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Tantra. La sensualità spirituale

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"Tantra" in sanscrito significa 'espansione'. Espansione della consapevolezza fino alla piu' elevata comprensione spirituale.
Nelle antichissime scritture sacre indiane, gli insegnamenti tantrici vengono presentati attraverso un dialogo tra Shiva (energia maschile) e sua moglie Shakti (energia femminile). Shiva e Shakti, i due amanti cosmici dell'universo, si cercano, si incontrano e si uniscono e realizzano l'Unita'. Ovvero la comprensione suprema che Shiva e Shakti sono una sola cosa. Shiva e' presente in Shakti e Shakti in Shiva. Essi superano il dualismo, e la complementarieta' degli opposti.

Lo stesso e' per tutti noi, come in un gioco di specchi ci guardiamo negli altri, ci cerchiamo negli altri. Tutto allo scopo di trovare noi stessi e completarci. Gli altri ci mostrano parti di noi, che possiamo odiare od amare ma che ci appartengono. Inoltre a livello energetico spirituale, al di la' della forma corporea, siamo un'unica energia che non e' ne' maschile ne' femminile, ma solo forza creatrice. Il Tantra e' considerato una scorciatoia tra le varie arti meditative per il raggiungimento dell'illuminazione.

Nel Tantra kundalini yoga Shiva e Shakti partono dal basso e si avviluppano a spirale risalendo verso l'alto, lungo la colonna vertebrale, si incontrano nei sette chackra, o centri di coscienza, per giungere alla fusione con l'energia di tutto l'universo, l'illuminazione, dopo aver trasceso i passaggi nei chackra inferiori. Nel Tantra l'atto amoroso e' considerato il mezzo per entrare nel tempio del divino e dal corpo riconnettersi alle proprie origini spirituali. L'energia e' una ed e' sempre la stessa, l'energia sessuale e' l'energia primordiale della Creazione. E' energia di amore puro.

Il Tantra e' l'arte della purificazione energetica, dell'ascoltare con un'intensita' cosi' piena da scomparire come ego, e quello che resta e' cio' che e' essenziale ed eterno. Il primo passo e' quello di ricollegare il cuore e l'amore alla sessualita'. E concedersi uno spazio rilassato per esplorare, senza fretta, uno spazio di fiducia reciproca. I pensieri spesso influiscono sullo scorrimento dell'energia nel corpo e lo intasano. Si e' sempre molto tesi nella sessualita', intrappolati nei giudizi, etichette, condizionamenti, luoghi comuni ( il supermacho, la seduttrice, il desiderio di perfezione, la vergogna, i divieti, le paure e via dicendo ).

Osservando i propri pensieri, come nella meditazione, si potra' prendere coscienza di una serie di convinzioni della mente che generano reazioni fisiche conseguenziali. Dolcemente, nella fiducia, si scoprira' che tutto questo pattume mentale, non ci appartiene, ma ci e' stato inculcato da condizionamenti esterni, dalla societa', dalle religioni, dall'educazione. Si puo' lasciar andare. Si puo' smettere di dare energia a queste convinzioni, semplicemente osservare con amore e compassione e, se lo desideriamo, condividere con il partener quello che sta accadendo. Si puo' rilasciare la tensione, lo sforzo del dover fare. La sessualita' tantrica non e' sforzo, ma e' qualcosa che deve accadere da se', da uno spazio di rilassamento e di non giudizio. Non e' necessario che sia grandioso, e nessuno deve dimostrare di essere un grande amatore, ma semplicemente essere quello che e', accettandosi come si e'. Il Tantra ha bisogno di lentezza, di riattivare gli organi di senso, di guardarsi negli occhi, di respirare insieme e di ascoltare l'uno il cuore dell'altro, di essere presenti. L'uomo nella sua energia maschile incontra la donna e ad essa si apre, e la donna si lascera' ricevere per incontrare il suo opposto. La presenza al qui ed ora, per non correre via con la mente e con il corpo alla ricerca dell'orgasmo. Nel Tantra l'orgasmo si dimentica. L'energia cresce e si espande. Si incanala verso il cuore e verso l'alto. Nel Tantra piu' estremo, addirittura il movimento cessa. Si rimane uniti, in meditazione, fino a quando il movimento comincia da solo. La vita, la creazione, in fondo, accade da se'....

Bolla. La gattina illuminata

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La domenica mattina era da sempre il giorno che preferivo. Non dovevo andare a scuola e quindi me ne rimanevo a letto il piu` possibile a poltrire. Ma il vero motivo di tutto il mio crogiolare era che mi divertivo ad ascoltare quel coretto domenicale che si consumava fuori dalla mia cameretta. Tutto il vicinato, alla stessa ora, la domenica mattina, dialogava animato con i propri animali. Ognuno parlava con il suo: c'erano canarini, criceti, cani, gatti, gattini, gattoni e gattacci. Gli argomenti erano sempre gli stessi. Ognuno dichiarava spassionatamente il suo amore asserendo, senza ombra di dubbio, che il suo animale era piu' bello degli altri. Persino la signora Elisa, che aveva un gatto bruttissimo vecchio e sformato, urlava felice dal suo davanzale le doti del mostro, che incredulo la guardava col muso spelacchiato e deforme. Tutti gli animali si gongolavano felici e soddisfatti, e si facevano anche smucinare volentieri, in fondo, in cambio della loro disponibilita' ricevevano, la domenica mattina, qualcosa da mangiare di piu' prelibato, rispetto ai soliti croccantini intartariti che dovevano sorbire per l'intera settimana. Proprio stanotte poi, ero dovuta uscire in pigiama e piedi scalzi, per aiutare Poldo, il gatto piu' vecchio, a scendere dal muro dove si era arrampicato perche' Picco, il piu' prepotente, con il pelo gonfio e la voce da esorcista, dal basso lo minacciava ripetutamente.
Come ogni domenica mattina poi, al coretto dei vicini si aggiungeva puntualmente un'altra voce. La voce di mio padre, che non dovendo andare a lavorare, aveva preso l'abitudine, la domenica, di cantare a squarciagola. Ed era un vero incubo, perche' non solo non era intonato, ma allungava tutte le finali, calando drasticamente le tonalita' e, quando la canzone saliva di tonalita', si arrangiava in un falsetto sfiatatissimo, azzardandosi talvolta a fare il verso dei violini, delle trombe e delle chitarre elettriche distorte.
Di solito questo suo cantare mi infastidiva moltissimo, ma, oggi, nulla poteva turbare la mia quiete, oggi era un giorno veramente speciale. Era il mio ottavo compleanno. E non era tanto compiere otto anni che mi rendeva felice, perche' si sa che ad otto anni, una bambina, e' sempre comunque succube dei grandi, e quindi piu' che altro e' tutto un abbozzare. In fondo le mie cose non erano mai importanti come le loro e, a dire il vero, ho sempre avuto l'impressione che le mie cose non contassero nulla. Il motivo per cui ero felice era perche' oggi avrei finalmente ricevuto la mia prima barbie. Anche l'anno scorso, in realta', avrei dovuto ricevere una barbie, l'avevo chiesta con due mesi di anticipo e, finalmente, la sera dopo cena, quando ero ormai sfinita dall'attesa e con gli occhi a mezzasta per il sonno, mi avevano consegnato il fatidico pacchetto. Mi era sembrato un pacco troppo grande a dir la verita', sara' una barbie superaccessoriata pensavo, con tanti vestitini e le scarpette con il tacco, con i pettinini per i suoi capelli lunghi, gli occhi azzurri ed un bellissimo sorriso. Mi ricordo la mia gioia scartando la carta colorata. Ma scarta un foglio, scarta l'altro, ti vedo apparire un enorme bambolone di pezza. Era orribile. Lo chiusi nell'armadio e non ebbi mai il coraggio di tirarlo fuori, a scuola mi avrebbero preso tutti in giro. A scuola senza la barbie ero tagliata fuori, ed oramai tutti mi evitavano nei giochi alla ricreazione. Ma ora era inutile rimuginare. Quest'anno avevo preparato il campo molto piu' accuratamente, per un anno intero avevo cercato di inculcare ai miei, che io volevo una barbie e non un'altra bambola. Per intere domeniche avevo peregrinato per negozi con mio padre mostrandogli quali fossero le mie esigenze e per concordare insieme il modello che fosse il piu' simile a quello che volevo io, ma piu' economico. Perche' si sa, una bambina di otto anni non puo' desiderare una barbie troppo cara, cosi' mi ripetevano ogni giorno. Poi quando sarei diventata grande, ed avrei avuto i soldi miei, avrei potuto comprarmi tutte le barbie che volevo. Sinceramente non avevo mai capito cosa ne avrei fatto da adulta di tutte quelle barbie supercare, ma una bambina di otto anni, si sa, non puo' capire tutto.
Balzai fuori dal letto e scivolai in cucina, c'era lo spezzatino di piselli che bolliva, ancora non bruciava, ottimo. La mamma era china sulla lavastoviglie, con la sua solita faccia triste e sofferente. Col tempo le era venuta una gobba sulla schiena e, quando si chinava, le si aprivano i capelli sulla testa e si vedeva la pelle rosa della nuca. Io lo vedevo che non era mai allegra e ne ero molto dispiaciuta, ma non sapevo bene cosa fare, soprattutto perche' spesso ero io che avrei voluto essere accudita. La mattina si alzava sempre molto presto e si metteva davanti alla televisione, una volta l'ho beccata che guardava gli spogliarelli delle linee erotiche, ma forse in realta' fissava solo il vuoto, oltre la televisione. Poi faceva molti solitari con le carte, tutte le mattine. Chissa', magari cercava una risposta dal destino. Ma credo che le risposte cercate non siano mai arrivate, altrimenti avrebbe smesso di essere sempre cosi' triste.
Mi infilai l'abitino delle feste e scesi nel cortile e quel giorno, del mio ottavo compleanno, si rivelo' davvero il giorno dei miracoli. Mentre scrutavo tra le piante del giardino alla ricerca dei gatti del quartiere, all'improvviso la vidi, sotto ad un cespuglio, bella come il sole, Bolla. Qualcuno l'aveva abbandonata, Bolla, questo microbo, minuscolo esserino, piccolo come un ditino della mano, e con il cordone ambelicale ancora appeso. Era una gattina nera, che dormiva ignara del mondo circostante, Bolla, e' stato il nome che le ho dato. La presi nella mano, dormiva, con la sua pancetta rosa supermorbida. Aveva gli occhi chiusi Bolla, e le coscette erano appese, rilassate. Non aveva paura, ed emanava un grande senso di fiducia. Era nata cosi', convinta che nella vita non ci fossero cose che potevano farle male. Mentre la tenevo nella mano, all'improvviso sbadiglio', felice, satolla, mostrando la boccuccia rosa senza denti e, poi, riprese a dormire, nella mia mano, serena e nella pace piu' profonda. Aveva minuscole manine con quei polpastrellini rosa che spiccavano dalle zampette nere nere. L'ho amata dal primo istante in cui l'ho vista, e lei ha amato me. Bolla aveva la capacita' di aprire tutti i cuori, anche quelli piu' cattivi e rattristati. Bolla era l'amore. Era tutto l'amore del mondo, raccolto in un minuscolo esserino. Con Bolla non avevo piu' paura, io e Bolla eravamo una forza invincibile contro tutto il male del mondo. Ed e' stato cosi', il giorno del mio ottavo compleanno che io ho salvato Bolla e lei ha salvato me. La strinsi nel pugno della mano per portarla a casa. Stringendo l'Amore nelle mani, anche mia madre e mio padre cominciarono a sorridere, e tutta la mia casa si illumino' di luce, e dopo la mia casa tutto il mio quartiere, e lentamente anche tutta la citta'. La barbie anche quell'anno non la ricevetti, perche' mi arrivo' una bambola di porcellana. Ma non me ne importava. Ormai c'era Bolla, c'era l'Amore. C'era Dio.

India. Il paese dei miracoli

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L'india e' il paese dei miracoli, il paese dove si defeca con il sedere fuori dal finestrino degli autobus, perche' gli autobus non si fermano mai. E se lo fanno, di fermarsi, per far orinare la gente, conviene sempre farla li, davanti a tutti, vicino al bus, perche' se ti allontani, magari quando torni, sono ripartiti con le tue valige. Puo' capitare che ti sbrighi a farla piu' presto che puoi, e che torni correndo in preda alla paura di non trovare piu' nessuno, e non ti sei nemmeno sistemato le mutande, e allora, l'autista si mette a parlare con qualcuno, e passa anche un'ora prima che decida di partire di nuovo. E non c'e' niente da fare, perche' l'India e' fatta cosi', meglio arrendersi, lasciare la resistenza a cio' che e' e, l'attaccamento a quello che noi vorremmo che sia. E solo allora il mistero si svela, tutto comincia a succedere, meglio di quanto avresti voluto tu stesso.
L'India e' cosi', e' il caos che si muove in modo perfetto, e non serve l'orologio per sapere a che ora parte il treno. Se sei in armonia, a qualsiasi ora arrivi alla stazione, il treno parte e tutto fluisce come un enorme fiume in piena che non si ferma mai. Proprio il fiume, in India, e' una realta' importante. Il fiume e' sempre fiume, dalla sorgente alla foce, eppure non e' mai lo stesso, perche' scorre continuamente e quindi cambia. E ti dimostra che rilassandoti nel centro del tuo essere dove gli eventi della vita sono un accadere periferico, sei praticamente indisturbato.
La sensazione di IO SONO, libera da identificazioni ed etichette e' una dimora stabile. Cercala dentro di te questa presenza, questa percezione di esistere che non e' mai cambiata da quando sei nato fino ad oggi, e che mai cambiera', perche' e' una presenza eterna. E da questa presenza non reattiva, ma assertiva, quieta, nascera' l'azione senza dubbio, ispirata dalla vita stessa e non dall'ego.

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