Prima regola: l'essenza della frequentazione

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Nel nuovo gergo giovanile esistono vocaboli rocamboleschi che danno un'immediata concretezza della cosa che si vuole esprimere.

Mi spiego meglio. Oggi sono banditi dal vocabolario termini come "fidanzato", "fidanzarsi", "anello", "fiori" e quanto possa evocare antichi (ormai superati) rituali del defunto Romanticismo (e quanto di stupendo la letteratura di quell'epoca potesse esprimere).
Per questo motivo, una delle prime cose che un ragazzo cerca di dirti (perché in molti faticano ad esprimersi in un corretto linguaggio parlato e scritto), è che non vuole avere legami, anzi che non vi è proprio predisposto, ma che la conoscenza fatta con voi può comunque iniziare con una frequentazione.

La frequentazione implica un concetto ben preciso da parte del ragazzo: trascorrere un po' di tempo insieme (ovvero, ciò che rimane quando non c'è la partita, quando non esce con gli amici e quando la mamma non ha preparato la lasagna), appurare se dopo la prima sera riesce a rimediare più di un bacio (per la maggior parte, l'auto può diventare il magnifico scenario di sveltine), cercare di mantenere un dignitoso self-control davanti alla gente (ovvero, non darsi la mano in pubblico, e non lasciarsi andare ad effusioni sdolcinate, altrimenti diventa un vero e proprio fidanzamento).
Una volta chiarita la sua vile ma coerente posizione di stronzo patentato, nella speranza che la cosa diventi più solida in futuro, proseguite con mille dubbi questa pseudo-relazione, illudendovi che finalmente il periodo di solitudine sta per volgere al termine. Siete completamente ignare di tutto quello che vi aspetterà, col trascorre dei giorni, quando nelle prime settimane si arriva ad un livello massimo di 4 o 5 chiamate al giorno, con caffettino, aperitivo e cena insieme (se è di braccine corte, solo un drink al pub), e vi sentirete come principesse salvate dal principe azzurro che vi porta via dal castello infernale.
Non capirete perché dopo la chiamata per la buonanotte, il messaggio della buonanotte e lo squillo prima di andare a dormire, vi sta frequentando a singhiozzi, una sera sì ed una no, mentre i week-end d'estate preferisce raggiungere a mille km gli amici in campeggio, perché (dice) il luogo in cui vi trovate è pieno di curve ed è lontano.

E' proprio quello che più o meno mi è successo un tre anni fa in una splendida serata di primavera, quando ho conosciuto il mio Mr Non Mi Fidanzo (di anni 32 ed affetto da sindrome Peter Pan cronica, con forti momenti di psicosi e di fobia maniacale da fanatismo narcisista cronico).
Inizialmente, ho avuto come una sensazione negativa, di quella per la quale proprio non riesci a fidarti (avrei fatto bene a seguirla per tutto il periodo), mentre lui continuava a stordirmi con parole sussurrate l'immensa gioia (quasi un miracolo) per avermi incontrata.
Nonostante ci misi un po' a dargli il numero (circa un paio di minuti), mi cominciava a piacere e divertire per gli atteggiamenti che assumeva (sarà stato anche l'alcool) e di quanto buffo mi sembrasse pur di attirare la mia attenzione. Un vero e proprio cucciolo, pensai, di quelli che ti si affezionano subito, che ti capiscono al volo, che sanno riconoscere una ragazza seria da una un po' meno seria. E mentre nella testa mi frullavano impazziti mille pensieri sul Mr Non Mi Fidanzo e mi sentissi lusingata dai suoi complimenti, cercai di mantenere il controllo e di ritornare a casa presto.
Ma questa fermezza nel tirarmela (che sta nel privare il ragazzo delle sue voglie matte, nel soddisfacimento dei suoi capricci), non durò che pochi giorni, durante i quali ero praticamente sommersa di chiamate e messaggi (soprattutto notturni), dopo i quali diventava più dolce dormire e sognare.
Nel giro di una settimana, c'eravamo visti praticamente sempre: mi costringeva a far colazione insieme, mi chiedeva il bacino prima di andare a lavorare, ed ogni sera a cena anche insieme agli amici (rigorosamente conosciuti nel dettaglio).
Un colpo di fulmine, una storia appassionante da copertina, sbocciata nel bel mezzo della primavera, inaspettatamente, un infuso inebriante da perdere la testa. E poi aveva capelli ricci, folti e neri, proprio come mio padre a 30 anni, oddio: è l'uomo della mia vita (pensai impunemente inconsapevole del post).
In uno dei primi messaggi mi scrisse: "Sono a lavoro, mi giri in testa..." Pensai che non fosse una semplice frequentazione, immaginandomi sempre più felice nei giorni che avrei trascorso nei suoi dolci sorrisi.
Ma come si dice, troppo bello per essere vero: l'incanto finì presto, il principe si trasformò presto nell'orco cattivo, le serate stellate e romantiche in attese al telefono mentre Mr Non Mi Fidanzo si dedicava ad altre interessanti faccende e cause sociali e personali (fare le prove in saletta con la sua band, prendere la vespa di domenica con i Raiwban scuri e le scarpe da tennis, selezionare il fondoschiena delle sedicenni davanti ai pub e spaccarsi di birra per tutto il week-end).
Il fascino di questa piccola storia si sostituì ad ininterrotti pianti ed inutili richieste di spiegazione ai suoi strani comportamenti (primi sentori di insofferenza, segni premonitori dell'imminente fuga).

La frequentazione aveva dato i suoi frutti: era un legame slegato, un passatempo per occupare i pochi spazi liberi rimasti, un diversivo per mettere alla prova la bravura del fascinoso attore di teatro, attraverso una serie di gesti romantici (o accuratamente camuffati per raggiungere certi meschini scopi).
Mr Non Mi Fidanzo rimase coerente al suo ruolo, ed io intenta a darmi un altro pizzicotto per esserci cascata, cominciai il corso di fitboxing per scaricare lo stress ed affinare l'autodifesa.

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