Non è il titolo di un romanzo post moderno che parla della rivolta del romanziere, poeta e drammaturgo ottocentesco contro se stesso, ma una suggestione per introdurre un argomento spinoso: il vuoto conoscitivo della storia dell'Arte contemporanea nelle scuole italiane.
L'agone Manzoni vs Manzoni pone in una virtuale contrapposizione il ben conosciuto e studiato Alessandro Manzoni e il meno conosciuto ma non per nulla meno significativo artista Piero Manzoni, protagonista irriverente dell'arte contemporanea e ideatori di opere quali "Merda d'artista" e il gruppo di "Achromes". Forse, se chiedessimo ad un ragazzo delle scuole medie o superiori di argomentare su Manzoni Piero, questi risponderebbe pacificamente che non conosce parenti stretti dell'autore de "I promessi sposi" o, se è più malizioso, penserebbe ad una domanda trabocchetto perfidamente architettata dal/la prof; questa lacuna deriverebbe dalla misconoscenza della storia dell'Arte contemporanea purtroppo arrestatasi per gli studenti delle scuola superiori al Cubo - futurismo (se sono fortunati!). Per gli studenti, probabilmente, parole come Arte povera o Transavanguardia sono enimmi insondabili.
Che la storia dell'arte sia presente come materia marginale nelle scuole italiane è un dato di fatto ed è suggellato da un paradosso "all'italiana": pur essendo l'unico paese ad aver introdotto l'insegnamento della materia nei programmi scolastici di ogni ordine e grado ne ha subito sancito la posizione di ancella della letteratura, della storia e della filosofia.
A soffrire di questa situazione non sono Giotto e Piero della Francesca che permarranno eterni al di là dei nostri transeunti errori, ma gli studenti che approcciano la materia secondo le direttive "estetizzanti" dei programmi ministeriali: una materia di "contorno", una piacevole vacanza dalla greve realtà da studiare nelle ore buche o leggiucchiare poco prima di un'interrogazione improvvisata.
Per non parlare, poi, dei dimenticati, " desaparecidos", docenti di storia dell'arte, fiaccati da ultradecennali anni di supplenze prime di raggiungere l'agognata cattedra.
Il terzo polo della sofferenza è quello dei Musei d'arte contemporanea, presenti, sì, nel territorio ma visitati da gente che si avvicina alle mostre di grido per lo più incuriosita dalle "stranezze" che può rinvenirvi, e che si approssima in critiche di sdegno e orrore (talvolta ben meritate) di fronte alle provocazioni e ai linguaggi non convenzionali degli artisti contemporanei.
Non pretendiamo affatto di creare schiere di critici militanti, ma, se nelle scuole e sin dalla primissima infanzia si desse agio ai bambini di approcciarsi gradualmente all'arte contemporanea, come sostiene Gillo Dorfles, probabilmente ne uscirebbero adulti competenti e capaci di destreggiarsi, per lo meno, tra ciò che è arte e ciò che non lo è!
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L'agone Manzoni vs Manzoni pone in una virtuale contrapposizione il ben conosciuto e studiato Alessandro Manzoni e il meno conosciuto ma non per nulla meno significativo artista Piero Manzoni, protagonista irriverente dell'arte contemporanea e ideatori di opere quali "Merda d'artista" e il gruppo di "Achromes". Forse, se chiedessimo ad un ragazzo delle scuole medie o superiori di argomentare su Manzoni Piero, questi risponderebbe pacificamente che non conosce parenti stretti dell'autore de "I promessi sposi" o, se è più malizioso, penserebbe ad una domanda trabocchetto perfidamente architettata dal/la prof; questa lacuna deriverebbe dalla misconoscenza della storia dell'Arte contemporanea purtroppo arrestatasi per gli studenti delle scuola superiori al Cubo - futurismo (se sono fortunati!). Per gli studenti, probabilmente, parole come Arte povera o Transavanguardia sono enimmi insondabili.
Che la storia dell'arte sia presente come materia marginale nelle scuole italiane è un dato di fatto ed è suggellato da un paradosso "all'italiana": pur essendo l'unico paese ad aver introdotto l'insegnamento della materia nei programmi scolastici di ogni ordine e grado ne ha subito sancito la posizione di ancella della letteratura, della storia e della filosofia.
A soffrire di questa situazione non sono Giotto e Piero della Francesca che permarranno eterni al di là dei nostri transeunti errori, ma gli studenti che approcciano la materia secondo le direttive "estetizzanti" dei programmi ministeriali: una materia di "contorno", una piacevole vacanza dalla greve realtà da studiare nelle ore buche o leggiucchiare poco prima di un'interrogazione improvvisata.
Per non parlare, poi, dei dimenticati, " desaparecidos", docenti di storia dell'arte, fiaccati da ultradecennali anni di supplenze prime di raggiungere l'agognata cattedra.
Il terzo polo della sofferenza è quello dei Musei d'arte contemporanea, presenti, sì, nel territorio ma visitati da gente che si avvicina alle mostre di grido per lo più incuriosita dalle "stranezze" che può rinvenirvi, e che si approssima in critiche di sdegno e orrore (talvolta ben meritate) di fronte alle provocazioni e ai linguaggi non convenzionali degli artisti contemporanei.
Non pretendiamo affatto di creare schiere di critici militanti, ma, se nelle scuole e sin dalla primissima infanzia si desse agio ai bambini di approcciarsi gradualmente all'arte contemporanea, come sostiene Gillo Dorfles, probabilmente ne uscirebbero adulti competenti e capaci di destreggiarsi, per lo meno, tra ciò che è arte e ciò che non lo è!
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