A un passo dalla felicità. Ritrovare la gioia nei momenti di crisi
Scheda del libro
  Editore   Urra
  Autrice   Olga Chiaia
  Pagine   145
  Formato   13,5 x 21
  Prezzo   € 12,00
  Valutazione   
  Sito web   www.urraonline.com

Contenuto del libro


A un passo dalla felicità. Ritrovare la gioia nei momenti di crisi.

Attanagliati dalla sensazione di non sentirsi all'altezza, di essere inadeguati o scontenti, talvolta senza neppure sapere bene il perché, oggi spesso viviamo immersi in un grigiore diffuso che rende grigi sentimenti, emozioni, fino a ingrigire l'anima. Fino a rendere faticoso pensare a un futuro, creare, progettare. Si vive cosi sulla soglia della depressione, un limite molto fragile, al di là del quale si può spalancare il baratro della patologia vera e propria.
Questo libro mette a nudo l'origine e i modi in cui si manifesta questa infelicità latente, perché la si possa riconoscere e affrontare, prima che degeneri; conduce ad accettarla non come colpa o condanna, ma come parte della normale alternanza dell'esistenza, persino come un'opportunità. Suggerisce che la felicità, in fondo, non è una chimera irraggiungibile, è li, dietro l'angolo, "dietro la faccia buia della luna", basta saperne cogliere i bagliori.
Con una scrittura a tratti evocativa, l'autrice propone una condivisione di vissuti e di riflessioni, che tracciano un percorso terapeutico per indurre alla consapevolezza, per accompagnare verso l'unico punto di partenza da cui si può iniziare a riemergere: noi stessi.


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Sex and the Vatican. Viaggio segreto nel regno dei casti
Scheda del libro
  Editore   Piemme
  Autore   Carmelo Abbate
  Pagine   417
  Formato   13 x 21
  Prezzo   € 18,50
  Valutazione   
  Sito web   www.edizpiemme.it

Contenuto del libro


Sex and the Vatican. Viaggio segreto nel regno dei casti

Parte dal racconto di una festa molto speciale, e da un'inchiesta che ha catturato l'attenzione dei media di tutto il mondo - da Newsweek al Washington Post, dalla Cbs al Guardian, dalla Bbc a France2, da El Mundo alla Pravda, fino alla tv iraniana - questo viaggio segreto nel Regno dei Casti. Un'inattaccabile indagine da undercover reporter che ha avuto enorme eco e ha provocato la reazione del Vaticano, che con una nota ufficiale del Vicariato di Roma ha invitato i preti coinvolti a "uscire allo scoperto".
Proprio in quei giorni caldi, Carmelo Abbate continuava il suo lavoro da "infiltrato", un lavoro che si è protratto per diversi mesi e dalla Città Eterna si è allargato a molte altre città italiane, e quindi oltre confine. Il risultato è un reportage ricco di rivelazioni, dialoghi serrati, dati, incontri segreti, testimonianze, a volte dolenti, spesso sconcertanti. Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Preti dalla doppia vita. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Il problema dei figli dei sacerdoti e delle loro madri, che hanno inviato a papa Benedetto XVI un documento segreto per raccontare la loro difficile condizione. Sacerdoti che testimoniano il loro disagio o che hanno scelto di gettare la tonaca alle ortivche. L'ossessione sessuofobica e l'invincibile richiamo del peccato. Prelati rimasti invischiati nelle retate anti-prostituzione. Storie di aborti clandestini e richieste di adozioni per liberarsi dei "frutti del peccato". E poi soldi, tanti, per comprare il silenzio delle amanti o per accompagnare la crescita di bambini "scomodi". Un'inchiesta documentata, esclusiva, esplosiva.


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La suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti
Scheda del libro
  Editore   Feltrinelli
  Autore   Filippo Ceccarelli
  Pagine   238
  Formato   14 x 22
  Prezzo   € 15,00
  Valutazione   
  Sito web   www.feltrinellieditore.it

Contenuto del libro


La suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti

Ministre sexy, telefoni bollenti e debitamente intercettati, immondizia programmatica, ciarpame elettorale. Dal compleanno della vergine di Casoria ai massaggi del Salaria Sport Village è come se un ridicolo e osceno diavolaccio avesse piantato i suoi artigli sull'agenda d'Italia. Maiali e farfalline, coca e complotti, tatuaggi, prostata, carne fresca e chirurgia estetica. Non c'è scandalo, ormai, che non se ne trascini dietro un altro peggiore. Addio paese tollerante e disincantato. Tra le macerie della politica e i relitti del buonsenso, il casting nazionale mette in fila aspiranti imperatori della decadenza, cortigiani velenosi, teledivi capricciosi, e poi lolite, paparazzi, papponi, carabinieri marci e trans dell'altro mondo. Due anni appena e in sconsiderata allegria il Palazzo trasloca alla Suburra, destinazione malfamata per eccellenza. E qui Veronica rompe, Zappadu scatta, Gianpi procura, D'Addario registra, "Repubblica" domanda, Feltri spara, Boffo cade, in Vaticano giocano a moscacieca, Marrazzo s'inoltra nella notte infernale, Brenda va a morire ammazzata, Bologna è indecorosamente espugnata dal Cinziagate e tra un appalto e l'altro la Cricca codifica il tariffario della tangente sessuale. Con ironico sgomento Filippo Ceccarelli delinea i moduli della pornocrazia senza alzare il ditino del moralista; si diverte piuttosto a interpretarne segni, presagi e risonanze con l'ausilio di oroscopi, pitture, mitologia, videogiochi, canzoni, frammenti di diario e di poesia, da Esiodo a "Novella 2000".


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Ricercato! Pop/Etica di Trapanig

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Si chiama "Trapanig", ed è uno degli artisti più noti nel panorama italiano artistico contemporaneo. Azionista di sogni e con un gran capitale urbano in tasca si serve di materiali, reimpiegati, fusi e poi nuovamente separati, dando vita, così, alla sua ricerca che mira alla reinvenzione di un genere.

Scopo dell'artista è ammiccare allo spettatore; usando la provocazione, per insinuare il dubbio, e spingere alla riflessione le persone.
Il criterio adoperato per la comunicazione sono le immagini, Trapanig abbina ad esse la parola, in un reciproco e intenzionale inter-scambio di informazioni: un continuum di linee e trasposizioni da cui si evince un messaggio molteplice ed immediato.
La possibilità di rielaborazione del tutto o ancor meglio della parola: della sua struttura e del suo contenuto.

Affermarsi al'interno dello scenario artistico contemporaneo, secondo Trapanig, è meno difficile e complesso di quanto si voglia far credere e soprattutto è meno codificato delle apparenze. Un artista potrebbe, col sostegno delle istituzioni, scavalcare il muro posto dall'accademismo.
Oggi come in passato gli artisti hanno la stessa difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale e ad affermarsi, a meno che non si presenti l'antica figura del mecenate.
Ciò che conta si racchiude in un semplice ma accurato gesto: aprire gli occhi su tutto ciò che la nostra epoca ci sta urlando, sfondare la porta alla realtà per inserirla nell'immaginario.

È necessario che un artista accenda i riflettori e porti la testimonianza di un patrimonio sub-urbano che raccoglie il marcio e lo riabilita alla vita, per raccontare così una nuova storia: la storia contemporanea.

Viviamo in un'epoca che non ci ha risparmiati, anzi, ci ha totalmente trasformati e ha rimpicciolito i nostri sogni.
Lo spazio di cui dobbiamo riappropriarci si è ampliato e diversificato, ed è subordinato all'arte stessa per cui le immagini puntano ad essere assimilate, confermandone il potere e l'irriverenza.
Un'immagine che si ripete e ti insegue ha molte probabilità di catturarti, e ancora una volta è l'artista a sussurrarci "come" osservare il mondo, questo mondo che è di ognuno di noi, riprendiamocelo, reinventiamolo!

L'eden della terza età

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Residenza per anziani

I Tigli è il nome della nuova residenza per gli anziani inaugurata da poco a Novara, una struttura pensata per il benessere e l'esigenza dell'anziano parzialmente o tolalmente non autosuffuciente, perché a volte basta veramente poco per ridare serenità e regalare un sorriso a chi da tempo non lo ha più.

Questa nuova residenza è fondata da Opera una cooperativa sociale che ha sede ad Asti con il contributo di Socialcoop - consorzio cooperative sociale, che da anni si occupano di strutture sanitarie per anziani in grado di offrire tutela, sicurezza e perché l'ingresso in una residenza non sia per l'anziano un epilogo ma l'inizio di un nuovo capitolo per la sua esistenza.

I Tigli è in grado di offrire figure professionali previste dalla vigente normativa della Regione Piemonte (D.G.R. 38/92 - 41/95 e 17/05) e più precisamente: Operatori socio sanitari (O.S.S.) - Inferimeri professionali - fisioterapisti - psicologi - animatori professionali - persone addette alle pulizie e lavanderia, cuochi ed aiuti.

La struttura è situata a sud della città piemontese dispone di 120 posti letto tutti in camere doppie con bagno e tv, è un luogo tranquillo dove ogni anziano si trova circondato da armonia ed affetto. Anche chi è lasciato da solo a vivere la propria vita in solitudine, in questa nuova struttura è al centro dell'attenzione.

Ai Tigli sono entrata in contatto con un mondo che se non si vede con i propri occhi è difficile da raccontare, ho conosciuto tanti "nonni" che sono solo alla ricerca di qualcuno che parli e tenga loro un po' di compagnia. Una carezza, un sorriso può confortarli e farli sentire meno soli, è una realtà che si tende a far finta di non vedere forse perchè fa male vedere un anziano soffrire, ma è proprio standogli accanto che si può apprezzare il grande valore che ha la vita e da quei visi scavati dalle rughe imparare che la vita è anche questo.

Con questa nuova struttura la città di Novara acquisisce una grande ricchezza, perchè è una bellissima residenza gestita da personale valido e competente come il direttore la Sig.ra Arianna Colombo ed il direttore sanitario dott.ssa Barbara Boca. Perchè è un diritto vivere la vecchiaia in ormonia e non in solitudine.

Per qualsiasi informazioni la residenza si trova in via Udine n. 7 - Tel. 0321/433222 - Fax 0321/432808

Il ponte delle sirenette
Scheda del libro
  Editore   Garzanti
  Autore   Giuseppe Pederiali
  Pagine   379
  Formato   14 x 21
  Prezzo   € 18,60
  Valutazione   
  Sito web   www.garzantilibri.it

Contenuto del libro


Il ponte delle sirenette

Abbandonata a sette anni sul Ponte delle Sirenette, ospite dell'orfanotrofio delle Stelline, adottata e ridotta in schiavitù, ragazza-madre, prostituta in via Fiori Chiari... La vita non ha sorriso alla bella Sirena, almeno fino all'incontro con Delio Tessa, l'avvocato autore di poesie dialettali splendide e cattive, che la salva dal manicomio di Mombello e dall'accusa di avere venduto la figlioletta. Sirena riesce a rifarsi una vita che culmina nell'incontro con Ignazio, enigmatico ebreo in fuga, apparso il giorno di Ferragosto del 1943, durante un bombardamento, con due valigie piene di libri che celano qualcosa di molto prezioso... Toccherà a un'altra Sirena, negli anni Sessanta, svelare i segreti più nascosti, con l'aiuto di Beppe Pedroni, giornalista innamorato di lei e della sua maniera di cantare le poesie di Tessa sul palcoscenico dei cabaret. La bambina sparita, il tesoro di Ignazio, la genìa delle sirene: il passato torna a lampi e illumina, riscalda ma anche rischia di bruciare il presente della giovane donna, attrice e cantastorie nella Milano dei giorni frenetici del boom e delle notti magiche con Giorgio Gaber, Ornella Vanoni, Luciano Bianciardi, Giorgio Strehler... Un romanzo lungo mezzo secolo, con due protagoniste più forti del destino e della storia scritta dagli uomini. Attraverso una vicenda appassionata e intrigante, fitta di suggestioni e di personaggi, orchestrata da una limpida scrittura che fa vibrare le corde del sentimento e dell'avventura, Giuseppe Pederiali ci regala il ritratto di due donne indimenticabili e di un'Italia con i suoi inferni e paradisi vecchi e nuovi.


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Lavoro... virtuale

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Lavori in corso

La società "virtuale", che tutti in qualche modo contribuiamo a far progredire o regredire, necessita di lavoro, così pare. Nel corso dei secoli con l'avvicendarsi di papati, imperi e monarchie, ciò che è rimasto immutata è la necessità dell'uomo di soddisfare le esigenze materiali e non, sue e del proprio nucleo familiare.

L'alba della civiltà ha visto l'individuo dedito alla pastorizia e all'agricoltura, si è passati dalla sapiente geometria dei campi, che la virgulta mano seminava nei secoli, fino ad una radicale trasformazione della stessa con annessi e connessi. L'humus necessario a far attecchire il perpetuo bisogno dell'individuo, altro non è che un innato desiderio di emancipazione, che lo rende al contempo vittima e carnefice. Il suo cammino, questa lenta evoluzione di darwiniana memoria, ha evidenziato una sorta di homo homini lupus, sconfinante in abissi di atrocità vessatorie e nichiliste, vedi gulag e campi di sterminio.

In fondo, il lavoro è l'elemento cardine del progresso che il fordismo ha cullato ed esportato e senza il quale la società cesserebbe di essere così come noi la conosciamo. Ma è doveroso fare dei distinguo. In primis, il lavoro senza dignità, non ha ragione d'essere. Lotte decennali non possono essere barattate, con nulla; diritti e profitto sono in simbiosi, una diversa lettura della realtà, minerebbe la credibilità di tutto il sistema. Secondo poi, è moralmente inaccettabile anteporre la logica del profitto, a priori.

La riscoperta dell'etica, oggi indispensabile, applicata con zelo e metodologia, può assicurarci nuove chances. D'altronde i casi Enron insegneranno pur qualcosa?

Il lavoro nobilita l'uomo, recita il vecchio adagio, ma quante oscenità si spacciano per tali, a qualunque latitudine, con l'ausilio di lacciuoli giuridici e connivenze politico-amministrative, i "donatori di lavoro" fasulli mecenati senza dio, approfittando di crisi endemiche, quando non strutturali e cicliche, arricchiscono il loro discutibile regno; privi di qualunque attitudine morale e sociale, intenti a perseguire con qualsiasi mezzo, il fine ultimo del loro agire, ossia il danaro.

Oggi tutto obbedisce ad una precisa direttiva consumista. Ogni cosa, nel bene e nel male, possiede una malcelata natura commerciale che cervelloni esperti di marketing, della onnisciente nomenklatura, hanno contribuito in maniera subliminale ad insinuare nelle nostre assuefatte menti.

Tutto questo sarebbe plausibile, se non ci fosse un ma. Le dolenti note cominciano proprio ora, le mire capitaliste sposano la logica ferrea del profitto, che obbedisce a rigide regole, non ascrivibili a dottrine marxiste, bensì redatte da scribi in doppiopetto sul libro paga di multinazionali che controllano merci, persone e capitali, il tutto miscelato in un cocktail di geo-politica e alta finanza dalle ramificazioni inimmaginabili.

Lobbies di potere conservatrici e autoreferenti hanno colonizzato in maniera sistematica salotti buoni, televisivi e non, stanze del potere, da dove diffondere i loro nefandi sermoni, riducendo all'impotenza i luoghi del sapere, le università.

Schiavitù, servi della gleba e caporalati erano eredità speculative di epoche estinte, forse, che brillanti operazioni di maquillage supportati da neologismi ad orologeria stanno rimpinguandone il senso, il tutto sotto l'egida di corrotti legislatori. Vittima sacrificale, come sempre, la gente comune che figlia di promesse elettorali e silenti ricatti politico-malavitosi, pur di raggiungere l'utopia del posto di lavoro sopporta qualunque angheria.

Istanti perduti

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Il cercatore

Ci sono tanti fattori che concorrono a formare il nostro io, per natura oggettivi e non preventivabili, fino a giungere a decisioni che prendiamo in maniera conscia, e anche quì ci sarebbe di che discutere, ma questa è un'altra storia.

I famosi 5 minuti, quelli che da soli valgono una vita, quelli che ti fanno optare per questo e non quello, salvo poi rimpiangere la scelta. Lungi da me, motivazioni pseudo-didattiche, o stramberie etico-sociali di qualunque genere, adoro il self made man, ma ripudio la sua devianza che ne trasforma le capacità-virtù, in vizi.

Costruire il proprio cammino è auspicabile, foriero di conoscenze e traguardi che rendono l'animale-uomo migliore, quasi sempre, avere tanti dubbi e procedere nella giusta direzione, è di per sè un traguardo, ma quanti smarriscono il cammino vinti da facili lusinghe e mendaci promesse...

L'attimo di cui voglio parlare appartiene alla sfera dei sogni, a quegl'istanti che tutti abbiamo avuto sovente rimpianto o rimorso sfidando in contraddittorio chiunque a dimostrare il contrario. Reputo pertanto l'immaginazione e la sua vasta eco, canoni imprescindibili dell'essere umano, del resto la fantasia nutre in maniera audace l'animo fiero.

A tal proposito, posso dire che considero qui e minuti, vintage; un oggetto di culto, un modo d'essere, un giusto mix di stile, manifattura e contenuti, una forma latente di neo-romanticismo che evidenzia una sedimentazione profonda,d'un passato che sfugge a qualunque logica commerciale, un mito senza tempo.
Ecco quindi che impossessarsi di quegli istanti equivale ad assaporare quella sottile libido del surfista che rincorre la sua onda californiana, perchè è quello che ci rende davvero liberi e, credetemi, la società ha paura di chi è veramente libero.

Tuttavia, dicevo del gusto per un passato che in fondo è lontano diversi lustri, ma dentro di noi sopravvive fiero ed indomito anche perchè ci permette di cogliere certe peculiarità che la vita moderna ha smarrito, abdicando al dogma del profitto, unico deus ex machina. La riscoperta di quegli attimi, vorrei fosse materia legislativa, tanto si parlava di sogni.

Fermarsi un attimo a pensare,che ogni giorno ci viene subdolamente sottratto qualcosa di bello, non permetterglielo, riscoprire per l'appunto "fesserie" che danno senso ai nostri giorni, ma che purtroppo non hanno nulla di commerciale, accidenti; chiacchiere prive di secondi fini; insomma tu allo stato puro, privo di pregiudizi e scelleratezze propinate a destra e a manca; giuro non è uno scherzo!
Recuperare il senso d'una stretta di mano, d'una confidenza, oramai in saldo, perchè in fondo un verme... striscia, ma un'aquila è agli antipodi, quando cesserà l'esilio che imponi a te stesso, solo allora vedrai non con l'occhio della ragione; il cuore non ha limiti, tranne quelli che la natura prodiga di talenti, dona.

In fondo è proprio questo,il segreto: il mormorio della caducità terrena, anelante l'infinito. Sottecchi scorgere, la genuinità d'un sentimento, che non è provvigione dell'anima, né astruso algoritmo, quello che regala qualità al momento, incorona l'esistenza stessa della sua semplicità!

Non ambisco allo scranno degli dei mortali, né oscure trame nepotiste, la bramosia del possesso mi è aliena, fuori discussione la vana gloria, cerco solo un piccolo sentiero, dal quale scorgere un mondo nuovo.
Non sono merlino dell'era moderna, non posseggo alambicchi e pozioni magiche, pur tuttavia ho una certezza, che il giogo donatoci gentilmente possa essere spezzato, invertire la rotta d'una supuna accettazione, d'un volere preconfezionato, nulla più.

L'elogio dell'attimo, che è già dentro di noi, quello che permette di metabolizzare se stesso, una forma di imprimatur, che custodisce gelosamente il suo senso. Non voglio e non posso credere, che non sia come in fondo spero, del resto gli alibi sono finiti, ti tocca essere te stesso.

P.S. L'irreale qualcosa che faceva eterna quella sera (Pasolini)

Un mondo meraviglioso? No, di più.

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Mondo meraviglioso

I see trees of green, red roses too... Quando sento le prime note vado in estasi. Sì, vedo alberi verdi e anche rose rosse: e le vedo fiorire per te e per me. E come il grande Louis anch'io penso tra me... What a wonderful world! Che mondo davvero meraviglioso questo che vedo attorno a me! Che mi scorre sopra, sotto, accanto. Che mi attraversa. Il cielo blu con o senza le sue nuvole bianche che giocano a rincorrersi mi parla di immenso e mi confida la sua serenità. Ho aperto gli occhi al risveglio e questo giorno benedetto mi ha accolto a nuovi attimi di eternità. E quando la sera le palpebre si chiudono, mi sento abbracciato dalla sacra notte che immortala i sorrisi nella quiete del riposo. Scorre questo mondo meraviglioso in ogni giorno nuovo, nella novità di ciò che è da sempre.

"Illusione - mi grida una voce! Cocente ingenuità da bambini. Mancanza di adulto realismo. O semplice stupidità".
È la voce del mio passato, la riconosco. Ogni tanto torna a farsi sentire, soprattutto quando viene in qualche modo rianimata da un occasionale fotogramma televisivo. D'altro canto, il mondo dei telegiornali o delle cronache dei quotidiani non sembra piuttosto un letamaio? Una maleodorante discarica che raccoglie gli scarti e gli avanzi di un'umanità fatta di cattiveria, vanità e ipocrisia?

Tempo fa, quando ancora vivevo da disadattato nel passato, alzavo alto lo scudo della ragione e della religione e mi spiegavo le miserie umane con parole come fragilità, colpa, ignoranza.
Insomma, la mia idea era che il mondo nel quale vivevo era in sostanza una cosa buona, perché il Dio che lo aveva fatto voleva farne un paradiso. Qualcosa doveva essere andato storto nei piani perché qualcuno ci ha messo lo zampino. Intendiamoci però, malgrado l'inferno di Dante sia un capolavoro che amo molto, non ho mai creduto a satanasso e ai suoi amici, né alle grigliate di carne umana quale punizione. Ritenevo semplicemente che il fatto di essere dotato di libero arbitrio, l'uomo (e anche la donna) potesse decidere delle sue azioni, nel bene e nel male. E per quanto il bene alla fine ne sarebbe uscito vincitore, il male era una realtà evidente con cui convivere oggi.

Consideravo questa mia visione delle cose realistica: non spiegava tutto, ma quanto meno restava nel buon senso. In equilibrio, lontano da una parte dai pessimisti che vedevano solo male e dall'entusiasmo fumato dall'altra. Pur con il rispetto del sentire di tutti, la mia prospettiva salvava capra e cavoli. Buoni e cattivi stanno insieme come il grano e la zizzania fino alla mietitura. Poi quel che sarà, sarà. E il trionfo della giustizia premierà i buoni e punirà i cattivi. Quelli, tanti, di cui instancabilmente la televisione e i giornali mi raccontavano ogni giorno. E subito di buon mattino, per aggiornarmi il prima possibile che anche in quel giorno qualche cattivo aveva già fatto delle balordaggini. E si pensava di darmi un servizio mentre si alimentava la mia rabbia, l'impotenza, la critica, il pessimismo. E ogni sera mettevo il giorno trascorso tra gli innumerevoli altri ad aumentare il volume della mia insoddisfazione.

Poi sono cresciuto. Ho imparato dal grande Lao Tze che "fa più rumore un solo albero che cade che un'intera foresta che cresce". Mi sono sentito più sereno. Da Nietzsche ho appreso che i giornali sono il "vomito mattutino". Meglio allora una dieta diversa, con una colazione proteica immersa nella meditazione. Ho spento la televisione. Mi si è acceso il cuore. Lui ha dato una luce nuova agli occhi. Loro hanno benedetto la Vita.
Allora ho cominciato a vedere e sentire la foresta che cresceva.
Dentro di me.

Da allora vedo che i colori dell'arcobaleno così belli nel cielo sono anche sui volti della gente che passa. Sono attento ai sorrisi che mi passano accanto: sono più di quanto avessi mai immaginato. Sono gli infiniti sguardi dell'unica Presenza. Quando vedo amici che si stringono la mano e domandano "come va?" sento in quelle parole le vibrazioni dell'amore che impasta i sentimenti che le genera. In realtà si stanno dicendo "ti voglio bene".

Certo, sento anche i bambini piangere. Li guardo crescere.
Impareranno molto di più di quanto io potrò mai sapere. E allora penso tra me... che mondo meraviglioso!
Louis Armstrong è meraviglioso! La sue parole, la sua tromba. Un riflesso della melodia cosmica. Meravigliosi sono tutti gli uomini di ieri e di oggi. Di ogni latitudine. Si può sfottere sportivamente la tifoseria avversaria, ma non esistono i bastardi dentro. Tutti in questo mondo hanno un nome che declina bellezza.

E se qualcuno ha fatto o fa qualcosa che meraviglioso proprio non sembra, è perché nessuno forse gli ha detto mai quanto arcobaleno c'è nel suo cuore.
Io non sono così sapiente da essere certo che l'uomo per natura è buono e che è la società che lo corrompe. Ma questa visione mi piace: innalza l'uomo nella sua essenza.
Libera da colpe, peccati, punizioni. E risentimenti.
Colpevole è la società? No. Non ci sono colpevoli. Ci sono solo smemorati. C'è talvolta il collettivo oblio della divinità dell'uomo. Della sua intangibilità. Della sua bellezza. Della sua appartenenza all'energia dell'Universo amico.
Ma non si tratta di salvare la società. Nessuna crociata. Solo infinita magnanimità verso tutti. E ripartire da se stessi. In fondo è il nostro sguardo che fa la differenza.
Quello degli occhi. E quello del cuore.
Ha proprio ragione Anaïs Nin: "Noi non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo".
Vado alla finestra, guardo il cielo amico. Sorrido in silenzio e penso tra me... Sì, è proprio un mondo meraviglioso.

Quotidiano vs iPad: rischi e vantaggi dei nuovi media

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Quotidiano vs iPad: rischi e vantaggi dei nuovi media

"Il giornalismo ieri, oggi e domani: analisi delle nuove forme di comunicazione, tra rischi e vantaggi". È stato questo il tema discusso da Giuseppe Testa, giornalista e scrittore siciliano di fama nazionale, durante l'incontro con venticinque giovani aspiranti giornalisti nelle sale della facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania.

Una penna dal grosso calibro che ha incuriosito i presenti da subito attenti e pieni di curiosità. «Cos'è l'informazione? - è stata la prima domanda posta da Testa ai giovani - Non è altro che un prodotto».

In effetti, non si da informazione se non all'interno di una "confezione". Per differenziarsi da una banale comunicazione, l'informazione deve essere confezionata, cioè inserita all'interno di un contesto determinato che cambia in base a cosa si dice, a chi ci si rivolge, al momento sociale-culturale-politico in cui ci si trova e in base a quale mezzo di comunicazione si fa uso: insomma le famose 5W di Lasswell insegnano.

Partendo da questo ragionamento Testa ha effettuato un parallelismo tra il tradizionale quotidiano e il nuovo iPad. Un vero e proprio confronto tra ieri e oggi, caratterizzato da importanti cambiamenti. Infatti, a partire dal momento in cui il primo pc è comparso all'interno di una redazione giornalistica è iniziato a venir meno l'aspetto di "manifattura" dell'informazione e con esso quell'insieme di odori e sensazioni tattili che solo un giornale cartaceo riesce a trasmettere.

E se oggi la carta del giornale viene sostituita da uno schermo digitale e il classico rumore del volta pagina cede sempre più il posto al rapido e inodore click su di un link interattivo, ecco che l'evoluzione (involuzione?) è in pieno atto.

Si tratta di «cambiamenti di "codici"», secondo il professionista siciliano, stiamo vivendo in una fase di totale confusione che porterà alla creazione di un nuovo linguaggio e a un nuovo modo di fare informazione. Che ruolo gioca a questo punto l'attendibilità? Da una parte ci sono i nuovi media che ci bombardano di notizie magari smentendole o rettificandole dopo pochi minuti, dall'altra, ci stanno i quotidiani, che invece, avendo 24h di tempo per documentarsi e accertarsi dei fatti, daranno con più probabilità notizie complete e attendibili.

Ma la velocità è la fonte primaria dello sviluppo dei nuovi media, la gente vuole sapere, ma nel minor tempo possibile. Come sarà allora l'informazione del futuro? «Ai posteri l'ardua sentenza» diceva un certo Manzoni. Così, in un'appassionante analisi dei vari casi, tra ieri oggi e domani, tra giusto e sbagliato, tra attendibile e inattendibile, tra cartaceo e virtuale Testa ha concluso il suo intervento consigliando di fare un uso intelligente delle nuove forme di comunicazione, in quanto «i nuovi media devono essere solo strumenti utili per ampliare le nostre conoscenze, ma guai se fossero la nostra unica fonte!»

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