo Zingarelli Minore a pagina 170 riporta "brutto: colui che per aspetto esteriore suscita impressioni sgradevoli" ; ma chi è che, realmente, suscita impressioni sgradevoli??? Ed anche qui in attesa di un'esauriente risposta completo con...

Esistono i cretini, e i non cretini... ma ne siamo sicuri? Sì, questa volta sì.

Voi cosa ne pensate? Dite anche la vostra...

Rave Party: morire per uno sballo

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I RAVE PARTY vengono considerati come delle manifestazioni musicali, organizzati in tutto il mondo, il più delle volte anche illegalmente.

Questi raduni vengono svolti all'interno di aree industriali abbandonate o anche in spazi aperti e possono durare una notte o alcuni giorni, in quest'ultimo caso vengono definiti TEKNIVAL e si distinguono per la presenza di più sound system, con diffusori sonori installati su dei camion.

Il termine "rave" significa "delirio" ed è la voglia di tante persone di liberarsi dalle regole, dalle consuetudini e dalle convenzioni socialmente imposte per potersi esprimere attraverso il ballo, consumo di droghe e alcol.

Perchè le generazioni di oggi riescono solo ad esprimersi attraverso queste dimostrazioni?

Gli "adulti", sono davvero così incapaci di capirli e aiutarli?

Parlano la stessa lingua ma in maniera differente e perchè non si interviene durante questi raduni, soprattutto quando sono illegali?

Per avere un morto in più sulla coscienza di chi poteva fare qualcosa ed invece non l'ha fatto... perchè "alcuni" giovani riescono solo a farsi capire e conoscere attraverso lo sballo, sotto l'effetto di droghe pesanti che li portano lontano dalla realtà per poi morire sotto gli occhi impietriti degli amici e nella più totale indifferenza degli altri?

Così un'altra notte è passata, il delirio arriva al culmine, senza neanche rendersene conto di quanti danni abbia provocato. Morire per un divertimento, per la libertà di esprimere le proprie emozioni e il modo di essere in maniera sbagliata, assurda, per provare quella "pastiglia" e far vedere che si è come loro.

Non è questo il modo per divertirsi, per allietare i problemi, anzi, una volta ritornati nella realtà che ci circonda, sarà ancora più difficile ricominciare, perchè il ricordo di quella notte così vertiginosa, ritornerà sempre nei pensieri e la voglia di provare di nuovo quelle "strane emozioni" non terminerà mai...

Tu cosa ne pensi? Prova ad esprimere una tua opinione a tal proposito.

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