Seconda regola: essere cordiali con gli amici

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Nelle abitudini maschili, oltre all'inossidabile passione per il calcio (e la fottuttissima squadra del cuore), c'è l'arcaico rito del vivere (dalla mattina fino alla sera) con gli amici, a condividere tutto (mutande, tende da campeggio, filtri per le canne, ecc.), perché i ragazzi sono profondamente legati al senso della vera amicizia.

Per questo motivo, dopo poco tempo (ancora non ben definibile a causa delle insicurezze maschili), prima di confidarti che da piccolo faceva la pipì a letto, o prima di dirti di che segno è, ecco presentarvi la schiera di cavalieri fidati e cortigiani al seguito che fanno parte della sua vita.
Inizialmente, vi sembrerà un gesto carino, un modo affettuoso per coinvolgervi in toto e rendervi partecipe della sua vita, attraverso la conoscenza delle persone più care, dopo la mamma, il nipotino e la nonna. Sarà come entrare profondamente in lui, conoscere minuziosamente ogni dettaglio della sua vita (anche facendo finta di ridere alle ridicoli battute dell'amico burlone).

Penserete di vivere in piena armonia con lui e con gli altri, di immergervi nell'atmosfera festosa di una comitiva, che vi sorride, vi chiede come state, che vi invita alle cene o alla Pasquetta per dimostrarvi quanto sia importante la vostra presenza. L'unico ostacolo da superare è quello, nella maggior parte dei casi, di comprendere e rispettare il mondo maschile (di cui è fatto l'80% della sua comitiva), cercando di intraprendere una "doppia vita", ovvero diventare una sorta di transessuale per amore (imparare modi rozzi elefanteschi dei ragazzi pur avendo un corpo ed un'anima femminili).

Il vostro affanno, da quel momento in poi, sarà innanzi tutto di comportarvi sempre bene e con rispetto in tutte le occasioni in cui intervengono anche gli amici (partite comprese, oppure nelle rimpatriate di classe).
Sarà vostra premura organizzare la festa del vostro compleanno, invitando anche il resto della troupe, anziché sperare di riceverne una a sorpresa dal vostro ragazzo, così da non privarlo della insostituibile presenza degli amici.
Dovrete faticare e sforzarvi di attendere pazientemente, prima di uscire per una passeggiata, il rituale della preparazione delle canne (cercando anche di partecipare attivamente alla cerimonia, reperendo i mezzi necessari come il cartoncino per il filtro, la cartina per fare la sigaretta, ecc), per permettere al vostro ragazzo di rilassarsi, di ascoltare le ultime conquiste dell'amico playboy, e di non perdere l'ultimo commento del programma sportivo.

Ricordo che fu il mio piccolo amore del liceo, tanto agognato, tanto sofferto, quello che mi fece battere forte il cuore. Era sempre emozionante quel minuscolo proibito momento di tempo che riuscivo a rubare ai compiti e all'orario di rientro a casa.
Fin qui tutto normale e piacevole: stare con lui e con gli amici mi permetteva di star più tempo fuori, scappare al mare con la bella stagione, trascorrere un tempo particolare (Minotauro, cioè metà con me, metà con gli amici).

Dopo il liceo, con alti e bassi, questa nostra piccola odissea sembrava tener sempre saldo il nostro amore, ma si sa, cambiano le mode, tempi ed età, e il tutto per me cominciava a complicarsi. Per il fatto stesso che cominciavo a vivere pienamente in lui, in maniera quasi camaleontica (stile zerbino, lo ammetto), "sposando" un po' di tutto, a dispetto del mio modo di pensare, di fare e di rapportarmi agli altri.
Innanzi tutto, categorica era la rimpatriata ad ogni festa, ogni santa festa, con tutti i suoi amici, come categorica (e snervante) era la sosta (stile via crucis) durante le nostre passeggiate rigorosamente serali (perché la mattina si dorme) con i vecchi amici d'infanzia. Insomma, un vero e proprio stillicidio che riuscivo ben bene a camuffare in sorrisi e cordialità, mentre dentro tuonavano imprecazioni da osteria.

Così ho continuato a credere che quegli amici fossero i miei, che gli odori, quei rumori, la musica, i concerti (i libri, gli scrittori, ecc), appartenessero ai miei gusti, anziché capire in quale oscuro stato di iponosi, ero caduta, mero stato oltre il quale tutta la mia vita (compresa la passione per le borse, la mia tesi di laurea e l'Inter) andavano a farsi fottere.

In uno dei tanti episodi (in stile sit-com americane dove uno dei due è vittima dell'altro), trovandomi in una delle simpatiche cene alle quali ero "costretta" a partecipare con lui, mi si era seduta accanto la sua migliore amica (anzi, una delle tante, perché dichiaratosi abbastanza socievole e bisognoso delle traduzioni di latino). Questa tizia era la personificazione dell'invidia (che si sa è come il nero, non passa mai di moda).
Potete immaginare con quanto serenità ho mangiato, conversato con gli altri e ingurgitato il tutto, avendo una specie di tarlo in costante rosicchiamento del cervello (e del resto), mentre metteva su caratteristico teatrino per ridicolizzarmi davanti a tutti.

Questa spiacevole cosa capitò un sacco di volte, nelle quali non avendo l'appoggio del mio amatissimo ragazzo (che mi consigliava di ignorarla e basta, perché lui non poteva litigarci per l'amicizia che li univa da anni), mi rifugiavo in bagno, simulando una colica improvvisa, o (quando mi era lecito) mi attaccavo alla bottiglia di rosso con uno dei pochi amici che riusciva a capirmi (e che spesso diventava il mio confidente), per riderci su e star lontano della iena ridens.

Povera me (se ci penso ora sorrido), ridotta ad ubriacarmi per evitare una stronza difesa dal mio ragazzo e perenne incubo di quelle famose (fortunatamente lontane) rimpatriate. L'amore, si sa, acceca (diciamo pure che camminavo col bastone ed il cane guida), ma l'amicizia rimane indispensabile mezzo per la sopravvivenza della specie umana maschile!

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L'amicizia è sacra, l'amore lo è di più...però gli amori passano mentre gli amici veri resteranno per sempre. Solo chi non ha amici non può capire.


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