Blumarine

Sempre più stilisti traggono spunto, per differenziare le loro collezioni, dal mondo dell'arte, sia esso rappresentato da un pittore, scultore o da una corrente artistica.

A ispirare la collezione invernale di Anna Molinari, per esempio, è Andy Warhol, artista americano di origine polacca nato nel 1928 a Pittsurgh, famoso come uno dei maggiori esponenti della pop art americana e celebre per i quadri che riproducono i volti di Mao, Marilyn Monroe, Jacqueline Kennedy, ma anche la famosa sequenza della Electric chair.

Caratteristica principale del celebre artista consiste nella produzione in serie dei soggetti con l'ausilio dell'impianto serigrafico. Il punto forte e peculiare della tecnica utilizzata può essere considerata la ripetizione, cioè riproduceva su grosse tele moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti), metodo che gli permetteva di rendere soggetti apparentemente identici sempre diversi l'uno dall'altro. Le sue opere più famose sono diventate delle icone: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara e tante altre.

Pittore, fotografo, cineasta, produttore cinematografico, di gruppi musicali e teatrali, scrittore (filosofo e sociologo) ed editore, Worhol può essere considerato sicuramente un personaggio eclettico, che seppe, attraverso il proprio stile di vita e le sue opere, innovare il concetto stesso di arte, divenendo espressione di un'epoca in forte fermento e rapido cambiamento.

Anna Molinari vuole far rivivere con i capi della collezione "work in progress" della linea Blumarine disegnata per l'inverno 2010, le suggestioni create dai capolavori di quello che lei stessa annovera tra i suoi artisti preferiti.
Obiettivo della stilista è trasmettere un messaggio positivo, di gioia e di fiducia, finalizzato a spronare il mondo a reagire contro il dirompente pessimismo, un modo per infondere fiducia e dare nuova vitalità, partendo proprio dando un po' di vivacità a questo freddo inverno.

Per realizzare questo intento, la stilista punta su colori accesi e contrapposti. Gli abbinamenti cromatici sono studiati in modo da riproporre lo stesso forte impatto visivo delle opere di Worhol: stessi modelli con colori decisi e accostamenti differenti, proprio come in una serigrafia.
Così, nella linea "work in progress", tra i colori proposti trionfano le nuance cromatiche tanto care al pittore, come fucsia, giallo, verde e azzurro, proposti sia in tinta unita che combinati in diverse fantasie o in versione luminescente, fino a generare eccentriche combinazioni tecnicolor, sempre abbinate con gusto e garbo.

Come nella sequenza di fotogrammi in movimento dei volti della Marlyn worholiana, le silhouette si trasformano con l'introduzione del colore acceso: i caban, i micro piumini, i cappotti ed il chiodo in pelle brillano di giallo acrilico, rosa "big babol", verde acido.
Completano la gamma cromatica il grigio, il blu navy, lo champagne e il nero, che si affiancano a raffinate stampe leopardate, sempre molto bon ton, sui toni del bianco e nero o variopinte, che lasciano trasparire quel pizzico di malizia e di selvaggia sensualità tipico della donna Blumarine.

I leggings neri diventano animalier in nuances vivaci, da indossare sotto la T shirt, aerografate con maxi logo che richiamano alcuni lavori di Worhol, che fece della serigrafia una modalità espressiva.
Le forme sono fluide, essenziali nei tailleur in cachemire, nei tuxedo, nei caban e nei cappotti a taglio maschile in colori classici, da indossare con seducenti leggings o sofisticati abiti in maglia dal collo alto tinta unita o animalieur. Miniabiti in pelle effetto guepiere sono esaltati da giacche strette e corte. Stampe e dettagli in rilievo movimentano a volte la linearità dei modelli proposti.

Le lunghezze delle gonne si accorciano. Taftani leggerissimi e svolazzanti, che possono essere utilizzati anche per la primavera, con drappeggi, asimmetrie, ampie e sexy scollature contribuiscono ad esaltare quel carattere iperfemminile e romantico tipico dello stile del brand.

Tra la gamma proposta compaiono anche i jeans, che possono venire abbinati a mini top in cristalli molto glamour, e che testimoniano l'impegno degli stilisti ad accontentare tutti i budget. Non mancano altri capi da portare nella quotidianità, come il chiodo in pelle ricamato.
Capi strutturati nei tagli e nelle linee si alternano con lunghi vestiti più morbidi e asimmetrici con drappeggi e ampie scollature. L'abito si arricchisce di nuove interpretazioni, a seconda della luce o della tonalità del colore e dei particolari d'insieme.

Per combattere la crisi la stilista propone inoltre finti gioielli con brillanti swarovski, posizionati anche sugli accessori, che assolvono una funzione ornamentale. Bagliori metallici, tipici di uno stile metropolitano, sono rappresentati da collane, bracciali scintillanti e appariscenti, che contribuiscono a trasformare l'abito da giorno in abito da sera e garantiscono il massimo dell'eleganza con il minimo della spesa.

Ritmo e dinamismo rendono la collezione frizzante, espressione di un' identità in continua trasformazione in grado di proporre un senso nuovo dell'immagine e dello stile, che oscilla tra un modo di vestire metropolitano ed uno più selvaggio, sensuale, raffinato e personale che non rinuncia mai ad un ironica seduzione.
Ogni abito diventa così un'opera d'arte, unica per la bellezza estetica, la cura dei dettagli e l'originalità creativa. Un capolavoro che suscita emozioni, che ha un'anima che vive, creando l'immagine di una donna e acuendone il fascino, proprio come solo una forma d'arte può fare.

21 dicembre 2012: fine del mondo o inizio di un nuovo mondo?

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The 2012 Maya Calender

Sembra che il mondo finirà nel 2012.

E' notizia che gira da mesi, in modo più o meno soffuso, ma ultimamente sembra non si parli d'altro, anche grazie ad una pellicola appena uscita nelle sale cinematografiche.
Social network, Web, una miriade di libri scritti da saccenti e "presunti" esperti di settore, persino documentari realizzati da Reti insospettabili: i media in generale sembrano essersi scatenati urlando al mondo che l'Armageddon è alle porte. Le motivazioni sono diverse, ma è praticamente certo che il giorno 21 dicembre 2012 una serie di eventi coincidenti e drammatici scateneranno la fine di tutto.

Tra i delatori più stimati troviamo l'astrologo-profeta inglese Nostradamus, che ha avuto il merito di avere predetto alcuni tra gli eventi più importanti e tragici della storia dell'umanità; ma la fonte più insigne è una delle civiltà tra le più misteriose e brillanti di tutti i tempi, i Maya.
Cultura del Centro America sviluppatasi tra il 1800 a.C. e il 1530 d.C., ci ha tramandato profonde conoscenze nel campo della matematica ma soprattutto dell'Astronomia, tanto da attribuirle origini aliene.

Ossessionati dal tempo, sono stati capaci di effettuare misurazioni precise e sorprendenti, tanto da riuscire persino a predire le eclissi. I Maya credevano che il tempo fosse diviso in cicli di distruzione e di rinascita della terra, e l'ultimo è stato calcolato tra il 13/08/3114 a.C. e il 21/12/2012 d.C.
Pertanto, secondo la loro previsione, in questa data il mondo e il tempo così come lo conosciamo avrà termine.

Sembra che in quell'anno si verificheranno una serie di eventi astronomici e fisici assolutamente straordinari. Si prevedono impatti di asteroidi che causeranno lo spostamento dell'asse terrestre, con il conseguente spaccamento della crosta. Si parla di un'inversione dei campi magnetici dei poli, fenomeno iniziato già da tempo, ma che sembra abbia preso una misteriosa accelerazione. I più convinti attendono l'arrivo di quello che gli antichi Sumeri chiamarono Nibiru, un corpo celeste dalle dimensioni gigantesche, anche se non precisamente identificato, che secondo molti, a parte gli evidenti effetti catastrofici che si verificherebbero a causa di un ipotetico impatto, interagirebbe col sole e l'intero sistema con esiti apocalittici.
I fautori della New Age, invece, attendono con gioia questa data, poiché astrologicamente avrà finalmente termine l'Era dei Pesci, legata al materialismo e all'edonismo, per entrare nell'Era dell'Acquario, dove la realizzazione della coscienza collettiva ci proietterà in un futuro di pace e amore, senza più guerre, carestie e sofferenze.

Quindi, che sia per l'arrivo dell'Anticristo, a causa del riscaldamento globale o dello scatenarsi di tempeste solari, sembra che a breve saremo chiamati alla resa dei conti. Al di là di ogni mistificazione e di qualsiasi teoria, anche se supportata più o meno scientificamente, è indubbio che siamo giunti sull'orlo del baratro, per motivi quasi sempre imputabili al genere umano, e che se non corriamo ai ripari ne pagheremo pesantemente le conseguenze.

E' chiaro che il mondo in cui viviamo, la società in cui esercitiamo i nostri diritti di esseri pensanti, non rispondono più ai nostri antichi bisogni, ed è molto forte il sentire collettivo di un "qualcosa" che inneschi il cambiamento. E' più facile pensare che questo possa avvenire solo attraverso eventi catastrofici che azzereranno la storia, e permetteranno ai sopravvissuti di ricominciare a vivere nel paradiso perduto. Personalmente sono più propensa a pensare che sarebbe più facile che la fine del mondo arrivasse per colpa del folle utilizzo delle armi di distruzione di massa, ma concordo col pensiero sempre più diffuso per cui la coscienza sta mutando, e che siamo entrati in un ciclo nuovo, dove importanti cambiamenti sono già in atto. C'è una maggiore consapevolezza a livello personale, il disagio causato da un tipo di vita che non ci appartiene più è affrontato da un numero sempre più crescente di persone in modo unitario e collettivo. C'è più rispetto per gli altri, per il tempo, per il pianeta, e per noi stessi.

Credo che la salvezza del genere umano sia facilmente realizzabile nel momento in cui ognuno di noi si prenderà le proprie responsabilità per ogni pensiero e gesto compiuto nella sua quotidianità. Senza mai dimenticare che noi viviamo qui ora, e che il domani è una tabula rasa che sarà ciò che scegliamo che diventi. Invasioni aliene permettendo...

Terme e vino rendono omaggio alla Valtellina

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Bagni Nuovi di Bormio

Terme e vino:un abbinamento che può sembrare insolito, due mondi completamente diversi e spesso in contrasto tra loro. Da una parte quello degli appassionati della remise en form, che si nutrono seguendo un'alimentazione sana ed equilibrata, si prendono cura del proprio corpo e bevono tisane; dall'altra quello dei buongustai, che prediligono i piaceri della gola, quali fedeli discepoli di Bacco, dio romano del vino e dei vizi.

Eppure questo binomio non suscita stupore se si parla di Valtellina, terra di cui proprio terme ed enogastronomia rappresentano due aspetti che hanno contribuito, seppur in modo diverso, a rendere famosa questa bellissima zona della Lombardia.

Questa consapevolezza ha indotto il Consorzio per la tutela dei vini della Valtellina, cartello fondato nel 1976 che raggruppa le case e le aziende vinicole della Provincia di Sondrio e l'unico in Italia che possa fregiarsi di due D.O.C.G, a scegliere la straordinaria cornice offerta dai Bagni Nuovi di Bormio per promuovere i suoi prodotti con l'evento "Dalla vigna al bicchiere". Una manifestazione unica nel suo genere, dove territorio, tradizione, gusto e benessere si sono fusi insieme per dare agli ospiti un assaggio di ciò che la Valtellina può offrire ai suoi visitatori.

Obiettivo dell'evento, voluto dal neo eletto direttivo del Consorzio e organizzato in collaborazione con i Bagni Nuovi di Bormio, è stato quello di diffondere la conoscenza e rilanciare l'enologia valtellinese, puntando sul territorio, sulla sua unicità, sulla ricerca agronomica e sulla sperimentazione. La giornata è stata suddivisa in tre parti: un convegno con degustazione, assaggi liberi di alcuni produttori alle terme e dulcis in fundo la cena conclusiva.

Nel corso forum degustazione, che ha aperto i lavori, il direttore del consorzio ha esposto il programma da realizzare nei prossimi anni, da attuarsi partendo proprio dalla vigna, per arrivare, solo in un secondo momento, al bicchiere.
Un approccio innovativo, che costituisce un'assoluta novità per i produttori, finalizzato a dimostrare come l'unicità e il vero fattore distintivo del prodotto scaturiscano in primis dalle diverse peculiarità del territorio, oltre che dalle tecniche di vinificazione ed invecchiamento utilizzate.

A Bormio si è, così, riflettuto sul vino, partendo dalla terra, dall'uva, dal clima e dal lavoro agronomico dell'uomo, grazie alle testimonianze di esperti di enologia, agronomia e docenti universitari.

La degustazione alla cieca di 9 vini, ordinati in modo casuale e senza fornire alcuna spiegazione sul tipo di uva, sul produttore, sul trattamento o sull'età, oltre a ribadire la grande qualità dei vini a Denominazione di Origine Valtellina, ha permesso di far toccare con mano le tematiche affrontate durante il forum, mettendo in risalto quanto fattori quali il clima, l'altitudine, la piovosità, l'esposizione al sole, il tipo di vegetazione, piuttosto che le tecniche di allevamento possano contribuire alla differenziazione del contenuto delle varie bottiglie.

Dopo il convegno si è dato spazio ad un innovativo proseguimento che ha visto le aziende vinicole presentare i propri prodotti in una location originale ed esclusiva: il Centro Termale Spa&benessere Bagni Nuovi.
I banchi d'assaggio sono stati allestiti all'interno della struttura termale tra saune, piscine idromassaggio, fanghi e vasche d'acqua calda all'esterno sotto le stelle. Qui gli ospiti hanno potuto vivere un'esperienza veramente unica. Un breve viaggio attraverso i sensi, incluso il gusto e l'olfatto, che ha contribuito a rivitalizzare e amplificare tutte le percezioni e ha permesso di sperimentare direttamente le possibili sinergie tra vino e relax.

Ha concluso la serata la cena stellata nel suggestivo Salone dei Balli, ideata dagli chef Andrea Tonola, Stefano Masanti e Gabriele Santelli, coordinati da Claudio Prandi, dove cibo e vino hanno fatto da protagonisti.

Elemento vincente dell'evento può sicuramente essere considerato l'abbinamento tra terme millenarie e vino, che, anche alla luce del grande successo, si pensa di riproporre anche in futuro, come importante momento di promozione.

Per informazioni:
Consorzio Tutela Vini Valtellina
Via Piazzi, 23
23100 Sondrio
Tel. +39 0342 200871 | Fax +39 0342 358706 | info@consorziovinivaltellina.com | www.consorziovinivaltellina.com

Terme nuove di Bormio - Bagni di Bormio Spa Resort
Via Bagni Nuovi, 7
23038 Valdidentro (SO) - per informazioni: tel +39 0342.910131

La pedofilia cambia "pelle" e diventa donna

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La pedofilia cambia pelle e diventa donna

Il numero di bambini che dice di aver subito delle molestie sessuali da parte di donne è raddoppiato negli ultimi 5 anni. ChildLine, una charity inglese che si occupa di abusi sui minori, ha confermato il trend con un aumento del 132 per cento di denunce per molestie femminili e un aumento di "appena" il 27 per cento per quelle maschili.

Questi i risultati impressionanti delle nuove statistiche pubblicate qualche giorno fa. I dati analizzati si riferiscono alla Gran Bretagna, anche se non sono sicura che il trend sia circoscritto "geograficamente".

Il presidente del centro di ascolto britannico, Esther Rantzen, afferma che le nuove statistiche smentiscono i miti comuni sugli abusi sessuali. E aggiunge che le vittime non sono solo le bambine, come molti continuano a pensare, ma anche i bambini, dei quali molto spesso abusano le stesse madri. E precisa, inoltre, che la maggior parte delle molestie ai danni delle bambine non viene commessa dai patrigni, contrariamente a quanto si crede, ma dai padri biologici.

Sicuramente, la maggior parte delle violenze sessuali viene commessa da uomini, con circa 6mila casi registrati proprio da ChildLine, ma la stessa associazione parla di oltre 2mila casi riportati, dove gli abusi sono perpetrati da donne.

I dati inquietanti confermano il caso recente di Vanessa George, la maestra di asilo, che insieme ad un'altra donna era parte di un circolo di pedofilia su internet.

Certo posso immaginare che l'aumento di denunce verso le donne possa anche essere dovuto al fatto che ora molti più bambini si rivolgono a ChildLine. Ne deriva un aumento del numero di abusi "falsato" dal "successo" delle helplines. Ma bisogna anche considerare che se da una parte è possibile che i bambini non vogliano vedere i propri padri, madri, sorelle o fratelli andare in prigione, dall'altra non vogliono più subire violenze e cercano quindi un modo per interrompere le molestie.

Insieme a Chirs Cloke di NSPCC mi chiedo come è possibile che le donne possano essere dei molestatori sessuali. E comunque, il fatto che gli uomini continuino a mantenere il primato non è una cosa che mi solleva. Una violenza contro un altro essere umano è un atto semplicemente vergognoso.

Il mal di vivere

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Metropolitana

Ore 7:30 del mattino, mi trovo in metropolitana, quando all'improvviso una voce proveniente dall'altoparlante ci invita a cambiare linea o attendere un servizio di trasporto sostitutivo. Transito interrotto, a causa di un tentato suicidio. Proprio così; uno dei numerosi "tentativi di suicidio"!

I casi di suicidio sui binari della metropolitana sono sempre più frequenti, soprattutto a Milano, dove se ne verifica almeno uno a settimana. In molti ci chiediamo perché le persone decidono di farla finita, e la risposta è possibile ricavarla dalla sociologia, attraverso il libro Le Suicide di Émile Durkheim, sociologo e antropologo francese della seconda metà dell'Ottocento.

Lo studioso, nel suo capolavoro - che resterà insuperato - ha identificato tre tipologie di suicidio: Il suicidio egoistico, altruistico e anomico.

Il primo tipo, il suicidio egoistico, si verifica quando le persone si curano soltanto di sé, non riuscendo a portare a compimento gli obiettivi prefissati, quindi, sono vittime di un eccessivo attaccamento al proprio io, che li conduce al distacco dal sistema sociale.

Il suicidio altruistico, al contrario, si verifica quando l'uomo è molto integrato nella società, che lo avvolge totalmente, portandolo alla soppressione di sé.

Il terzo ed ultimo genere: il suicidio anomico, il cui termine deriva dal greco a-nomos - ovvero mancanza di leggi - si verifica o nei periodi di forte depressione economica o nei periodi di estremo rigoglio, quando la struttura sociale mette l'individuo in condizione di perdersi nel vuoto, lasciandolo in assenza di punti di riferimento legislativi.

C'è chi considera il suicidio un grande gesto di coraggio, chi, invece, una vigliaccheria per sfuggire alle difficoltà della vita. L'unica cosa certa, al di là delle singole opinioni, è che secondo le scienze umane il suicidio è un atto molto complesso, derivante da un insieme di fattori, e la società, come ci ha insegnato il sociologo francese, ha delle responsabilità molto grandi.

Il bassotto in viaggio

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Ottimomassimo

Ottimomassimo è, nel romanzo di Italo Calvino, il personaggio del cane del Barone Rampante e, da tre anni a questa parte, è stato adottato anche come logo dalla prima libreria itinerante per ragazzi d'Italia: un librobus bianco, con un bassotto nero disegnato sulla fiancata, che, nato a Roma, gira per le strade della penisola portando nelle scuole i suoi 4000 titoli accuratamente selezionati, ed i suoi progetti, anche e soprattutto nei piccoli comuni e nelle province dove di librerie per ragazzi non ce ne sono.

Andando a trovarli direttamente nelle scuole, si costruisce intorno alla lettura di un libro un'intera esperienza, un'avventura, un coinvolgimento massimo e di sicuro apprezzato. I tre librai che se ne occupano (si legge nel sito) lavorano da più di dieci anni nel campo della letteratura per ragazzi, coinvolgendo le scuole, gli insegnanti e gli educatori.

Capita che le loro proposte siano accolte con stupore, e si sono ritrovati a dover spiegare chi fossero degli autori, che avrebbero voluto dare per scontato in un contesto di cultura media, come ad esempio Roald Dahl. Ma l'amore per il loro lavoro e il loro Paese diventano benzina per gli spostamenti, nonostante questi episodi e nonostante i soldi siano comunque pochi.

Quest'anno Ottimomassimo ha partecipato all'Estate Romana, alla campagna pediatrica sulla lettura in età prescolare a Milano, al Festival dei bambini del Mediterraneo di Ostuni, e sarà anche alla Fiera dei Piccoli Editori all'Eur.

Gli impegni non mancano, le proposte nemmeno: dalle letture animate per le scuole dell'infanzia, a percorsi narrativi accompagnati da "quaderni del lettore" (anche per i genitori) con i consigli di lettura dei librai. Ci sono anche progetti di lavoro approfonditi su un singolo autore, o la possibilità di allestire mostre mercato e festival del libro.

Per informazioni e prenotazioni: www.ottimomassimo.it

Vite spezzate

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Giovane ragazza depressa

Ragazzi che si uccidono. Per gioco, per dispetto, per noia, per rifiuto delle regole. Per paura. Se varie sono le motivazioni, il mezzo scelto è spesso comune, ed è impossibile non interrogarci sul perché di questo disprezzo e insofferenza alla vita, che come un virus, dilaga e attacca le coscienze di tanti giovanissimi senza discriminazione di razza, cultura e stato sociale.

Colpiscono le statistiche riportate dal "Times on Line", che rivela con orrore che nella poco ridente cittadina di Bridgen, nel Galles, in meno di un anno, sedici ragazzi si sono impiccati. Si conoscevano, erano amici, l'ultimo si è suicidato il giorno prima del funerale di uno di loro, dopo avere comprato il vestito per la cerimonia funebre.

La polizia indaga, e si scopre che la morte corre sul Web. I Social Network diventano strumento di aggregazione e pianificazione per giovani che decidono di porre fine alla propria vita, con l'obiettivo di lasciare un ricordo indelebile nel mondo virtuale sotto forma di monumento funerario, con la malata e distorta convinzione di conquistare l'utopica immortalità.
I ragazzi si uccidono perché vogliono vivere per sempre, senza neppure sapere cosa significhi vivere davvero nel mondo reale. Si cercano giustificazioni. La percentuale è molto alta nei paesi nordici, e si sarebbe portati a pensare che il clima influisca sullo stato psicologico degli abitanti; ma poi in realtà si scopre che anche in paesi come Trinidad i casi di suicidi giovanili sono moltissimi, quindi bisogna andare oltre.

Se tralasciamo le motivazioni di stampo religioso, che meriterebbero un'analisi a parte e ben più approfondita, e l'eutanasia legata al proprio stato di salute, intimo diritto secondo me di ogni essere vivente, navigando sul Web si scoprono associazioni che, se non istigano apertamente al suicidio, sono comunque un inno all'odio per la vita.
On line si trovano con estrema facilità suggerimenti e consigli per darsi la morte in modo indolore e sicuro. On line si organizzano suicidi collettivi, il Giappone da anni è in testa alle classifiche. On line ci si uccide in diretta, come è accaduto poco tempo fa negli Stati Uniti: un giovane studente si è tolto la vita via Web, sotto gli occhi di centinaia di utenti.

L'attimo di gloria che tutti sognano, essere famosi per quella frazione di secondo che ti rende speciale, unico, dimenticando che non ci sarai poi per goderti la notorietà, e che comunque, prima o poi, la gente ti dimenticherà, perché diverrai solo una statistica tra tante.

On line si trovano associazioni che se non spingono ad ucciderti negano comunque la vita: una per tutte, il VHEMT (Movimento per l'estinzione umana volontaria - www.vhemt.org), che estremizzando il pensiero di alcuni ambientalisti che sostengono che l'uomo distruggerà il pianeta terra, suggeriscono di autoestinguersi smettendo di procreare.
Il British Institute ha rilevato che sono più di 240 i siti internet che inneggiano al suicidio, e aiutano a realizzarlo.

E' dunque imputabile al Web l'aumento dei suicidi giovanili negli ultimi anni? Gli psicologi non concordano sull'idea di demonizzare la rete. Il problema è a monte. I giovani che si lasciano travolgere da questa spirale di morte sono ragazzi che hanno problemi a relazionarsi al di fuori dello spazio virtuale, che non hanno nessuno con cui parlare, sfogarsi, o semplicemente confidare i propri dubbi, i timori, le proprie paure. E' facile confrontarsi in rete, dove si può fingere di essere ciò che si vuole, si crea un personaggio falsamente inavvicinabile, indistruttibile e intoccabile. Si mette in scena una commedia, la caricatura di se stessi.

Perché si ha troppa paura di aprire la porta di casa e andare a socializzare in un qualsiasi luogo di aggregazione dove le persone, gli Altri, hanno un corpo, una faccia, una voce, e ti osservano, ti giudicano, magari ti colpiscono anche. Ma è questo il confronto che fa crescere, questa è la Vita. Anche se è vero che a volte è davvero difficile comprenderne il significato, e lo scopo, soprattutto quando si hanno quindici, vent'anni, e ci si sente fragili e facilmente attaccabili.

Le famiglie, gli educatori, la società in genere sono in difficoltà perché i ragazzi di oggi sembrano tutti turbati o problematici. In parte è vero, come è vero che i tempi difficili richiedono maggiore attenzione e dedizione soprattutto nei confronti degli adolescenti, sempre più confusi e introversi.
Non si tratta di mettere in analisi continua il proprio figlio, fratello, amico, allievo. Si tratta di dedicare del buon tempo a chi sembra avere una maggiore propensione alla solitudine, che nella fase adolescenziale non è quasi mai voluta, ma subita. Parlare, cercare di trovare un varco e aprire un canale per mettersi in comunicazione con chi ha un disagio. Fargli comprendere che là fuori non ci sono solo mostri cattivi, cosa che la nostra società tende ad enfatizzare, ma che la vita va vissuta in pieno e con entusiasmo, con le sue ombre e le sue luci.

E' fondamentale capire quando la chiusura va oltre il comune senso di ineguatezza legato all'età, e rischia di diventare una patologia che può portare a comportamenti autolesionisti e autodistruttivi. In questo caso bisogna rivolgersi alla famiglia, agli amici, al medico, che prenderanno le giuste precauzioni con la forma di supporto più idonea.

Ognuno di noi può avere un ruolo decisivo se si mette nella giusta predisposizione di apertura mentale ed emotiva nei confronti di coloro che sembrano necessitare di un consiglio e di un appoggio. A volte basta anche solo un sorriso di rassicurazione. Sembra poco, ma può salvare una vita. Ed evitare a chi è vicino alle vittime, perché di vittime si tratta, di vivere nell'inferno dei sensi di colpa dovuti alla incapacità di avere raccolto la silenziosa, sebbene troppo spesso urlata, richiesta di aiuto.

Fonte: www.suicidiologia.org

Percitour: un viaggio in vespa

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Giappone Kyoto

Cosa fare se la tua ragazza vive a Kyoto, mentre tu sei torinese?
Nell'era di Facebook e di Skype, la risposta più ovvia sarebbe: ci si parla in chat, ogni tanto si fa una videochiamata, e magari una volta all'anno uno dei due prende un aereo e ci si rivede.
Perci, all'anagrafe Giuseppe Percivati, ha pensato ad una soluzione più spettacolare, cioè raggiungere la sua fidanzata, in Giappone, in vespa. E così, il primo agosto di quest'anno, questo ragazzo di 24 anni ha iniziato un viaggio incredibile, che dalla sua città natale lo porterà ad attraversare quindici nazioni, passando per i Balcani, la Turchia, l'Iran, il Pakistan, l'India ed il Sud-est asiatico. Il tutto, completamente da solo.

Ogni suo spostamento è documentato nel suo sito www.percitour.com, dove, oltre a dare dei consigli a chi volesse affrontare un'avventura simile (dalla preparazione del mezzo, alla scelta dei vestiti, ai documenti e le vaccinazioni necessarie), tiene aggiornati i lettori riguardo le tappe del suo viaggio. In più, grazie a Michele Ferrari (docente di fotografia e video della Scuola del Viaggio: www.scuoladelviaggio.it), racconta la sua storia anche in diretta webcam.

L'ultimo post ci racconta del suo arrivo a Calcutta e dell'incontro con una ragazza giapponese che gli farà da guida. L'ultimo tratto del suo tour lo vedrà attraversare Thailandia, Laos e Vietnam, per poco più di 4000 chilometri (nulla, a confronto dei 15000 che ha già affrontato), per arrivare finalmente alla meta.

Attendiamo gli ultimi aggiornamenti, noi romantici supporters, ansiosi di vedere, finalmente, nella galleria fotografica, l'immagine del ricongiungimento finale. Perché diciamocelo, va bene il fascino delle terre che ha visitato e documentato, ma non dimentichiamoci della causa scatenante, che lo ha fatto partire: la sua storia è già diventata una favola moderna.

I mille volti della guerra

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I mille volti della guerra

Il 9 Ottobre a Londra la cattedrale di St. Paul era gremita di gente, tra i presenti la Regina, il Duca di Edimburgo, il Primo Ministro oltre ad altre personalità, incluso il presidente iracheno Jalal Talabani.
L'occasione che li ha riuniti è stata la commemorazione di militari e civili che hanno perso la vita in Iraq. Tra gli invitati, i veterani e le famiglie di chi si è sacrificato per un conflitto, che nessuno può avere il coraggio di affermare fosse giusto e anzi, costituirà un interessante ed impegnativo esercizio mentale per politici ed esperti che tenteranno di giustificarlo.

La commemorazione ha segnato il ritiro delle truppe inglesi dal territorio iracheno, avvenuto ufficialmente il 30 aprile, 6 anni dopo l'inizio dell'invasione americana.
Apparentemente, l'obiettivo principale dell'intervento militare è stato quello di liberare il popolo iracheno dal tirannico dittatore, Saddam Hussein e far trionfare la democrazia. In effetti, ci sono delle perplessità sui motivi della missione, che sono stati "condivisi" con l'opinione pubblica e che rimangono oscuri anche a chi la guerra in Iraq l'ha iniziata. Lo stesso Bush infatti, non è mai stato in grado di fornire una definizione coerente sulle ragioni per cui si è ritenuto necessario lanciare una guerra preventiva.

Il focus di questa "noble mission", è stato spostato infatti diverse volte, concentrandosi all'inizio sul disarmo e la fine del supporto al terrorismo, arrivando successivamente alla necessità di terminare un regime, che minacciava non solo gli stati confinanti, ma il mondo intero. Peccato però, che era già stato appurato che Saddam Hussein non costituisse una minaccia globale, è risaputo che non stesse acquistando uranio dal Sud Africa per costruire armi nucleari, non sono mai state scoperte armi di distruzione di massa e non c'erano prove che stesse cospirando con al-Qaeda. Quale era allora il "pericolo imminente" per cui gli Stati Uniti hanno deciso di iniziare una guerra con il minimo appoggio a livello internazionale? Certamente le riserve di petrolio hanno giocato un ruolo fondamentale, così come il fatto che all'epoca la campagna elettorale di Bush era stata finanziata da compagnie di difesa.

Per cercare di capire meglio, ho parlato però con chi, alla cerimonia, ha partecipato come invitato. Mr. Williams mi descrive il suo stato d'animo, l'atmosfera all'interno della basilica, dove solo i veterani presenti erano 2000. Uomini e donne nelle loro divise immacolate, dietro al cui viso si nasconde un camerata caduto, un amico ferito. Vengo scaraventata faccia a faccia con la realtà, con le cicatrici che le conseguenze di un conflitto inutile lasciano sulle persone.
Mi racconta che suo cugino è morto durante la terza missione in Iraq, nel 2005, lasciando la moglie e due figli con il peso della rassegnazione. Come per la maggior parte delle persone presenti, la difficoltà maggiore per loro sta nell'accettare la perdita di un familiare in un intervento giustificato solo con menzogne.
Mi spiega, che da un punto di vista geo-politico l'Iraq, così come anche l'Afghanistan, sono "pedine" importanti nel grande scacchiere euro-asiatico, nei rapporti tra India e Pakistan, entrambe potenze nucleari e per la salvaguardia degli oleodotti americani.
Questo mi fa venire in mente "La grande scacchiera" di Zbigniew Brzezinski, il quale ritiene che chi dominerà l'Eurasia sarà la sola potenza del XXI secolo. Infatti, la maggior parte della popolazione mondiale vive in quest'area e l'attività economica della macro-regione diventa sempre più importante. Sarà questo allora, insieme al petrolio, il motivo per cui l'amministrazione Blair nel 2003 ha preso la decisione di unirsi all'invasione americana. Non è del resto un caso che la British Petroleum ha firmato, proprio qualche giorno fa, un contratto per lo sviluppo del maxi-giacimento petrolifero di Rumaila.

Sono bastati pochi giorni, dal 20 marzo al 10 aprile 2003, perché gli Stati Uniti prendessero Baghdad. Dopodiché, tutta l'attenzione è stata spostata verso l'industria petrolifera, lasciando esplodere tutto il resto. Questo ovviamente è stato descritto come il processo di liberazione e l'aiuto che è stato offerto agli iracheni, per ricostruire il proprio paese. Lo stesso Gordon Brown ha definito il giorno della commemorazione come un momento per riflettere, ma anche un giorno per valutare il contributo duraturo che è stato offerto agli iracheni per la loro liberazione dal tiranno e la ricostruzione.
Nessuno parla però di quelle che vengono definite le "casualties" e gli effetti collaterali della guerra, anzi di un lunghissimo dopo-guerra, ovvero la perdita di decine di migliaia di vite innocenti. Mi chiedo se, almeno per una volta, non sarebbe stato più dignitoso offrire alle famiglie delle vittime la verità.
Il bilancio di sei anni di guerra è raccapricciante: gli Stati Uniti non sono riusciti a pacificare il paese, né a creare il governo che volevano, né a ottenere il consenso popolare. Di contro, decine di migliaia di iracheni sono stati uccisi. Non mi sorprende che, a questo punto, data anche la mancanza di appoggio dell'opinione pubblica, Obama abbia deciso per il ritiro delle truppe americane da completarsi entro il 2011.

A noi invece, non ci rimane che onorare il sacrificio di tutti coloro che hanno perso la vita durante questa "nobile missione".

Genitori-Figli-Società e modelli educazionali

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Genitori-Figli-Società e modelli educazionali

La Sociologia e l'Antropologia ci insegnano che la famiglia è il primo contatto sociale del bambino, infatti è attraverso di essa che l'individuo, sin dal momento della sua nascita acquisisce valori e "modi di fare". L'infante assimila - attraverso l'emulazione dei comportamenti - il linguaggio degli affetti. Egli, durante l'arco della sua esistenza seguirà i modelli familiari che gli sono stati indicati, con la differenza che in età giovane li assimilerà e in età adulta, avendoli ormai interiorizzati, li userà come linee guida del suo percorso di vita.

Ci sono casi in cui, però, i figli non osservano i modelli dei genitori, e le motivazioni possono essere semplicisticamente espresse e sintetizzate nelle tre seguenti osservazioni; durante l'adolescenza il soggetto si pone in aperta contraddizione con i genitori, per costruire e affermare la propria individualità servendosi del conflitto. Questo atteggiamento non sempre è destinato a finire, anzi, spesso si protrae per tutta la vita.

Seconda osservazione; può avvenire che il soggetto, in un primo momento seguirà il modello familiare, passando successivamente allo stadio del rifiuto. Ciò tende ad avvenire quando da parte dei genitori c'è la propensione a voler imporre determinati criteri educativi e valoriali ad ogni costo.

Ultima motivazione, nella quale rientrano i casi limite; i genitori devianti, che hanno problemi di alcol, droga, e delinquenza. In queste circostanze, o vengono loro sottratti i figli, o sono i bambini stessi, che in età più o meno adulta seguono di loro iniziativa altri modelli, proposti da persone a loro vicine - anche non familiari -.

I modelli costituiscono un aspetto imprescindibile nei nostri percorsi, e sono soggetti a variazioni nel tempo. All'interno dei modelli familiari sono presenti dei modelli culturali e condivisi dalla società di riferimento, che consentono ad ogni Paese di godere di una propria identità.

L'antropologa americana Ruth Benedict condusse studi approfonditi sui modelli, dando vita ad opere importanti come: Modelli di Cultura (1934), in cui osservava la personalità del singolo che rappresenta l'assorbimento di una cultura preesistente, collocata al di fuori dei soggetti. Considerando i fattori di "fusion", tra una cultura e l'altra, come elementi costitutivi del processo culturale stesso.

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