October 2008 Archives

Look Anni '70 per l'Autunno-Inverno 2008 di Mariella Burani

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mariella_burani.jpg La nuova collezione Autunno-Inverno 2008-2009 di Mariella Burani propone un nuovo look, che prende le distanze da quello stile "gitano" che ha contraddistinto in modo inequivocabile la stilista negli ultimi anni.

Al posto dei fronzoli, delle ampie gonne con balze, dei bustini aderenti e dei particolari appariscenti fanno capolino capi sobri e lineari, maggiormente ispirati agli anni '70. Tra i modelli dominanti: tailleur attillati a tubino al ginocchio, piccoli abiti drappeggiati, gonne e abiti in pelle che modellano i fianchi, cappottini stretti e corti, giacche sciancrate.

Della sensualità ancestrale e selvaggia della ballerina di flamenco rimane la seducente femminilità, che diventa più ricercata, sofisticata e attenta ai particolari. I capi presentati per la prossima stagione sono semplici, comodi, anche se sfiziosi e curati nei dettagli e nei materiali. I tessuti più utilizzati sono jersey extra fine, crespi bottonati, maxi chevron di alpaca, baby lama, fur mohair, suri alpaca, lavorazioni chanel e jacquard, imbottiti ricamati ed elasticizzati, flanelle doppiate e grossi ottoman tecnici.

Molta importanza viene attribuita agli accessori, che sono concepiti come strumenti per differenziarsi, per affermare stravaganza, originalità ed evidenziare l'unicità di chi li indossa. Ne è prova per esempio il capello a cilindro, dal taglio maschile, abbinato durante la sfilata della collezione ad un classico tailleur rosa o le borse dai colori sgargianti, grandi ed insolite nelle forme e nelle geometrie. Accessori che sicuramente sono in grado di attirare l'attenzione e non far passare inosservata la donna che li indossa.

I colori variano a seconda dell'occasione. Vanno sia le tinte forti e decise, sia quelle più delicate. Il fucsia, il rosso e il bianco vengono abbinati con il nero, in modo da creare un forte contrasto. In linea con la tendenza di quest'anno, torna alla ribalta il colore viola, nelle sue differenti tonalità che vanno dal lilla al melanzana, il bourdeaux ed il cipria, nelle sue varie sfumature, affiancato dall'intramontabile nero, soprattutto per gli abiti da sera.

Tutto sembra orientato a celebrare una nuova immagine femminile, in eterna evoluzione, in grado di rinnovarsi in continuazione, dalla personalità affascinante e poliedrica, stravagante e originale, ora romantica ora un po' evanescente, talvolta persino un po' contraddittoria e misteriosa.

Con i suoi mille volti, la nuova Venere di Mariella Burani vuole stupire, incuriosire e si compiace di non essere prevedibile. Non ha paura di essere al centro dell'attenzione e di andare al di fuori dei soliti schemi, pur nella sua apparente semplicità, anzi è fiera della sua diversità e del suo essere unica, ama osare, sedurre e pensare con la propria testa.

Una donna che, così come la gitana, comunque desidera avere una sua anima e un suo proprio modo inconfondibile di vestire e di essere "Donna".

Halloween: una festa da brivido

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bradbury.jpg E' sicuramente considerata tra le feste più particolari e come diceva Ray Bradbury, ("L'albero di Halloween", IXI secolo): "Venite con me/ E' la festa di Ognissanti/ Faremo tremare tutti quanti".

Ma cosa si nasconde dietro a questa festa, la paura o il divertimento? La notte di Halloween, infatti, coincide con la vigilia della festa cristiana di Ognissanti che viene celebrata il 31 ottobre. E se andiamo indietro nel tempo, scopriamo che le sue origini sono veramente antichissime, risalgono addirittura a quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla trasumanza del bestiame.
Infatti, nei mesi di ottobre e novembre, quando preparavano la terra per il lungo inverno, dovevano lasciare il loro bestiame in un luogo chiuso per garantirne così la sopravvivenza alla stagione fredda in arrivo: e questo è il periodo di Halloween.

In Europa, invece, questa ricorrenza si diffuse grazie ai Celti, i quali non avevano timore dei propri morti, anzi, lasciavano per loro del cibo sulla tavola, in segno di accoglienza.
Il popolo dei Celti non credeva nella figura dei demoni, ma la loro curiosità era rivolta verso le fate e gli elfi, entrambi considerati come creature pericolose. Le fate per risentimento verso gli esseri umani, mentre gli elfi per le troppe differenze che vi erano tra loro rispetto all'uomo.

Così nelle antiche leggende si narra che, nella notte di Samhain, questi esseri all'apparenza così belli facevano scherzi molto cattivi e pericolosi nei confronti degli uomini, e questo ha portato al propagarsi di tante altre storie di paura.

Non solo. Si narra, ancora, che in questa notte i defunti vaghino per la terra nel silenzio, con dei fuochi in mano, e cerchino di portare via con sé i vivi. E nei tempi più remoti che le streghe venivano bruciate nei roghi o addirittura impiccate e oggi si sostiene che esse siano nell'oscurità della notte per vendicare la loro morte.

Leggende o realtà? Chi lo sa! Comunque sia, godetevi il divertimento di una notte diversa dalle altre e non abbiate timore se vi bussano alla porta per dirvi: "Dolcetto o Scherzetto?", saranno solo teneri bambini o malefiche creature...

Scandali a corte, e non solo...

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Prendiamo il telecomando in mano, ci avviamo verso la nostra poltrona, è stata una dura giornata quella appena trascorsa, abbiamo solo bisogno di rilassarci un po', magari guardando la Tv... chissà cosa faranno di bello.

Quante volte questo ci è appartenuto? E quante volte (presumo molte poche) siamo riusciti a trovare un vero bel programma che ci abbia rilassato e fatto della pura e sana compagnia?

Pochi anni fa furono le gemelle Kessler a destare scandalo per una ragione che, oggi, ne desterebbe un altro, ma nel senso inverso..: oggi non c'è più pudore. Quali sono i messaggi dai quali siamo sempre più bombardati?? Non occorre un'attentissima, lunga e sofisticata indagine sulla Tv di oggi, per rendersi conto di quanto si stia cadendo sempre più in basso. Sesso e Danaro regnano. Parole allusive, gesti poco pertinenti, mosse provocanti da parte di bambole finte e svestite... dove si sta arrivando?

Sono proprio queste le scene che appaiono, come se nulla fosse, sui nostri schermi a qualsiasi orario del giorno e della notte. Come ogni cosa tutto ha delle conseguenze. Non bisogna stupirsi se poi le ragazzine di oggi vanno in giro conciate come delle baby-cubiste, se la verginità non è più un valore, se molte piccole-donne arrivano a conoscere l'anoressia a causa di icone "Made in Bisturi" che spopolano in ogni programma, film e persino all'interno di pubblicità che sponsorizzano merce per niente inerente alle immagini presentate.

E non sarà per niente un caso se oggi le ragazze vogliono fare "le veline", sposare un calciatore e vivere sommerse dai miliardi. Non bisogna stupirsi perché è proprio questo l'ideale di vita che circola oggi. Una semplice prova di quanto appena detto, potrebbe essere il rapportare due programmi televisivi di generazioni diverse o persino confrontare due puntate, di diverse edizioni, dello stesso programma. Ecco che "La Ruota della Fortuna" cade a pennello. Oggi la valletta è Victoria Silvstedt, nota svedese per la sua giunonica presenza, che iniziò la sua carriera posando per la rivista PlayBoy, con alle spalle ben quattro sexy calendari ed è nota al grande pubblico anche grazie a molti film nei quali ha sempre interpretato ruoli sexy.

Inutile discutere sul suo abbigliamento, sulle sue movenze, sul modo in cui "balla" durante il programma (per non parlare delle inquadrature dal basso), la sfacciataggine con la quale si strofina al presentatore Enrico Papi (con tanto di replay subito mandato dalla regia). E' persino inutile discutere sul linguaggio da lei utilizzato con quel tono da inglesina che sconosce il significato delle parole... è davvero tutto uno schifo se pensiamo che si tratta di un programma che va in onda alle 20:30 circa ogni sera, orario in cui magari ci si ritrova in famiglia con i bambini che aspettano che la cena sia pronta. E non si offenda nessuno quando si parla di Tv spazzatura.

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Non abbandoniamoli...

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Ogni giorno nel nostro paese viene registrato l'abbandono di un cane ogni due minuti, per un totale di circa 100 mila ogni anno, e la maggior parte di essi si registra purtroppo nei periodi estivi. Così come viene sottolineato dall'ufficio dei diritti degli animali da Edgar Mayer e questo vuole semplicemente dire che sono abbandonati 60 mila in tre mesi, 20 mila al mese e 700 al giorno.

Questi sono dati veramente allarmanti, basti pensare che la fine di questi animali è veramente orrenda, infatti l'80% di loro morirà dopo aver sofferto la fame e la sete o addirittura rimanendo vittime di incidenti stradali mortali sia per l'animale ma anche per l'uomo stesso. Altri invece verranno utilizzati per la malavita organizzata che permette l'addestramento di cani da combattimento, oppure saranno costretti a subire brutali sofferenze perchè usati nei laboratori di vivisezione.

Mi domando solo per un secondo se un cane avrebbe la facoltà di parlare ed esprimere il suo disagio, la sua paura e la sua rabbia verso l'uomo che cosa mai potrebbe dire, vedendosi tradito e umiliato davanti ai suoi occhi da chi aveva sempre amato e rispettato: il suo padrone.

Numerose sono le associazioni che lavorano per gli animali tra cui l'A.N.A.G onlus, dove vi sono meraviglisiosi gattini in cerca di una casa, amore e affetto, ma anche altrettanti animali malati, sofferenti che se non possono essere curati saranno purtroppo soppressi. L'A.N.A.G infatti è formata da voltontari che, quando possono, si recano nella sede per accudire e pulire gli animali, dando loro un po' di amore. Ma l'obiettivo principale dell'associazione novarese è quella della sterilizzazione per combattere il randagismo e l'abbandono.

Potremmo fare molto anche noi, dedicando un po' del nostro tempo a tutte quelle associazioni che hanno bisogno di volontari, perchè basta poco per far felice un cucciolo. Sentiamo ancora attraverso i media le tante denuncie contro i canili dove i cani vengono mal nutriti e costretti a vivere malissimo in condizioni igieniche pessime, torturati, seviziati e venduti anche al migliore offerente.
Nel piemontese, nel 2006, sei cani furono sequestrati per maltrattamenti ed esposti all'asta come se fossero stati degli oggetti. Questo fu un episodio che scatenò molte polemiche tanto da coinvolgere anche il Ministero della Salute, perchè nell'ordinanza ministeriale venivano definiti quei cani appartenenti a quelle razze "pericolose", come pitbull e dogo argentino.

Alla fine anche l'E.N.P.A che ha sempre sostenuto e difeso i diritti degli animali, è intervenuta facendo sospendere quell'asta così ridicola. Così dopo questo mortificante episodio nei confronti degli animali, che potevano essere venduti all'asta come se fossero stati dei quadri da salotto, la Protezione Animali si è attivata per modificare il codice di procedura civile, dove gli animali non sono vendibili attraverso aste.

Episodi veramente raccapriccianti che ci devono portare a riflettere ed intervenire in loro difesa, perchè l'abbandono non è solo un reato morale ma è oggi punibile con l'arresto e con un'ammenda da pagare.

Denunciamo i maltrattamenti. Dobbiamo essere la voce di chi non c'è l'ha, perchè un cucciolo non deve essere considerato come un oggetto che quando non ci piace e non ci diverte più lo si butta via. Avere un animale vuol dire ricevere in cambio dedizione, fedeltà, amicizia, coraggio, comprensione e tanto ed infinito amore.

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Pagine di piacere

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Per i più pigri la lettura di un libro potrebbe sembrare qualcosa di insostenibile, quasi impossibile... e solo l'idea di dover leggere 200, 300 o anche 500 pagine fa accapponare la pelle. Ma un vecchio proverbio dice "volere è potere". E privarsi di un piacere, come quello della lettura, sarebbe davvero un peccato.

Io non nasco assolutamente come una folle e patita lettrice di libri, anzi, ma ho scoperto da poco quanto sia rilassante anche solo sfogliare le pagine di un vecchio libro. E devo fortemente ringraziare la persona che è riuscita, regalandomi un semplice, a far venire allo scoperto la lettrice che è in me. E quello che sorprende, per prima me stessa, è che sono passata dallo stato in cui consideravo i libri più che noiosi (preferivo di gran lunga i film), ad uno in cui il giorno stesso in cui compro un libro non vedo l'ora di finirlo per poterne iniziare un altro!!

E' davvero strano quanto si possa cambiare nell'arco anche solo di poche settimane. E proprio perché io sono riuscita a riscoprire in me questa passione, vorrei che almeno una volta nella vita si facesse il tentativo. Tutti, soprattutto noi Ragazzi, abbiamo dovuto subire "gli obblighi" scolastici di lettura; ma in quel caso si trattava, per la maggior parte delle volte, di letture classiche, dal Macchiavelli a Virgilio, dal Manzoni a Dante. E penso proprio che tutto questo abbia influito enormemente sul mio rapporto-scontro con la lettura.

Il trucco, infatti, sta che nel saper trovare il proprio genere. E il gioco sarà fatto... non riuscirete più a passare davanti ad una libreria senza entrarci. Nella società di oggi, in cui hanno il sopravvento la mondanità, il caos, le mode, i messaggi ininterrotti di perfezione fisica, le crisi economiche, le lotte di potere (e si potrebbe continuare...), è davvero bello staccare la spina, spegnere la Tv, sedersi in poltrona e catapultarsi nel mondo della lettura.

Tu cosa ne pensi? Quale genere letterario preferisci?

Seconda regola: essere cordiali con gli amici

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Nelle abitudini maschili, oltre all'inossidabile passione per il calcio (e la fottuttissima squadra del cuore), c'è l'arcaico rito del vivere (dalla mattina fino alla sera) con gli amici, a condividere tutto (mutande, tende da campeggio, filtri per le canne, ecc.), perché i ragazzi sono profondamente legati al senso della vera amicizia.

Per questo motivo, dopo poco tempo (ancora non ben definibile a causa delle insicurezze maschili), prima di confidarti che da piccolo faceva la pipì a letto, o prima di dirti di che segno è, ecco presentarvi la schiera di cavalieri fidati e cortigiani al seguito che fanno parte della sua vita.
Inizialmente, vi sembrerà un gesto carino, un modo affettuoso per coinvolgervi in toto e rendervi partecipe della sua vita, attraverso la conoscenza delle persone più care, dopo la mamma, il nipotino e la nonna. Sarà come entrare profondamente in lui, conoscere minuziosamente ogni dettaglio della sua vita (anche facendo finta di ridere alle ridicoli battute dell'amico burlone).

Penserete di vivere in piena armonia con lui e con gli altri, di immergervi nell'atmosfera festosa di una comitiva, che vi sorride, vi chiede come state, che vi invita alle cene o alla Pasquetta per dimostrarvi quanto sia importante la vostra presenza. L'unico ostacolo da superare è quello, nella maggior parte dei casi, di comprendere e rispettare il mondo maschile (di cui è fatto l'80% della sua comitiva), cercando di intraprendere una "doppia vita", ovvero diventare una sorta di transessuale per amore (imparare modi rozzi elefanteschi dei ragazzi pur avendo un corpo ed un'anima femminili).

Il vostro affanno, da quel momento in poi, sarà innanzi tutto di comportarvi sempre bene e con rispetto in tutte le occasioni in cui intervengono anche gli amici (partite comprese, oppure nelle rimpatriate di classe).
Sarà vostra premura organizzare la festa del vostro compleanno, invitando anche il resto della troupe, anziché sperare di riceverne una a sorpresa dal vostro ragazzo, così da non privarlo della insostituibile presenza degli amici.
Dovrete faticare e sforzarvi di attendere pazientemente, prima di uscire per una passeggiata, il rituale della preparazione delle canne (cercando anche di partecipare attivamente alla cerimonia, reperendo i mezzi necessari come il cartoncino per il filtro, la cartina per fare la sigaretta, ecc), per permettere al vostro ragazzo di rilassarsi, di ascoltare le ultime conquiste dell'amico playboy, e di non perdere l'ultimo commento del programma sportivo.

Ricordo che fu il mio piccolo amore del liceo, tanto agognato, tanto sofferto, quello che mi fece battere forte il cuore. Era sempre emozionante quel minuscolo proibito momento di tempo che riuscivo a rubare ai compiti e all'orario di rientro a casa.
Fin qui tutto normale e piacevole: stare con lui e con gli amici mi permetteva di star più tempo fuori, scappare al mare con la bella stagione, trascorrere un tempo particolare (Minotauro, cioè metà con me, metà con gli amici).

Dopo il liceo, con alti e bassi, questa nostra piccola odissea sembrava tener sempre saldo il nostro amore, ma si sa, cambiano le mode, tempi ed età, e il tutto per me cominciava a complicarsi. Per il fatto stesso che cominciavo a vivere pienamente in lui, in maniera quasi camaleontica (stile zerbino, lo ammetto), "sposando" un po' di tutto, a dispetto del mio modo di pensare, di fare e di rapportarmi agli altri.
Innanzi tutto, categorica era la rimpatriata ad ogni festa, ogni santa festa, con tutti i suoi amici, come categorica (e snervante) era la sosta (stile via crucis) durante le nostre passeggiate rigorosamente serali (perché la mattina si dorme) con i vecchi amici d'infanzia. Insomma, un vero e proprio stillicidio che riuscivo ben bene a camuffare in sorrisi e cordialità, mentre dentro tuonavano imprecazioni da osteria.

Così ho continuato a credere che quegli amici fossero i miei, che gli odori, quei rumori, la musica, i concerti (i libri, gli scrittori, ecc), appartenessero ai miei gusti, anziché capire in quale oscuro stato di iponosi, ero caduta, mero stato oltre il quale tutta la mia vita (compresa la passione per le borse, la mia tesi di laurea e l'Inter) andavano a farsi fottere.

In uno dei tanti episodi (in stile sit-com americane dove uno dei due è vittima dell'altro), trovandomi in una delle simpatiche cene alle quali ero "costretta" a partecipare con lui, mi si era seduta accanto la sua migliore amica (anzi, una delle tante, perché dichiaratosi abbastanza socievole e bisognoso delle traduzioni di latino). Questa tizia era la personificazione dell'invidia (che si sa è come il nero, non passa mai di moda).
Potete immaginare con quanto serenità ho mangiato, conversato con gli altri e ingurgitato il tutto, avendo una specie di tarlo in costante rosicchiamento del cervello (e del resto), mentre metteva su caratteristico teatrino per ridicolizzarmi davanti a tutti.

Questa spiacevole cosa capitò un sacco di volte, nelle quali non avendo l'appoggio del mio amatissimo ragazzo (che mi consigliava di ignorarla e basta, perché lui non poteva litigarci per l'amicizia che li univa da anni), mi rifugiavo in bagno, simulando una colica improvvisa, o (quando mi era lecito) mi attaccavo alla bottiglia di rosso con uno dei pochi amici che riusciva a capirmi (e che spesso diventava il mio confidente), per riderci su e star lontano della iena ridens.

Povera me (se ci penso ora sorrido), ridotta ad ubriacarmi per evitare una stronza difesa dal mio ragazzo e perenne incubo di quelle famose (fortunatamente lontane) rimpatriate. L'amore, si sa, acceca (diciamo pure che camminavo col bastone ed il cane guida), ma l'amicizia rimane indispensabile mezzo per la sopravvivenza della specie umana maschile!

Manzoni contro... Manzoni

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Non è il titolo di un romanzo post moderno che parla della rivolta del romanziere, poeta e drammaturgo ottocentesco contro se stesso, ma una suggestione per introdurre un argomento spinoso: il vuoto conoscitivo della storia dell'Arte contemporanea nelle scuole italiane.

L'agone Manzoni vs Manzoni pone in una virtuale contrapposizione il ben conosciuto e studiato Alessandro Manzoni e il meno conosciuto ma non per nulla meno significativo artista Piero Manzoni, protagonista irriverente dell'arte contemporanea e ideatori di opere quali "Merda d'artista" e il gruppo di "Achromes". Forse, se chiedessimo ad un ragazzo delle scuole medie o superiori di argomentare su Manzoni Piero, questi risponderebbe pacificamente che non conosce parenti stretti dell'autore de "I promessi sposi" o, se è più malizioso, penserebbe ad una domanda trabocchetto perfidamente architettata dal/la prof; questa lacuna deriverebbe dalla misconoscenza della storia dell'Arte contemporanea purtroppo arrestatasi per gli studenti delle scuola superiori al Cubo - futurismo (se sono fortunati!). Per gli studenti, probabilmente, parole come Arte povera o Transavanguardia sono enimmi insondabili.

Che la storia dell'arte sia presente come materia marginale nelle scuole italiane è un dato di fatto ed è suggellato da un paradosso "all'italiana": pur essendo l'unico paese ad aver introdotto l'insegnamento della materia nei programmi scolastici di ogni ordine e grado ne ha subito sancito la posizione di ancella della letteratura, della storia e della filosofia.

A soffrire di questa situazione non sono Giotto e Piero della Francesca che permarranno eterni al di là dei nostri transeunti errori, ma gli studenti che approcciano la materia secondo le direttive "estetizzanti" dei programmi ministeriali: una materia di "contorno", una piacevole vacanza dalla greve realtà da studiare nelle ore buche o leggiucchiare poco prima di un'interrogazione improvvisata.
Per non parlare, poi, dei dimenticati, " desaparecidos", docenti di storia dell'arte, fiaccati da ultradecennali anni di supplenze prime di raggiungere l'agognata cattedra.

Il terzo polo della sofferenza è quello dei Musei d'arte contemporanea, presenti, sì, nel territorio ma visitati da gente che si avvicina alle mostre di grido per lo più incuriosita dalle "stranezze" che può rinvenirvi, e che si approssima in critiche di sdegno e orrore (talvolta ben meritate) di fronte alle provocazioni e ai linguaggi non convenzionali degli artisti contemporanei.

Non pretendiamo affatto di creare schiere di critici militanti, ma, se nelle scuole e sin dalla primissima infanzia si desse agio ai bambini di approcciarsi gradualmente all'arte contemporanea, come sostiene Gillo Dorfles, probabilmente ne uscirebbero adulti competenti e capaci di destreggiarsi, per lo meno, tra ciò che è arte e ciò che non lo è!

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Delitti in rosa

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Efferati delitti avvolgono il nostro paese giorno dopo giorno, diventando come una enorme macchia nera che si espande sempre di più.

Quante donne vengono selvaggiamente e macabramente uccise ogni giorno? Oramai non si contano davvero più, perchè sono diventate veramente troppe. Sono solo numeri o notizie di telegiornali e niente più.
Ammazzate per mano di un folle, da un inaspettato amico, dal proprio marito, compagno o fidanzato, vengono tradite e ferite da chi si fidano di più e questo diventa un dato veramente allarmante, senza neanche rendersene conto, il nemico il più della volte è dentro casa loro.

Ma quali meccanismi scattano nella mente perversa di chi sta per commettere un omicidio? La pazzia, la rabbia, la delusione, il vuoto attorno a lui, la gelosia, il tradimento, l'abbandono...ma possono veramente giustificare tanto orrore?

Il 13 agosto del 2007 nel pavese e più precisamente a Garlasco viene ritrovato il corpo senza vita della giovane Chiara Poggi, a distanza di un anno l'unico indagato per omocidio volontario rimane ancora il suo fidanzato Alberto Stasi.
A Perugia il 2 novembre 2007, Meredith Kercher, studentessa di 22 anni viene ritrovata morta nella sua casa riversa per terra completamente denudata e coperta da un piumone con una ferita da arma da taglio alla gola. A quasi un anno da quel delitto gli indagati sono la sua amica Amanda Knox, il fidanzato Raffaele Sollecito e l'amico Rudy Ghede.
Il 27 dicembre il Veneto invece viene macchiato di un violentissimo crimine, quello di Iole Tassitani che dopo essere stata sequestrata da Michele Fusaro (reo confesso), venne fatta a pezzi con una sega elettrica e divisa con una brutale precisione in 29 parti.

Forse questi sono stati tra i delitti che hanno attirato di più la nostra attenzione, per la brutalità e l'indiffereza degli stessi o dei presunti assassini. E tutti gli altri delitti che si sono dileguati nel tempo? Quante ragazze sono state private dal vivere?

Ho sempre pensato e scritto che la donna se fosse stata un fiore poteva essere paragonata ad una rosa, bella, dolce e quindi da curare, amare e non da ammazzare!!!

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Prima regola: l'essenza della frequentazione

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Nel nuovo gergo giovanile esistono vocaboli rocamboleschi che danno un'immediata concretezza della cosa che si vuole esprimere.

Mi spiego meglio. Oggi sono banditi dal vocabolario termini come "fidanzato", "fidanzarsi", "anello", "fiori" e quanto possa evocare antichi (ormai superati) rituali del defunto Romanticismo (e quanto di stupendo la letteratura di quell'epoca potesse esprimere).
Per questo motivo, una delle prime cose che un ragazzo cerca di dirti (perché in molti faticano ad esprimersi in un corretto linguaggio parlato e scritto), è che non vuole avere legami, anzi che non vi è proprio predisposto, ma che la conoscenza fatta con voi può comunque iniziare con una frequentazione.

La frequentazione implica un concetto ben preciso da parte del ragazzo: trascorrere un po' di tempo insieme (ovvero, ciò che rimane quando non c'è la partita, quando non esce con gli amici e quando la mamma non ha preparato la lasagna), appurare se dopo la prima sera riesce a rimediare più di un bacio (per la maggior parte, l'auto può diventare il magnifico scenario di sveltine), cercare di mantenere un dignitoso self-control davanti alla gente (ovvero, non darsi la mano in pubblico, e non lasciarsi andare ad effusioni sdolcinate, altrimenti diventa un vero e proprio fidanzamento).
Una volta chiarita la sua vile ma coerente posizione di stronzo patentato, nella speranza che la cosa diventi più solida in futuro, proseguite con mille dubbi questa pseudo-relazione, illudendovi che finalmente il periodo di solitudine sta per volgere al termine. Siete completamente ignare di tutto quello che vi aspetterà, col trascorre dei giorni, quando nelle prime settimane si arriva ad un livello massimo di 4 o 5 chiamate al giorno, con caffettino, aperitivo e cena insieme (se è di braccine corte, solo un drink al pub), e vi sentirete come principesse salvate dal principe azzurro che vi porta via dal castello infernale.
Non capirete perché dopo la chiamata per la buonanotte, il messaggio della buonanotte e lo squillo prima di andare a dormire, vi sta frequentando a singhiozzi, una sera sì ed una no, mentre i week-end d'estate preferisce raggiungere a mille km gli amici in campeggio, perché (dice) il luogo in cui vi trovate è pieno di curve ed è lontano.

E' proprio quello che più o meno mi è successo un tre anni fa in una splendida serata di primavera, quando ho conosciuto il mio Mr Non Mi Fidanzo (di anni 32 ed affetto da sindrome Peter Pan cronica, con forti momenti di psicosi e di fobia maniacale da fanatismo narcisista cronico).
Inizialmente, ho avuto come una sensazione negativa, di quella per la quale proprio non riesci a fidarti (avrei fatto bene a seguirla per tutto il periodo), mentre lui continuava a stordirmi con parole sussurrate l'immensa gioia (quasi un miracolo) per avermi incontrata.
Nonostante ci misi un po' a dargli il numero (circa un paio di minuti), mi cominciava a piacere e divertire per gli atteggiamenti che assumeva (sarà stato anche l'alcool) e di quanto buffo mi sembrasse pur di attirare la mia attenzione. Un vero e proprio cucciolo, pensai, di quelli che ti si affezionano subito, che ti capiscono al volo, che sanno riconoscere una ragazza seria da una un po' meno seria. E mentre nella testa mi frullavano impazziti mille pensieri sul Mr Non Mi Fidanzo e mi sentissi lusingata dai suoi complimenti, cercai di mantenere il controllo e di ritornare a casa presto.
Ma questa fermezza nel tirarmela (che sta nel privare il ragazzo delle sue voglie matte, nel soddisfacimento dei suoi capricci), non durò che pochi giorni, durante i quali ero praticamente sommersa di chiamate e messaggi (soprattutto notturni), dopo i quali diventava più dolce dormire e sognare.
Nel giro di una settimana, c'eravamo visti praticamente sempre: mi costringeva a far colazione insieme, mi chiedeva il bacino prima di andare a lavorare, ed ogni sera a cena anche insieme agli amici (rigorosamente conosciuti nel dettaglio).
Un colpo di fulmine, una storia appassionante da copertina, sbocciata nel bel mezzo della primavera, inaspettatamente, un infuso inebriante da perdere la testa. E poi aveva capelli ricci, folti e neri, proprio come mio padre a 30 anni, oddio: è l'uomo della mia vita (pensai impunemente inconsapevole del post).
In uno dei primi messaggi mi scrisse: "Sono a lavoro, mi giri in testa..." Pensai che non fosse una semplice frequentazione, immaginandomi sempre più felice nei giorni che avrei trascorso nei suoi dolci sorrisi.
Ma come si dice, troppo bello per essere vero: l'incanto finì presto, il principe si trasformò presto nell'orco cattivo, le serate stellate e romantiche in attese al telefono mentre Mr Non Mi Fidanzo si dedicava ad altre interessanti faccende e cause sociali e personali (fare le prove in saletta con la sua band, prendere la vespa di domenica con i Raiwban scuri e le scarpe da tennis, selezionare il fondoschiena delle sedicenni davanti ai pub e spaccarsi di birra per tutto il week-end).
Il fascino di questa piccola storia si sostituì ad ininterrotti pianti ed inutili richieste di spiegazione ai suoi strani comportamenti (primi sentori di insofferenza, segni premonitori dell'imminente fuga).

La frequentazione aveva dato i suoi frutti: era un legame slegato, un passatempo per occupare i pochi spazi liberi rimasti, un diversivo per mettere alla prova la bravura del fascinoso attore di teatro, attraverso una serie di gesti romantici (o accuratamente camuffati per raggiungere certi meschini scopi).
Mr Non Mi Fidanzo rimase coerente al suo ruolo, ed io intenta a darmi un altro pizzicotto per esserci cascata, cominciai il corso di fitboxing per scaricare lo stress ed affinare l'autodifesa.

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